Rapporto OCHA 1 – 14 giugno 2021

Giu 20, 2021 | Rapporti Palestina OCHA

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi occupati

per il periodo 1 – 14 giugno 2021

La versione in italiano dei rapporti ONU OCHA è a cura dell’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli: https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

In Cisgiordania, in tre circostanze diverse, le forze israeliane hanno ucciso cinque palestinesi, compreso un ragazzo; un sesto palestinese è morto per ferite di arma da fuoco [seguono dettagli]. Il 10 giugno, a Jenin, forze israeliane sotto copertura hanno colpito ed ucciso un presunto membro della Jihad islamica palestinese ed hanno arrestato un’altra persona; nella stessa operazione, altri tre palestinesi, membri delle forze di sicurezza, sono stati colpiti dalle forze israeliane: due sono stati uccisi, il terzo è rimasto gravemente ferito. Il giorno successivo, a Beita (Nablus), in scontri scoppiati durante una manifestazione settimanale contro la creazione di un insediamento avamposto israeliano, le forze israeliane hanno ucciso un minore palestinese. Il 12 giugno, al checkpoint di Qalandiya, una donna palestinese ha ignorato l’alt delle forze israeliane ed ha continuato a camminare verso i militari: è stata colpita ed uccisa; secondo fonti israeliane, portava un coltello. In precedenza, il 2 giugno, era morto un palestinese, colpito il 18 maggio dalle forze israeliane in scontri scoppiati al checkpoint di Beit El (Ramallah) durante una manifestazione palestinese.

A Gaza sono morti tre palestinesi, compreso un minore [seguono dettagli]. Il 9 giugno, nella città di Gaza, un bambino di nove anni è stato ucciso ed il fratello maggiore è stato gravemente ferito dalla esplosione di un residuato bellico; le recenti azioni di guerra hanno lasciato detriti e terreni agricoli pesantemente contaminati da ordigni inesplosi. Durante il periodo di riferimento, un uomo e una donna sono morti per le ferite riportate tra il 10 ed il 21 maggio, durante il suddetto conflitto.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno ferito almeno 495 palestinesi, inclusi quattro minori [seguono dettagli]. Di questi, 374 sono rimasti feriti a Beita, durante le già citate proteste [vedere primo paragrafo]; 23 sono rimasti feriti a Silwan (Gerusalemme Est), compreso un ragazzo. I restanti ferimenti si sono verificati in governatorati diversi.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 129 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 265 palestinesi, tra cui 30 minori [seguono dettagli]. Trenta operazioni sono state condotte a Hebron, 44 a Gerusalemme e Ramallah (22 ciascuna), 28 a Betlemme e Nablus (14 ciascuna), mentre le restanti operazioni si sono svolte in altri governatorati. Dei 265 arresti, 114  sono stati effettuati a Gerusalemme, tra cui 17 minori.

In Cisgiordania, per mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito, sequestrato, o costretto ad autodemolire, 53 strutture di proprietà palestinese, sfollando 71 persone, tra cui 43 minori, e creando ripercussioni di diverse entità su più di 1000 palestinesi [seguono dettagli]. La maggior parte delle persone colpite dai provvedimenti si trovava nell’area Massafer Yatta di Hebron, dove le autorità israeliane hanno distrutto due strade e una rete idrica che serviva più Comunità. Altre strutture includevano proprietà utilizzate per l’agricoltura, il commercio o i servizi. 48 delle 53 strutture e 66 dei 71 palestinesi sfollati erano in Area C; i rimanenti erano in Gerusalemme Est.

Persone, riconosciute come coloni israeliani o ritenute tali, hanno ferito 11 palestinesi, tra cui quattro minori, e hanno danneggiato veicoli, centinaia di alberi, sistemi idrici e altre proprietà palestinesi [seguono dettagli]. A Gerusalemme Est, un palestinese e due minori, suoi figli, sono stati spruzzati con spray al peperoncino ed hanno richiesto cure mediche; così è stato per una donna che, in un altro episodio accaduto a Sheikh Jarrah, è stata aggredita da una persona penetrata nella sua casa. Altri palestinesi sono rimasti feriti ad Al Khadr (Betlemme), Huwwara (Nablus) e nella zona H2 di Hebron. Ad Al Jab’a (Betlemme), sono stati incendiati circa 1.000 ulivi;  a Ni’lin (Ramallah) 30 ulivi e una casa; a Beita (Nablus) 70 ulivi  e a Tuba (Hebron) circa 80 balle di fieno.

Secondo fonti israeliane, lanciatori di pietre palestinesi, o ritenuti tali, hanno ferito nove coloni israeliani ed hanno danneggiato almeno 26 auto israeliane.

In aree di Gaza adiacenti alla recinzione perimetrale o al largo della costa, le forze israeliane hanno aperto il fuoco d’avvertimento in almeno nove occasioni, presumibilmente per far rispettare  le restrizioni di accesso [imposte ai palestinesi]. In una occasione, le forze israeliane sono entrate nella Striscia ed hanno spianato un terreno vicino alla recinzione.

Ultimi sviluppi (successivi al periodo di riferimento)

Il 16 giugno, durante proteste palestinesi contro la creazione di un insediamento israeliano vicino a Beita (Nablus), un 16enne palestinese è stato ucciso dalle forze israeliane. Lo stesso giorno, vicino a Hizma (Gerusalemme), è stata uccisa una donna palestinese 29enne che avrebbe tentato di investire le forze israeliane e, successivamente, avrebbe brandito un coltello.

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