Quando i soldati israeliani fanno un secondo lavoro come ladri armati

Gen 4, 2021 | Notizie

di  Gideon Levy,

Haaretz, 2 gennaio 2021

Un’immagine dell’incidente in cui Abu Aram è stato ucciso nel villaggio di al-Rakiz, nelle colline a sud di Hebron, il 1° gennaio 2021.

Una rapina a mano armata che si è trasformata in un tentativo di omicidio ha avuto luogo venerdì scorso nel remoto villaggio di Al-Rakiz sulle colline a sud di Hebron. I rapinatori armati, in divisa, hanno cercato di rubare un generatore di energia elettrica in pieno giorno e in piena vista. I rapinatori hanno cercato di caricare il generatore sul loro veicolo mentre i legittimi proprietari, tre pastori disarmati, cercavano di salvare la loro proprietà a mani nude. Il generatore è uno strumento vitale per questi pastori, al cui villaggio non è consentito l’allacciamento alla rete idrica o elettrica. Ecco perché hanno combattuto per tenerselo con tutta la loro scarsa forza.

La scena è continuata per alcuni minuti: i ladri che cercavano di mettere il generatore nel loro veicolo e darsi alla fuga, i pastori che cercavano di recuperarlo. Alcune volte l’hanno strappato ai ladri, che a loro volta l’hanno strappato indietro. Ciascuna parte ha seguito la coreografia di una rapina a mano armata, con imprecazioni e grida disperate come musica di sottofondo.

Poi è arrivata la svolta nella trama: mentre il generatore passava di mano in mano e le maledizioni continuavano, uno dei ladri ha perso la pazienza. Lo Shabbat stava arrivando; voleva partire con il suo bottino. Cosa fa un ladro impaziente? Spara, per chiudere la saga.

Sono stati sparati due colpi; uno ha colpito nel segno. Harun Abu Aram, 24 anni, che aveva lottato con coloro che cercavano di rubare la sua proprietà, è caduto all’indietro. Il rapinatore aveva sparato da meno di due metri, colpendolo alla gola. Abu Aram è stato portato in condizioni critiche in un ospedale di Yatta. I ladri se ne sono andati con il loro bottino.

Naturalmente erano soldati dell’esercito israeliano (IDF). La loro missione eroica consisteva nel derubare i pastori del loro generatore, cosa che l’IDF ha definito “un’operazione di routine di confisca ed evacuazione di una struttura illegale”. Quando andranno in licenza, questi soldati racconteranno sicuramente con orgoglio le loro gesta: rapina a mano armata e tentato omicidio.

Ma l’IDF non dice mai pane al pane. Per fare questo ha un portavoce per coprire, imbiancare e mentire quando necessario. L’insabbiamento questa volta parlava di “un violento tumulto a cui partecipavano 150 Palestinesi”. Un video dell’incidente mostra tre pastori, senza niente in mano, che affrontano cinque soldati armati e cercano di recuperare il loro generatore.

Questo episodio è stato chiamato una “turbativa della pace”, ma la vera turbativa è stato il furto. E poi: “un violento incidente in cui un certo numero di Palestinesi ha usato la forza”. Che fine ha fatto la violenza usata dai soldati? E il furto del generatore?

E poi è arrivata la battuta finale: “Siamo a conoscenza di un reclamo riguardo a un Palestinese che è stato ferito da un colpo di arma da fuoco durante l’incidente”. Il reclamo è riconosciuto. I soldati in piedi accanto alla loro vittima non hanno visto che era stato colpito, non l’hanno visto cadere a terra, l’IDF è solo “a conoscenza del reclamo” in tal senso. È già stato stabilito che non ci sono colpevoli, responsabilità, scuse e nemmeno tristezza.

A maggio, i soldati hanno sparato in faccia a un ragazzo di 17 anni, uccidendolo, mentre era in piedi con le sue sorelle, lontano, sul tetto della loro casa nel campo profughi di Al-Fawwar, a guardare gli eventi nella strada sottostante. Zaid Qaisia ​​aveva sognato di diventare un cantante. L’unità del portavoce dell’IDF ha riferito così l’uccisione criminale del ragazzo: “Dopo l’operazione c’è stato un rapporto riguardo a un Palestinese morto.” Questa volta non c’era “reclamo”, solo un “rapporto”, ma il rapporto dell’IDF non era meno crudele, agghiacciante e senza cuore.

Anche il 30 gennaio dello scorso anno l’esercito ha sparato alla testa a un ragazzo a Kafr Qaddum. Mohammed Shatawi, 14 anni, è diventato un vegetale. Cosa ha detto il portavoce dell’IDF sul comportamento dell’organizzazione di cui gestisce le pubbliche relazioni? “Siamo a conoscenza di un reclamo su un Palestinese che è stato ferito da un proiettile di gomma”. Anche quando la vittima è un bambino. Forse non è stato colpito, forse si è sparato da se stesso. Dopotutto, c’è solo un “reclamo”.

Un crimine scioccante è avvenuto due giorni fa ad al-Rakiz: c’è il video, disponibile online. Quando il portavoce dell’IDF copre l’esercito in questo modo, è complice di un crimine. Ma quando il portavoce dell’IDF insabbia in questo modo, i soldati sanno che non è successo niente di terribile. Possono contare sui loro collaboratori –la maggior parte dei giornalisti militari– che non faranno troppe storie. Dopo tutto, non è successo niente. Niente.

https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-witness-troops-shot-palestinian-when-he-tried-to-stop-them-from-seizing-a-generator-1.9417620

Traduzione di Donato Cioli – AssopacePalestina

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