La ‘Marcia delle Bandiere’ ha tutti gli elementi per riportare le tensioni di Gerusalemme al punto di ebollizione

Giu 6, 2021 | Riflessioni

di Nir Hasson,

Haaretz , 6 giugno 2021. 

La Marcia delle Bandiere a Gerusalemme, il mese scorso. Ohad Zwigenberg

Pochi lo sanno, ma la ‘Marcia delle Bandiere’ a Gerusalemme è in realtà un evento mensile. Il primo giorno di ogni mese del calendario ebraico, piccoli gruppi di Ebrei religiosi che portano bandiere giungono nella Città Vecchia per un evento che consiste nel “visitare le porte”. Queste non sono le porte della Città Vecchia, ma quelle che conducono al Monte del Tempio.

Si tratta di camminare lungo Hagai Street nel quartiere musulmano della Città Vecchia e tenere sessioni di preghiera nelle piccole piazze fuori da queste porte, che sono tra i luoghi più instabili e sensibili dell’intero Medio Oriente. Ogni mese, questo è un evento teso, sorvegliato da dozzine di agenti di polizia. Il prossimo giovedì inizia il mese di Sivan, ma questa volta marciare da una porta all’altra sarà molto più pericoloso.

Il partito Religious Zionism, insieme ad alcune organizzazioni di destra –tra cui due consigli regionali nei territori occupati, due movimenti giovanili e il gruppo Im Tirzu che sostiene il primo ministro di destra Benjamin Netanyahu– hanno invitato il pubblico a partecipare alla Marcia delle Bandiere, che si terrà sotto lo striscione “Unire Gerusalemme per l’eternità!” L’appello indica che gli organizzatori sono ben consapevoli del senso di umiliazione che ha accompagnato la marcia precedente e cercano di sfruttarlo: “Torniamo a marciare per le strade di Gerusalemme a testa alta, portando la bandiera di Israele”.

La precedente Marcia delle Bandiere del 10 maggio, giorno di Gerusalemme, sarà ricordata a causa di due incidenti che l’hanno resa un evento senza precedenti. Mentre i primi manifestanti già si avviavano, il primo ministro ha deciso di aderire alle raccomandazioni del servizio di sicurezza Shin Bet e cambiare, per la prima volta da decenni, il percorso della parata, vietando di passare attraverso la Porta di Damasco e il Quartiere Musulmano. Questo succedeva dopo tre settimane di scontri quotidiani tra la polizia e i giovani Palestinesi della zona.

La Marcia delle Bandiere a Gerusalemme, il mese scorso. Ohad Zwigenberg

Il secondo incidente sono state le sirene che si sono sentite a Gerusalemme per la prima volta dal 2014, a causa dei razzi lanciati dalla Striscia di Gaza. Questi razzi hanno innescato l’operazione lanciata poi su Gaza. A seguito del suono delle sirene, la polizia ha ordinato l’immediato arresto della marcia (poi ha ritrattato questa decisione). Migliaia di partecipanti hanno ritenuto che un evento inteso a sottolineare la sovranità di Israele in una Gerusalemme unita aveva finito per avere un effetto opposto: aveva dimostrato la complessità e la fragilità del governo israeliano a Gerusalemme Est e la sua incapacità di contrastare efficacemente i razzi di Hamas. La Marcia delle Bandiere è diventata una delle tessere decisive del domino precipitoso che ha portato al più lungo e sanguinoso round di combattimenti tra Israele e Hamas negli ultimi sette anni.

Ci sono state iniziative inquietanti che destano la preoccupazione che l’imminente marcia possa essere una ripetizione della precedente, inclusa la conseguente tragica catena di eventi. Un portavoce di Hamas a Gaza ha invitato masse di persone a venire alla moschea di Al-Aqsa e il leader di Hamas Yahya Sinwar ha indicato che, se necessario, Hamas la proteggerà. Un amico palestinese di Gerusalemme mi ha scritto che questa marcia si può interpretare solo come un’indicazione che Israele vuole un altro round di combattimenti.

Come avvenuto a maggio, la marcia si svolgerà sullo sfondo delle crescenti tensioni a Gerusalemme Est per l’evacuazione delle famiglie di Sheikh Jarrah e Silwan, e sullo sfondo della crescente violenza negli scontri tra Palestinesi e polizia nella capitale del Paese.

Uno scontro tra agenti di polizia e manifestanti a Sheikh Jarrah, il mese scorso. Ohad Zwigenberg

Ci sono decine di famiglie minacciate di sfratto nei due quartieri di Gerusalemme Est. Entro martedì, il procuratore generale dovrebbe presentare la sua posizione in merito a un appello presentato dai Palestinesi di Sheikh Jarrah che sperano di sospendere gli sfratti. La sua posizione avrà un grande impatto sulle possibilità che questo appello abbia successo e sulle possibilità che queste famiglie rimangano nelle loro case. In ogni caso, gli sgomberi hanno smesso da tempo di essere una questione locale o una battaglia legale tra Palestinesi e organizzazioni di destra. Sheikh Jarrah è diventato un simbolo nazionale palestinese, un emblema della lotta contro l’occupazione sui social media e tra i politici di sinistra di tutto il mondo.

Venerdì scorso, la polizia ha disperso con la forza una manifestazione di protesta a cui hanno partecipato decine di persone a Silwan. La manifestazione si è svolta a seguito di una corsa popolare da Sheikh Jarrah a Silwan. La gara si è svolta tranquillamente, ma la polizia ha deciso di disperdere con la forza il raduno che si è tenuto a Silwan. Ma Silwan non è Sheikh Jarrah, e il terreno scosceso, la densità e forse la differenza tra le due popolazioni hanno portato a un massiccio lancio di pietre contro le forze di polizia. Questo non era accaduto in settimane di proteste a Sheikh Jarrah. La polizia ha risposto con un fitto lancio di proiettili con la punta rivestita e gas lacrimogeni. Quattro agenti di polizia e 12 Palestinesi sono rimasti feriti.

Sembra quindi che siano tornati tutti gli ingredienti della pericolosa miscela che ha prevalso a maggio: tensioni a Gerusalemme Est legate allo sgombero delle famiglie dalle loro case; scontri tra polizia e Palestinesi in città; grida di guerra da Gaza e da Gerusalemme sulla necessità di difendere Al-Aqsa dai manifestanti della Marcia; e non meno importante, una settimana politica molto tesa prima del giuramento di un nuovo governo. L’onere di dimostrare che la tranquillità è sempre la prima opzione, anche quando il governo sta cambiando, spetta al primo ministro Benjamin Netanyahu. Se tutte le richieste degli organizzatori della marcia saranno approvate, ciò sarà prova di una grave irresponsabilità.

A differenza di maggio, manca un ingrediente. Questa volta, gli eventi non si svolgono sullo sfondo del Ramadan e delle festività musulmane, che aumentano sempre le tensioni in città. Tuttavia, Gerusalemme ha bisogno di molta fortuna, nervi saldi e coraggio politico perché questa settimana passi pacificamente. Purtroppo, questi sono tre elementi che sono stati gravemente mancanti ultimamente in città.

https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-flag-march-has-all-elements-to-bring-jerusalem-tensions-back-to-boiling-point-1.9877844

Traduzione di Donato Cioli – AssopacePalestina

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