Il ferreo impegno dell’America nei confronti di Israele è più ideologico che logico

Giu 9, 2021 | Riflessioni

di Assal Rad,

Mondoweiss, 8 giugno 2021. 

Questo allineamento USA-Israele è stato dannoso per la sicurezza regionale e globale.

Antony Blinken incontra Netanyahu a Gerusalemme il 25 maggio 2021. Foto Dipartimento Di Stato.

Due pilastri centrali della politica estera degli Stati Uniti sono stati a lungo l’essere fermamente pro-Israele, e continuare a considerare il linguaggio iraniano come una pericolosa minaccia. Questo duplice discorso è così radicato nel pensiero politico statunitense che la sua retorica ha invaso anche la cultura popolare americana. Ma qual è il merito di questa irremovibile posizione politica in termini di sicurezza regionale e globale, oltre che per gli interessi nazionali statunitensi? Per vari motivi, adottare un approccio ideologico, piuttosto che logico, è stato dannoso sotto tutti gli aspetti appena ricordati, e la leadership israeliana ha spesso usato questo punto debole degli Stati Uniti per distrarre dalle proprie azioni destabilizzanti nella regione.  

Dopo settimane di crescenti violenze da parte delle forze di sicurezza israeliane contro i Palestinesi, il segretario di Stato Antony Blinken si è recato in Israele, apparentemente per calmare le tensioni. In una conferenza stampa incentrata sulla campagna israeliana di bombardamenti su Gaza –che secondo un esperto di diritti dell’ONU può rappresentare un crimine di guerra– il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ringraziato il presidente Biden e il segretario Blinken per “il loro fermo sostegno alla legittima difesa di Israele.” In effetti, nonostante le proteste avvenute negli Stati Uniti e nel mondo in solidarietà con i Palestinesi che chiedono di metter sotto accusa Israele per l’apartheid e per crimini contro l’umanità, l’amministrazione Biden ha fatto esattamente ciò che innumerevoli amministrazioni USA hanno sempre fatto: ha sostenuto ciecamente Israele. Ma ciò che ha colpito nella conferenza stampa con Blinken e Netanyahu è stata la rapidità con cui il Primo Ministro israeliano ha orientato la conversazione sulla “questione” dell’Iran e ha suggerito che gli Stati Uniti non dovrebbero tornare al JCPOA (Piano d’Azione Globale Congiunto, ovvero l’accordo con l’Iran).         

Il rapido cambio di argomento di Netanyahu non voleva essere sottile o contenuto. La sua intenzione era di deviare l’attenzione dalle azioni di Israele e dalla sua mancanza di responsabilità nella comunità internazionale, per concentrarsi sullo spauracchio che ha accuratamente creato per decenni per giustificare le azioni di Israele che violano il diritto internazionale. Sostenendo che l’Iran pone una minaccia esistenziale per Israele, Netanyahu dà a Israele un assegno in bianco per intraprendere qualunque azione con il pretesto della “difesa”. Tuttavia, come hanno chiarito esperti e studiosi, le affermazioni di Netanyahu sono false. In effetti, il noto studioso anglo-israeliano Avi Shlaim è arrivato al punto di dire: “L’Iran non è una minaccia esistenziale per Israele, ma è una minaccia strategica. Ora, confrontiamo i record di questi due paesi… è Israele che rappresenta una minaccia esistenziale per l’Iran[grassetto aggiunto]”.       

Mentre mettere in discussione le nozioni e posizioni politiche tradizionali può essere considerato assurdo nell’ambito limitato dei circoli di Washington, studiosi e attivisti di tutto il mondo, incluso lo stesso Israele, hanno sollevato a lungo tali questioni. È proprio la natura quasi fanatica del pensiero americano standard su questi temi ciò che rende il loro confronto così cruciale. Diamo un’occhiata solo ad alcuni esempi di tali presupposti ideologici che hanno portato a politiche dannose.  

Mentre il maggior successo in politica estera dell’amministrazione Obama è stato il JCPOA (accordi con l’Iran), Obama ha dovuto affrontare una forte opposizione da parte di Israele. Nel 2015, mentre l’accordo veniva negoziato, Netanyahu ha compiuto passi senza precedenti per indebolire un presidente americano parlando davanti al Congresso degli Stati Uniti per rimproverare gli sforzi diplomatici del presidente Obama con l’Iran. Va ricordato che il JCPOA continua ad avere il sostegno della comunità internazionale, della maggioranza degli Americani e degli esperti di non-proliferazione. Nonostante il sostegno schiacciante per l’accordo, Israele ha continuato il suo sabotaggio decennale, gli omicidi extragiudiziali di scienziati iraniani e gli attacchi illegali all’interno dell’Iran senza subirne alcuna conseguenza.      

Il punto cruciale dell’argomentazione di Netanyahu contro l’accordo è la sua affermazione che esso consente all’Iran un percorso verso l’arma nucleare. A parte il fatto che questo va contro il consenso globale degli esperti, prendiamo Netanyahu in parola. In realtà esiste una soluzione migliore alla questione nucleare con l’Iran. Come ha sostenuto Noam Chomsky, rendere il Medio Oriente una zona denuclearizzata sarebbe un successo di non proliferazione molto più forte. Ma mentre questa iniziativa ha un forte sostegno globale e regionale, anche dall’Iran, ci sono due paesi stranamente assenti : gli Stati Uniti e Israele. Perché? Per proteggere l’ arsenale nucleare non così segreto di Israele e, come spiega Chomsky, gli aiuti statunitensi a Israele.     

In questo caso, gli Stati Uniti sono disposti a sacrificare la sicurezza regionale e globale per gli interessi del governo israeliano e chiudono un occhio quando quello stesso governo lavora per minare gli sforzi diplomatici statunitensi con l’Iran. Israele non solo ottiene un lasciapassare gratuito per sabotare il programma nucleare civile iraniano e la politica statunitense, ma l’amministrazione Biden sta ancora consultando Israele sugli attuali colloqui nucleari con l’Iran, nonostante i flagranti atti di sabotaggio di Israele. Questo aiuta a spiegare perché Netanyahu sia stato così schietto nell’opporsi al ritorno degli Stati Uniti all’accordo, di fronte al segretario Blinken durante il loro incontro con la stampa.   

Bisogna sottolineare il fatto che gli Stati Uniti mostrano lo stesso zelante impegno nei confronti di Israele anche al di fuori del caso Iran e che l’allineamento USA-Israele è stato dannoso per la sicurezza regionale e globale anche in altri casi. Ricordiamo che Netanyahu ha spinto ardentemente per l’invasione dell’Iraq, affermando nel 2002: “Non c’è alcun dubbio che Saddam stia cercando, stia lavorando, stia avanzando verso lo sviluppo di armi nucleari… Se si elimina Saddam, il regime di Saddam, io vi garantisco che ciò avrà enormi ripercussioni positive sulla regione”.  

Oltre a danneggiare gli sforzi di non proliferazione della comunità internazionale e ad adottare politiche che hanno causato indicibili distruzioni in Medio Oriente e conseguenze disastrose per gli Stati Uniti, la posizione politica USA di sostegno “ferreo” nei confronti di Israele smentisce qualsiasi rivendicazione americana come imparziale mediatore nell’arena dei diritti umani e dell’ordine basato sulle leggi che pure promuoviamo così fortemente. Quando gli Stati Uniti si oppongono alla Corte Penale Internazionale per aver cercato di indagare sui crimini di guerra israeliani, rifiutano i risultati di Human Rights Watch secondo cui le azioni di Israele costituiscono apartheid e crimini contro l’umanità e negano ai Palestinesi lo stesso diritto all’autodifesa che finanziano e garantiscono a Israele, ecco perché hanno così poca credibilità come agenti di pace.     

C’è però qualche motivo per essere cautamente ottimisti sul fatto che stia avvenendo un cambiamento. I lenti progressi verso un ritorno alla diplomazia con l’Iran, le proteste negli Stati Uniti in solidarietà con i Palestinesi e il fatto che alcuni legislatori statunitensi ora si oppongono apertamente alla vendita di armi a Israele e condannano le ingiustizie contro i Palestinesi, sono cose che erano impensabili non molto tempo fa. Ma la nostra politica estera è ancora troppo spesso guidata da vecchi, imprudenti preconcetti ed è molto indietro rispetto ai desideri del popolo americano. È tempo che il governo degli Stati Uniti si metta al passo con la sua gente, che è esausta per la guerra infinita, le risorse sprecate e vede i propri sudati guadagni finire in tasse che servono per danneggiare gente che sta all’estero, invece di aiutare la gente di casa.   

Traduzione di Donato Cioli – AssopacePalestina

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