I Palestinesi vincono la causa “Antisemitismo del partito laburista” e ottengono il risarcimento danni per diffamazione

Giu 22, 2020 | Notizie

di Asa Winstanley

The Electronic Intifada, 19 giugno 2020

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Jeremy Corbyn a una protesta contro la guerra nel 2014. (Garry Knight/Flickr)

Il Palestinian Return Centre del Regno Unito ha rivelato venerdì scorso a The Electronic Intifada di aver vinto più di 43.000 dollari di danni per diffamazione contro The Mail on Sunday.

In un accordo stragiudiziale, il giornale ha anche accettato di pagare le spese legali, per un totale di almeno 120.000 dollari.

Il giornale ha ammesso di aver diffamato il gruppo palestinese nel 2019, nel corso della pubblicazione a puntate di un libro sull’allora leader del Labour, Jeremy Corbyn.

Il gruppo di difesa con sede a Londra si batte per il diritto dei Palestinesi espulsi da Israele nel 1948 di tornare alle loro case.

Il libro di Tom Bower Dangerous Hero: Corbyn’s Ruthless Plot for Power [Un eroe pericoloso: il piano senza scrupoli di Corbyn per arrivare al potere] e la sua pubblicazione a puntate su Mail avevano entrambi falsamente affermato che il gruppo è “noto per dare agli Ebrei la colpa dell’Olocausto”.

Il Mail on Sunday ha ritirato quella affermazione, ammettendo che derivava “dall’errato rendiconto degli interventi” da parte di una persona del pubblico a un evento del Palestinian Return Centre.

In una mossa separata, Bower e il suo editore HarperCollins a gennaio hanno ritirato l’accusa che ammettono sia falsa e affermano di “rammaricarsi di averla fatta”.

Bower “si era basato sul concomitante resoconto di un giornale” dell’evento alla Camera dei Lord.

La falsa affermazione non apparirà in nessuna futura ristampa del libro. È stata rimossa prima della pubblicazione del libro in brossura che avverrà a novembre.

Bugie coloniali

L’incontro del Palestinian Return Centre che era stato oggetto della calunnia iniziale si è svolto nell’ottobre 2016.

Era un lancio della campagna del gruppo per fare pressione sul governo britannico affinché chiedesse scusa per la Dichiarazione Balfour del 1917.

La dichiarazione imperiale britannica iniziò il lungo processo che ha consegnato la Palestina ai coloni europei che guidavano il movimento sionista, a spese dei nativi palestinesi che furono costretti a lasciare.

Un’indagine formale del 2017 sulla riunione del Palestinian Return Centre ha respinto le affermazioni dell’ambasciatore israeliano Mark Regev secondo il quale la riunione avrebbe avuto carattere antisemita.

Almeno due dei resoconti originali dei giornali di destra filo-israeliani che cercavano di diffamare l’incontro come antisemita citavano un post sul blog dell’attivista pro-Israele David Collier.

Blogger razzista

Collier aveva affermato falsamente che una persona alla riunione aveva fatto commenti equivalenti in sostanza a dichiarare che “l’Olocausto è una bufala”.

Collier ha una lunga storia di razzismo anti-palestinese.

Eppure viene persino preso sul serio dai giornalisti tradizionali ed è stato la fonte di molte delle calunnie sulla “crisi dell’antisemitismo laburista” degli ultimi cinque anni.

In una discussione del 2016, ha infangato e disumanizzato “il rifugiato palestinese” definendolo “un’arma” che è stata “creata artificialmente” contro Israele e “l’Occidente”.

Collier ha fatto eco al tipico racconto islamofobico e anti-palestinese che si preoccupa dei “dati demografici”, un’espressione sottilmente velata per dire che nascono troppi bambini palestinesi o musulmani.

Ha anche scritto che gli studenti britannico-palestinesi che fanno campagne per i propri diritti umani rappresentano una “invasione dell’università [britannica]”.

La caduta di Corbyn

Quando era leader del partito laburista, Jeremy Corbyn veniva continuamente attaccato come antisemita. E questo ha giocato un ruolo importante nella sua caduta.

Nel 2018, Corbyn è stato attaccato dai media di destra e dalla lobby israeliana per aver parlato nel 2013 a un evento del Palestinian Return Center.

Questo gruppo, guidato da rifugiati britannico-palestinesi, è stato preso di mira e diffamato dal governo israeliano per oltre un decennio.

Dieci anni fa, Israele ha falsamente affermato che il gruppo è un “affiliato” di Hamas, un partito politico palestinese e un movimento di resistenza messo al bando da Israele e dal Regno Unito.

Il direttore del Palestinian Return Centre Majed al-Zeer è un rifugiato la cui famiglia è stata cacciata nel 1948 dalla sua casa di Gerusalemme ad opera di una milizia sionista.

“Non abbiamo fatto nulla di male, niente da nascondere sotto il tavolo”, ha detto al-Zeer a The Electronic Intifada nel 2010. “Si tratta della Palestina e noi continueremo a sostenere il problema della Palestina”.

https://electronicintifada.net/blogs/asa-winstanley/palestinians-win-damages-over-labour-anti-semitism-libel

Traduzione di Donato Cioli – AssopacePalestina

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