Tre decenni dopo la sua morte, il messaggio d’odio di Kahane è più popolare che mai

Feb 9, 2021 | Riflessioni

di: David Sheen,

Middle East Research and Information Project, 2 febbraio 2021. 

Trenta anni fa, il 5 novembre del 1990, il Rabbino Meir Kahane fu assassinato a New York, un evento fondamentale nella storia delle relazioni tra l’America e Israele. Anni dopo la sua morte, l’uccisione di Kahane è considerata il primo atto terroristico del gruppo che in seguito si sarebbe strutturato in al-Qaeda.

Il leader del partito Jewish Power, Itamar Ben-Gvir, parla alla commemorazione di Meir Kahane nel trentennale della sua uccisione. Novembre 2020. (Immagine dal video dell’evento)

Se i suoi assassini avevano sperato di colpire un simbolo delle forze allineate contro l’Islam e i Musulmani, non avrebbero potuto scegliere un bersaglio più adatto del rabbino americano-israeliano. Kahane aveva passato gli ultimi 22 anni invocando la dissoluzione del parlamento israeliano perché fosse sostituito dalla legge rabbinica per gestire una teocrazia ebraica, fondata sulle più rigide interpretazioni della Torah e del Talmud. Incitava apertamente una pulizia etnica dei Palestinesi –e di tutti gli altri non Ebrei che rifiutassero di accettare un aperto apartheid– da Israele e da tutti i territori occupati. Superava tutti gli altri eliminazionisti con la sua insistenza sull’idea che uccidere tutti coloro che lui identificava come nemici di Israele non era solo una necessità strategica, ma un atto di devozione.1 La sua ideologia ha ancora un’eco: nelle elezioni parlamentari del settembre 2019, il partito esplicitamente kahanista Jewish Power Party (Otzma Yehudi) ha ottenuto 83.609 voti che lo collocano al decimo posto in un affollato gruppo di oltre 30 partiti.

Mesi dopo la conquista da parte di Israele di alcune strisce di territorio dell’Egitto, della Giordania e della Siria nella guerra dei sei giorni del 1967, più che triplicando la terra sotto il controllo israeliano, Kahane, nativo di Brooklyn, fondò a New York la Lega della Difesa Ebraica (JDL), nella speranza di trasformare gli Ebrei americani nella versione locale del bullo di quartiere in cui Israele si era trasformato. Diversamente dalla rappresentazione igienizzata delle origini rivendicata oggi, la JDL e i suoi gruppi di prima fila non solo si esibivano in proteste pubbliche e boicottaggi per far pressione sull’Unione Sovietica perché permettesse l’emigrazione degli Ebrei (un diritto fondamentale che era negato a tutti i cittadini sovietici), ma furono anche sospettati di sparare contro le abitazioni, incendiare automobili, fare esplodere imbarcazioni e dare fuoco a librerie.

Le vittime degli attacchi terroristi legati alla JDL negli Stati Uniti erano di solito innocenti passanti: il suonatore di tamburo di un gruppo rock che perse una gamba nell’esplosione di una bomba nella casa di Long Island di un presunto criminale di guerra nazista; il poliziotto di Boston che fu seriamente ferito tentando di disinnescare un’altra bomba piazzata al Comitato Anti Discriminazione Americano-Arabo; l ‘anziana signora morta per l’inalazione di fumo nel suo appartamento di Brooklyn che si trovava sopra un ristorante libanese incendiato quando i proprietari furono accusati di simpatie per l’ OLP; la giovane segretaria ebrea asfissiata quando un altro incendio scoppiò negli uffici di Manhattan di una agenzia di ricerca di talenti che promuoveva gli spettacoli di ballerini sovietici.

Sebbene le peggiori imprese violente del movimento di Kahane abbiano avuto luogo in Palestina, alcuni dei suoi membri colpirono anche personaggi palestinesi di alto livello negli Stati Uniti.

I Kahanisti sono al primo posto tra i sospettati dall’FBI per l’assassinio nel 1985 del popolare attivista palestinese-americano Alex Odeh che morì per una bomba nei pressi di Los Angeles per aver sostenuto la soluzione dei due stati (che divenne la posizione ufficiale del governo degli Stati Uniti meno di un decennio più tardi)2. L’assassinio di Odeh ebbe implicazioni di vasta portata perché produsse in una generazione di attivisti arabo-americani la paura di schierarsi a favore dei Palestinesi.

Quando lo sviluppo delle indagini della FBI cominciavano a minacciargli la prigione, Kahane si spostò in Israele, creò un partito politico detto Kach e nel 1984 ottenne un numero di voti sufficiente ad entrare nella Knesset, il parlamento di Israele. Qui presentò disegni di legge per imporre tasse extra ai non-Ebrei, togliere loro la cittadinanza, espellerli da ogni posizione di potere e rendere illegali i matrimoni e persino le relazioni sessuali tra Ebrei e non-Ebrei. A quel tempo persino molti settori della destra israeliana erano imbarazzati dallo spudorato razzismo di Kahane e, al termine del suo primo mandato nel 1988, gli fu impedito di ripresentarsi.

Sei anni dopo, nel 1994, il governo israeliano, allora guidato dal partito laburista, dichiarò il partito Kach organizzazione terroristica. Ma a quel punto il movimento di Kahane era già stato in attività per più di un quarto di secolo, seminando distruzione. Ad oggi ha prodotto più di 20 assassini e ha tolto la vita a più di 60 persone, per lo più palestinesi.3 Ci sono accuse credibili che raddoppierebbero il numero di morti, ma, anche attenendosi ai dati più bassi accertati, si conterebbe un numero di morti superiore a quello prodotto da qualsiasi altra fazione ebraica nell’era moderna.

Il progetto politico di Kahane

L’impatto del gruppo, tuttavia, non si misura solo dal numero di assassinii ispirati dalla sua ideologia. Per decenni, i Kahanisti, come sono chiamati i seguaci di Kahane in Israele, hanno ripetutamente usato la violenza per innescare una guerra più vasta e invischiare Israele in un conflitto armato continuo con i suoi vicini. E, dal momento che la potenza militare di Israele è in realtà invincibile, dicono i Kahanisti, gli eserciti israeliani ebrei devono marciare attraverso il Medio Oriente e oltre, distruggendo chiese e moschee e forzando i fedeli cristiani e musulmani ad abbandonare il loro credo oppure essere passati a fil di spada.

Quaranta anni fa, la JDL e suoi gruppi derivati, attaccarono obiettivi egiziani negli Stati Uniti durante i colloqui di pace tra Gerusalemme e il Cairo, nella speranza di impedire il ritiro di Israele dalla penisola del Sinai. Sebbene i Kahanisti non riuscissero a silurare quel primo accordo di pace arabo-israeliano, il capo della JDL e amico intimo di Kahane, Dov Hikind, riuscì a mettere a frutto il suo attivismo anti-arabo in una carriera politica che lo vide rappresentante per 36 anni della vasta zona ultraortodossa di Brooklyn nell’Assemblea dello Stato di New York

I Kahanisti impararono la lezione della loro battaglia per il Sinai e la misero a frutto un decennio dopo, nel 1993, quando Israele stilò il secondo trattato di pace (questa volta con l’OLP). Solo pochi mesi dopo la firma degli accordi di Oslo sul prato della Casa Bianca a Washington, Baruch Goldstein, che era stato un candidato per la Knesset del partito Kach di Kahane, commise la più grande strage di massa per opera di una sola persona nella storia di Israele, uccidendo 29 Palestinesi e ferendone altri 100 nella moschea di Hebron. Durante le proteste che seguirono, l’esercito israeliano uccise forse altre due dozzine di Palestinesi. Esattamente 40 giorni dopo, al termine del tradizionale periodo di lutto islamico, Hamas diede inizio alla sua campagna di attentati suicidi di ritorsione. Nei successivi tre anni, questa campagna sarebbe costata la vita a più di cento Israeliani e avrebbe indurito molti cuori nei confronti di una prospettiva di pace con i Palestinesi. Oggi i Kahanisti possono sostenere a ragione di aver vanificato il fragile processo di pace quando era ancora in fasce.

Hebron, la città palestinese più popolosa della Cisgiordania, offre un banco di prova per tracciare gli effetti del movimento di Kahane sulla politica israeliana, un’influenza costantemente in crescita nel tempo. A Hebron, nel 1983, durante la festività ebraica di Purim, il kahanista Israel Fuchs riempì di colpi d’arma da fuoco un’auto palestinese di passaggio. In risposta, il ministro della difesa di Israele ordinò di radere al suolo l’insediamento kahanista di Fuchs. Un decennio dopo, nel 1994 quando Goldstein compì il suo massacro, anche questo durante il Purim, il ministro della difesa di Israele impose il coprifuoco ai residenti palestinesi di Hebron e la chiusura del distretto commerciale palestinese della città. Il mercato è rimasto chiuso da allora. Lo scorso anno, il ministro della difesa di Israele ha annunciato che il mercato sarebbe stato ristrutturato e ripopolato da residenti ebrei. Nello stesso giorno il governo ha risanato il vicino parco Kahane dove è sepolto Goldstein e dove i Kahanisti si radunano ogni anno a celebrare Purim e il massacro perpetrato da Goldstein.

La riabilitazione post mortem del Movimento Kahane

Molti degli accoliti americani di Kahane lo hanno seguito in Israele, compreso il capo della raccolta fondi del JDL Emanuel Rackman, rettore della Yeshiva University e in seguito amministratore della Università Bar Ilan. Sotto la guida di Rackman, il dipartimento di giurisprudenza della Bar Ilan divenne un incubatore per l’estrema destra israeliana. Il più famigerato dei suoi studenti è stato Yigal Amir. Ispirato dal massacro di Goldstein, Amir assassinò il primo ministro Itzhak Rabin nel 1995, assestando un colpo mortale al campo sionista liberale d’Israele. Amir compì l’assassinio il giorno del quinto anniversario dell’uccisione di Kahane.

Oltre a fanatici armati, Bar Ilan sfornò una generazione di avvocati kahanisti per difendere terroristi israeliani come Yigal Amir, compresi i suoi compagni di scuola a Bar Ilan, Baruch Ben Yosef e Aviel Leitmar. Dopo un passaggio di sei mesi in prigione nel 1980 per aver ordito un complotto per la distruzione della Cupola della Roccia a Gerusalemme, Ben Yosef terrorizzava i Palestinesi nella zona di Hebron. Poi, nel 1985, insieme a Keith Fuchs commise, secondo l’ FBI, una serie di attentati mortali negli Stati Uniti, compreso quello che costò la vita a Alex Odeh.

Aviel Leitner, contemporaneo di Ben Yosef, era un membrodella cellula terrorista detta TNT che picchiava Palestinesi e dava fuoco alle loro auto e alle loro case, come anche agli uffici del giornale di Gerusalemme Al-Fair.4 Nel 1984, la TNT organizzò una imboscata a un autobus di lavoratori palestinesi che tornavano al loro villaggio a nord di Ramallah, sventagliandolo di proiettili con una mitragliatrice M-16 e ferendo sei persone mentre Leitner aspettava nelle vicinanze con un’auto per la fuga.5

Entrambi i seguaci di origine americana di Kahane, Leitner e Ben Yosef, passarono dal portare attacchi armati contro i Palestinesi a fare gli avvocati per sostenere in tribunale la difesa dei loro compagni estremisti religiosi. Entrambi, dopo un breve periodo in prigione, si iscrissero al dipartimento di Giurisprudenza della Bar Ilan. Con la moglie Nitzana Darshan, incontrata lì, Leitner creò il gruppo Shurat HaDin o Israel Law Center (ILC) una impresa legale molto redditizia. Dopo che Ben Yosef conseguì il diploma in legge a Bar Ilan, i suoi alleati americani fondarono l’Association Center for Civil Justice (ACCJ), uno studio legale cha ha guadagnato milioni di dollari e per anni ha trasferito cospicue somme di denaro a Fuchs, Ben Yosef e altri kahanisti.

Negli anni 2000, l’ACCJ e l’ILC inaugurarono una nuova tattica per spremere multe in denaro dai governi i cui cittadini erano coinvolti in conflitti armati contro Israele. L’ILC, il gruppo di Leitner ha vinto centinaia di milioni di dollari dal governo della Corea del Nord mentre il gruppo ACCJ di Ben Yosef e Fuchs ha ottenuto un pagamento di 1.8 miliardi di dollari dal governo della Libia. Mentre con una mano il gruppo ILC e la ACCJ spremevano denaro dai sostenitori dei terroristi anti-Israele, finanziavano con l’altra gli ex terroristi americani-israeliani.

La ACCJ è attualmente impantanata in processi per bancarotta negli Stati Uniti, mentre lo ILC continua a perseguire fasulle campagne antipalestinesi sul piano legale. In Australia, lo ILC ha chiesto che il governo e alcune associazioni filantropiche cessassero di finanziare una ONG palestinese, sostenendo senza fondamento che avesse legami con il terrorismo e ha fatto causa al capo dipartimento di una università locale che non aveva accettato di raccomandare un candidato di una università israeliana. Negli Stati Uniti, il gruppo ha fatto causa all’ex presidente Jimmy Carter per 5 milioni di dollari, sostenendo che il suo libro Palestina, Pace Non Apartheid, non è basato su fatti oggettivi e quindi viola le leggi di protezione dei consumatori.

Sebbene la ILC non abbia mai vinto nessuna di queste cause, le sue campagne intimidatorie hanno un effetto collaterale su coloro che vengono presi di mira, bollandoli come nemici del popolo ebraico. In alcuni casi, le loro azioni raggiungono il loro principale obiettivo nonostante il fallimento sul piano legale: nel 2011 l’accusa avanzata da ILC che le imbarcazioni dirette a portare aiuti alla striscia di Gaza non avevano i requisiti per navigare, ottenne il blocco di almeno una di esse, mentre le minacce di denunciare chi forniva servizi alla flottiglia intimorirono le compagnie di assicurazione marittime che ritirarono le coperture fornite alle navi.

Nonostante il bando, i kahanisti infiltrano la politica israeliana

Dopo l’assassinio del primo ministro israeliano Itzhak Rabin nel 1995, il suo governo a maggioranza laburista fu sostituito dal partito secolare di destra Likud, guidato da Benjamin Netanyahu che subito nominò gli ex kahanisti Tzahi HaNegbi e Avigdor Liberman in posizioni ministeriali. Ma questo non bastò a saziare gli appetiti dei kahanisti che decisero di spingere ancora più a destra il Likud. La fazione Jewish Leadership (Guida Ebraica) del Likud, fondata dal kahanista di lunga data Shmet Sacket, riuscì a lanciare il proprio candidato Moshe Feiglin come vice presidente della Knesset, dove sostenne che il governo doveva “concentrare” la popolazione civile di Gaza in “tendopoli” fino a quando fosse possibile ricollocarla con la forza.

Un quarto di secolo dopo che il gruppo Jewish Leadership aveva aderito in massa al Likud, la trasformazione di quest’ultimo da gruppo secolare-nazionalista a Yahwista- messianico appare paurosamente vicina a compiersi. Oggi una passata affiliazione al campo kahanista non è più uno stigma nel Likud. May Golan, che si è fatta le ossa come attivista kahanista, è entrata nella lista del Likud di Netanyahu lo scorso anno e rappresenta oggi il partito nella Knesset.

Nel frattempo, il gruppo originario del Kach, per aggirare la legge israeliana si è rifatto il look convertendo il suo nome in Jewish Power, ed è costantemente corteggiato dal resto della destra. Il capo negoziatore di Netanyahu, Natan Eshel, ha persino offerto al capo della fazione un milione di dollari per ritirarsi e trasferire il suo elettorato al Likud, anche se questo accordo negli ultimi tempi è venuto meno. Una fusione del genere avrebbe avuto senso secondo l’analisi di Eshel della base del Likud : “Odiano tutto, e siamo riusciti a far montare questo odio. L’odio è ciò che unisce il nostro campo.”6

La distanza tra il campo kahanista e i partiti che si definiscono di estrema destra religiosa è molto minore. Nel 2019 e 2020 il partito Jewish Home, il portabandiera del campo nazionalista-religioso in Israele, si è accordato per presentarsi alle elezioni in una lista unica con il Jewish Power (nonostante il patto si sia sciolto prima delle ultime elezioni).

Il partito ultraortodosso askenazita United Torah Judaism (UTJ) ci mise un po’ più tempo a unirsi apertamente al Kahanismo. In competizione per la conquista dei voti del proprio elettorato tradizionale, facendo appello al suo attaccamento al Jewish Power e alla guida di Itamar Ben Gvir, lo UTJ, in un video di propaganda diffuso alla vigilia della ultime elezioni, proclamò che “danneggiare Itamar è danneggiare voi stessi” e che, nella lotta per gli obiettivi politici condivisi, “Itamar è quello che lo fa meglio”.

I Kahanisti hanno avuto un successo ancora maggiore nell’entrare nelle stanze del potere a livello locale, dove i loro rappresentanti al consiglio cittadino di Gerusalemme sono stati inclusi nella coalizione di governo fin dal 2013. Nel 2014, il consigliere kahanista Arveh King­ –ora vice sindaco– ricorse ai più popolari argomenti religiosi per incitare un’assemblea di Ebrei religiosi a uccidere i Palestinesi. Più tardi quella stessa notte, un gruppo di Ebrei religiosi mise in atto l’incitamento: rapirono e picchiarono l’adolescente palestinese Mohammad Abu Khdeir, gli versarono benzina in gola e lo uccisero dandogli fuoco dall’interno.

Yonatan Yosef, il candidato kahanista partner di King per le elezioni a Gerusalemme, non è solo uomo di parole, ma anche di azione. Yosef è stato arrestato nel 2000 al seminario religioso kahanista di Gerusalemme, la Yeshiva dell’Idea Ebraica, dove viveva al tempo e dove, secondo lo Shin Bet israeliano, aveva convinto alcuni membri delle truppe ultraortodosse a fornirgli armi e munizioni da usare in attacchi terroristici contro i Palestinesi.7

Yosef se la cavò con un buffetto sulla guancia, grazie all’intervento di Rehavam Ze’evi che, dopo l’uscita di Kahane dalla Knesset nel 1988, ha assunto il compito di principale sostenitore della pulizia etnica dei Palestinesi dal paese. Nel 2000, quando era ministro del governo negli Affari Esteri e stava nel comitato per la Difesa, Ze’evi allertò Yosef dell’intenzione dello Shin Bet di arrestarlo, lasciandogli il tempo di sbarazzarsi della maggior parte delle armi che aveva accumulato, prima che arrivassero le autorità. Yosef è anche un rampollo della principale dinastia rabbinica del paese, i capi del partito ultraortodosso Mizrai Shas. Yosef è il nipote del Rabbino Capo Ovadia Yosef e suo zio è l’attuale Capo Rabbino Yitzhak Yosef, entrambi sostenitori di una legge che proibisca ai non-Ebrei di vivere sul territorio di Israele se non come servitori di Ebrei.

 La dottrina razzista di Kahane ora propagandata dal rabbino Chabad Ginsburgh

La corrente religiosa oggi più vicina alla dottrina kahanista, tuttavia, è probabilmente la più grande setta religiosa ebraica nel mondo: il movimento ultraortodosso Chabad. Quando Kahane era ancora vivo, il Chabad gli forniva un sostegno vitale, aiutandolo ad evitare le investigazioni finanziarie e passandogli tranquillamente i fondi provenienti dagli Stati Uniti.8

Dopo la morte di Kahane, il capo rabbino Yitzchak Ginsburg, anche lui immigrato in Israele dagli Stati Uniti, ha ereditato il posto di Kahane come il più spudorato rabbino razzista del paese. Nel 2010 Ginsburg sponsorizzò la pubblicazione di un influente, feroce trattato religioso scritto da uno dei suoi più importanti discepoli, intitolato The King’s Torah (La Torah del Re), che approva l’espianto di organi da non-Ebrei e l ‘infanticidio (se un Ebreo sospetta che il bambino possa un giorno rappresentare un pericolo).9 I frequenti tributi di Ginsburg alla memoria di Kahane, comprese le ripetute affermazioni che “Kahane aveva ragione“, hanno cementato la lealtà di una terza generazione di kahanisti, compreso l’ultimo nipote suo omonimo, Meir Ettingher, capo dei giovani coloni.

La base del potere di Ginsburgh è un insediamento israeliano che si chiama Yitzhar nella Cisgiordania occupata vicino alla città palestinese di Nablus, dove ha creato un seminario religioso da cui incita gli studenti a frequenti atti di violenza razzista. Uno dei più noti è avvenuto nel 2015 quando il gruppo Ettinger ha dato alle fiamme la casa della famiglia palestinese Dawabshe nel villaggio cisgiordano di Duma. Gli autori si presero il tempo di disegnare graffiti di tipo Chabad sul muro della casa mentre la famiglia moriva bruciata all’interno.

Trenta anni fa, anche se i rabbini israeliani la pensavano come Kahane e Ginsburgh, non avrebbero osato esprimere a voce alta i loro sentimenti e meno ancora pubblicarli e promuoverli. Sotto il governo di Netanyahu, tuttavia, tali sentimenti sono normalmente sostenuti finanziariamente e politicamente dalle istituzioni dello stato d’Israele. Nel 2019, il ministro dell’istruzione israeliano insignì Ginsburgh del premio per la creatività della Torah (Torah Creativity Award) in una cerimonia annuale sponsorizzata dal suo ministero.

Non è sorprendente che le proposte politiche di Ginsburgh di ripulire la Corte Suprema per far passare una legislazione che cancelli i diritti dei non-Ebrei abbiano trovato una buona accoglienza da parte del governo di Netanyahu, raggiungendo massima priorità nella sua agenda legislativa. Quando sarà passata la crisi del COVID-19, neutralizzare il sistema legislativo di Israele con il ricorso a questa “Clausola di Precedenza” (Override Clause) che permette al parlamento di cancellare le proprie norme, sarà sicuramente uno tra i primi obiettivi del prossimo governo di Netanyahu.

Nonostante tutti i suoi successi negli ultimi trent’anni, il movimento kahanista ha fallito nell’uniformarsi a due fondamentali esigenze: produrre un successore di Kahane altrettanto carismatico, e trasformarsi in un movimento di massa in grado di competere nella Knesset con i più grandi partiti politici secolari di destra. L’assenza di un leader del calibro di Kahane non ha impedito alle sue idee di continuare ad essere adottate da una varietà di politici di estrema destra. I principi propugnati dal rabbino Meir Kahane –che una democrazia liberale è una idea aliena e indesiderabile e che i non-Ebrei debbano essere collocati ai livelli bassi della società e preferibilmente del tutto fuori dal grande Israele– sono penetrati in profondità nella opinione corrente della società israeliana. Nei decenni successivi alla sua morte, i seguaci di Kahane hanno trascinato il paese dalla destra all’estrema destra e nei prossimi anni andranno anche oltre. Nell’Israele del 2021, praticare un odio razzista contro i Palestinesi e gli altri non-Ebrei non è un marchio di vergogna, ma d’onore.

David Sheen è un giornalista investigativo che ha scritto reportage da Israele e Palestina negli ultimi dieci anni.

Note

[1] Robert Friedman, “The Sayings of Rabbi Kahane,” The New York Review of Books, 13 febbraio, 1986.

[2] David Sheen, “Decades After a Palestinian American Activist Was Assassinated in California, Two Suspects in His Killing Are Living Openly in Israel,” The Intercept, 6 febbraio, 2020.

[3] Una lista degli assassini e delle vittime, con fonti documentarie, è stata stilata dall’autore e si può trovare qui: https://merip.org/wp-content/uploads/2021/01/Sheen_Footnote_2-Kahanist_Killers_and_Victims_AuthorCompiled.pdf

[4] Robert Friedman, “The Brooklyn Avengers,” The New York Review, 23 giugno 1994.

[5] Ami Pedahzur and Arie Perliger, Jewish Terrorism in Israel(NY: Columbia University Press, 2011) pp. 89–90.

[6] “Netanyahu Aide in Leaked Recording: ‘Hate is What Unites Our Camp,’” The Times of Israel, 29 febbraio, 2020.

[7] Pedahzur and Perliger, Jewish Terrorism in Israel, p. 94.

[8] Robert Friedman, The False Prophet: Rabbi Meir Kahane, From FBI Informant to Knesset Member(Brooklyn: Lawrence Hill Books, 1990) pp. 226–227.

[9] Natan Odenheimer, “The Kabbalist Who Would be King of a New Jewish Monarchy in Israel,” The Forward, 14 ottobre, 2016.

https://merip.org/2021/02/three-decades-after-his-death-kahanes-message-of-hate-is-more-popular-than-ever/

Traduzione di Gabriella Rossetti – AssopacePalestina

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