La parlamentare USA Betty McCollum parla alle Nazioni Unite: “Sono legittimi i sogni del popolo palestinese di libertà, giustizia, uguaglianza e autodeterminazione”

Nov 15, 2020 | Info dal mondo, Notizie

di: Betty McCollum,

Mondoweiss, 13 novembre 2020.  

La mia speranza è che i parlamentari di tutto il mondo trovino propositi comuni e lavorino insieme, in solidarietà con il popolo palestinese.”

La parlamentare USA Betty McCollum (AARON LAVINSKY, DML – STAR TRIBUNE)

Buon giorno. Ho il piacere di unirmi a voi oggi da Saint Paul, in Minnesota.

Ambasciatore Niang, sono grata per l’invito a condividere con il Comitato i miei sforzi per promuovere i diritti del popolo palestinese.

Ambasciatore Mansour, la prego di accettare i miei più calorosi saluti.

Ed è un onore unirmi ai miei colleghi parlamentari, l’onorevole Maria Arena e l’onorevole Mandla Mandela.

Come membro della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, io sono una voce e un voto che rappresenta un collegio elettorale di 700.000 persone. Sono anche parte di un piccolo gruppo di Membri del Congresso che sostengono i diritti dei Palestinesi.

I Palestinesi meritano pace, sicurezza, diritti umani e diritto all’autodeterminazione. Meritano anche un futuro di speranza, opportunità e prosperità.

Anche il popolo di Israele merita pace e sicurezza. E, come sapete, il governo degli Stati Uniti sussidia la sicurezza di Israele con miliardi di dollari in assistenza militare, una politica fortemente sostenuta dal Congresso.

Fino a poco tempo fa, il mio governo ha anche fornito assistenza economica e umanitaria ai Palestinesi, al fine di promuovere le condizioni per una pace negoziata giusta e definitiva. L’obiettivo era una soluzione a due Stati con uno Stato palestinese indipendente. Promuovere la pace e la sicurezza degli Israeliani e dei Palestinesi era la politica degli Stati Uniti.

Sotto il presidente Trump, quella politica non esiste più. L’amministrazione Trump ha espulso i diplomatici palestinesi da Washington e ha tagliato l’assistenza economica al popolo palestinese. Il mio governo non solo ha abbandonato il popolo palestinese, ma ha inflitto loro ulteriori sofferenze. Inclusi ora i suoi sforzi per annettere permanentemente terre palestinesi.

Il presidente della mia nazione ha infranto la fiducia e ha abbandonato i valori condivisi internazionalmente su problemi dove esiste un consenso quasi universale: diritti umani, cambiamento climatico e promozione di una pace giusta in Medio Oriente. Queste azioni hanno causato un danno significativo alle tradizionali relazioni e alla reputazione del mio Paese nel mondo.

Eppure, in politica, il cambiamento è possibile. Il fatto che un nuovo presidente degli Stati Uniti –Joe Biden– si insedierà a gennaio ci dà speranza. Gli Stati Uniti lavoreranno di nuovo con la comunità mondiale, non contro di essa.

Guarire i danni e il tradimento inflitto ai Palestinesi dal presidente Trump sarà difficile. Se possibile, richiederà alla nuova amministrazione di mettere al primo posto un nuovo impegno diplomatico rispettoso e sostanziale con l’Autorità Palestinese e con la società civile palestinese. Le azioni intraprese mostreranno nel tempo se la fiducia sarà stata ristabilita.

E quando l’Amministrazione Biden sarà attiva, il popolo palestinese meriterà risposte alle sue domande: dopo decenni di occupazione militare, violazioni dei diritti umani, espansione degli insediamenti, demolizioni di case, e un apartheid de facto, il governo israeliano è interessato veramente a una pace giusta? 

E poi un altro interrogativo: le azioni congiunte dell’amministrazione Trump e del governo israeliano, insieme al fallimento della comunità internazionale a proteggere i diritti dei Palestinesi, hanno spento davvero ogni prospettiva di autodeterminazione dei Palestinesi?

Queste sono domande che riflettono la realtà, una realtà a cui devono far fronte tutte le persone  che credono nella pace, nella giustizia, nell’uguaglianza e nella sicurezza per il popolo palestinese e per Israele.

I miei sforzi di promuovere i diritti dei Palestinesi sono iniziati nel 2013, quando cadde sotto la mia attenzione un Rapporto dell’UNICEF. Il titolo era “Bambini in detenzione militare israeliana”. Il rapporto dichiarava: “Il maltrattamento dei bambini palestinesi nel sistema di detenzione israeliano appare diffuso, sistematico e istituzionalizzato.”

Io mi fido di UNICEF e quel rapporto mi ha aperto gli occhi.

Gli abusi e la tortura sistematici di Israele si sono protratti per anni. Nella Cisgiordania occupata, migliaia di Palestinesi tra i 12 e i 17 anni sono stati presi dalle loro case nel pieno della notte dai soldati israeliani.

Questi minori vengono interrogati senza la presenza dei genitori o dei legali; vengono maltrattati emotivamente, psicologicamente e fisicamente; e poi trattenuti per settimane e mesi in detenzione preventiva, spesso illegalmente trasferiti in prigioni e centri di detenzione in Israele. I tribunali militari israeliani non sono indipendenti o imparziali.

I bambini affrontano giudici militari che sono ufficiali in servizio attivo o in servizio di riserva nell’esercito israeliano. In questo contesto, indipendentemente dalla loro colpevolezza o innocenza, i bambini palestinesi si dichiarano quasi sempre colpevoli perché quella è la via più veloce per uscire dal sistema.

Il diritto internazionale e gli standard internazionali di giustizia minorile prescrivono che la detenzione vada usata solo come misura di extrema ratio. Il miglior interesse del bambino deve costituire la considerazione primaria in tutte le azioni che coinvolgono una persona sotto i 18 anni.

Quando per un giovane diventa normale essere un bersaglio per arresti, maltrattamenti, negazione del consulente legale durante un interrogatorio ed essere trattenuto in detenzione preventiva, non c’è giustizia e il sistema non è giusto.

Il sistema di detenzione israeliano per i minori è brutale, crudele e non necessario. È un’arma dell’occupazione militare che impone un trauma collettivo e che ha lo scopo di controllare le famiglie palestinesi. È una  palese violazione del diritto internazionale umanitario. E non ha nulla a che vedere con la sicurezza israeliana.

Nel 2017 e più di recente nel 2019, ho sottoposto al Congresso una legge dal titolo: “Promuovere i diritti umani dei bambini palestinesi che vivono sotto l’occupazione militare israeliana” (H.R. 2407). Questa legge pone delle condizioni all’assistenza che gli USA forniscono in materia di sicurezza ad ogni Paese, incluso Israele, e vieta di usare i dollari delle tasse americane per sostenere o consentire la detenzione militare dei bambini palestinesi.

È la prima legge mai proposta al Congresso per promuovere o proteggere i diritti dei Palestinesi ed è improbabile che venga approvata. Ma questa proposta di legge ha 26 colleghi che coraggiosamente la co-sponsorizzano ed ha il sostegno di quasi 50 organizzazioni per i diritti umani e della società civile, insieme a organizzazioni confessionali che rappresentano Ebrei, Musulmani e Cristiani. Noi stiamo usando questa legge per organizzare e attivare la società civile a informare e fare pressione sul legislatore, in un tempo in cui ingiustizie razziali sistemiche e disparità sono problematiche prioritarie. 

Un altro problema che preoccupa non poco è la minaccia di ulteriori annessioni israeliane di terre palestinesi. Elemento centrale della politica israeliana per un certo periodo, l’annessione continua a rappresentare una minaccia diretta per i Palestinesi e per il loro diritto all’autodeterminazione.

Poiché l’amministrazione Trump ha avuto un ruolo nel favorire tutto questo, nell’agosto del 2020 ho proposto al Congresso una legge dal titolo “Non-riconoscimento dell’annessione israeliana” (H.R. 8050). La proposta di legge proibisce a ogni Agenzia o Dipartimento del governo degli Stati Uniti di estendere assistenza o legittimazione a qualunque area della Cisgiordania occupata che fosse annessa da Israele.

Sebbene rivoluzionarie, le mie azioni sono in verità piuttosto limitate. Io sto semplicemente lavorando per assicurare che gli obblighi degli Stati Uniti sia nel diritto nazionale che internazionale siano rispettati e mantenuti.

Queste due proposte di legge sono anche finalizzate a mandare un messaggio chiaro, un messaggio ai miei colleghi, al popolo americano e al popolo palestinese. Nel Congresso USA, dove i diritti palestinesi sono ignorati, voglio che il mondo sappia che ci sono anche leader politici americani che rispettano i diritti e la dignità del popolo palestinese.

I sogni dei Palestinesi di libertà, giustizia, uguaglianza e autodeterminazione sono legittimi. Ogni madre e ogni padre palestinese vuole per il proprio figlio una vita libera dall’occupazione militare e dalla discriminazione sistematica. E la vita di ogni ragazzo palestinese è preziosa.

Io spero che i parlamentari di tutto il mondo trovino propositi comuni e lavorino insieme, in solidarietà con il popolo palestinese. I parlamentari hanno il potere di indirizzare l’attenzione e promuovere politiche rispettose dei diritti, rafforzare un dialogo costruttivo e lavorare verso un futuro più pacifico per il popolo palestinese e per il popolo israeliano.

Sarò ben lieta di collaborare e lavorare con i colleghi parlamentari in tal senso.

Ambasciatore Niang, sono estremamente grata a questo Comitato delle Nazioni Unite per avermi dato l’opportunità di condividere i miei pensieri e il mio lavoro.

Grazie.

Betty McCollum è una parlamentare del partito Democratico membro del Congresso USA per lo stato del Minnesota.

Traduzione di Cecilia De Luca – AssopacePalestina

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