Qual è il vero scopo del piano di annessione di Israele?

Hagai El-Ad  

Haaretz, 16 maggio 2020

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Protesta contro il piano dell’amministrazione Trump per il Medio Oriente e l’annessione del territorio della Cisgiordania, Tel Aviv, 1 febbraio 2002. Credit: Meged Gozani

L’annuncio a pagina intera pubblicato su Haaretz il 24 aprile da Commanders for Israel’s Security [movimento israeliano di ex alti funzionari della sicurezza, NdT]  ha spiegato in modo convincente perché Israele non ha bisogno di una “annessione unilaterale”. L’annuncio ha illustrato su una solida base dei fatti che santifica e entusiasticamente promuove la situazione attuale, perché il modo in cui Israele riesce a mantenere il controllo sui Palestinesi massimizza i benefici e minimizza i costi e i rischi.

Come sottolineano i Comandanti, tre fatti principali caratterizzano la realtà attuale, senza la formale annessione di tutto o parte del territorio: Israele ha il pieno controllo dell’intero territorio; centinaia di migliaia di coloni ebrei godono di pieni diritti civili equivalenti a quelli dei cittadini ebrei all’interno della Linea Verde; inoltre Israele ha l’Autorità Palestinese, che risparmia a esso la necessità di gestire direttamente molti aspetti della vita dei Palestinesi che Israele preferisce non svolgere affatto, certamente non mettendo a bilancio fondi per loro.

Agli Israeliani non occorre l’annessione per continuare a portare avanti con successo, e a costo zero, il progetto israeliano sulla pelle dei Palestinesi. Neanche i Palestinesi ne hanno bisogno per capire le intenzioni a lungo termine di Israele: già fa come vuole con loro e con le loro terre senza formale annessione, e loro hanno già capito che Israele non ha alcuna intenzione di andarsene e di dare loro diritti o libertà o autodeterminazione o uguaglianza civile. Quindi, che bisogno c’è di un’annessione?

Anni fa, la stragrande maggioranza degli Israeliani ebrei è scesa a un brutto compromesso con se stessa: non dire pane al pane e vino al vino, il che significa che va bene continuare a uccidere e  spossessare i Palestinesi, confiscare le loro terre e costruire colonie. 

Si può discutere dei dettagli e dei tempi, ma di norma c’è un consenso quasi totale a perpetuare la “situazione esistente” in una variante o nell’altra. Quelli che vi credono per motivi ideologici sono gratificati dalla continuazione del progetto di espropriazione-colonizzazione. Quelli di “centro” o “centro sinistra” lo hanno sostenuto – con azioni o silenzio – finché avevano abbastanza spazio per negarlo mediante ovvie bugie sulla natura “temporanea” della situazione (anche dopo 50 anni), sulla sua reversibilità (anche dopo 600.000 coloni e 250 colonie) e sull’essere Israele un “paese democratico” (regolarmente ignorando i milioni di soggetti senza diritti politici che vivono sotto questa legge).

Tutto questo, a prescindere dalla cosa principale: non pagheremo per questo. Nel senso che tutte le azioni di Israele nei Territori non avranno un costo internazionale in termini delle sue relazioni estere o economiche. Fu a causa di tali costi economici e internazionali che il regime di apartheid del Sudafrica crollò. Ma Israele ha imparato la lezione e ha agito con maggior intelligenza: non ha messo cartelli con su scritto “Solo per bianchi” sulle panchine, e si è concentrata sui risultati a livello politico. In questo modo Israele è diventato il modello di maggior successo di uno stato etnico del XXI secolo senza divenire un lebbroso diplomatico.

Ma dopo più di 50 anni, la gente in Israele è pronta a concludere un nuovo accordo interno. Il momento di porre fine allo spettacolo, di togliere le maschere è giunto. Non più gente che viene “trascinata” in una situazione e altri che la trascinano, ma un ampio accordo. Questo è il vero obiettivo della spinta all’annessione, rendere la situazione esistente una questione di consenso pieno, renderla pubblica e ufficiale, non qualcosa che è apparentemente controversa, che si suppone essere oggetto di qualche significativo dibattito interno.

E davvero, perché accontentarsi di meno? L’annessione della Valle del Giordano non è un’invenzione degli estremisti di cui si sussurrava in privato e che è stata tenuta in sospeso fino a che l’inviato “estremista” statunitense David Friedman è arrivato e ha rimpiazzato il “moderato” Dan Shapiro. Il copyright appartiene al Partito Laburista di Israele. In un momento di giustizia storica, questo partito si è appena unito a un governo che apertamente dichiara le sue intenzioni di realizzare la visione che ha avuto fin dai primi anni Settanta, con una versione aggiornata del Piano Allon [che prevedeva una spartizione della Cisgiordania tra Israele e la Giordania, NdT]. Il consenso c’era già allora, malgrado i successivi anni di chiacchiere a vuoto su una disputa ideologica tra destra e sinistra, anche mentre Israele ha di fatto annesso da tempo la Valle del Giordano e opera con brutalità al fine di espellere le comunità palestinesi.

Per tornare alla pagina di annuncio, è questa l'”opposizione”? Chi stanno cercando di prendere in giro? Il testo accuratamente confezionato che si oppone all'”annessione” è esso stesso un testo razzista, che si preoccupa solamente degli interessi degli Ebrei e che assolutamente non tiene in considerazione milioni di Palestinesi, certamente non come essere umani con eguali diritti. Data la prospettiva di un’annessione formale, se quello per cui si battono è solo l’esistenza de facto dell’annessione, perché chi è già uscito allo scoperto dovrebbe continuare a portare sulle spalle questo branco di codardi che insiste a perpetuare una menzogna in un annuncio a pagina intera, come se stesse davvero lottando contro qualcosa?

Questo balbettio di fronte alla realtà non è nient’altro che uno spettacolo vuoto che essenzialmente costituisce un patto ideologico con la situazione esistente, compresa l’annessione de facto che è già avvenuta. Per i devoti di questo apartheid, ogni altra posizione è sempre vista come tradimento e collaborazione con i “sostenitori del terrore”. Ma tale “tradimento” –l’opposizione totale a questo apartheid– è la sola alternativa ideologica coerente per chiunque voglia creare qui una società giusta, che tenga conto di tutti gli esseri umani, di tutti coloro che cercano la vita e insistono su nient’altro che libertà, uguaglianza e pieni diritti per tutti.

Non volete far parte del brutto compromesso, palese o celato, che è la nostra vita qui? Allora non balbettate. Opponetevi, per davvero.

Hagai El-Ad  è il direttore di B’tselem.

https://www.haaretz.com/opinion/.premium–1.8850837

Tradotto da Elisabetta Valento – Assopace Palestina

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