Nella riunione all’ONU dei leader mondiali, la violazione dei diritti dei palestinesi deve essere all’ordine del giorno

Set 27, 2021 | Notizie

di Hanan Ashrawi e Lakhdar Brahimi,

The Guardian, 25 set 2021. 

Le Nazioni Unite hanno svolto un ruolo cruciale nella sconfitta dell’apartheid sudafricano: è l’ora che indaghino sulle diseguaglianze del regime di Israele

Guardie di frontiera israeliane bloccano una strada ai palestinesi nella città di Hebron, Cisgiordania occupata, 18 giugno 2021. Foto Mosab Shawer/AFP/Getty Images

Questa settimana, i leader mondiali sono riuniti a New York per la 76a sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che cerca di dimostrare la sua continua rilevanza in un mondo ferito. I temi principali finora sono stati la crisi climatica, la vaccinazione del mondo contro il Covid-19 e il nuovo regime in Afghanistan, ed è giusto che sia così. Ma c’è anche un’altra questione che richiede attenzione, e che se registrasse qualche progresso potrebbe ripristinare fiducia nella capacità di azione dell’Assemblea Generale: si tratta del regime di supremazia ebraica israeliana su milioni di palestinesi, che è stato riconosciuto da sempre più osservatori come un regime di apartheid. Ci uniamo a molti leader mondiali nel chiedere all’Assemblea Generale di indagare su questo regime e, di conseguenza, di adottare le necessarie misure di responsabilizzazione per smantellarlo.  

L’anno scorso, in risposta ai piani di Israele di annettere ulteriore terra nel territorio palestinese occupato, decine di diplomatici e leader della società civile araba si sono uniti a noi nel chiedere sanzioni contro Israele e nel difendere il diritto dei palestinesi a una legittima resistenza, anche attraverso boicottaggio, disinvestimento e sanzioni. Questo per salvaguardare non solo i diritti inalienabili del popolo palestinese, in particolare il dritto all’autodeterminazione, ma anche l’inviolabilità dello stato di diritto internazionale.  

Con la sua inarrestabile annessione e l’espansione del suo controllo assoluto su tutta la Palestina, Israele nega sfacciatamente il diritto inalienabile del popolo palestinese all’esistenza e alla sovranità nella propria patria. Distrugge anche le basi di qualsiasi soluzione basata sui principi del diritto internazionale, rafforzando ulteriormente un sistema legislativo di discriminazione istituzionalizzata, segregazione e disuguaglianza, attraverso leggi e politiche, in tutta la Palestina storica. Questo sistema corrisponde alla definizione di apartheid delle Nazioni Unite.  

Il popolo palestinese –che sia sotto occupazione a Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme, o all’interno di Israele o che viva come rifugiato in esilio forzato– ha aspettato per decenni che le Nazioni Unite attuassero le decine di risoluzioni che ha adottato a sostegno dei diritti dei palestinesi. Lavorare per annullare l’apartheid israeliano darebbe ai palestinesi, e ad ogni altra comunità che soffre di ingiustizie in tutto il mondo, la speranza che la giustizia possa davvero prevalere.

L’apartheid ovunque è un crimine contro l’umanità e tutti gli stati così come le Nazioni Unite sono responsabili della sua abolizione. L’Assemblea Generale ha svolto un ruolo fondamentale nella sconfitta dell’apartheid in Sudafrica, che considerava una minaccia alla sicurezza internazionale e una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto all’autodeterminazione dei popoli sotto il dominio coloniale e straniero. Ha invitato tutti gli Stati a troncare le relazioni militari, economiche, culturali e diplomatiche con il Sudafrica e ha istituito un comitato e un centro speciale delle Nazioni Unite per aiutare a sradicare l’apartheid. È giunto il momento che le Nazioni Unite facciano lo stesso con Israele.

Le principali organizzazioni palestinesi condannano e documentano da decenni il perpetrarsi del crimine di apartheid da parte di Israele contro il popolo palestinese. Nel giugno 2020, 47 esperti indipendenti di diritti umani delle Nazioni Unite hanno affermato in modo autorevole che i piani del governo israeliano di annettere illegalmente gran parte della Cisgiordania occupata costituirebbero “l’immagine di un apartheid del 21° secolo”.  

Dal luglio 2020, 10 ex capi di stato, più di 700 parlamentari e decine di movimenti sociali e di popoli indigeni provenienti da tutta l’Asia, l’Africa e l’America Latina hanno aderito alla Global South Response, esprimendo sostegno alla richiesta della società civile palestinese per un’indagine delle Nazioni Unite sull’apartheid israeliano e per le conseguenti sanzioni appropriate e legali da adottare per porvi fine.   

Nel gennaio 2021, il gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem ha pubblicato un rapporto schiacciante, intitolato “Un regime di supremazia ebraica dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo: questo è apartheid”. 

Nell’aprile 2021, Human Rights Watch ha pubblicato il proprio rapporto storico, “A Threshold Crossed” [Un confine oltrepassato], che descrive in dettaglio come le politiche di Israele contro milioni di palestinesi equivalgano ai crimini contro l’umanità di persecuzione e di apartheid. 

Gli stati del Sudafrica e della Namibia, i cui popoli hanno superato con successo l’apartheid, hanno riconosciuto Israele come un regime di apartheid e hanno suggerito meccanismi delle Nazioni Unite per indagare su di esso.  

Nel giugno 2021 Ban Ki-moon, l’ex capo delle Nazioni Unite e vicepresidente di The Elders, ha anche suggerito che Israele sta imponendo l’apartheid ai palestinesi, sostenendo che “il conflitto è tra uno stato potente, Israele, che controlla i palestinesi attraverso un’occupazione senza fine”.   

Spetta alle Nazioni Unite, quindi, indagare con urgenza sull’apartheid israeliano come primo passo verso il suo smantellamento. Nel frattempo, gli stati sono chiamati ad adottare misure efficaci di responsabilizzazione, per dimostrare a Israele che ci sono gravi conseguenze per le sue violente e implacabili violazioni dei diritti dei palestinesi e per il suo disprezzo dello stato di diritto. Il silenzio, le vaghe dichiarazioni diplomatiche o le condanne retoriche non dissuaderanno Israele dal continuare a espropriare e opprimere metodicamente i palestinesi. Una risposta seria deve comportare un’ampia gamma di sanzioni efficaci e mirate da parte della comunità mondiale che ha rispetto della legalità internazionale e dei diritti umani.

Gli stati membri delle Nazioni Unite possono iniziare imponendo a Israele un embargo di sicurezza militare bidirezionale e vietando tutti gli scambi con le imprese complici che sono elencate nel database delle Nazioni Unite sulle società coinvolte negli insediamenti illegali di Israele. Prendendo posizione contro l’apartheid israeliano, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite può veramente esprimere la coscienza del mondo e dimostrare la sua rilevanza nella ricerca globale della libertà, della giustizia e dell’uguaglianza per tutti.  

Hanan Ashrawi è una politica, parlamentare, attivista e studiosa palestinese che ha servito nella leadership dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP); Lakhdar Brahimi è un diplomatico algerino e dell’ONU. È stato ministro degli affari esteri per l’Algeria, 1991-3, ed è anche membro di The Elders, un gruppo di leader mondiali riuniti da Nelson Mandela nel 2007.

https://www.theguardian.com/commentisfree/2021/sep/25/un-palestinian-rights-south-africa-israel

Traduzione di Donato Cioli – AssoPacePalestina

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