Dopo le elezioni israeliane: una richiesta del partito di estrema destra mette in evidenza il disinteresse di Israele per l’uguaglianza delle donne

Apr 2, 2021 | Riflessioni

di Noa Landau,

Haaretz, 1 aprile 2021. 

Israele sta scivolando indietro e ha eletto alla Knesset persone che vogliono letteralmente rimandare le donne in cucina.

Avi Maoz, parlamentare del Noam. Credits: Noam

Il Noam Party, agendo, a quanto pare, indipendentemente dalla lista Religious Zionism con la quale ha partecipato alle elezioni, ha formulato un miscuglio di richieste oltraggiose come condizione per entrare a far parte di una coalizione guidata dal primo ministro Benjamin Netanyahu. Una di queste era una misteriosa clausola piena di numeri che ha suscitato particolare attenzione. Era la richiesta di “modificare la delibera di gabinetto 2331, che richiede alle istituzioni statali di agire secondo la risoluzione 1325 delle Nazioni Unite”.

È una richiesta molto specifica che coinvolge una delibera di governo di cui la maggior parte degli Israeliani purtroppo non ha mai sentito parlare, e che d’altra parte non è attuata come si dovrebbe. In sostanza chiede di promuovere la rappresentanza delle donne nei meccanismi decisionali centrali ai massimi livelli del governo.

La risoluzione si basa sulla storica risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 2000, che cerca di far avanzare negli Stati membri una partecipazione più egualitaria delle donne nei centri di potere, e in particolare nei processi di pace e sicurezza, dove il divario tra l’influenza di questi processi sulle donne e l’influenza delle donne sui processi stessi è estremamente evidente.

Dopo anni di lotte popolari e legali intraprese da organizzazioni come Itach Ma’aki (unità operativa della Women Lawyers for Social Justice), Women Wage Peace e Forum Dvorah, nel 2014 Israele ha deciso di portare avanti una risoluzione simile, anche se ben più tardi rispetto a molti altri stati nel mondo.

La delibera di governo 2331 era intitolata “Far avanzare l’uguaglianza di genere e promuovere la consapevolezza di genere” – una sequenza di parole progressiste che fanno uscir di testa i membri di Noam. Il contenuto della delibera consiste in un piano generale di lotta per l’uguaglianza di genere e per incoraggiare un’attività di governo che tenga conto del genere. Per attuare quest obiettivi, la delibera ha inoltre conferito all’Autorità per il Progresso della Condizione Femminile diversi ruoli operativi.

La parola chiave in questa delibera è “avanzare”. In essa si fa un gran parlare di impegnarsi, monitorare e rendicontare, invece di definire obiettivi e risultati chiari e misurabili. In effetti, questo è ciò che è accaduto. Da allora, nonostante gli importanti progressi che questa risoluzione rappresentava in linea di principio, le donne sono, a dir poco, sottorappresentate nel processo decisionale. La delibera semplicemente non ha inciso nella realtà.

Ad esempio, le donne sono state sottorappresentate in tutti i recenti processi di pace nell’ambito dei cosiddetti accordi di Abramo. Dopotutto, a un primo ministro che esclude anche la sua difesa e i suoi ministri degli esteri da questi processi non importa di certo un fico secco di qualche antica risoluzione sulla rappresentanza delle donne.

Le celebrazioni del Religious Zionism dopo gli exit poll nel giorno delle elezioni, il mese scorso Credit: Rami Shllush

La pandemia di coronavirus è anche un esempio di come il processo decisionale del governo non abbia avuto un’adeguata rappresentanza di donne, che pure, secondo tutti i dati, sono state le principali vittime della crisi economica.

Esattamente 20 anni dopo la risoluzione delle Nazioni Unite, il gruppo di esperti formato dal Consiglio di Sicurezza Nazionale per affrontare la pandemia era composto inizialmente da 31 membri, con solo due donne che erano assistenti di ricerca. Per non parlare dei vertici dei principali corpi militari e della difesa, o delle cosiddette istituzioni civili come il Consiglio di Sicurezza Nazionale, o di organi politici come il gabinetto di sicurezza.

Una partecipazione egualitaria delle donne in questi consessi sembra attualmente una fantasia che nessuna delibera del governo potrebbe trasformare in realtà.

Ma a parte la mancata attuazione, non è una coincidenza che il partito estremista Noam abbia tirato fuori il numero di quella delibera proprio oggi che sta negoziando per l’adesione a una coalizione di governo. Per loro, la delibera rappresenta esattamente quel pensiero progressista contro cui sono scesi in campo.

In un’intervista al quotidiano Makor Rishon del mese scorso, Avi Maoz, candidato alla Knesset del Noam, ha detto che l’obiettivo del suo partito è combattere tutto ciò che è in odore di valori “moderni”. Ciò include naturalmente, oltre alla palese omofobia, anche la misoginia. O come ha detto Maoz nell’intervista con Atara German, il più grande contributo delle donne allo stato dovrebbe essere “che si sposino, a Dio piacendo, e crescano una bella famiglia”. Dichiarazioni simili erano state precedentemente fatte dal mentore spirituale del partito, Zvi Thau. Il partito stava semplicemente cercando agganci legislativi a cui aggrapparsi come simboli della sua lotta, facendo attenzione a non richiedere cose che potessero essere viste come un’intrusione eccessivamente brutale nella sfera privata. Qualche numero di delibera il cui significato nessuno capisce è un buon modo per iniziare il loro viaggio.

Ma Noam non è solo turbato dal principio generale di promuovere l’uguaglianza per le donne. È particolarmente preoccupato per tutto ciò che accenna a promuovere le donne nelle forze armate e in altri organismi legati alla difesa. Anche il fatto che numerose donne nelle organizzazioni progressiste sostengano la delibera del governo li infastidisce. Il partito vuole contrastare qualsiasi coinvolgimento o iniziativa di organismi importanti come Forum Dvorah – un’organizzazione che unisce donne in posizioni di alto livello negli organi di difesa e affari esteri di Israele, passati e presenti.

Quindi, mentre più di 80 paesi in tutto il mondo hanno adottato e implementato piani nazionali per attuare la Risoluzione 1325, tra cui paesi come gli Emirati Arabi Uniti, Israele sta marciando all’indietro e ha eletto alla Knesset persone che vogliono rimandare le donne in cucina – letteralmente.

Ma non basta prensersela solo col Noam. La mancata attuazione della delibera e la sottorappresentanza delle donne nelle principali istituzioni dello Stato, e anche nell’attuale Knesset, si è verificata anche senza quel partito. Se il blocco dei partiti contrari a Netanyahu voleva davvero opporsi a simili posizioni, oltre a fare slogan, avrebbe dovuto garantire una risposta adeguata attuando concretamente quella risoluzione. Nel frattempo, ogni madre e ogni figlia dovrebbero sapere che questo potrebbe essere il volto del prossimo governo di Netanyahu, se verrà formato.

https://www.haaretz.com/israel-news/elections/.premium-far-right-party-s-demand-highlights-israel-s-neglect-of-equality-for-women-1.9675270

Traduzione di Donato Cioli – AssoPacePalestina

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