7 – Diario dalla Palestina: Volontario a 24 anni dal blog di Giampiero Calapà

Andrea guarda con attenzione il passaggio dei bambini dalla strada che porta dagli altri villaggi della South Hebron Hills, estremo sud della Cisgiordania, a quello di At-Tuwani, dove c’è la scuola (6-15 anni). Due volte al giorno, quando i bambini arrivano e quando ritornano alle loro case. Il passaggio è pericoloso, perché numerosi sono stati gli attacchi, documentati da Operazione Colomba (l’Ong di cui Andrea fa parte), da parte dei coloni dell’insediamento di Ma’on e dell’avamposto Hill 833 (considerato illegale anche dai militari israeliani). Questi coloni sono i più fanatici e integralisti della West Bank, più volte hanno attaccato e ferito anche i volontari di Operazione Colomba che scortavano i bambini. Infatti, Andrea (che preferisce non dire il suo cognome “per evitare problemi di qualsiasi tipo quando rientro qui dall’Italia”) non può più farlo, ma è il risultato di un accordo con esercito e polizia di Tel Aviv: la scorta la fanno loro. Però Andrea continua, insieme agli altri volontari di Operazione Colomba, a guardare con apprensione fino a quando non vede i bambini sparire dietro la collinetta.

At-Tuwani è un poverissimo villaggio sotto il totale controllo dei militari israeliani, dove duecentocinquanta persone, contadini e le loro famiglie, vivono in casette modeste (tutte con l’ordine di demolizione dell’esercito). “Alcuni vivono ancora in grotte. Altri, come il sindaco, in tende, perché la loro casa è stata abbattuta dai soldati. Anche la moschea è stata tirata giù, poi ricostruita e ora c’è un nuovo ordine di demolizione”, racconta Andrea che ha deciso di spendere così i suoi 24 anni, una laurea in fisica alle spalle. Questo impegno si rinnova ogni tre mesi da dicembre: “Concluso il trimestre torno in Italia. Il secondo giorno del mio secondo turno, a marzo, appena alzato mi ritrovo steso per terra davanti alla porta un ragazzo di trent’anni. Un abitante del villaggio che aveva commesso l’imprudenza di camminare troppo vicino al boschetto qui davanti, dentro il quale ci sono le case dell’avamposto illegale dei coloni. Era stato accoltellato. Per fortuna si è salvato, ma non sono episodi sporadici”.

Mentre Andrea racconta la sua esperienza a una delegazione internazionale (tra cui il gruppo di italiani guidati dall’ex eurodeputata Luisa Morgantini) in visita al villaggio, un furgone della polizia israeliana si avvicina. Marco, un altro volontario, va a sentire di che si tratta. L’agente chiede: “Chi è quella gente, cosa fanno? Voglio parlare col responsabile”. Ecco Margrete Auken, eurodeputata del gruppo Verde, che si presenta alla polizia, spiegando le ragioni della visita umanitaria. Il poliziotto prima chiede i documenti alla Auken, ma poi dice che non importa: “Però andate via da qui, è pericoloso. Potrebbe bruciare tutto”. Si tratta soltanto “di intimidazioni”, ci spiega poi Andrea: “Preferiscono che la condizione dei villaggi a sud di Hebron e Yatta, circondati da colonie e avamposti israeliani, non emerga, che non se ne parli in Europa”.

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