Immaginate la leader del partito laburista israeliano Michaeli in prigione

Mar 7, 2021 | Riflessioni

Gideon Levy,

Haaretz, 6 marzo 2021. 

Merav Michaeli a una riunione del partito laburista a Tel Aviv, il mese scorso. Tomer Appelbaum

Provate a immaginare che la parlamentare della Knesset Merav Michaeli sia stata condannata a due anni di carcere per attività politiche a favore dei diritti delle donne e per essere di sinistra. E che sia  stata anche condannata per “appartenenza a un’organizzazione vietata”, forse un riferimento ai suoi giorni in Haziriya, un gruppo semi-clandestino di esperti di vino che si riuniva alla fine degli anni ’90 per degustazioni alla cieca.

Il mondo sarebbe in armi per il suo arresto, e lo sarebbero anche gli Israeliani: un parlamentare in prigione per attività politica? Israele rinchiude in carcere i legislatori? Prigionieri politici nell’unica democrazia del Medio Oriente? Un Alexei Navalny israeliano? L’Unione Europea annuncerebbe sanzioni contro Israele quel giorno stesso. Gli Stati Uniti si unirebbero subito (è quello che hanno fatto la scorsa settimana per indebolire la Russia). Ma Israele, la superpotenza, può fare ciò che vuole, può anche imprigionare un oppositore del regime.

Michaeli non è stata arrestata, ovviamente, né condannata né sentenziata ad anni di carcere, ma Khalida Jarrar sì. Le due donne hanno molto in comune. Sono entrambe sulla cinquantina, entrambe membri di un parlamento in cui hanno vinto il loro seggio in elezioni democratiche, entrambe sono laiche di sinistra e hanno dedicato gran parte della loro vita alla lotta femminista.

Vivono a circa un’ora di macchina l’una dall’altra, ma non si sono mai incontrate e probabilmente non lo faranno mai. Se lo facessero, si accorgerebbero di essere d’accordo su molte cose, almeno prima che Michaeli si identificasse come una “Rabinista” [seguace di Rabin]. Entrambe vivono sotto il regime sionista di Israele, una che lo sostiene entusiasticamente; l’altra che ne è una convinta avversaria. Jarrar è molto più coraggiosa di Michaeli, ma questo paragone è ingiusto: Michaeli è un membro ebreo della Knesset che ha sia l’immunità parlamentare che la protezione di uno stato. Jarrar è un membro del Parlamento Palestinese, il consiglio legislativo palestinese, senza immunità, senza protezione e senza uno stato, che vive sotto una violenta occupazione militare, una situazione che esige grande coraggio e spirito di sacrificio per continuare nella lotta.

Israele chiude in carcere dei legislatori, anche se non i membri della Knesset. Israele ha centinaia di prigionieri politici, anche se sono tutti palestinesi. Ora lo Stato ammette la loro esistenza: Jarrar è stata condannata unicamente a causa della sua attività politica. Il giudice e l’accusa lo hanno ammesso apertamente. Si sono lamentati di certe “difficoltà probatorie,” ma invece di rilasciarla immediatamente e compensarla per il falso arresto, le è stata inflitta una condanna a 24 mesi, dopo essere stata incarcerata per diversi anni, alcuni dei quali senza essere accusata di qualche crimine. Jarrar si oppone al regime. Navalny sta scontando la pena nella Colonia Penale n. 2 nella regione di Vladimir, Jarrar nella prigione di Damon. Suo marito non la vede da ottobre.

La totale assenza di solidarietà tra i parlamentari israeliani per il destino dei loro colleghi non è sorprendente, ma è vergognosa. Solo alcuni legislatori stranieri hanno dimostrato solidarietà: Nkosi Zwelivelile “Mandla” Mandela, capo del Mvezo Traditional Council, nipote dell’ex presidente sudafricano Nelson Mandela e membro dell’Assemblea Nazionale Sudafricana, ha scritto venerdì su WhatsApp: “Free Khalida Jarrar !! … ai nostri occhi (lei) è un’eroina e un modello per gli attivisti di tutto il mondo. … Giù le mani da Khalida Jarrar !! ” Ancora più vergognoso è il comportamento servile dei media israeliani, che fanno da portavoce al servizio di sicurezza Shin Bet. Quando Jarrar è stata arrestata, il titolo di Yedioth Ahronoth strillava: “Lo Shin Bet arresta la donna responsabile della morte di Rina Shnerb”. In Israele, anche questo è considerato giornalismo. Jarrar non ha nulla a che fare con l’omicidio o con qualsiasi altro atto violento.

Quando Israele esplode per una delle crepe della sua democrazia parziale, dovremmo anche ricordare questo: è un paese che rinchiude in carcere senza processo e imprigiona i legislatori per la loro attività politica. Quando Israele muove i cieli e la terra su quella che chiama l’interferenza dell’Autorità Palestinese nelle elezioni per la Knesset, bisognerebbe ricordare anche che Israele ha iniziato una campagna di arresti politici prima delle elezioni previste entro la fine dell’anno per il Consiglio Legislativo Palestinese, e la continua scandalosa incarcerazione di Jarrar potrebbe esserne una conseguenza.

Quando il giudice militare, il colonnello Yair Lahan, ha condannato Jarrar perché “ricopriva cariche in un’organizzazione vietata”, ha anche condannato lo Stato di Israele ad essere un paese del tutto non democratico. Ci parli allora del comitato per le eccezioni che decide chi può uscire ed entrare durante il blocco della pandemia [discriminando i non-cittadini, NdT] e faccia sonanti proteste per lo scandalo dell’acquisto di sottomarini [in cui sono implicati stretti collaboratori di Netanyahu, NdT].

https://www.haaretz.com/opinion/.premium-picture-israeli-labor-party-leader-michaeli-in-prison-1.9596277

Traduzione di Donato Cioli – AssopacePalestina

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