Rapporto OCHA 8 – 21 dicembre 2020

Dic 27, 2020 | Notizie, Rapporti Palestina OCHA

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi occupati

per il periodo  8 – 21 dicembre 2020.

La versione in italiano dei rapporti ONU OCHA è a cura dell’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli: https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

Nota per chi ha poco tempo: gli aspetti salienti di ciascuna notizia sono scritti in grassetto

  di seguito il testo completo del Rapporto (892 parole)

Il 21 dicembre, nella Città Vecchia di Gerusalemme, un 17enne palestinese di Qabatiya (Jenin), secondo quanto riportato, ha aperto il fuoco contro una postazione di polizia ed è stato successivamente colpito e ucciso dalle forze israeliane che lo avevano inseguito. È stato anche riferito che un agente di polizia è caduto durante l’inseguimento, ferendosi in modo leggero.

Il 20 dicembre, una donna israeliana è stata trovata morta in un bosco vicino all’insediamento colonico di Tal Menashe (Jenin), dove ella viveva; le autorità israeliane sospettano che sia stata aggredita da un palestinese. I media israeliani ritengono questo caso conseguente ad una serie di lanci di pietre e aggressioni fisiche da parte di coloni israeliani contro palestinesi (per lo più antecedenti al periodo di riferimento).

In Cisgiordania, nel corso di molteplici scontri con forze israeliane sono rimasti feriti un totale di 73 palestinesi, compresi 16 minori [seguono dettagli]. La maggior parte dei feriti (57) sono stati registrati a Kafr Qaddum (Qalqiliya), Al Mughayyir e Kafr Malik (Ramallah), durante proteste contro le attività di insediamento colonico. Quattordici palestinesi sono rimasti feriti nelle città di Tulkarm e Nablus e nel villaggio di Jaba’ (Jenin), nel corso di scontri verificatisi durante operazioni di ricerca-arresto; altri due sono stati feriti vicino a Jenin, mentre cercavano di entrare in Israele attraverso varchi della Barriera. Dei palestinesi feriti durante questo periodo, 10 sono stati colpiti da proiettili di armi da fuoco, 17 da proiettili di gomma e 40 sono stati curati per inalazione di gas lacrimogeni.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno effettuato 183 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 154 palestinesi. La maggior parte delle operazioni sono state registrate nei governatorati di Nablus (39), Tulkarm (35), Gerusalemme (28) ed Hebron (23).

Ad est della città di Gaza, una abitazione, situata a circa un chilometro dalla recinzione perimetrale con Israele, è stata colpita e gravemente danneggiata da un proiettile di carro armato israeliano; a quanto riferito, il colpo è stato sparato accidentalmente. Nelle aree [di Gaza] adiacenti la recinzione perimetrale e al largo della costa di Gaza, presumibilmente per far rispettare le restrizioni di accesso, le forze israeliane hanno aperto il fuoco d’avvertimento in almeno 22 occasioni. Per due volte i bulldozer israeliani [sono entrati nella Striscia ed] hanno spianato terreni a ridosso della recinzione. A circa 100 metri dalla recinzione [all’interno della Striscia], le forze israeliane hanno collocato cartelli che vietano agli agricoltori palestinesi la coltivazione dei terreni prossimi alla recinzione, pena la rimozione forzosa delle colture.

A motivo della mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, sono state demolite o sequestrate un totale di 21 strutture di proprietà palestinese, sfollando 14 persone e creando ripercussioni su oltre 100 [seguono dettagli]. Due case sono state sequestrate in due Comunità beduine (Abu Nuwar e Az Za’ayyem Za’atreh) situate nell’Area C del governatorato di Gerusalemme; tali Comunità si trovano all’interno, o nelle vicinanze, di un’area (E1) su cui Israele ha pianificato una vasta espansione di insediamenti [colonici]. Altre 16 strutture sono state demolite o sequestrate in diverse zone dell’Area C, sette delle quali interessano un’altra Comunità beduina (Ras ‘Ein al’ Auja) situata nella Valle del Giordano. Le restanti tre strutture, in Gerusalemme Est, sono state demolite direttamente dai loro proprietari per evitare maggiori spese e multe. Dal 2009, anno in cui OCHA ha iniziato a documentare sistematicamente questa pratica, il 2020 ha registrato un numero di strutture demolite inferiore solo a quello del 2016.

Nei pressi del villaggio di Suba (Hebron), le forze israeliane hanno spianato con bulldozer circa 3 ettari di terreno agricolo, sulla base del fatto che era stato dichiarato [da Israele] “terra di stato”. Durante l’operazione sono stati sradicati o danneggiati circa 930 ulivi, viti, mandorli e fichi d’india; danneggiati anche terrazzamenti agricoli, pali metallici, recinzioni e un cancello. I mezzi di sussistenza di otto famiglie sono stati colpiti.

Otto palestinesi, tra cui tre minori, sono stati feriti e almeno 740 alberi e alberelli di proprietà palestinese sono stati danneggiati da autori ritenuti coloni israeliani [seguono dettagli]. In tre distinti episodi, coloni israeliani hanno aggredito fisicamente contadini palestinesi della comunità di Susiya, costringendoli ad abbandonare il loro terreno e ferendo un ragazzo e un anziano; questa è una delle molteplici comunità dell’Area C a rischio di trasferimento forzato. In altri tre episodi simili sono rimasti coinvolti agricoltori e altri residenti del villaggio di Kisan (Betlemme). Dopo la morte della donna israeliana [vedere 2° paragrafo], tre palestinesi sono stati feriti vicino a Hebron: un ragazzo e suo padre all’incrocio di Beit ‘Einun e un pastore vicino all’insediamento colonico di Asfar. Gli altri tre degli otto feriti palestinesi sono stati aggrediti fisicamente a Gerusalemme Est, nella Valle del Giordano e a Nablus. La vandalizzazione di circa 740 tra alberi e alberelli [vedere inizio paragrafo] è avvenuta nel corso di cinque episodi: uno di questi si è verificato nella Comunità di Khallet Athaba’ (Hebron), dove, tra ulivi e mandorli, sono stati danneggiati 400 alberi. Dall’inizio del 2020, almeno 8.550 alberi sono stati danneggiati da persone riconosciute, o ritenute, coloni israeliani.

Secondo fonti israeliane, due israeliani sono rimasti feriti e 17 veicoli israeliani, in viaggio sulle strade della Cisgiordania, sono stati danneggiati dal lancio di pietre e bottiglie di vernice ad opera di persone ritenute palestinesi.

Il 21 dicembre, a est di Ramallah, un ragazzo israeliano di 16 anni è deceduto e altri quattro coloni sono rimasti feriti per lo schianto della loro auto, inseguita dalla polizia israeliana; secondo quanto riferito, le autorità israeliane sospettavano che gli occupanti avessero lanciato pietre contro auto palestinesi.

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