Ammanettato e bendato, un veterano del maggior reparto speciale israeliano ora si batte contro l’occupazione

Ott 17, 2021 | Notizie

di Judy Maltz,

Haaretz, 15 ottobre 2021. 

Un’immagine di Avner Wishnitzer è diventata virale il mese scorso quando lo storico, un veterano della più prestigiosa unità di combattimento israeliana, è stato malmenato e detenuto dall’esercito mentre cercava di fornire acqua agli abitanti dei villaggi palestinesi

Avner Wishnitzer bendato in piedi accanto a un soldato israeliano in Cisgiordania il mese scorso, dopo la sua detenzione. Credito: Daphne Banai

La foto mostra un uomo barbuto, bendato, con le mani legate davanti a sé. Un soldato israeliano è di guardia al suo fianco.

Senza conoscere i fatti che riguardano quell’immagine, la maggior parte degli israeliani penserebbe automaticamente che l’uomo sia un palestinese. Dopotutto, quando i palestinesi sono detenuti dalle truppe israeliane in Cisgiordania, vengono regolarmente bendati.   

Tuttavia, non è così, e questo potrebbe spiegare perché questa particolare foto è diventata virale sui social media israeliani.

L’uomo bendato era un ebreo israeliano. Non un qualsiasi ebreo israeliano, ma un veterano di Sayeret Matkal, l’unità di commando più d’élite delle forze di difesa israeliane, acclamato in tutto il mondo per le sue audaci operazioni di salvataggio degli ostaggi. 

Avner Wishnitzer, si potrebbe dire, è in buona compagnia: anche l’attuale primo ministro israeliano, Naftali Bennett, e due ex premier, Benjamin Netanyahu ed Ehud Barak, hanno prestato servizio in questa unità.    

Ma Wishnitzer, 45 anni, non era in servizio militare quando è stato arrestato nelle colline di South Hebron quasi un mese fa. L’ex kibbutznik, che ora insegna storia del Medio Oriente e dell’Africa all’Università di Tel Aviv, era lì con un gruppo di attivisti anti-occupazione che avevano pianificato di consegnare un serbatoio d’acqua a una comunità palestinese non collegata alla rete idrica. La maggior parte degli attivisti apparteneva a Combatants for Peace, un’organizzazione no-profit israelo-palestinese che si batte per la fine dell’occupazione.

Ciò che distingue questa particolare organizzazione è il fatto che è stata fondata da individui che avevano visto la situazione da entrambi i lati del conflitto. Wishnitzer, che è nato e cresciuto nel kibbutz Kvutzat Shiller nel centro di Israele e attualmente risiede con la sua famiglia a Gerusalemme, è stato uno dei membri fondatori.

Come racconta, un gruppo di circa 50 attivisti era partito venerdì 17 settembre per consegnare un serbatoio contenente quattro metri cubi d’acqua a una comunità palestinese isolata vicino all’avamposto non autorizzato di Avigayil.

Avner Wishnitzer. “C’è la sensazione, nelle ultime settimane e negli ultimi mesi, che i soldati siano diventati più violenti”. Credito: Noa Himelfarb

“Fa parte della nostra campagna in corso per aiutare le comunità palestinesi sotto il controllo israeliano ad avere accesso all’acqua, specialmente nelle colline a sud di Hebron e nella Valle del Giordano, che sono le aree più aride della Cisgiordania”, spiega Wishnitzer.

Egli osserva che mentre l’esercito israeliano ha negato ai palestinesi l’accesso all’acqua per il fatto che avevano fatto costruzioni illegali nell’area, lo stesso ragionamento non viene applicato ai coloni dell’avamposto illegale, che godono di acqua corrente illimitata.

Mentre lui e i suoi compagni attivisti stavano procedendo lungo la strada, ricorda, i soldati israeliani che pattugliavano l’area gli avevano ordinato di fermarsi. “Non ci hanno spiegato perché non potevamo andare avanti”, dice Wishnitzer. “Abbiamo detto loro che eravamo venuti per portare l’acqua alle persone che non hanno acqua, e che intendevamo continuare”.

In risposta, i soldati hanno cominciato a spingere gli attivisti e hanno lanciato lacrimogeni e granate stordenti contro di loro. Le riprese video dello scontro mostrano il comandante sul posto che getta a terra uno degli attivisti anziani e, in stile George Floyd, gli mette un ginocchio sul collo.

Wishnitzer non ha assistito a questo, però, perché faceva parte di un piccolo gruppo immediatamente arrestato. “Hanno preso me e un altro ragazzo e, per qualche motivo, ci hanno bendato gli occhi”, dice. “Chiaramente, la loro intenzione era quella di umiliarci”.

L’altro uomo bendato, dice, era un ex ufficiale di 60 anni della Brigata Paracadutisti che aveva prestato servizio nella prima guerra israeliana in Libano.

“Quando ho detto loro che non c’era motivo di trattenerci, che tutto ciò che volevamo fare era portare dell’acqua a queste persone, sono stato chiamato un pezzo di m….”, dice. I due ex combattenti bendati sono stati costretti a salire su un veicolo militare e trattenuti per nove ore, parte delle quali nella vicina stazione di polizia di Kiryat Arba. Non è mai stato detto loro perché erano stati detenuti.

Il momento della resa dei conti

Wishnitzer dice che, come soldato di Sayeret Matkal, ha servito raramente nei territori occupati ed era quindi in gran parte all’oscuro di ciò che accadeva in quei posti.

All’inizio degli anni 2000, pochi anni dopo aver terminato il servizio militare, è scoppiata la seconda intifada. Per lui è stato un momento di resa dei conti.  

“Ho iniziato a sentirmi davvero a disagio per il fatto che quasi non sapevo cosa stesse succedendo nei territori”, dice. Sebbene non si sia mai definito di destra, Wishnitzer era “quello che chiameresti un ‘buon sionista’, un fedele figlio del movimento dei kibbutz che, come molti altri all’epoca, aveva scelto di servire in un’unità di combattimento”.

Si unì allora a un gruppo contro l’occupazione e cominciò a trascorrere molto tempo in Cisgiordania. Questo produsse un profondo impatto su di lui, tanto che nel 2003 Wishnitzer è stato uno dei 13 riservisti di Sayeret Matkal ad annunciare all’allora primo ministro Ariel Sharon, in una lettera ampiamente pubblicizzata, la decisione di rifiutarsi di prestare servizio nei territori occupati. “Non presteremo le mani al regime di repressione nei territori”, scrivevano.

Avner Wishnitzer detenuto nelle colline a sud di Hebron il mese scorso per aver tentato di fornire acqua a una comunità palestinese. Credito: Daphne Banai

Pochi mesi dopo, Wishnitzer e i suoi compagni sono stati avvicinati da un gruppo di palestinesi, la maggior parte dei quali attivisti politici che avevano trascorso del tempo nelle carceri israeliane. Erano incuriositi dalla presa di posizione di questi ex combattenti israeliani e hanno chiesto un incontro. È stato durante questo incontro che ha preso piede l’idea che sta alla base di Combatants for Peace.

“Ci siamo resi conto che, se persone che sono state coinvolte nella violenza da entrambe le parti possono alla fine sedersi insieme e parlare come esseri umani, chiunque può farlo”, afferma Wishnitzer, descrivendo Combatants for Peace come un’organizzazione “unica nel suo genere”. “Non c’è niente di simile a questa: nessun’altra organizzazione al mondo è composta da combattenti di entrambe le parti che si sono uniti non dopo il fatto, ma mentre il sanguinoso conflitto è ancora in corso”.

Per la maggior parte degli israeliani, l’organizzazione è conosciuta per la cerimonia congiunta israelo-palestinese del Memorial Day che ospita ogni anno il Parents Circle Family Forum (composto da famiglie israeliane e palestinesi che hanno perso i propri cari nel conflitto).  

Wishnitzer dice che il mese scorso non è stata la prima volta che lui e altri attivisti sono stati maltrattati dall’esercito. Ma crede che qualcosa sia cambiato. “Nelle ultime settimane e negli ultimi mesi c’è la sensazione –e l’ho sentito anche da attivisti di altre organizzazioni– che i soldati siano diventati più violenti, che la violenza sia più forte, che non ci sia senso di responsabilità”, dice.

“Sembra che questo sia un messaggio proveniente dall’alto, tanto che il comandante sul posto il giorno in cui siamo stati maltrattati se l’è cavata con una semplice tiratina d’orecchie”.

Per quanto traumatico sia stato per lui e per i suoi compagni attivisti, Wishnitzer non crede che i colpi e l’umiliazione che hanno subito siano ciò su cui il pubblico dovrebbe concentrarsi.

“La vera storia è ciò che sta accadendo ai palestinesi in Cisgiordania: l’appropriazione della terra, i posti di blocco, le detenzioni amministrative e la violenza sistematica, per non parlare delle violenze dei coloni”, dice. “Qui le vere vittime sono i palestinesi”.

Alla richiesta di commenti, l’ufficio del portavoce dell’esercito ha affermato che un’indagine sugli eventi del 17 settembre aveva concluso che la decisione di bendare Wishnitzer era stata “un errore”.

https://www.haaretz.com/israel-news/.premium.MAGAZINE-cuffed-and-blindfolded-veteran-of-israel-s-top-commando-unit-now-fights-occupation-1.10295315

Traduzione di Donato Cioli – AssoPacePalestina

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1 commento

  1. Sebastiano Comis

    Senz’altro coraggioso, in ogni senso, ma si ha l’impressione che nella presa di coscienza di questo ex soldato manchino due passaggi. Il primo è che l’Israele in cui vive è pur sempre il risultato di una appropriazione coloniale realizzata con la violenta pulizia etnica compiuta dai sionisti a partire dal 1947-48, con l’uccisione terroristica di migliaia di palestinesi. Deir Yassin e Lidda ne sono solo gli esempi più noti. La seconda è che la spietata oppressione dei palestinesi è funzionale all’espansione delle colonie, tutte illegali, e che a questo punto l’unica soluzione non è quella di una occupazione gentile – come sembra auspicare l’ex soldato – ma solo quella di uno stato israelopalestinese con uguaglianza di diritti per tutti gli abitanti.

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