MachsomWatch: lavoriamo per denunciare e porre fine all’occupazione

Lug 1, 2021 | Notizie

di Ina Friedman,

Partners for Progressive Israel, 1 luglio 2021. 

Una madre e tre figli aspettano in uno stretto passaggio (popolarmente chiamato “la gabbia”) che conduce all’area dei controlli di sicurezza del vecchio checkpoint di Qalandia nel 2017. (per gentile concessione di MachsomWatch).

MachsomWatch [Osservatorio dei Checkpoint] di Women Against the Occupation and for Human Rights, è un’organizzazione di volontariato di base fondata nel 2001, subito dopo l’inizio della Seconda Intifada, da tre donne israeliane che tenevano sotto osservazione un posto di blocco militare alla periferia di Gerusalemme. Lo hanno fatto in risposta alle segnalazioni di violazioni dei diritti umani ai posti di blocco in tutta la Cisgiordania occupata. Entro l’anno successivo, altre squadre di donne stavano monitorando differenti checkpoint e da allora in poi l’organizzazione è cresciuta costantemente.

MachsomWatch si concentra principalmente sul diritto umano alla libertà di movimento, poiché la violazione di questo principio ha un impatto diretto su altri diritti umani fondamentali, come l’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria e ai luoghi di culto, la capacità di guadagnarsi da vivere e il mantenimento della vita familiare. I posti di blocco sono una delle principali fonti di angoscia e umiliazione quotidiana per i Palestinesi. Sono una prova inequivocabile del dominio di una potenza straniera sulla vita e sul movimento dei Palestinesi nel proprio spazio. La nostra stessa presenza come osservatori esprime il nostro senso di empatia con la difficile situazione palestinese e mostra che non tutti gli Israeliani ne sono indifferenti.

Il nuovo controllo automatizzato del permesso di ingresso ai checkpoint di Qalandia e Bethlehem (per gentile concessione di MachsomWatch).

I nostri turni di controllo si svolgono principalmente durante le prime ore del mattino, quando decine di migliaia di lavoratori palestinesi così come altri diretti a scuole, strutture mediche, missioni diplomatiche e altre destinazioni, desiderano entrare in Israele. Noi osserviamo il funzionamento del posto di blocco e aiutiamo i Palestinesi in difficoltà, facilitando la comunicazione con l’esercito e il personale di polizia sul posto. I team di MachsomWatch fanno anche turni ai checkpoint noti come “cancelli agricoli” costruiti nella Barriera di Separazione. Gli agricoltori palestinesi hanno terreni agricoli dall’altra parte della barriera (l’85% della quale è stata costruita all’interno della Cisgiordania occupata), ma solo quando vengono aperti i cancelli agricoli –e questo è a sola discrezione del governo militare israeliano– gli agricoltori palestinesi hanno accesso alla loro terra. Alla fine di ogni turno, i nostri volontari riferiscono sui problemi riscontrati al checkpoint. Questi rapporti (oltre 30.000, ad oggi) vengono poi pubblicati sul nostro sito web, sia in ebraico che in inglese.

Crediamo che questa continua diffusione dei rapporti sia stata la chiave per aumentare la consapevolezza e la critica dell’occupazione, sia in Israele che all’estero. Questa critica, a sua volta, ha portato a vari cambiamenti nel sistema dei checkpoint. Ad esempio, dal 2009, alcuni posti di blocco all’interno della Cisgiordania, che avevano impedito il movimento tra i villaggi e le principali città palestinesi, sono stati smantellati. Più di recente, alcuni dei più grandi checkpoint che bloccano l’ingresso in Israele sono stati automatizzati, eliminando le lunghe file e i tempi di attesa per attraversare le gabbie e i tornelli tipici dei vecchi checkpoint. Inoltre, eliminando la necessità di un contatto diretto tra Palestinesi e personale di sicurezza israeliano, questo aggiornamento ha notevolmente ridotto la tensione e la frustrazione vissute ai posti di blocco.

Nel corso degli anni, i volontari di MachsomWatch sono diventati esperti nell’intricata burocrazia dell’occupazione, che è sostanzialmente uno strumento per opprimere e controllare la popolazione occupata. E poiché la nostra interazione con i Palestinesi ai posti di blocco ha accresciuto la nostra comprensione del sistema più ampio che compromette la libertà di movimento e produce altre violazioni dei diritti umani, abbiamo ampliato di conseguenza le nostre attività.

I Palestinesi vengono aiutati ad attraversare un muretto vicino a un checkpoint nella città di Abu Dis, a est di Gerusalemme. (per gentile concessione di MachsomWatch).

Il regime dei permessi e la lista nera

Nessun Palestinese che vive sotto occupazione può entrare in Israele senza un permesso rilasciato dall’amministrazione civile israeliana, che è una branca del governo militare. Il rilascio di un permesso di ingresso è subordinato al superamento di un controllo di sicurezza da parte dei Servizi Generali di Sicurezza (Shabak). Un Palestinese a cui venga negato un permesso, entra nella “lista nera”, senza che sia fornita alcuna ragione; anche un permesso già ottenuto può essere revocato senza giustificazione. Lavorando con un avvocato, un team di volontari di MachsomWatch aiuta i Palestinesi della Cisgiordania inseriti nella lista nera, facendo ricorso per conoscere il motivo di ogni divieto d’ingresso e, se questo si rivela arbitrario, ottenendone la revoca. Siamo riusciti a revocare il divieto a più di un terzo dei Palestinesi che si sono rivolti a noi per chiedere aiuto. Un rapporto approfondito sulle operazioni di questa squadra può essere trovato sul nostro sito web.

A livello individuale, abbiamo donne dedicate che si confrontano quotidianamente col regime dei permessi e fanno del loro meglio per i Palestinesi che sono bloccati mentre cercano di accedere a cure mediche, ai loro terreni agricoli e ad altri appuntamenti importanti.

Volontari di MachsomWatch (a destra) osservano una prima versione del checkpoint di Hawara, a sud di Nablus, nel 2004. (per gentile concessione di MachsomWatch).

Tribunali militari: Israele ha due leggi e due sistemi giudiziari distinti a seconda che riguardino i suoi cittadini che vivono o viaggiano in Cisgiordania, oppure i Palestinesi sotto occupazione. Il sietema per questi ultimi, attuato attraverso i tribunali militari, consente pratiche inquietanti come l’incarcerazione senza processo (custodia amministrativa) e il rifiuto di far conoscere alla difesa le prove a carico dell’imputato. MachsomWatch ha squadre che controllano i processi ai Palestinesi della Cisgiordania e mettono in luce le incredibili parodie della giustizia insite nel sistema. Un rapporto approfondito sulle osservazioni di questa squadra si può trovare sul nostro sito web.

Vita quotidiana sotto occupazione: più di recente, abbiamo anche aiutato i Palestinesi ad affrontare le avversità della vita sotto occupazione nelle città e nei villaggi della Cisgiordania. Uno dei nostri gruppi ha studiato l’invasione di insediamenti e di coloni israeliani nei luoghi santi palestinesi. Altri gruppi sono regolarmente in contatto e forniscono aiuti materiali agli abitanti dei villaggi, agli agricoltori e ai pastori nelle colline a sud di Hebron e nella valle del Giordano. Questi Palestinesi sono particolarmente svantaggiati e sistematicamente privati ​​di bisogni fondamentali come acqua corrente ed elettricità, strutture educative e abitazioni dignitose. Subiscono anche frequenti molestie da parte dei coloni israeliani e dei militari. Vedi i rapporti dei nostri team sul nostro sito web.

Reality Tours: da oltre un decennio organizziamo visite in Cisgiordania, in ebraico e in inglese. Il nostro pubblico di riferimento sono prima di tutto i nostri compatrioti israeliani, che troppo spesso rimangono beatamente inconsapevoli di come sia la vita dall’altra parte della Barriera di Separazione; ma i tour attirano anche diplomatici, giornalisti e turisti stranieri. Quando il COVID- 19 ci ha costretto a sospendere questi tour, abbiamo avviato dei webinar Zoom per continuare a trasmettere un’immagine della vita quotidiana sotto occupazione.  

Un Reality Tour di MachsomWatch con la spiegazione davanti a uno dei “cancelli agricoli” costruiti nella barriera di separazione all’interno della Cisgiordania (per gentile concessione di MachsomWatch).

Giornate in spiaggia per bambini palestinesi: Fino all’arrivo del COVID-19, i volontari di MachsomWatch hanno anche gestito un progetto molto popolare che ha portato gruppi di bambini palestinesi con le loro madri a vivere per la prima volta il Mar Mediterraneo. Procuravamo i loro permessi per entrare in Israele, organizzavamo il trasporto, fornivamo il pranzo e le attività pomeridiane e, in generale, provavamo un grande piacere nel loro divertimento. Speriamo di riattivare questo progetto una volta che le condizioni lo consentiranno.

Sensibilizzazione: Oltre a tenere conferenze e visite guidate per i giovani pre-servizio militare, facciamo assistere i visitatori (inclusi giornalisti e diplomatici) ai nostri turni di controllo. Abbiamo realizzato tre lungometraggi e tre brevi documentari sull’occupazione; pubblichiamo una newsletter trimestrale; e manteniamo una presenza su Facebook (www.facebook.com/machsomwatch, in ebraico) e Twitter (@machsomwatch, in inglese). Il nostro sito Web consente ai visitatori di conoscere e contattare la nostra organizzazione, iscriversi ai tour, leggere le nostre decine di migliaia di rapporti e accedere ad altre risorse.

Cosa abbiamo imparato: I nostri due decenni di attività ci hanno permesso di osservare in profondità il governo militare, esprimere la nostra opposizione in termini pragmatici e illustrare vividamente ai nostri compatrioti cosa significa “l’occupazione” in termini quotidiani. Sfortunatamente, ciò che abbiamo imparato è che più a lungo dura l’occupazione, più diventa un sistema radicato, capriccioso e vizioso. Sentendosi protetti dall’IDF (esercito israeliano), ad esempio, gli aggrssivi coloni che risiedono illegalmente in Cisgiordania maltrattano i loro vicini palestinesi, attaccandoli fisicamente e distruggendo i loro frutteti e i lororaccolti. Inevitabilmente, forse, l’etica perversa dell’umiliazione, dell’intimidazione e del controllo soffocante dell’occupazione è penetrata anche nella società israeliana, al punto da minacciare la struttura e il tessuto della nostra democrazia.

Un volontario di MachsomWatch che riprende un video al checkpoint di Nokdim, a sud di Betlemme, nel 2004. (per gentile concessione di MachsomWatch).

Ora viviamo accanto alla terza generazione di Palestinesi sotto occupazione, che non hanno conosciuto altro tipo di vita. Mentre i Palestinesi più anziani una volta erano in grado di sviluppare legami con gli Israeliani e relazionarsi con loro a vari livelli, i giovani Palestinesi vedono gli Israeliani esclusivamente come soldati e coloni ostili e quindi oggetto di un odio infuocato. Da parte israeliana, i giovani incaricati di mantenere l’occupazione sono arrivati ​​a considerarla allo stesso modo del clima mediterraneo: un fatto della vita in cui sono nati e con cui devono vivere. Di concerto con le nostre organizzazioni sorelle per i diritti umani e per la pace, le donne di MachsomWatch sono determinate a continuare a lavorare per porre fine a questa autodistruttiva realtà dell’occupazione.

Ina Friedman è un’osservatrice di MachsomWatch al Qalandia Checkpoint all’estremità settentrionale di Gerusalemme Est e fa parte dei team Reality Tours e Outreach.

Per saperne di più su MachsomWatch, visita il loro sito web in inglese e il canale YouTube e trovali su Twitter, Facebook e Instagram.      

https://machsomwatch.org/en/about

Traduzione di Donato Cioli – AssoPacePalestina

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