L’assenza della lingua araba dalla sfera pubblica in Israele

Lug 28, 2021 | Riflessioni

di Alya Zoabi,

Mondoweiss, 27 luglio 2021.    

Molti ministeri del governo israeliano non hanno servizi in arabo. La maggior parte dei musei non fornisce informazioni in arabo. Mentre l’aeroporto internazionale di Israele ha fornito solo di recente indicazioni in arabo, dopo aver resistito per anni.

Il cartello in un parco comunale di Haifa scritto in ebraico, inglese e russo, ma non in arabo, escludendo così i residenti palestinesi di lingua araba che vivono nel quartiere.

Due giorni fa ad Haifa, città dove gli arabi palestinesi costituiscono il 10% della popolazione, il comune ha posto un cartello in uno dei parchi del quartiere French Carmel per ricordare alle persone che hanno cani di chiudere i cancelli di accesso. Il cartello è scritto in ebraico, inglese e russo, ma non in arabo, escludendo così i residenti palestinesi di lingua araba che vivono nel quartiere.

Recentemente sono stati fatti tentativi per minare lo status della lingua araba come lingua ufficiale in Israele, nonostante il fatto che 1,5 milioni di parlanti arabi – il 21% della popolazione – soffrano di sistematica emarginazione e discriminazione, linguisticamente e non solo. Questa situazione si riflette in molte sfere della vita di un individuo arabo palestinese, sia nel mondo accademico, sia nell’economia, o anche in questioni quotidiane come andare alla posta o all’ambulatorio medico. L’ebraico e l’inglese sono predominanti e l’arabo è praticamente inesistente.   

Nel 2004, il dottor Ahmad Tibi, un membro della Knesset israeliana, presentò una petizione alla Corte Suprema per aggiungere cartelli in arabo nell’aeroporto internazionale Ben-Gurion. Tuttavia, solo un mese fa, nel 2021, la direzione dell’aeroporto, dopo una lunga battaglia con Sikkuy (The Association for the Advancement of Civic Equality), ha installato un nuovo cartello di benvenuto che include l’arabo.  

Nel 2018, il governo israeliano ha privato l’arabo dello status di lingua ufficiale quando ha approvato la legge sullo stato nazione ebraico. Il significato specifico del termine “ufficiale” (rishmi in ebraico) è legato alla definizione del termine da parte delle istituzioni governative. Una lingua ufficiale è una lingua utilizzata dal governo ed elevata dall’autorità dello Stato. È la lingua della comunicazione interna da e verso il governo, nonché la lingua degli affari giudiziari e amministrativi, che rappresenta il governo e lo Stato. 

Durante la pandemia da coronavirus, gli arabi palestinesi di Israele hanno affrontato varie difficoltà, comprese le barriere linguistiche, che hanno complicato la loro capacità di seguire le istruzioni e le linee guida del Ministero della Salute. Un significativo ritardo nella diffusione delle istruzioni in arabo da parte del governo ha portato a gravi lacune nel livello e nella portata delle informazioni che raggiungevano gran parte del pubblico arabo palestinese. Ad esempio, il sito “Semaforo” (Traffic Light), che è stato creato dal Ministero della Salute per informare il pubblico di eventuali aggiornamenti riguardanti il ​​COVID, contiene solo i titoli in lingua araba, ma se uno cerca di accedere all’articolo completo, il sito rimanda alla pagina ebraica. La questione del “Semaforo” riflette un problema documentato nella ricerca condotta dal centro di informazione della Knesset nel 2016, che ha rivelato che solo alcune parti delle pagine dei siti web governativi sono accessibili in arabo. 

Cinque ministeri (Ministero delle Finanze, Ministero dell’Economia e dell’Industria, Ministero della Scienza, della Tecnologia e dello Spazio, Ministero dell’Interno e Ministero del Welfare e dei Servizi Sociali) non sono attrezzati per contattare o inviare richieste pubbliche in arabo; questi ministeri costituiscono circa il 20% dei 24 ministeri del governo.

Il Mossawa Center (Centro per la Difesa dei Cittadini Arabi di Israele) ha inviato molte lettere a diverse istituzioni governative durante la pandemia, inclusa la sicurezza nazionale, chiedendo loro di fornire contenuti arabi al pubblico. Avendo ottenuto soltanto una risposta minima, il Mossawa Center, insieme ad altre organizzazioni della società civile, si è preso l’incarico di tradurre gran parte dell’importante contenuto per il pubblico arabo. 

Secondo un nuovo studio, il 60% dei musei in Israele non ha servizi o accesso alle informazioni in arabo. Lo studio, condotto dagli avvocati Hanan Margia e Idan Ring, ha esaminato parametri come segnaletica, sito web, pubblicità e marketing su Facebook, newsletter, mappe, video, presentazioni e audioguide. Secondo i risultati dello studio, in 12 dei 20 musei esaminati non c’è proprio l’arabo, oppure la presenza della lingua è minima e comprende principalmente segnaletica riferita a uscite, ingressi e servizi.

Per molti anni, il Mossawa Center ha chiesto al comune di Haifa di ristrutturare uno dei vecchi edifici nel quartiere storico di Wadi Alsaleeb e di trasformarlo in un Museo Arabo. Fino ad oggi, la società araba palestinese in Israele non ha musei propri né un cinema che proietti film in lingua araba. La richiesta del Mossawa Center può risolvere non solo un bisogno culturale della società araba palestinese, ma può avere anche un risvolto finanziario. Ristrutturando gli splendidi edifici abbandonati nei quartieri arabi palestinesi, si incentiverebbero le imprese ad aprire negozi nella zona, fornendo una soluzione al problema della disoccupazione e sollevando le famiglie dalla povertà.

Una riduzione dei tassi di povertà può essere la risposta alla grande domanda a cui il governo non riesce oggi a rispondere: come fermare i tassi di criminalità e il mercato nero nella società araba palestinese. Tutto comincia riconoscendo innanzitutto gli arabi palestinesi, la loro cultura, il loro retaggio e la loro lingua.

https://mondoweiss.net/2021/07/the-absence-of-the-arabic-language-from-the-public-sphere-in-israel/

Traduzione di Donato Cioli – AssoPacePalestina

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