Schiaffeggiare l’apartheid israeliana –la sentenza contro Yifat Doron

Giu 1, 2020 | Riflessioni

Mondoweiss, 15 maggio 2020

Yifat Doron in detenzione, 2018

Più di due anni fa, Ahed Tamimi, giovane icona della resistenza palestinese, sconvolse il mondo con uno schiaffo a un soldato israeliano dell’esercito di occupazione a Nabi Saleh.

Durante l’udienza conclusiva del processo ad Ahed, l’attivista pacifista Yifat Doron ha schiaffeggiato il procuratore militare. Un gesto che le è uscito come una reazione spontanea al sopruso:

“ Come la vedo io, questa è stata una reazione al vedere la mia amica in difficoltà,” ha detto Doron in una intervista con +972.

Mercoledì, Doron è stata condannata a otto mesi di prigione più una multa di 3.000 shekel e un periodo di libertà condizionata con una condanna potenziale da 4 mesi a tre anni di prigione nel caso fosse stata di nuovo condannata per “offese violente”. Il caso naturalmente è stato dibattuto in un tribunale civile – il tribunale distrettuale di Gerusalemme- e non al tribunale militare in cui sono processati i Palestinesi.

La sedicenne Ahed Tamimi, che nel dicembre del 2017 ha schiaffeggiato un soldato che occupava il suo villaggio e il suo cortile, poco dopo che a suo cugino Mohammed avevano sparato alla testa, divenne nota come un simbolo di coraggio e di sfida. Ma pochi Israeliani sono stati incoraggiati da questo schiaffo. Il giornalista di Haaretz Gideon Levy affermò che “(la ragazza) aveva schiaffeggiato il soldato che aveva invaso la sua casa e schiaffeggiato l’occupazione che meriterebbe ben più che uno schiaffo.” Più rappresentativo (dell’opinione pubblica) è stato il giornalista di centro Ben Caspit, arrabbiato e subdolo: “Nel caso delle ragazze, dovremmo esigere un prezzo in qualche altra occasione, al buio senza testimoni e fotografi” scrisse.

Ahed Tamimi, (Yumna Patel, 29 luglio 2018)

Ahed e sua madre Nariman sono state entrambe condannate a otto mesi di prigione, Nariman per aver contribuito a filmare il fatto.

Poi Yifat Doron ha finito per compiere più o meno lo stesso gesto di Ahed, nel marzo del 2018, durante la sentenza. Schiaffeggiò il tenente colonnello Issam Hamad, procuratore militare alla corte militare di Ofer.

Lo schiaffo di Doron, ahimè, non fu filmato.

Doron non è stata tenuta in prigione per mesi fino al processo, come era successo a Ahed (detenuta per tre mesi fino al processo). In quella circostanza, l’”eticista” israeliano Asa Kasher, noto come l’autore del “codice etico” dell’esercito israeliano, affermò che Ahed avrebbe dovuto in realtà rimanere in prigione perché, Dio non voglia, avrebbe potuto schiaffeggiare ancora.

“ Chi sei tu per giudicarla?!” gridò Doron schiafeggiando Hamad. In ebraico il plurale “tu” è differente dal singolare e lei usava il plurale. Non era uno schiaffo personale, singolare – era proprio uno schiaffo a un intero sistema. Doron è sempre stata molto chiara su questo, e non era pentita, come ha affermato davanti alla corte questo mese:

Non mi pentirò mai di essermi messa al fianco delle mie amiche e di aver agito secondo il mio senso morale. È una medaglia al merito unirmi alla lista delle donne che rispetto e ammiro che sono state condannate per atti violenti dalla corte sionista.

Doron non volle neppure avere un avvocato:

“Dal momento che l’arresto è avvenuto in un contesto politico, non mi interessa entrare in nessun tipo di argomentazioni legali, ”ha affermato con decisione. “Ho intenzione di rappresentare me stessa politicamente – capisco la politica.”

Ed è rimasta salda per tutto il tempo. È come se tutto quel che l’esercito e lo stato dicevano sulle sue azioni, fossero una conferma del suo attivismo.

L’avvocato Efrat Filzer, che rappresentava l’accusa militare, dichiarò che l’attacco contro Hamad “non era stato accidentale” ed era stato sferrato perché lui è il capo della procura militare in Cisgiordania. “Il gesto stesso contro di lui è in realtà una sfida all’intero sistema militare,” ha affermato Filzer di fronte alla corte. “L’intento qui è di minare e delegittimare il sistema legale”.

Aharon Cohen, il giudice del tribunale distrettuale scrisse:

È un errore trattare questo caso come un fatto banale in cui una persona ne attacca un’altra. L’azione deve essere vista in un contesto più ampio come un gesto che mira a minare i principi del governo nei territori occupati con l’intenzione di danneggiarli.

Ancora una volta, ovviamente, Doron è un’attivista impegnata a smantellare il sistema israeliano di apartheid. Naturalmente cerca di colpire “i principi del governo dei territori occupati.”

Doron affermava essenzialmente di difendere la propria azione, e chiedeva che la corte la dovesse affrontare con quel che aveva in mano. Non ha offerto una difesa convenzionale con scuse e pentimenti.

E la sua sentenza sembra carica di un qualche simbolismo; è simile a quella di Ahed Tamimi durante la sua prigionia.

Naturalmente Doron non potrà essere chiusa nella prigione di una forza di occupazione in deroga alla quarta Convenzione di Ginevra, come avviene di solito ai Palestinesi, compresa Ahed Tamimi. Tuttavia, la lunghezza del tempo di reclusione, sembra suggerire un tentativo di produrre una sentenza simile a quella di Ahed. In una intervista con Oren Ziv per +972 lo scorso anno, Doron ha detto che “non siamo punite nello stesso modo in cui sono puniti i Palestinesi.”

Di fatto, il giudice ha cercato di persuadere Doron ad accettare una pena ai servizi sociali, che lei ha rifiutato. Il procuratore militare in realtà ha richiesto una pena da 10 e 20 mesi di prigione. Ma alla fine hanno concluso con 8 mesi –e forse non sapremo mai se c’è stata l’intenzione di ripetere la sentenza di Ahed. In ogni caso, non importa davvero perché Doron è solo mossa da uno spirito di solidarietà con un popolo oppresso.

“Ci sono persone che accettano pacificamente la prigione, come molti dei miei amici palestinesi, che fanno esperienza di una reclusione, sia personalmente che attraverso i loro cari, quotidianamente.” Ha detto a Oren Ziv lo scorso anno. Ha spiegato che la reclusione è semplicemente una parte di queste vite di Palestinesi.

Doron sta assumendo una nobile posizione di solidarietà con gli oppressi e per questo dovrebbe essere profondamente rispettata. Non è cosa facile, anche per gli Ebrei privilegiati –otto mesi di prigione non è una cosa da niente, è un prezzo alto da pagare– dal momento che, come si è detto, avrebbe potuto cavarsela senza prigione. Sa che sta rappresentando gli oppressi e che deve rifiutare i privilegi insiti nel sistema per raggiungere un luogo che, per certi aspetti, rappresenta ciò che i Palestinesi devono affrontare quando resistono. Doron mette in gioco il proprio corpo per segnare questo punto – è un atto coraggioso. Sa che questo è ancora in un certo senso simbolico – non le spareranno perché protesta contro la oppressione israeliana –diversamente di quanto accade agli attivisti nella protesta a Gaza o ai membri della famiglia e del villaggio di Ahed. Doron ha trovato l’opportunità di praticare il suo attivismo nella reazione provocata dal suo schiaffo, quando ha lasciato che la pubblica accusa facesse il suo corso, e schiaffeggiasse se stessa nel suo volto falso e ipocrita. Ha portato lo stato israeliano ad un processo politico e per questo dovremmo esserle grati.

Il primo di luglio, la data in cui Doron deve cominciare a scontare la sentenza di reclusione, è anche la data fissata da Israele per l’annessione ufficiale di un terzo della Cisgiordania, rafforzando ulteriormente il progetto coloniale di ridurre i Palestinesi ad abitanti di Bantustan. E anche questo è un simbolismo.

Traduzione di Gabriella Rossetti – AssopacePalestina

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