Rashid Khalidi: l’accordo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti per normalizzare le relazioni è un nuovo capitolo nella Guerra dei 100 anni contro la Palestina

Ago 24, 2020 | Riflessioni

Democracy Now!, 14 agosto 2020

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In un accordo, mediato dagli Stati Uniti, Israele e gli Emirati Arabi Uniti hanno concordato di normalizzare completamente le relazioni dopo anni di lavoro segreto per contrastare l’Iran e per altre questioni. In base all’accordo, Israele ha anche accettato di fermare temporaneamente i piani di annessione dei Territori Palestinesi Occupati in Cisgiordania, piani che erano già stati sospesi per la disapprovazione internazionale. Ne abbiamo parlato con Rashid Khalidi, che ricopre la cattedra “Edward Said” di Studi arabi moderni alla Columbia University, secondo il quale l’accordo è stato falsamente definito come un accordo di pace. “Non ha nulla a che fare con la pace”. “Al contrario, rende molto, ma molto più difficile la possibilità di una pace giusta, equa e sostenibile”.


Questa è una trascrizione non rivista del colloquio con Rashid Khalidi e potrebbe non essere nella sua forma finale.

AMY GOODMAN: Questo è Democracy Now!, democracynow.org, The Quarantine Report. Io sono Amy Goodman.

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Amy Goodman

Israele e gli Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto un accordo che pienamente normalizza le loro relazioni dopo anni di segreta collaborazione sul contrasto all’Iran e su altre questioni. In base all’accordo, Israele ha accettato di fermare temporaneamente i piani di annessione della Cisgiordania, piani che a quanto pare erano già stati sospesi a causa della condanna internazionale. Gli Emirati Arabi Uniti sono il primo paese arabo del Golfo a normalizzare le relazioni con Israele e il terzo nel mondo arabo, dopo Egitto e Giordania. 

Giovedì il Presidente Trump ha annunciato l’accordo Emirati Arabi Uniti-Israele durante un evento nell’Ufficio Ovale, affiancato dall’ambasciatore USA in Israele David Friedman, suo ex avvocato fallimentare, dal Segretario al Tesoro Steven Mnuchin e dal genero Jared Kushner.

Parole del presidente DONALD TRUMP: Unendo due dei partner a noi più vicini e più capaci della regione, cosa che si riteneva non potesse essere fatta, questo accordo è un passo significativo verso la costruzione di un Medio Oriente più pacifico, sicuro e prospero. Ora che il ghiaccio è stato rotto, mi aspetto che altri Paesi arabi e musulmani seguano l’esempio degli Emirati Arabi Uniti.

AMY GOODMAN: L’Autorità Palestinese ha respinto e denunciato l’accordo trilaterale e ha richiamato il suo ambasciatore negli Emirati Arabi Uniti. Nel frattempo, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ammesso che Israele può ancora annettere la Cisgiordania.

Parole del primo ministro BENJAMIN NETANYAHU (tradotte dall’ebraico): Non ci sono modifiche al mio piano di applicare la nostra sovranità in Giudea e Samaria, in pieno coordinamento con gli Stati Uniti. Ho preso questo impegno. E non è cambiato. Vi ricordo che sono stato io a mettere sul tavolo la questione della sovranità in Giudea e Samaria. La questione continua a rimanere sul tavolo.

AMY GOODMAN: Critici americani dell’occupazione israeliana hanno condannato l’accordo. La deputata democratica Rashida Tlaib, la prima donna palestinese deputata, ha twittato: “Non ci faremo prendere in giro da un altro accordo Trump-Netanyahu. Non brinderemo a Netanyahu per non aver rubato la terra che già controlla, in cambio di un contratto d’affari truccato. Il cuore della questione, l’annessione formale, non è mai stata pianificata ma l’apartheid continua e devastante”, ha dichiarato.

Nel frattempo, Medea Benjamin del CodePink avverte che l’accordo mira a rafforzare “l’alleanza Israele-USA-Golfo contro l’Iran”.

Ci raggiunge ora Rashid Khalidi, che ricopre la cattedra “Edward Said” di Studi arabi moderni alla Columbia University, autore di diversi libri, tra cui l’ultimo The Hundred Years’ War on Palestine.

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Rashid Khalidi

Professor Khalidi, grazie per essersi unito a noi. Qual è la sua reazione di fronte a questo annuncio a sorpresa di ieri?

RASHID KHALIDI: Beh, in un certo senso, è un’altra campagna nella guerra dei cento anni contro la Palestina. È una grande vittoria per i reazionari arabi. È una grande vittoria per il governo annessionista di Israele. È anche una spinta per il presidente Trump. Il regime di Trump, uno dei più autoritari della storia americana, ha ora ottenuto una vittoria diplomatica.

Ma non vedo cosa abbia ha a che fare con la pace. Gli Emirati Arabi Uniti non sono mai stati in guerra con Israele. Al contrario, questo annuncio rende molto ma molto più difficile la possibilità di una pace giusta, equa e sostenibile.

AMY GOODMAN: Allora, è rimasto sorpreso da questo annuncio? E può spiegarci come è avvenuto? E come commenta la denuncia e il rifiuto dell’accordo da parte della leadership palestinese?

RASHID KHALIDI: Ebbene, ciò è avvenuto in parte a causa della reazione contro il piano Trump-Netanyahu di annettere apertamente i territori che, come ha detto Rashida Tlaib, sono già sotto il controllo israeliano e che Netanyahu, come ha dichiarato, ha ancora in animo di annettere. Ma il contraccolpo è stato così grave che sia Trump sia Netanyahu sono stati obbligati a ricalibrare il piano.

E questo è qualcosa che si è sempre tentato di fare, cioè di portare le monarchie più reazionarie, più assolute del mondo in un’aperta alleanza pubblica con Israele, ciò che fa parte dell’ossessione di Netanyahu e Trump verso l’Iran, ma da cui anche questi regimi sono ossessionati, regimi che non dipendono dal consenso dei governati, che non hanno alcun tipo di legittimità interna e che sono antidemocratici. Sono le forze che combattono contro la democrazia in tutto il mondo arabo. Gli Emirati Arabi Uniti non sono una forza di pace. Sono in guerra con il popolo dello Yemen. Sono in guerra in Libia. Non sono mai stati coinvolti in una guerra con Israele.

Quindi, si sta rendendo palese una relazione segreta. Questo rende ancora più evidente un’alleanza contro l’Iran, che è il sogno proibito sia di Netanyahu sia di Trump, agitare l’Iran davanti agli occhi della gente per distrarla da altre dittature reazionarie o monarchie assolute. Queste monarchie sono così reazionarie che Enrico VIII e Luigi XIV sembrano Tom Paine e Robespierre. Sono le monarchie più assolute del mondo di oggi. Il fatto che gli Stati Uniti le sostengano è una vergogna assoluta.

AMY GOODMAN: Ebbene, giovedì è stato chiesto al presidente Trump se Israele possa ancora annettere la Cisgiordania. Questo è quello che ha detto.

Parole del REPORTER: Il primo ministro Netanyahu è stato abbastanza chiaro oggi, durante la sua conferenza stampa: ritiene che si tratti di una sospensione temporanea e che la questione sarà ancora aperta in futuro. Le chiedo cosa pensa che dovrebbe fare. Dovrebbe effettivamente … ?

Risposta del presidente DONALD TRUMP: No, adesso tutto quel che posso dire è: la cosa non è in discussione. Quindi non posso parlare di qualcosa che sta nel futuro; sarebbe una grossa affermazione. Ma al momento è non è sul tavolo. È un’affermazione corretta, signor Ambasciatore?

Ambasciatore DAVID FRIEDMAN: Sì, la parola “sospendere” è stata scelta attentamente da tutte le parti. “Sospendere” per definizione – cercatela nel dizionario – significa “fermare temporaneamente”. Ora è fuori dalla discussione, ma non lo è permanentemente.

AMY GOODMAN: Allora, questo è l’ambasciatore USA in Israele a margine della conferenza stampa. Si tratta di David Friedman, l’ex avvocato fallimentare del…

RASHID KHALIDI: Giusto.

AMY GOODMAN: …presidente Trump. Rashid Khalidi, il presidente Trump ha detto, “Volevo che si chiamasse Accordo Donald J. Trump”. Il consigliere della sicurezza nazionale, Robert O’Brien, ha detto che il presidente Trump dovrebbe essere il primo candidato al premio Nobel per la Pace.

RASHID KHALIDI: Beh, come ho detto, gli Emirati Arabi Uniti non sono mai stati coinvolti in una guerra con Israele. Al contrario, le difese aeree degli Emirati, le loro difese missilistiche, sono fabbricate in Israele e sono probabilmente controllate da Israele. Quindi, questo è in pratica un alleato di Israele. Lo è sempre stato. Ora è stato reso pubblico.

Qualsiasi cosa dicano il Presidente e il suo Ambasciatore in Israele, io prendo per buone le parole di Netanyahu. Non ci sono cambiamenti nei suoi piani. L’ha detto lui. Lei ha fatto vedere un filmato in ebraico su di lui. Continueranno la colonizzazione della Cisgiordania che è ora in corso. Continueranno assolutamente a controllarla. Israele continuerà a essere l’unico potere sovrano tra il Mediterraneo e il fiume Giordano. E continuerà la sua politica discriminatoria per cui gli Israeliani hanno un certo tipo di leggi e i Palestinesi, sotto occupazione, hanno fondamentalmente la legge della giungla, cioè l’occupazione militare, i tribunali militari in cui tutti sono sempre colpevoli e in cui circa il 20% della popolazione palestinese è stato mandato in prigione. Quindi, stiamo parlando di un regime autoritario che sarà sostenuto e portato avanti da questo accordo. Questa non è pace. Questa è la continuazione della colonizzazione e dell’occupazione, qualunque cosa dica il Presidente.

AMY GOODMAN: Anche Brian Hook, l’inviato speciale uscente per l’Iran del Dipartimento di Stato, è intervenuto giovedì alla Casa Bianca.

Parole di BRIAN HOOK: La pace tra Arabi e Israeliani è il peggior incubo dell’Iran. E nessuno più dell’Iran ha operato per intensificare il conflitto tra Arabi e Israeliani. E quel che oggi vediamo è un nuovo Medio Oriente. Le linee di tendenza sono molto diverse oggi. E noi vediamo che il futuro sta molto nel Golfo e nell’alleanza con Israele. Nel passato, stava nel regime iraniano.

AMY GOODMAN: Nel frattempo, Medea Benjamin del CodePink ha messo in guardia che l’accordo mira a rafforzare “l’alleanza Israele-USA-Golfo contro l’Iran”.

RASHID KHALIDI: Giusto, giusto. Mi fa piacere che lei abbia mandato in onda quella clip di Brian Hook, perché una delle più grandi falsità che questa gente cerca di spacciare è l’idea che ci sia un conflitto tra gli Arabi e l’Iran. C’è invece un conflitto tra regimi non rappresentativi e antidemocratici e l’Iran.

L’opinione pubblica araba considera Israele un grande pericolo. Ci sono sondaggi ogni due anni, condotti dal Centro Arabo, che mostrano come in una dozzina di paesi arabi, gli Arabi, il popolo, nella maggior parte non rappresentato da queste dittature e monarchie assolute, considera l’Iran una minaccia minore. È un problema, ma non il primo dei problemi.

Per questi regimi, che non hanno una legittimità interna, che non dipendono dal consenso dei governati, ovviamente l’Iran è un problema. Inoltre, hanno bisogno degli Stati Uniti e di Israele perché non possono difendersi nemmeno contro il loro popolo, figuriamoci contro le minacce esterne, perché non hanno legittimità interna.

Quindi, credo che non si tratti di qualcosa tra gli Arabi e l’Iran. È qualcosa tra regimi arabi non rappresentativi e non democratici, in particolare le monarchie assolute del Golfo, e l’Iran.

AMY GOODMAN: Naturalmente il presidente Trump si sente un po’ sotto attacco. L’ex vice presidente, il probabile candidato alla presidenza democratica del 2020, Joe Biden ha reagito all’accordo di Trump per il Medio Oriente dicendo in una dichiarazione: “L’offerta degli Emirati Arabi di riconoscere pubblicamente lo Stato di Israele è un atto politico gradito, coraggioso e assolutamente necessario […] L’annessione sarebbe un duro colpo per la causa della pace, ed è per questo che mi oppongo ora e mi opporrò ad essa come presidente”. Come commenta la posizione dei Democratici?

RASHID KHALIDI: Beh, penso che la leadership del Partito Democratico, da Biden alla senatrice Harris alle persone che lo gestiscono, i vari Schumer, Pelosi, i Clinton e gli Obama, sono in ritardo sui tempi. Il Partito Democratico, la sua base, le persone che voteranno per i Democrati e, se tutto andrà bene, sconfiggeranno Trump a novembre e si riprenderanno il Senato e aumenteranno le tendenze progressiste alla Casa Bianca, non la pensano così. Credono fermamente che Israele dovrebbe essere sanzionata per le sue violazioni dei diritti umani palestinesi. Non hanno la posizione che ha la leadership del Partito Democratico.

Perciò molto lavoro sarà necessario per costringere la leadership a fare quel che vuole la gente, cioè la loro gente, quelli che li metteranno al potere col voto se dovessero vincere a novembre. Loro non rappresentano quelli che affermano di rappresentare, almeno su questo punto. E servirà molta pressione su queste persone che sono fondamentalmente impantanate nelle passate posizioni del Partito Democratico, che sono sempre state cieche di fronte alle colpe di Israele e nei confronti dei Palestinesi.

Questa non è una novità e, sfortunatamente, è stata ulteriormente consolidata dalla nomina di Biden e Harris per il Partito. C’erano diversi altri candidati, ovviamente il senatore Sanders e la senatrice Warren, ma anche altri che avevano posizioni più sfumate, molto più in sintonia con la base del Partito Democratico su questo punto, sulla questione della Palestina. Quindi, sarà necessario molto lavoro per costringere una leadership, che è, come ho detto, completamente cieca alle colpe di Israele e non vede i Palestinesi, a fare la cosa giusta.

AMY GOODMAN: Nella Striscia di Gaza, proprio mentre questo accordo veniva annunciato, carri armati e aerei da guerra israeliani hanno attaccato i quartieri palestinesi durante la notte per la quarta volta questa settimana. Israele ha detto che i raid erano rappresaglie per i palloni incendiari lanciati da Hamas. Un missile israeliano ha colpito una scuola elementare delle Nazioni Unite nell’affollato campo profughi di al-Shati, ma non è esploso, provocando l’evacuazione. Questa è la reazione di una studentessa di 12 anni, Lianne Al-Musawabi:

Parole di LIANNE AL-MUSAWABI: [tradotto] Ero sconvolta. Sono arrivata a casa e ho detto a mia madre cosa era accaduto, e piangevo, “Perché colpiscono la scuola?”

AMY GOODMAN: Professor Khalidi, vede una connessione tra l’annuncio dell’accordo e ciò che accade a Gaza ora, e che significato gli dà?

RASHID KHALIDI: Ebbene, Israele è impegnato in quello che un tempo un Israeliano chiamava “falciare l’erba”, sa, bombardare periodicamente Gaza, usare periodicamente una forza soverchiante contro i Palestinesi, in parte per mantenere i Palestinesi divisi, che è un obiettivo israeliano, e destabilizzare Hamas.

Israele e Hamas sono stati impegnati in un negoziato segreto per buona parte dell’anno, o anche di più, con l’obiettivo di arrivare a un vero e proprio cessate il fuoco, in cambio del quale Israele toglierebbe alcune delle sue incredibili restrizioni al movimento e al trasferimento di beni entro e fuori la Striscia di Gaza. E questo fa parte di quello scambio tra la schiacciante forza usata da Israele e la molestia relativamente minore dei palloni che bruciano qualche raccolto. Così, Israele bombarderà con bombe e missili mentre ciò che gli arriva da Gaza è ben poca cosa in confronto.

Non credo che tutto ciò sia collegato a questo più ampio accordo che coinvolge gli Emirati. Fa parte di una politica di divide et impera che Israele ha adottato da lungo tempo e che la divisione palestinese favorisce. Così, i leader palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, che rifiutano di mettere gli interessi del popolo palestinese sopra il loro ristretto interesse personale, stanno facendo il gioco di Israele – entrambi, purtroppo – e meritano di essere sanzionati dal popolo palestinese per la loro cecità.

AMY GOODMAN: E c’è anche il presidente Trump così come il primo ministro Netanyahu che sono sotto un feroce attacco per come affrontano la pandemia. Migliaia di Israeliani sono scesi in piazza per protestare contro Netanyahu. È una delle peggiori epidemie del mondo. Vede una relazione con quel che accade ora, con questo annuncio? E poi, come andrà a finire? Pensa che accadrà qualcosa prima delle elezioni negli Stati Uniti? E come crede che risponderanno gli Americani?

RASHID KHALIDI: Se penso che l’annessione avverrà? È questa la sua domanda, Amy?

AMY GOODMAN: No. Pensa che questo accordo verrà firmato?

RASHID KHALIDI: Oh, l’accordo con gli Emirati. Oh, sì, assolutamente. Trump lo vede come un fiore all’occhiello e così pure Netanyahu. Entrambi stanno affrontando un’enorme opposizione pubblica per la terribile gestione della pandemia, per la spaventosa gestione delle questioni economiche, per non parlare della discriminazione razziale e della brutalità della polizia negli Stati Uniti, e per non parlare della questione palestinese e dell’oppressione di milioni e milioni di Palestinesi da parte di Israele, nel caso di Israele. Quindi entrambi hanno su di loro un’enorme pressione che viene dalle piazze. Noi abbiamo manifestazioni per le strade e ci sono manifestazioni in Israele.

Entrambi i governanti hanno tendenze autocratiche, credo che vorrebbero essere Mohammed bin Zayed o Mohammed bin Salman in Arabia Saudita, dove potrebbero governare semplicemente per decreto. E il presidente Trump si muove verso questo, lo sta tentando, mentre Netanyahu si muove anch’egli nella stessa direzione. Entrambi subiscono un’enorme pressione dal basso. E questo accordo è visto da entrambi, in termini di opinione pubblica interna, come un elemento di distrazione.

AMY GOODMAN: Leggo questo sul New York Times: Dennis Ross, l’ex negoziatore per il Medio Oriente delle amministrazioni repubblicane e democratiche, ha detto che un’altra esca che ha attratto gli Emirati era la possibilità di ottenere quelle armi d’avanguardia che hanno cercato a lungo, ma che gli Stati Uniti vendono solo ai paesi in pace con Israele per preservare il vantaggio militare di quest’ultimo nella regione. Cosa ne pensa?

RASHID KHALIDI: Allora, gli Emirati Arabi Uniti, come ho detto, già hanno un sistema di difesa antimissilistica, che è prodotta da Raytheon, in gran parte da e in Israele. Ovviamente, è una compagnia americana, così mantengono l’illusione che stanno comprando attrezzature americane. Sono sicuro che vorrebbero di più, ma possono già ottenere qualsiasi cosa produca Israele. Ora quel che sperano di ottenere, presumo, sono le attrezzature prodotte dagli Stati Uniti.

Quindi, è un’amichevole relazione commerciale, come Rashida Tlaib, la deputata Tlaib, ha giustamente detto. Sostanzialmente, bin Zayed sta pagando per avere la protezione dei bulli locali nella zona (gli Stati Uniti e Israele) nei confronti del suo stesso popolo, dei popoli arabi e dei nemici esterni. E ha bisogno delle armi con cui difendersi da questi nemici esterni. Quindi, sì, penso che sia davvero parte dell’accordo. Ross, stranamente, ha ragione su questo.

AMY GOODMAN: E infine, quale pensa potrebbe essere un accordo giusto in Medio Oriente e tra gli Israeliani e i Palestinesi?

RASHID KHALIDI: Un accordo giusto significa pari diritti per tutti. Un accordo giusto significa che i diritti nazionali siano accettati per entrambi i popoli. La legge dello Stato-Nazione del 2018 – Israele è un stato-nazione ebraico – dice che c’è solo un popolo che ha diritto all’autodeterminazione nella terra di Israele. E questo non possiamo tollerarlo. Lì ci sono due popoli. Qualsiasi soluzione che non accetti questo e non dia loro uguali diritti, quella che è sfoggiata come una, tra virgolette, “soluzione dei due stati” è una soluzione di un solo stato. Uno Stato ha la sovranità e il controllo; l’altro no. Uno Stato controlla il movimento di tutti in entrata e in uscita; l’altro cosiddetto stato, lo Stato palestinese, sotto una cosiddetta soluzione a due Stati, non avrebbe controllo sull’immigrazione, sull’import/export, sulle acque di falda, sullo spazio aereo: non sarebbe sovrano. Inoltre, i Palestinesi sarebbero confinati in un minuscolo pezzetto dei Territori Occupati, per non parlare dell’intera Palestina. Questo non è giusto. E la situazione attuale non è sostenibile. Quindi, ci deve essere uguaglianza di diritti tra entrambi i popoli, a ogni livello: diritti religiosi, diritti della persona, diritti politici e diritti nazionali. 

AMY GOODMAN: Rashid Khalidi, la vogliamo ringraziare moltissimo per essere stato con noi.

https://www.democracynow.org/2020/8/14/israel_uae_agreement_trump_palestine

Traduzione di Elisabetta Valento – Assopace Palestina

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