No, Gantz, democrazia e annessione non possono stare insieme

di Hagai El-Ad

Haaretz, 25 aprile 2020

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I manifestanti espongono un cartello che recita “Gerusalemme è la capitale eterna della Palestina” nel villaggio di Bil’in in Cisgiordania, vicino a Ramallah, venerdì 31 gennaio 2020. The Associated Press / Nasser

Ora che è stato firmato un accordo di coalizione tra Likud [il partito di Netanyahu] e Kahol Lavan [il partito Blu e Bianco di Gantz], vale la pena vedere cosa significa questo accordo, in particolare sotto due aspetti. Secondo Kahol Lavan, la foglia di fico che apparentemente giustifica il suo ingresso in un governo di Netanyahu e dimostra che ha tenuto fede ai suoi principi è il mantenimento della “democrazia e dello stato di diritto”. Pur di ottenere questo, il partito ha persino accettato di “scendere a compromessi” e di acconsentire ad azioni tese a dare il via ad una “annessione” già dal 1 luglio.

Bisogna soltanto vedere che idea si ha qui, in generale, della “democrazia”. A guardar bene, non esiste alcun nesso tra “democrazia e stato di diritto” e il continuo predominio israeliano su milioni di Palestinesi che non hanno diritti. Ciò che Israele sta facendo oltre la Linea Verde non è democratico per sua stessa natura. I Palestinesi non hanno diritti politici, non prendono parte a nessun processo democratico e tutta la loro vita è controllata dai sistemi israeliani in cui non hanno alcuna rappresentanza. Nessun suddito palestinese ha mai preso parte alle elezioni, alla nomina o alla promozione dei giudici dell’Alta Corte, dei membri della Knesset, degli ufficiali dell’esercito o dei ministri del governo – di tutti quegli Israeliani, cioè, che prendono quotidianamente decisioni su ciò che accade nei Territori.

Stando così le cose, tutti gli altisonanti discorsi sulla democrazia non hanno senso, né ha senso parlare dello stato di diritto. Non solo per l’evidente rifiuto di mettere di fronte alle loro responsabilità le forze di sicurezza che uccidono i Palestinesi, o per la mancata applicazione della legge nei confronti dei coloni che molestano i Palestinesi, ma anche in un senso più profondo: come può avere un significato parlare di stato di diritto quando la legge viene stabilita, interpretata e applicata secondo gli interessi di coloro che controllano e opprimono quelli che hanno sottomesso e vogliono perpetuare il loro dominio per mezzo di quella stessa “legge”?

Come Humpty Dumpty spiegava ad Alice: “La questione è: chi è il padrone, tutto qui.” E quindi il significato di una parola è “proprio quello che decido debba significare – né più né meno”. Nei Territori, il significato della parola “legge” è solo ciò che Israele decide debba significare. Pertanto è “legale” sparare a manifestanti disarmati, demolire case, rubare terre e privare le persone di acqua, elettricità o accesso a servizi sanitari salvavita.

Ma Kahol Lavan si è unito alla coalizione per salvaguardare la democrazia e lo stato di diritto, quindi come stanno le cose? Nessun problema: stanno pensando solo ai vari casi di corruzione di Netanyahu e alla “corruzione pubblica”, non alle migliaia di persone a cui abbiamo sparato, o alla corruzione morale che sta alla radice del regime israeliano. I leader di Kahol Lavan non si preoccupano nemmeno di nasconderlo, anzi sono ansiosi di chiarire le loro intenzioni in tutta questa esaltazione della democrazia che proprio loro stanno difendendo. È un’incredibile democrazia, che non è minimamente intaccata per il suo spadroneggiare su milioni di sudditi, tanto che non è nemmeno necessario parlarne.

Ma Kahol Lavan non si accontenta del silenzio passivo riguardo agli oppressi. In un’altra parte dell’accordo di coalizione, i due partner fanno una mossa proattiva per quanto riguarda il futuro dei Palestinesi: una variante o un’altra –da concordare col grande capo a Washington– di “annessione”, come al solito senza nemmeno chiedere il parere degli interessati. Le implicazioni pratiche di questo atto di annessione non sono chiare a questo punto, anche perché Israele, in ogni caso, agisce nei Territori come farebbe all’interno dei propri confini e in effetti ha già annesso i Palestinesi e la sua intenzione di continuare all’infinito il suo dominio sui di loro è chiara da tempo.

Ma Kahol Lavan ha dato un grande contributo in due sensi: in primo luogo, mettendo allo scoperto il fatto che nulla lo separa dal Likud nell’uso cinico della democrazia come etichetta vuota, compreso il trattare i Palestinesi non come esseri umani ma come merce politica nei negoziati per formare un governo. E in secondo luogo, perché ha ridotto il divario tra ciò che Israele fa, con il patrocinio dell’America, e quello che stanno dicendo questi due. L’apartheid non sta aspettando il 1 luglio – è già qui da un pezzo – ma una volta dichiarato ufficialmente da Israele sarà più difficile distogliere lo sguardo dall’immagine che lo specchio rimanda.

Sì, in termini di esposizione della realtà in tutta la sua bruttezza, l’accordo di coalizione sta dando un reale contributo: dominio perpetuo su milioni di soggetti senza diritti? OK; “Democrazia”? OK; “Stato di diritto”? OK. “La questione è”, dice Alice, “se puoi fare in modo che le parole significhino così tante cose diverse.” Ma Humpty Dumpty le ricorda: “La questione è: chi è il padrone – tutto qui”.

Hagai El-Ad è il direttore dell’organizzazione israeliana B’tselem.

https://www.haaretz.com/opinion/.premium-no-gantz-democracy-and-annexation-don-t-go-together-1.8798600?utm_source=smartfocus&utm_medium=email&utm_campaign=daily-brief&utm_content=https://www.haaretz.com/opinion/.premium-no-gantz-democracy-and-annexation-don-t-go-together-1.8798600

Traduzione di Donato Cioli – Assopace Palestina

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