I documenti dell’intelligence rivelano quello che Ben-Gurion apprese alla vigilia della Dichiarazione di Indipendenza di Israele

Mag 26, 2020 | Riflessioni

Il primo Primo Ministro d’Israele sapeva che la dichiarazione dello Stato Ebraico avrebbe portato direttamente alla guerra con gli Stati Arabi. Cosa lo convinse a prendere tale pericolosa decisione?

di Meir Zamir

Haaretz, 16 Maggio 2020

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Il 12 maggio 1948 i componenti del Minhelet Ha’am affrontarono un dilemma: avevano il diritto di prendere una decisione che poteva infliggere una seconda catastrofe al popolo ebraico?

Nella tarda notte di mercoledì 12 Maggio 1948, il Minhelet Ha’am (“l’amministrazione del popolo”, governo provvisorio d’Israele in formazione) si riunì per fare una scelta fatale: se accettare la richiesta americana di cessare il fuoco oppure dichiarare la costituzione di uno stato ebraico indipendente.

Era chiaro a tutti i 10 partecipanti all’incontro che la dichiarazione del nuovo stato dopo la fine del Mandato Britannico prevista per il 14 maggio avrebbe avuto come conseguenza la guerra totale contro tutti gli eserciti arabi. Le notizie che erano arrivate durante la notte sulla terribile situazione delle colonie nel Blocco di Etzion, a sud di Gerusalemme, aumentarono le loro preoccupazioni. La memoria dell’Olocausto dolorosamente recente pose i partecipanti davanti ad un grave dilemma morale: avevano il diritto di prendere una decisione che avrebbe potuto infliggere una seconda catastrofe al popolo ebraico?

Nonostante l’importanza storica della decisione, le motivazioni che portarono David Ben-Gurion a spingere per la dichiarazione dello Stato continuano ad essere avvolte nella nebbia. Agì frettolosamente, guidato da un senso mistico, quasi messianico, di redenzione, oppure in base ad una sapiente ed intelligente valutazione della situazione, frutto di un esame accurato della capacità delle forze dell’Yishuv –la comunità ebraica pre-stato in Palestina– di respingere l’offensiva araba?

I documenti ritrovati di recente negli archivi francesi e israeliani avvalorano la seconda ipotesi. Questi documenti attestano che durante quel fatale incontro, il capo dell’Yishuv, Ben Gurion, ricevette informazioni segrete dall’intelligence francese relative agli stati arabi, che erano contemporaneamente riuniti a Damasco e che avevano deciso, con il segreto appoggio britannico, di lanciare un attacco lampo (Blitzkrieg) e avevano progettato un piano di invasione coordinato.

“Apprendiamo da fonte autorevole che gli Stati Arabi hanno preso la decisione definitiva di attaccare insieme e simultaneamente il 15 maggio” Questo il testo del telegramma ricevuto dall’assistente di Ben-Gurion subito dopo l’inizio dell’incontro. “Hanno deciso così pur sapendo che c’è il rischio di un fallimento. Fanno affidamento sulla mancanza di armi pesanti a di mezzi aerei ebraici. Tel Aviv verrà attaccata immediatamente per via aerea”.

Il telegramma, inviato dall’intelligence francese, forniva dettagli sul piano di attacco arabo e sulle forze militari che vi avrebbero partecipato. Questa fu una informazione di estrema importanza strategica e suggerisce che, anche se Ben-Gurion non comunicò il contenuto del testo alla maggioranza dei partecipanti all’incontro, fu proprio questo l’elemento cruciale per decidere se ritardare o meno la dichiarazione della costituzione dello stato per guadagnare tempo, poiché le armi spedite non erano ancora arrivate. La “fonte autorevole” fu il consolato francese di Gerusalemme; il telegramma era stato inviato il giorno precedente dall’attaché militare a Beirut al quartier generale a Parigi.

Ben-Gurion aveva saputo fin dal luglio 1947 di un complotto di agenti britannici e di leader iracheni, finalizzato a scatenare la guerra. L’intelligence francese lo aveva informato che militari britannici di alto grado e ufficiali dell’intelligence al Cairo e a Bagdad stavano lavorando segretamente per ostacolare la decisione del governo di Sua Maestà di evacuare la Palestina e per scatenare invece una guerra generale tra Ebrei e Arabi.

Alla vigilia della riunione del Minhelet Ha’am, aveva capito che erano stati proprio i successi militari dell’Yishuv contro le milizie palestinesi e l’Esercito Arabo di Liberazione –soprattutto la presa di Haifa e Jaffa– ciò che aveva permesso agli ufficiali britannici di superare le controversie e le rivalità fra i capi arabi. Essi riuscirono e convincere gli Arabi ad unire le forze e affrontare la guerra per evitare la creazione di uno stato ebraico, o almeno per restringerne il territorio soltanto alla zona costiera.

Valutazioni britanniche sulla guerra incipiente

Un memorandum datato 7 maggio, inviato ai Capi di Stato Maggiore a Londra, prevedeva accuratamente l’andamento della Guerra d’Indipendenza e alcune delle sue conclusioni si sarebbero riflesse nel piano di guerra degli Arabi. Il memorandum descrive la guerra come un fatto imprescindibile, ignora gli sforzi di mediazione di Washington e non prende in considerazione le apprensioni nutrite dai capi arabi nell’affrontare una guerra.

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Evacuazione dei feriti dopo un bombardamento di Tel Aviv, 1948. Frank Shershel / GPO

Secondo il memorandum, per prima cosa gli eserciti arabi dovevano sfruttare il loro vantaggio di essere forze regolari, in possesso di armi pesanti e munizioni, in grado di condurre azioni-lampo e prendere possesso dei territori assegnati agli stati arabi dal Piano di Spartizione delle Nazioni Unite del 29 Novembre 1947, oltre al Negev che doveva far parte dello Stato Ebraico. Si prevedeva che le forze arabe avrebbero conquistato con successo i territori controllati dagli Ebrei nell’ area nord-est del paese. In risposta, gli Ebrei avrebbero aumentato le loro forze di combattimento con una massiccia immigrazione ed una mobilitazione generale di chiunque fosse idoneo a combattere nell’Yishuv. Allo stesso tempo, avrebbero sollecitato l’ arrivo di armi e munizioni, importate ignorando l’embargo americano.

In un secondo tempo le forze Ebraiche avrebbero lanciato una controffensiva vincente contro le forze arabe demoralizzate e a corto di armi e munizioni.

Il documento evidenzia che “di conseguenza gli Ebrei avrebbero avuto l’occasione di sfruttare la situazione in questa fase e riconquistare alcuni territori arabi e addirittura lanciare attacchi contro gli stati arabi.” Se gli Arabi avessero superato la seconda fase, il successivo passo sarebbe stata una “guerra di logoramento” in cui gli Arabi avrebbero avuto la meglio grazie alle loro migliori risorse. Allo stesso tempo, i regimi arabi avrebbero dovuto sostenere crisi regionali e far fronte alla nascita di movimenti politici estremisti.

Dal memorandum si evince che i Britannici avrebbero finito con l’adottare le seguenti quattro strategie operative, durante e dopo la guerra:

1) Gli eserciti arabi avrebbero condotto una guerra lampo per assicurarsi rapide conquiste di territorio.

2) Una controffensiva israeliana doveva essere impedita imponendo un cessate-fuoco per mettere al sicuro le conquiste militari arabe. Infatti, l’ambasciatore francese del momento alle Nazioni Unite, Alexandre Parodi, segnalò che il 19 maggio il rappresentante britannico aveva tentato di silurare una sua richiesta di cessate il fuoco al Consiglio di Sicurezza, ma lo stesso rappresentante voleva invece che fosse approvata una simile richiesta alla fine dello stesso mese, quando le forze arabe erano in ritirata.

3) Se Israele avesse invaso gli stati confinanti, si sarebbe preso in considerazione un intervento militare, basato sull’esistenza di trattati di difesa della Gran Bretagna con l’Egitto e con il Regno di Giordania. Infatti i Britannici minacciarono di intervenire dopo l’attacco israeliano nel Sinai del dicembre 1948 (Operazione Horev), nel timore di un assalto israeliano in Cisgiordania. Fu in questo contesto che cinque Spitfire britannici furono abbattuti dalla nascente forza aerea israeliana e grandi quantità di armi pesanti furono trasferite ad Aqaba da parte della marina britannica. Nelle stesse ore, cacciatorpediniere britannici inscenarono una dimostrazione di forza al largo della costa di Beirut su richiesta del primo ministro libanese.

4) Era imperativo assicurarsi che le forze arabe conquistassero il Negev. Bisogna ricordare che nel gennaio del 1947 l’esercito britannico aveva completato le sue ricerche nel Negev per decidere se era possibile trasferire lì i suoi accampamenti dal Canale di Suez. Il progetto prevedeva di costruire strade nella valle dell’Arava per collegare le basi dell’esercito nel Sinai e nel nord con Aqaba che doveva diventare il porto principale per l’arrivo di rinforzi oppure, se necessario, per l’evacuazione delle forze britanniche verso l’Africa orientale. La conquista israeliana del Sud del Negev, dell’Arava e di Eilat (Operazione Uvda) nel marzo 1949 non solo aumentò i timori britannici di una possibile occupazione israeliana della Cisgiordania e di un assalto diretto alla Transgiordania, ma fece fallire anche un vitale piano strategico britannico.

La domanda emersa dal memorandum britannico è perché gli alti ufficiali dell’Intelligence e l’Alto Comando in Egitto fecero pressione sui capi arabi perché iniziassero la guerra, pur prevedendo una possibile sconfitta. Alcuni di loro apparentemente sbagliarono nel valutare la capacità dei leader dell’Yishuv e delle forze di combattimento a loro disposizione per respingere l’attacco arabo. Credevano che l’obiettivo principale –conquistare Tel Aviv– si potesse realizzare con un attacco combinato di forze egiziane da Sud e della Legione Araba da Est.

Altri sostenevano che, vincessero o perdessero, gli stati arabi sarebbero stati sempre più dipendenti dalla Gran Bretagna ed avrebbero ritirato le loro obiezioni alla firma di trattati di difesa. L’Alto Comando britannico considerava questi trattati decisivi in vista della previsione che il Medio Oriente sarebbe diventato uno dei teatri principali di una possibile terza guerra mondiale contro l’Unione Sovietica.

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Il telegramma con le informazioni francesi ricevuto da Ben-Gurion. “Hanno deciso così pur sapendo che c’è il rischio di un fallimento. Fanno affidamento sulla mancanza di armi pesanti a di mezzi aerei ebraici.” The Central Zionist Archives

Quello che Ben-Gurion sapeva

Un leader che scopra di essere bersaglio di operazioni segrete ai suoi danni o ai danni del suo movimento ottiene un prezioso vantaggio: la possibilità di sabotare i progetti dei suoi avversari. Certamente fu il caso di Ben-Gurion, che sapeva perfettamente dei piani britannici per impedire la creazione di uno stato ebraico. Grazie a questa informazione fu in grado ­–diversamente dai leader dell’Haganah, la milizia clandestina– di anticipare lo scoppio di una guerra su larga scala con gli stati arabi e di prendere decisioni strategiche su questioni vitali come l’approvvigionamento di artiglieria pesante, la produzione di armamenti e la resistenza contro gli Inglesi.

Nel biennio 1945-1946, durante il suo lungo soggiorno a Parigi, Ben-Gurion venne a sapere di come gli agenti dei servizi segreti britannici avessero manipolato i capi di stato di Siria e Libano con l’intento di estromettere i Francesi dal territorio del loro mandato in Levante. Gli agenti si servirono di questi leader –unitamente ad altri, tra cui Abd al-Rahman al-Azzam, segretario generale della Lega Araba– per creare la coalizione araba di invasione.

Ben-Gurion era convinto, in modo quasi fatalistico, che i servizi segreti britannici pur di raggiungere i loro obiettivi erano capaci di manipolare tanto i capi arabi quanto il loro stesso governo a Londra. Questa convinzione si rivelò poi profetica.

All’alba del 12 maggio 1948, giorno dell’incontro del Minhelet Ha’am, fonti francesi informarono Ben-Gurion che gli ufficiali dei servizi segreti britannici e l’Alto Comando Britannico in Egitto erano riusciti a persuadere Re Faruq a rovesciare la sua posizione e unirsi alla coalizione di guerra araba.

Il Re prese la decisione in totale autonomia e la impose nonostante il parere contrario del suo primo ministro Mahmud Fahmi al-Nuqrashi, di alcuni senatori e altre importanti figure del suo governo, della famiglia reale e dell’Alto Comando Egiziano. Nei giorni tra il 10 e il 13 maggio Nuqrashi partecipò a riunioni segrete con altri membri del governo durante le quali si giunse alla conclusione che l’esercito egiziano non era adeguatamente armato né preparato per affrontare una guerra.

Le ricerche svolte negli archivi dell’esercito francese –in particolare dei reparti di intelligence e affari esteri– hanno portato alla luce numerosi dettagli sulle manipolazioni compiute dagli ufficiali dei servizi segreti britannici in Egitto nei confronti di Re Faruq allo scopo di farlo entrare in guerra contro Israele. I servizi segreti britannici si servirono, tra gli altri, dei Fratelli Musulmani: migliaia di membri dell’organizzazione invasero le strade, attaccando e derubando gli Ebrei e manifestando per chiedere al Re di mobilitarsi in difesa della Moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme e più in generale dei Musulmani palestinesi.

Altre centinaia di membri della Fratellanza portarono attacchi contro gli insediamenti ebraici nel Negev. Allo stesso tempo il Re fu convinto che un’eventuale conquista del Negev da parte degli Arabi avrebbe spinto l’esercito britannico ad acconsentire alla sua richiesta di spostare lì le proprie truppe dall’Egitto.

La proposta più allettante, tuttavia, fu il rifornimento di armi all’esercito egiziano, nonostante l’embargo dello stesso Governo Britannico alla vendita di armamenti in Medio Oriente. Nella seconda settimana di maggio i Francesi notarono diverse –e insolite– visite del Re al quartier generale dell’esercito Britannico a Tel al-Kabir. Secondo le informazioni raccolte dalla Francia, gli ufficiali britannici promisero al Re di rifornire le forze egiziane di armi, munizioni e aerei in cambio della sua partecipazione alla guerra.

Secondo un rapporto dell’attaché militare francese al Cairo, durante tutto il periodo dall’1 al 25 di maggio l’esercito britannico rifornì le forze di spedizione egiziane di ingenti quantità di armi e attrezzature –inclusi fucili, mitragliatori, artiglieria da campo, munizioni, cisterne d’acqua e altro ancora– provenienti dai depositi del Canale di Suez.

In particolare si lavorò per rafforzare le forze aeree egiziane: vennero consegnati 16 Spitfire, un certo numero di Dakota, missili terra-aria e una grande quantità di munizioni. I Britannici si offrirono anche di sostituire gli aerei danneggiati. Il sospetto dei Francesi era che i Britannici fossero direttamente coinvolti nella pianificazione dell’offensiva egiziana.

La decisione di Faruq fu un evento cruciale per l’Egitto e l’intera regione. Israele fu costretto a combattere contemporaneamente su più fronti: le truppe egiziane avanzavano da sud verso Tel Aviv, mentre gli eserciti di Transgiordania, Iraq, Siria e Libano attaccavano da est e da nord.

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La firma della dichiarazione dello stato di Israele, 15 maggio 1948. Hans Pinn/GPO

I servizi segreti britannici ottennero un importante successo anche a Damasco, come Ben-Gurion venne a sapere, ancora una volta, da fonti francesi. I leader arabi si erano incontrati lì nella seconda settimana di maggio per decidere se accettare la proposta americana di estendere il Mandato Britannico di altri 10 giorni e cercare di aprire un negoziato tra Arabi ed Ebrei o entrare in guerra coordinando una strategia comune per l’invasione.

Secondo le informazioni trapelate da un’autorevole fonte siriana, i Britannici fecero pressioni sul reggente Iracheno Abd al-Ilah e su Re Abdullah per sostituire il generale iracheno Ismail Safwat con un altro generale, Nur a-Din Mahmud, più vicino alle  posizioni britanniche.

Il rapporto indica anche come il capo della Lega Araba Azzam, i primi ministri di Siria e Libano Jamil Mardam e Riyad al-Sulh e il muftì di Gerusalemme Amin al-Husseini fossero pronti ad accettare la proposta americana di prolungare il Mandato Britannico, ma cedettero alle pressioni della corona Giordana che attraverso i propri rappresentanti fece sapere che la Legione Araba (l’esercito Giordano) avrebbe invaso comunque la Palestina.

La presa di posizione di Re Abdullah costrinse anche gli altri leader arabi a sostenere l’invasione per non apparire più deboli dei Giordani nella difesa degli Arabi palestinesi. Secondo i presenti all’incontro di Damasco –alcuni dei quali collaboravano segretamente con l’intelligence britannica– non c’è dubbio che Abdullah abbia agito secondo le direttive dei suoi sostenitori inglesi. Golda Meir, all’epoca a capo del Dipartimento Politico dell’Agenzia Ebraica, incontrò Re Abdullah l’11 maggio in un estremo tentativo di evitare la guerra, ma è chiaro che tale sforzo era destinato a fallire fin dal principio.

A partire dai primi di maggio, la Legione Araba insieme a migliaia di irregolari (per lo più abitanti dei villaggi arabi) cominciò a condurre una serie di attacchi contro gli insediamenti che costituivano il Blocco di Etzion, che si conclusero con la sua cattura la mattina del 13 maggio. Gli abitanti del Kibbutz Kfar Etzion furono massacrati e centinaia di residenti negli insediamenti vicini furono presi prigionieri e fatti sfilare su dei camion per le vie di Amman tra la gioia della folla. L’evento ebbe una portata enorme, convincendo anche i leader arabi più prudenti che le proprie truppe potevano sconfiggere quelle ebraiche. Questo d’altronde era uno degli obiettivi dell’operazione, architettata dal comandante della Legione Araba Glubb Pasha (un ufficiale dell’esercito britannico di nome John Bagot Glubb) sotto la direzione dell’Alto Comando Britannico e dei servizi segreti egiziani.

La conquista del Blocco di Etzion aveva però anche un preciso scopo militare: assicurare il funzionamento delle linee di rifornimento dai depositi dell’esercito britannico del Canale di Suez a quelli della Legione Araba. Documenti dei servizi segreti britannici e rapporti dell’esercito siriano dimostrano il coinvolgimento di Glubb in operazioni di intelligence per conto dei britannici in Siria e Transgiordania, incluso il reclutamento di tribù beduine del deserto siriano come forze ausiliari irregolari per la Legione Araba. Alcune di queste presero parte successivamente agli scontri con le forze israeliane a Latrun, tra Gerusalemme e Tel Aviv.

Decidere di uno stato

In base a quanto detto si può concludere che Ben-Gurion, prima e durante l’incontro del Minhelet Ha’am, poté contare su informazioni precise e affidabili sulla decisione dei leader arabi di entrare in guerra con il supporto britannico, sulle truppe a loro disposizione e sulle strategie pianificate dai suoi nemici.

I membri del Minhelet Ha’am furono coinvolti in una lunga discussione durata oltre 10 ore. Golda Meir fece rapporto sul fallimento della sua missione diplomatica presso Re Abdullah, mentre Israel Galili e Yigal Yadin –rispettivamente capo del Comando Nazionale (Haganah) e capo di stato maggiore– fecero rapporto sullo stato della guerra. Yadin stimò che gli Yishuv avessero una possibilità “equa” di resistere all’offensiva araba.

Si potrebbe sostenere che la decisione del Minhelet Ha’am fosse inevitabile, vista la decisione presa due giorni prima da parte dei leader arabi di procedere all’invasione subito dopo il ritiro delle forze mandatarie, il 15 maggio. Tuttavia, dati i dubbi di molti leader arabi e le pressioni di Washington sull’estensione del Mandato, è assai probabile che gli Arabi non avrebbero ceduto alle pressioni britanniche se non fosse stato dichiarato lo stato ebraico.

La decisione di fondare lo stato nacque dalla profonda convinzione di trovarsi in un momento storico per il popolo ebraico e il movimento sionista. Ma al tempo stesso questa decisione si fondava su una valutazione accurata delle forze nemiche e dei suoi piani, basata su informazioni aggiornate e su un’attenta analisi delle capacità delle truppe Yishuv non solo di resistere a un attacco lampo da parte degli Arabi, ma anche di lanciare una controffensiva.

Il peso della responsabilità che Ben-Gurion sentiva sulle proprie spalle è ben testimoniato da un passo del suo diario, datato 14 maggio, dopo la dichiarazione della nascita dello stato “Nel paese grande gioia e fermento eppure, di nuovo, io solo porto il lutto in mezzo a coloro che festeggiano…”

Meir Zamir

Meir Zamir è professore emerito all’Università Ben-Gurion del Negev. Il suo articolo “The Role of MI6 in Egypt’s Decision to Go to War Against Israel in May 1948” (“Il ruolo del MI6 nella decisione dell’Egitto di entrare in guerra contro Israele nel maggio del 1948”) fu pubblicato nel maggio del 2019 sulla rivista Inglese “Intelligence and National Security”.

https://www.haaretz.com/israel-news/.premium.MAGAZINE-what-ben-gurion-learned-on-the-eve-of-declaring-israel-s-independence-1.8848132

Traduzione di Giuliana Bonosi e Matteo Cesari – AssopacePalestina

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