Le organizzazioni della società civile palestinese chiedono collettivamente il rifiuto degli incontri di normalizzazione con l’ambasciatrice USA, in solidarietà con le sei ONG designate come terroriste

Nov 19, 2021 | Notizie

Dichiarazione collettiva delle ONG palestinesi,

17 novembre 2021.  

Alla luce dell’attuale visita dell’ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, la signora Linda Thomas-Greenfield (“Ambasciatrice degli Stati Uniti”), in Israele, Palestina e Giordania, e in seguito alle dichiarazioni secondo cui l’ambasciatrice non incontrerà i rappresentanti delle sei Organizzazioni della Società Civile palestinese designate come terroriste (“OSC”), e in seguito alla ‘normalizzazione’ promessa dall’ambasciatrice degli Stati Uniti, le organizzazioni sottoscritte rilasciano la seguente dichiarazione.

Il giornale londinese “Alquds Alarabi” ha riferito che un funzionario del Dipartimento di Stato, il cui nome e titolo sono rimasti anonimi, ha dichiarato che: “La signora Thomas-Greenfield non incontrerà nessuno dei rappresentanti della società civile palestinese e delle organizzazioni per i diritti umani che Israele ha recentemente designato come organizzazioni ‘terroristiche'”. Il funzionario ha aggiunto: “Annunceremo quali sono le altre organizzazioni della società civile che l’ambasciatrice incontrerà durante la sua visita, dal momento che incontrare le organizzazioni della società civile in generale è per noi una cosa importante”.

Il 15 novembre 2021, l’ambasciatrice statunitense ha anticipato le sue osservazioni al primo ministro israeliano, Naftali Bennett, prima del loro incontro a Gerusalemme, confermando il sostegno degli Stati Uniti agli “Accordi di Abramo” e agli accordi di normalizzazione di Israele con i paesi della regione. Alla luce di quanto sopra e dello scopo dichiarato della visita della signora Greenfield, noi, sottoscritte organizzazioni della società civile palestinese, dichiariamo quanto segue:

1- Apprezziamo molto la posizione di tutti gli Stati e delle organizzazioni internazionali, regionali, nazionali e multilaterali che hanno condannato la designazione israeliana delle sei OSC palestinesi come “organizzazioni terroristiche”. Ci riferiamo in particolare alle posizioni dell’Irlanda nel rifiutare queste designazioni e della Norvegia nel chiedere l’annullamento di queste azioni illegali. Le designazioni suddette ignorano i diritti umani fondamentali alla libertà d’espressione ed equivalgono ad atti inumani di apartheid volti a cancellare e mettere a tacere la società civile palestinese.

2- In aggiunta, le nostre organizzazioni sottolineano e condividono la posizione dichiarata dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, la signora Michelle Bachelet: “Rivendicare diritti davanti all’ONU o ad altri organismi internazionali non è un atto di terrorismo, difendere i diritti delle donne nel territorio palestinese occupato non è terrorismo e fornire assistenza legale ai palestinesi detenuti non è terrorismo”.

3- Inoltre, ricordiamo la posizione congiunta dei Relatori Speciali delle Nazioni Unite che hanno condannato le designazioni affermando: “Queste designazioni sono un attacco frontale al movimento palestinese per i diritti umani e ai diritti umani in ogni parte del mondo…  Mettere a tacere le loro voci non è ciò che dovrebbe fare una democrazia che aderisce a standard umanitari e di diritti umani largamente accettati. Chiediamo alla comunità internazionale di difendere i difensori”. Inoltre i relatori speciali dell’ONU hanno spiegato che “la legislazione antiterrorismo è concepita per uno scopo specifico e ben limitato, e non deve essere usata per minare ingiustificatamente le libertà civili o per ostacolare il lavoro legittimo delle organizzazioni dei diritti umani”.

4- La diffamazione da parte di Israele delle OSC palestinesi non è nuova. Gli attacchi contro le OSC palestinesi sono in aumento da più di 15 anni, dopo la Conferenza di Durban contro il razzismo, e si sono intensificati in seguito alle crescenti richieste di sanzionare Israele. Gli attacchi israeliani contro la società civile palestinese si sono accentuati soprattutto dopo l’adesione dello Stato di Palestina allo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. Si sono ulteriormente intensificati con la successiva decisione dell’Ufficio del Procuratore di aprire un’indagine sulla situazione in Palestina, su crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi dalle autorità israeliane e dalle forze di occupazione israeliane nel Territorio Palestinese Occupato.

5- Elemento cruciale, le politiche e le pratiche coloniali di Israele, insieme al suo regime di apartheid istituzionalizzato e discriminatorio, continuano a minacciare il godimento da parte del popolo palestinese dei suoi diritti umani fondamentali, incluso il diritto inalienabile all’autodeterminazione, la sovranità permanente sulle risorse naturali e nazionali e il diritto collettivo di ritorno alle proprie case, che insieme costituiscono l’ostacolo principale a uno Stato palestinese indipendente e vitale. Inoltre, la natura prolungata dell’occupazione militare, ora al suo 54esimo anno, è stata mantenuta attraverso la pianificazione di gravi violazioni del diritto internazionale, inclusi crimini di guerra e crimini contro l’umanità, commessi impunemente da individui israeliani.

6- Il compito principale delle nostre istituzioni e dei difensori dei diritti umani palestinesi è quello di lavorare per la fine dell’occupazione, lo smantellamento del regime di apartheid e per la realizzazione dei nostri diritti umani collettivi all’autodeterminazione e al diritto al ritorno.

7- È stato riferito che lo scopo della visita [dell’ambasciatrice USA], è quello di “esplorare modi per rafforzare accordi di normalizzazione come gli “Accordi di Abramo”. Le nostre organizzazioni sottolineano che il beneficio economico [degli Accordi] e la “pace nella regione” sono solo una foglia di fico. Una “pace” che non include la realizzazione dei diritti di tutti i palestinesi sarà una pace senza giustizia e quindi non sarà affatto una pace. Le nostre organizzazioni riaffermano le parole del direttore generale di Al-Haq, Shawan Jabarin: “È ora che la comunità internazionale e il popolo palestinese si sollevino collettivamente e resistano a questa oltraggiosa normalizzazione regionale, per assicurare invece la realizzazione dell’autodeterminazione e della sovranità permanente del nostro popolo, e per impedire misure israeliane e regionali verso la cancellazione del nostro popolo, della nostra cultura, delle nostre terre e delle nostre case”.

8- Le organizzazioni sottoscritte dichiarano quindi che non incontreranno l’ambasciatrice degli Stati Uniti. Invitiamo inoltre tutte le altre organizzazioni palestinesi ad adottare una posizione simile e a dimostrare il loro rifiuto chiaro e responsabile di accettare la normalizzazione della pulizia etnica del popolo palestinese.

9- Che sia chiaro: l’attacco israeliano alle sei organizzazioni della società civile palestinese è un attacco alla società civile palestinese nel suo complesso. Il rifiuto dell’ambasciatrice americana di incontrare i rappresentanti delle sei OSC durante la sua visita non fa che rafforzare l’attacco di Israele che cerca di minare e delegittimare il lavoro sui diritti umani della società civile palestinese. Invitiamo inoltre le missioni diplomatiche, i rappresentanti parlamentari e le organizzazioni internazionali a rifiutare e condannare la designazione illegale delle sei OSC palestinesi, e a fare pressione sugli Stati Uniti affinché condannino le designazioni di Israele e ne chiedano la cancellazione.

Le sottoscritte organizzazioni:

1. Al Haq Organization – Law in the Service of Mankind

2. ADDAMEER Prisoner Support and Human Rights Association

3. DCI – Defense for Children International – Palestine

4. Jerusalem Legal Aid and Human Rights Center

5. Aldameer Association for Human Rights

6. Hurryyat – Center for Defense of Liberties and Civil Rights

7. Treatment & Rehabilitation Center for Victims of Torture (TRC)

8. The Civil Institute for Judicial Independence and the Rule of Law – ISTIQLAL

9. Women’s Studies Centre

10. Alrowwad Cultural and Arts Society

11. MA’AN Development Center

12. The Palestinian Working Woman Society for Development (PWWSD)

13. Palestinian Family Planning and Protection Association

14. Rural Women’s Development Society

15. Y.W.C.A

16. Arab Agronomists Association

17. Afkar for Educational and Cultural Development

18. Land Research Center

19. Palestinian Counseling Center

20. Arab Center for Agricultural Development

21. Marsad Arabi for Democracy and Elections (Al Marsad)

22. Sharek Youth Forum

23. Filastiniyat

24. Miftah – The Palestinian Initiative for the Promotion of Global Dialogue and

Democracy

25. Teacher Creativity Center

26. The Palestinian Center for the Independence of the Judiciary and the Legal

Profession

27. Aman-Transparency Palestine

28. The Palestinian Association for Empowerment and local Development – REFORM

29. Burj Al-Luqluq Social Center

30. Palestinian Medical Relief Society

31. The Community Action Center-Al Quds University

32. Mothers School Society

33. Union of Agriculture Work Committees

34. Al-Awda Childhood and Youth Rehabilitation Center

35. Sareyyet Ramallah

36. GENERAL UNION OF CULTURAL CENTERS

37. Abdel – Shafi Community Health Association (ACHA)

38. Al Najda Social Association

39. Al Sattar Garbee Association for Developing Countryside and Farmer

40. Al Tawasol Forum Society (TFS)

41. Al-Dar Rural Association

42. ALFoukhary Association For Development and Culture

43. AL-Karmel Cultural and Social Development Association

44. Almanal Society for Developing the Rural Women

45. Basma Society for Culture and Arts

46. Deir El Balah Social & Cultural Center

47. Deir El-Balah Rehabilitation Society

48. El Wafaa Charitable Society

49. Gaza Culture & Development Group

50. Gaza Urban Agriculture Platform

51. General Union of Workers of Agriculture and Food Processing

52. Ghassan Kanafani Development

53. Jabalia Rehabilitation Society

54. Labor Resources Center

55. National Society for Rehabilitation

56. Palestinian Center of Organic Agriculture

57. Palestinian Farmers Union

58. Palestinian Woman’s Union

59. Rural Women’s Development Society

60. The Assembly Benevolent of Operation

61. The Eastern Association for Agriculture

62. The National Society for Democracy and Law

63. The Palestinian Hydrology Group /Gaza

64. The Palestinian Institute for Communication and Development

65. Union of Health Care Committees

66. Union of Health Work Committees

67. Union of Palestinians Women’s Committees

68. Wefaq Society for Woman & Child Care

69. Women’s Affairs Center /Gaza

70. Youth Development Foundation

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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