Israele rinnova la sua legge razzista sul matrimonio

da | Giu 6, 2020 | Riflessioni

di Ali Abunimah

The Electronic Intifada, 3 giugno 2020

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La versione israeliana dell’apartheid può essere più sottile di quella sudafricana, ma l’obiettivo è fondamentalmente lo stesso: manipolazione etno-razziale dei collegi elettorali, segregazione e dominio. Picture-Alliance/DPA

Questa settimana Israele ha rinnovato una delle leggi più apertamente razziste tra le decine di leggi che discriminano i Palestinesi e i cittadini palestinesi di Israele.

La “Legge sulla cittadinanza e l’ingresso in Israele” proibisce ai cittadini israeliani che sposano Palestinesi della Cisgiordania occupata o della Striscia di Gaza, o di nazionalità di diversi altri stati regionali, di vivere con il proprio coniuge in Israele.

“La legge colpisce decine di migliaia di famiglie palestinesi su entrambi i lati della Linea Verde tra Israele e la Cisgiordania, impedendo ai Palestinesi di trasferirsi legalmente in Israele per riunirsi ai coniugi”, secondo quanto riferito da Adalah, un gruppo di pressione che ha tentato infruttuosi ricorsi contro la legge.

Approvata inizialmente nel 2003 come misura emergenziale, la legge è stata poi rinnovata di anno in anno.

Questa legge fa parte degli sforzi di Israele di impedire la crescita della popolazione palestinese, una misura fondamentalmente razzista giustificata dai leader israeliani come necessaria per mantenere una maggioranza ebraica.

Zvi Hauser, il capo del Comitato degli affari esteri e della difesa della Knesset, il parlamento di Israele, ha detto che il rinnovo è stato giustificato dalla Legge dello Stato-Nazione del popolo ebraico recentemente approvata, che secondo i legali viola i divieti internazionali sull’apartheid.

Negli intenti e negli effetti la legge sulla cittadinanza israeliana non è differente dalle leggi che esistevano nel Sudafrica dell’apartheid per impedire i matrimoni misti, “l’incrocio” di persone di differenti razze, e per controllare dove i neri potevano vivere, leggi quali il Group Areas Act e il Prohibition of Mixed Marriages Act.

La legge israeliana non vieta esplicitamente i matrimoni misti, ma di fatto impedisce ai cittadini israeliani e palestinesi di esercitare il loro diritto alla vita familiare.

Mira a raggiungere esattamente lo stesso obiettivo, anche se con mezzi leggermente più sottili di quelli usati dai suprematisti bianchi in Sudafrica, come ho spiegato nel mio libro del 2014, The Battle for Justice in Palestine.

Manipolazione razziale dei collegi elettorali

Israele ha inizialmente giustificato la legge sul matrimonio adducendo ragioni di “sicurezza”, una scusa rigettata da Human Rights Watch [NdT: organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani; la sua sede principale è a New York].

Nel 2012 Human Rights Watch ha dichiarato che il “divieto assoluto” senza “alcuna valutazione individuale sulla possibilità che la persona in questione possa minacciare la sicurezza, è ingiustificato” e “impone un danno gravemente sproporzionato al diritto dei Palestinesi e dei cittadini israeliani di vivere con le loro famiglie”.

La discriminazione nella legge potrebbe essere misurata “dai suoi effetti sui cittadini palestinesi di Israele rispetto ai cittadini ebrei”, ha aggiunto.

Ariel Sharon, primo ministro israeliano all’epoca, ammise nel 2005 il reale scopo della legge.

“Non c’è bisogno di nascondersi dietro argomentazioni di sicurezza”, disse Sharon. “C’è bisogno dell’esistenza di uno Stato ebraico”.

“Suicidio nazionale”

Lo scopo demografico razzistico della legge fu riaffermato nel 2012 quando l’Alta Corte israeliana respinse la sfida di Adalah.

“I diritti umani non sono una ricetta per il suicidio nazionale”, scrisse il giudice Asher Grunis che faceva parte della maggioranza di 6 giudici su 5.

Appoggiando efficacemente la manipolazione razziale dei collegi elettorali, la sentenza della corte aggiungeva che “il diritto alla vita familiare non deve essere necessariamente realizzato entro i confini di Israele”.

Si noti l’estrema somiglianza dei termini usati dalla più alta corte di Israele con le parole del primo ministro dell’apartheid del Sudafrica Daniel Malan, che nel 1953 disse che “l’uguaglianza… significherebbe inevitabilmente per il Sudafrica bianco nient’altro che un suicidio nazionale”.

I Palestinesi interessati dal provvedimento hanno fatto una campagna di sensibilizzazione sulla legge razzista parlando della sfida che essa pone “all’amore ai tempi dell’apartheid”.

Commenti

Israele vieta i matrimoni misti

Virginia Tilley [NdT: politologa statunitense specializzata nello studio comparato dei conflitti etnici e razziali; insegna Scienze Politiche alla Southern Illinois University-Carbondale negli Stati Uniti] ha commentato l’articolo, giovedì 3 giugno 2020:

” La legge israeliana non vieta esplicitamente i matrimoni misti, ma di fatto impedisce ai cittadini israeliani e palestinesi di esercitare il loro diritto alla vita familiare.”

In realtà Israele vieta i matrimoni misti, benché mediante una legge leggermente più sottile della versione sudafricana. Una legge israeliana approvata nel 2010 dà alle autorità religiose l’autorità esclusiva su tutti i matrimoni nel Paese. In Israele è un reato penale (multa, reclusione) per le persone sposarsi in qualsiasi altro modo; i matrimoni “civili” sono disponibili solo per le persone che non hanno dichiarato una religione e che, data l’enorme importanza di questa identità in Israele, sono una microscopica minoranza. Questa legge di fatto vieta i matrimoni misti perché il Gran Rabbinato di Israele è ortodosso e non consente agli Ebrei di sposare non-Ebrei. Le autorità religiose musulmane permettono agli uomini musulmani di sposare donne ebree, ma questo riguarda di nuovo una microscopica minoranza, non ultimo perché queste donne sarebbero poi considerate “musulmane” e perderebbero i privilegi della legge israeliana per le ebree. Così, riassumendo, Israele ha una “legge sui matrimoni misti” che è in accordo sia con il divieto sui matrimoni misti del Sudafrica sia con “l’atto disumano” dell’apartheid citato nella definizione legale dell’apartheid nell’articolo II(d) della Convenzione sull’apartheid.

Questo significa che Israele pratica tutti gli “atti inumani” dell’apartheid elencati nella Convenzione sull’apartheid, eccetto il genocidio (che nemmeno il Sudafrica ha praticato).

https://electronicintifada.net/blogs/ali-abunimah/israel-renews-racist-marriage-law

Traduzione di Elisabetta Valento – Assopace Palestina

1 commento

  1. piero

    Pretenderei una levata di scudi da parte della sinistra italiana prontissima a rimarcare l’operato di Bolsonaro o Orban!Coraggio sono tutt’orecchi…piero

    Rispondi

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