Israele dovrebbe riflettere sull’accusa di crimini di guerra, non accanirsi nella violenza

Ago 4, 2021 | Riflessioni

di Yossi Mekelberg,

Arab News, 3 agosto 2021. 

Al-Wahda Street, dopo essere stata colpita dagli attacchi aerei israeliani, Striscia di Gaza, Palestina, 17 maggio 2021. (Getty Images)

Ci sono tre termini che fanno immediatamente innervosire i funzionari israeliani e li rendono ancora più difensivi del solito: apartheid, BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) e crimini di guerra. Se viene menzionata una qualsiasi di queste cose, i funzionari accusano subito la comunità internazionale di essere intrinsecamente prevenuta nei confronti di Israele e –di solito come ultima linea di difesa– dichiarano che c’è chi viola i diritti umani molto più di Israele. Non si può negare che gli abusi dei diritti umani si verificano in molte parti del mondo, troppo frequentemente e con inaccettabile crudeltà. Ma questa non è certo una giustificazione per il comportamento di Israele nei confronti dei Palestinesi in tempi “normali” di occupazione e blocco, figuriamoci quando scoppiano le ostilità tra le due parti e la situazione si deteriora ulteriormente.

Un rapporto di Human Rights Watch (HRW) la scorsa settimana ha accusato inequivocabilmente sia Israele che il movimento militante palestinese Hamas di aver violato le leggi di guerra in atti che “apparentemente equivalgono a crimini di guerra” durante il conflitto di maggio. L’inchiesta si è concentrata su tre attacchi aerei israeliani sulla Striscia di Gaza che hanno ucciso 62 civili palestinesi, tra cui 32 bambini, malgrado non ci fossero prove di obiettivi militari nelle vicinanze. HRW dice anche chiaramente che il lancio da parte di Hamas di oltre 4.000 missili guidati e colpi di mortaio contro Israele ha preso di mira in modo illegale e indiscriminato i civili –anche se ciò non era al centro dell’indagine specifica di questa organizzazione internazionale. HRW si impegna a rilasciare ulteriori risultati al riguardo in un secondo momento.

Questo rapporto di HRW arriva pochi mesi dopo che l’allora procuratrice capo della Corte Penale Internazionale (CPI) Fatou Bensouda aveva confermato la sua decisione di aprire un’indagine completa sulla situazione nei Territori occupati, compresa Gaza. Bensouda, che ha completato il suo mandato come procuratrice capo a giugno, ha giustamente sottolineato che, qualunque fossero le esigenze di sicurezza o le considerazioni politiche dei belligeranti, la preoccupazione centrale della CPI deve essere per le vittime, sia palestinesi che israeliane, di potenziali crimini di guerra.

Con il passare delle settimane e dei mesi dopo la fine dello spargimento di sangue tra Israele e Hamas, l’interesse internazionale è rapidamente scemato e le violenze e le morti sono state confinate a essere solo l’ultimo capitolo della tragica storia di questo conflitto. Ma per quei tanti civili che hanno perso i loro cari o hanno subito ferite che hanno cambiato la loro vita, il dolore lancinante rimarrà per tutto il tempo in cui vivranno –e legittimamente chiedono e meritano giustizia.

Il rapporto meticolosamente studiato di HRW, come molti altri rapporti che ho visto sui eventi in tutto il mondo, descrive come, nello spazio di 11 giorni di maggio, 260 Palestinesi sono stati uccisi, inclusi almeno 129 civili, tra cui 66 bambini. Da parte israeliana, 13 persone, tra cui due bambini, hanno perso la vita. È un importante promemoria delle conseguenze mortali di un conflitto irrisolto da decenni senza alcuna attribuzione di responsabilità.

Hamas prende di mira i civili e non si preoccupa nemmeno di nascondere che questo è il suo scopo principale. In tal modo, entra quasi deliberatamente in un’aula del tribunale dell’Aia. Nel frattempo, le argomentazioni sulla sicurezza dietro le quali Israele si nasconde e la colpa che riversa su Hamas di aver usato i civili come scudi umani non reggono più, se mai lo hanno fatto. In uno dei casi indagati da HRW, un attacco israeliano ha raso al suolo tre edifici in Al-Wahda Street a Gaza City, uccidendo 44 civili. Come in altri casi, i funzionari israeliani hanno sostenuto di aver preso di mira i tunnel e un centro di comando sotterraneo utilizzato da gruppi armati; ma il rapporto di HRW ci dice che non è stata fornita alcuna prova a sostegno di questa affermazione.

Ma anche se ci fossero stati obiettivi militari vicino a quegli edifici, sicuramente nessun argomento legale –figuriamoci morale– potrebbe giustificare una così massiccia perdita di vite civili. Un esercito che si è modellato come il più morale del mondo, allevando generazioni di soldati sull’eufemistica e falsa nozione di “purezza delle armi”, avrebbe dovuto usare il suo giudizio, il buon senso e, soprattutto, l’umanità per astenersi dal bombardare, indipendentemente da quanto prezioso fosse considerato il presunto obiettivo militare.

Anche ammettendo che i civili non siano stati deliberatamente presi di mira, la difesa delle sue azioni da parte di Israele implica che i civili sono considerati meri danni collaterali in questo conflitto. Quindi diciamo ancora una volta ciò che deve essere ripetuto costantemente fino a che non produca qualche effetto: nessun civile dovrebbe mai essere il danno collaterale di nessuno. Sono, prima di tutto, esseri umani i non combattenti coinvolti nell’inferno di un conflitto che non è colpa loro ed è il risultato diretto di una miscela di incompetenza e belligeranza dei loro leader e della terribile negligenza della comunità internazionale.

Il diritto umanitario internazionale è inequivocabile nella sua distinzione tra civili e combattenti, quando afferma che: “Le parti in conflitto devono sempre distinguere tra civili e combattenti. Gli attacchi possono essere diretti solo contro i combattenti. Gli attacchi non devono essere diretti contro i civili”. Chiarisce che tali azioni devono essere considerate crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Gaza è una minuscola enclave che è stata bloccata da Israele fin dal 2007, il che di per sé costituisce una punizione collettiva illegale. È stata governata da un movimento politico che ha una litania di violazioni dei diritti umani legati al suo nome. Quando Israele accumula miseria per il popolo di Gaza, agisce in modo immorale e illegale e, a lungo termine, è anche controproducente. La maggior parte degli abitanti di Gaza non ha deciso di vivere lì, ma sono rifugiati e, insieme a coloro che sono originari di quella stretta striscia di terra o che vi si sono trasferiti per scelta, sono tenuti in ostaggio nella più grande prigione a cielo aperto del mondo. Non hanno il lusso di andarsene quando scoppiano le ostilità, come succede con frequenza allarmante e con risultati devastanti. Come ha dimostrato la “Grande Marcia del Ritorno” del 2018-19, avvicinarsi al confine con Israele può avere conseguenze fatali; chiunque lo faccia rischia anche di essere mutilato a vita dai cecchini israeliani che prendono di mira le rotule dei loro ginocchi.

Nessuno vuole vedere persone portate davanti a giudici per crimini di guerra o crimini contro l’umanità. Ma bisogna pur dire ciò che è ovvio: la Corte Penale Internazionale riflette i nostri difetti come esseri umani e serve principalmente a dissuadere le persone dal commettere gravi abusi dei diritti umani e a garantire che non vi sia impunità quando tali abusi si verificano. Molti in Israele, in particolare i politici e l’establishment della sicurezza, possono mostrarsi sprezzanti o arrabbiati per questo dannato rapporto di HRW e cercare di negare o sminuire i suoi risultati, ma farebbero a se stessi e al loro paese un enorme favore se invece si imbarcassero in un vero e proprio esame di coscienza. Dovrebbero riflettere su come l’occupazione e la deliberata ostruzione a qualsiasi passo verso la pace abbiano portato i funzionari israeliani al punto di essere sospettati di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani.

Yossi Mekelberg è professore di relazioni internazionali e membro associato del programma MENA a Chatham House. Collabora regolarmente con i media internazionali cartacei ed elettronici. Twitter: @Ymekelberg  

https://www.arabnews.com/node/1905041

Traduzione di Donato Cioli – AssoPacePalestina

Non sempre AssoPacePalestina condivide gli articoli che vengono pubblicati, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.

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