Mentre il Coronavirus si diffonde in Cisgiordania, i Palestinesi affrontano anche una maggiore violenza dei coloni

da | Apr 4, 2020 | Notizie

Un preoccupante aumento della violenza potrebbe essere correlato alla chiusura degli istituti di istruzione da parte di Israele — e se non ci saranno conseguenze legali, gli osservatori temono che la situazione non farà che peggiorare

di Hagar Shezaf

Haaretz, 3 aprile 2020

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Naji Tantara portato all’ospedale dopo essere stato aggredito con un’ascia nel villaggio di Umm Safa in Cisgirodania, 24 marzo 2020. Courtesy of Naji Tantara

Il 24 marzo, in Cisgiordania, Naji Tantara è stato ricoverato con una frattura cranica dopo essere stato aggredito con un’ascia. Arua Nasan è stato colpito in faccia con un martello e picchiato da giovani con sbarre di ferro. Otto coloni hanno circondato Ali Zoabi mentre era a terra e lo hanno ripetutamente preso a calci.

Nelle ultime settimane le forze di sicurezza israeliane e le organizzazioni per i diritti umani hanno registrato un aumento degli attacchi contro i Palestinesi da parte di Ebrei in Cisgiordania. Entrambe le fonti attribuiscono questo aumento al fatto che il Governo israeliano ha chiuso gli istituti di istruzione a causa dell’epidemia di coronavirus.

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Secondo i dati forniti ad Haaretz da un funzionario della difesa, a marzo sono stati registrati 16 scontri fisici tra coloni e Palestinesi, contro i nove di febbraio e i cinque di gennaio. Le organizzazioni per i diritti umani operanti nell’area confermano la tendenza: dei 51 casi di violenza, vandalismo, furto e minacce registrati da B’Tselem dall’inizio del 2020, 21 sono avvenuti nel solo mese di marzo.

Asce, martelli e barre di ferro

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Arua Nasan mostra le ferite riportate il 24 marzo 2020 dopo uno scontro con coloni ebrei vicino alla sorgente Ein Samia in Cisgiordania. Courtesy of Arua Nasan

Il 24 marzo, nel primo pomeriggio, un colono e la sua mandria di mucche sono entrati nell’uliveto di un villaggio di Umm Safa a nord di Ramallah. I residenti del villaggio che hanno parlato con Haaretz hanno detto che il colono è a loro ben noto, vive nel vicino avamposto agricolo da 2 anni e ogni tanto cerca di impedire agli abitanti del villaggio di muoversi nella zona. 

Said Tantara, un abitante del villaggio, afferma che quando il bestiame è arrivato all’uliveto, un gruppo di giovani ha lanciato delle pietre alla mandria nel tentativo di mandarla via. Naij Tantara, cugino di Said e vice-capo del consiglio del villaggio, ha detto di essere andato sul posto per parlare con il colono e chiedergli di allontanare le sue mucche dall’uliveto.

Alcuni minuti dopo, dicono Naji e Said, sono comparsi altri quattro coloni, due con il fucile, uno con un’ascia e un altro con una mazza di legno. Naji ha detto di aver sentito dei colpi sulla testa e sulla schiena e di aver perso conoscenza. Poco dopo sono arrivati i soldati e gli assalitori sono fuggiti, ci dicono. Naji è stato portato all’ospedale di Ramallah dove è stato sottoposto a intervento per una frattura cranica.

“Sono stato cinque giorni in ospedale e me ne sono andato appena ho potuto, temendo di contrarre il coronavirus,” dice Naji, 45 anni. “Perdo ancora l’equilibrio ogni volta che cerco di alzarmi e mi gira la testa. Normalmente sarei rimasto in ospedale più a lungo, ma questa non è una situazione ordinaria.”

Due giorni dopo, dice Said, i poliziotti sono arrivati al villaggio, dopo aver ricevuto un rapporto sull’incidente. Ma da allora non si è saputo più nulla della polizia.

Arua Nasan, del villaggio di Al-Mo’eir a nord di Ramallah, dice che lui e suo cugino stavano andando a raccogliere dell’akkoub (nota come dwarf chicory in inglese, or Gundelia tournefortii in latino, è una pianta selvatica popolare nella cucina palestinese) alla sorgente Ein Samia, che è frequentata sia dai coloni sia dai Palestinesi della regione.

“Eravamo sulla strada principale quando abbiamo visto tre coloni su degli asini dirigersi verso di noi,” ha detto. “All’inizio non abbiamo nemmeno visto che erano coloni. Avevano 16-17 anni, praticamente dei ragazzi, e quando si sono avvicinati a noi ci hanno chiesto cosa facevamo lì e ci hanno detto che non ci potevamo venire.”

A questo punto, uno dei ragazzi ha telefonato a qualcuno. Nel giro di pochi minuti sono arrivate due auto dalla direzione della colonia di Kochav Hashahar.

Il cugino di Nasan è tornato indietro per chiedere aiuto al veicolo militare che avevano visto nelle vicinanze, mentre i ragazzi gridavano a Nasan di gettare la zappa, con la quale aveva intenzione di prendere l’akkoub. “Non l’ho gettata perché volevo tenerla per difendermi,” dice. Un colono gli ha tirato un martello, colpendolo in faccia, mentre gli altri lo picchiavano con sbarre di metallo, dichiara.

A quel punto si è avvicinato il veicolo militare e la maggior parte dei giovani è salita su una macchina ed è fuggita. I soldati hanno preso il numero di telefono di quelli rimasti. “Ho detto loro di controllare i telefoni dei ragazzi e vedere chi avevano chiamato per venire ad attaccarmi,” dice Nasan.

È stato portato in ospedale dove gli sono state riscontrate ferite alla mandibola e alla spalla. È stato dimesso diverse ore dopo e il giorno seguente ha presentato denuncia alla stazione di polizia di Binyamin in Cisgiordania.

“Voglio vedere se faranno qualcosa, se io avessi colpito un Ebreo ora sarei in prigione,” dice. Finora dalla polizia nessuno gli ha detto nulla. “Se non faranno niente, saprò che la legge non mi protegge – non come palestinese o israeliano – ma come essere umano,” dice.

‘La violenza non farà che aumentare e diffondersi’

Le informazioni raccolte dalla ONG per i diritti umani Yesh Din mostrano che il 91% dei casi aperti dalla polizia israeliana in Cisgiordania a seguito di denunce di crimini dei coloni sono stati chiusi senza alcuna accusa.

“La quantità e la gravità dei fatti violenti che abbiamo trattato nelle ultime settimane è sbalorditiva,” dice il direttore della Yesh Din, Lior Amihai.

“Finché le autorità continueranno a ignorare l’incolumità dei Palestinesi invece di proteggerli e arrestare i teppisti, la violenza dei coloni non farà che aumentare e diffondersi,” ci dice.

Nelle ultime settimane, gli abitanti dei villaggi vicini alla colonia Homesh, che è stata evacuata nel 2005 come parte del piano di disimpegno, hanno segnalato cinque incidenti violenti perpetrati dai coloni. Malgrado l’evacuazione dei coloni, ai proprietari terrieri palestinesi per anni non è stato consentito di accedere alle proprie terre, mentre i coloni si sono recati frequentemente in quel luogo simbolico e vi hanno persino istituito una yeshiva [scuola ebraica].

Lo scorso dicembre, il tribunale ha ordinato allo Stato di consentire ai proprietari terrieri palestinesi l’accesso a Homesh, ma i coloni ancora non permettono loro di avvicinarsi.

Ali Zoabi, un abitante del vicino villaggio di Fandaqumiya, dice che il 24 marzo era andato a prendere dello za’atar nella sua proprietà insieme a un altro abitante del villaggio, Asam. Erano partiti alle 17 circa, perché avevano sentito dire che i coloni se ne andavano la sera presto.

“All’inizio non li abbiamo visti, ma all’improvviso sono apparsi otto coloni che dovevano essersi nascosti dietro una roccia,” dice Asam. “Io sono corso in una direzione e Ali in un’altra, ma potevo vedere cosa accadeva.”

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Ali Zoabi riceve cure mediche dopo essere stato colpito da coloni israeliani vicino all’ex colonia di Homesh, Cisgiordania, 24 marzo 2020. Courtesy of Ali Zoabi

Ali dice che, mentre scappava, è caduto e il gruppo l’ha circondato e preso a calci. Pochi minuti dopo è passata un’auto palestinese e gli assalitori sono fuggiti. Ali è stato portato a Jenin, dove lo hanno ricoverato per due giorni con ferite alle braccia e alle gambe.

Asam ha riferito l’incidente all’ufficio di coordinamento palestinese a Nablus e Jenin, che si occupa del coordinamento con Israele.

Quattro giorni prima, quando Ali saliva sulla montagna, gli sono state lanciate delle pietre. Asam dice che dall’inizio dell’epidemia di coronavirus gli incidenti violenti sono aumentati.

“L’aumento si avverte chiaramente,” dice. “Non hanno alcuna vergogna e ora non permettono a nessuno del villaggio di recarsi lì”.

In altre occasioni, assalitori provenienti dalle colonie hanno vandalizzato beni palestinesi. Il 15 marzo, i finestrini di 12 automobili a Huwara, vicino all’irrequieta colonia di Yitzhar, sono stati rotti e gli pneumatici tagliati. Le macchine appartenevano ad Abadallah Odeh, che possiede un parcheggio per auto in città. L’incidente è stato ripreso dalle telecamere a circuito chiuso e lo stesso giorno agenti di polizia e soldati sono venuti a ritirare il filmato. A Odeh è stato detto che avevano aperto un’indagine, ma da allora non è stato fatto nulla.

Coloni israeliani vandalizzano macchinari pesanti nel villaggio di Huwara, distretto di Nablus, 15 marzo 2020

“Mi hanno detto che sarebbero tornati il giorno dopo, ma da allora nessuno si è più fatto sentire.”

La polizia ha detto che vede con grande riprovazione qualsiasi atto di violenza o di delinquenza e che indaga “professionalmente e approfonditamente” su ogni denuncia.

“Sono state presentate denunce sui recenti incidenti descritti e le indagini sono state avviate e sono in corso, a parte l’incidente del 24 a Homesh, per il quale non è stata sporta alcuna denuncia,” come detto in una dichiarazione della polizia.

https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-as-coronavirus-spreads-in-west-bank-palestinians-also-face-greater-settler-violence-1.8735820

Traduzione di Elisabetta Valento – Assopace Palestina

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