Rapporto OCHA 3 – 16 marzo 2020

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi occupati

per il periodo 3 – 16 marzo 2020.

La versione in italiano dei rapporti ONU OCHA è a cura dell’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli: https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

Nota per chi ha poco tempo: gli aspetti salienti di ciascuna notizia sono scritti in grassetto

Ultime notizie su COVID-19 nei Territori Palestinesi occupati

Il 5 marzo, per contenere la diffusione di COVID-19, il Primo Ministro palestinese ha dichiarato lo stato di emergenza in tutti i Territori occupati. Ad oggi, 19 marzo, in Cisgiordania sono confermati 47 casi: tutti, tranne sei, registrati nella città di Betlemme e in due cittadine vicine; nessuno nella Striscia di Gaza. Circa 6.900 persone sono in quarantena domiciliare.

Le Autorità palestinesi hanno dichiarato il coprifuoco nelle tre località dell’area di Betlemme colpite dal virus, ed hanno vietato tutti i viaggi non essenziali tra le città della Cisgiordania; per garantirne l’applicazione sono stati istituiti diversi posti di blocco. Nei Territori occupati tutte scuole sono state chiuse. Non sono consentite riunioni pubbliche, comprese quelle di preghiera. Le persone che, dall’Egitto o dalla Giordania, entrano nei Territori, così come quelle che sono state in contatto con persone che hanno contratto il virus, devono mettersi in quarantena per 14 giorni.

Le autorità israeliane hanno vietato l’ingresso in Israele ai lavoratori palestinesi di età pari o superiore a 50 anni; parimenti hanno vietato l’ingresso nelle Aree A e B della Cisgiordania ai palestinesi di Gerusalemme Est e a tutti i residenti in Israele. A Gaza, il valico di Erez con Israele è chiuso, ad eccezione dei casi umanitari urgenti, principalmente i titolari di permesso per cure mediche negli ospedali di Gerusalemme Est ed Israele. Verso questi ospedali è continuato anche l’afflusso di pazienti provenienti dalla Cisgiordania.

Il Coordinatore Umanitario Residente delle Nazioni Unite, supportato dalla Equipe Sanitaria, ha sviluppato un piano di risposta inter-agenzie di 90 giorni, volto a sostenere le Autorità palestinesi nella prevenzione della diffusione dell’epidemia; inoltre, per l’attuazione del piano, ha chiesto alla Comunità internazionale 6,3 milioni di dollari USA.

Rapporto degli eventi nei Territori Palestinesi occupati

L’11 marzo, a sud di Nablus, durante scontri, le forze israeliane hanno sparato e ucciso un 16enne palestinese e ferito altri 132 palestinesi, tra cui 17 minori. Gli scontri sono scoppiati nel villaggio di Beita, durante una protesta contro i tentativi in corso, da parte di coloni israeliani, di impossessarsi di una collina vicina al villaggio (situato in Area B). Il ragazzo ucciso è stato colpito alla testa con armi da fuoco. Le autorità israeliane hanno annunciato l’apertura di un’inchiesta. Le proteste sono in corso dal 28 febbraio e, ad oggi, hanno provocato un morto e 386 feriti, di cui 183 colpiti con proiettili di gomma, sette con armi da fuoco e i rimanenti per inalazione di gas lacrimogeni o per aggressione fisica. In tutte le proteste si sono verificati lanci di pietre contro le forze israeliane, tuttavia non sono stati riportati ferimenti di israeliani. Il 15 gennaio 2019, a seguito di una sentenza della Corte Suprema israeliana, le autorità israeliane hanno demolito un avamposto colonico a sud della città di Nablus, in Area B.

In Cisgiordania, in numerosi scontri, sono stati feriti dalle forze israeliane altri 67 palestinesi, tra cui 20 minori [segue dettaglio]. Circa la metà di questi ferimenti (33) è stata registrata vicino al villaggio di ‘Araqa (Jenin) durante tentativi, attuati da palestinesi, di tagliare parti della recinzione ed entrare nell’area chiusa retrostante la Barriera [porzione di territorio Cisgiordano che Israele si è annesso deviando il percorso della Barriera dalla “Linea Verde”]. Ventidue palestinesi sono rimasti feriti a Kafr Qaddum (Qalqiliya), nel corso delle manifestazioni settimanali contro l’espansione degli insediamenti e le restrizioni di accesso. Due minori, di 9 e 14 anni, sono stati feriti da proiettili di gomma durante scontri nel quartiere di Al ‘Isawiya a Gerusalemme Est, dove, da metà 2019, si registrano tensioni per le periodiche operazioni di polizia. Qui, lo scorso 15 febbraio, un bambino di 9 anni, mentre tornava a casa da scuola, era stato colpito da un proiettile di gomma ed aveva perso un occhio [vedi il Rapporto del periodo 4-17 febbraio]. Altri due ragazzi (16 e 17 anni) sono rimasti feriti vicino alla città di Qalqiliya, in una protesta contro il piano americano per il Medio Oriente.

Nel complesso, in Cisgiordania, nelle due settimane considerate dal Rapporto, le forze israeliane hanno effettuato 78 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 110 palestinesi, tra cui 16 minori. Si tratta di un calo rispetto al numero medio di operazioni (oltre 100) condotte in equivalenti periodi dall’inizio dell’anno. La maggior parte delle [78] operazioni sono state svolte a Gerusalemme Est (22) e nei villaggi di Ramallah (20).

Nella Striscia di Gaza, nelle aree prossime alla recinzione perimetrale israeliana ed al largo della costa di Gaza, in almeno 28 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento per imporre [ai palestinesi] le restrizioni di accesso alle aree medesime [cioé, le cosiddette “Aree ad Accesso Riservato”]; non sono stati registrati ferimenti o danni. In tre occasioni, le forze israeliane sono entrate nella Striscia ad est della città di Gaza ed hanno effettuato operazioni di spianatura del terreno e di scavo vicino alla recinzione perimetrale. Inoltre, le forze israeliane hanno arrestato due palestinesi, incluso un minore, che, a quanto riferito, stavano tentando di infiltrarsi in Israele attraverso la recinzione perimetrale; altri due sono stati arrestati mentre uscivano da Gaza attraverso il valico di Erez.

Il 5 marzo, le forze israeliane hanno demolito per ragioni “punitive” due case, sfollando sei palestinesi, incluso un minore. Le case demolite erano situate nelle città di At Tira e Birzeit (Ramallah), in area A e B; appartenevano alle famiglie di due palestinesi accusati di aver ucciso, nell’agosto 2019, una giovane colona israeliana e di averne ferito il fratello e il padre. Uno degli episodi di demolizione ha innescato scontri con le forze israeliane, durante i quali un palestinese è rimasto ferito.

Per mancanza di permessi di costruzione, sono state demolite o sequestrate altre 14 strutture di proprietà palestinese, sfollando 29 persone e causando ripercussioni su altre 60 circa. Dieci di queste strutture erano situate in Area C e cinque di esse erano state fornite a titolo di aiuto umanitario. Queste ultime comprendevano due tende residenziali nella Comunità di pastori di Ein ar Rashash (Ramallah) e una tenda residenziale, una latrina mobile e un sistema di pannelli solari nei pressi di Beit Jala (Betlemme). Le altre quattro strutture, di cui due demolite dai proprietari, erano a Gerusalemme Est. Dall’inizio dell’anno, a seguito di ordinanze delle autorità israeliane, a Gerusalemme Est sono state demolite 47 strutture, il 60% circa delle quali dai proprietari.

Nel sud di Hebron, le forze israeliane hanno demolito una sezione di una strada sterrata che collega cinque Comunità di pastori con il loro principale centro di servizi. Le Comunità, costituite da circa 700 persone, si trovano in una “zona per esercitazioni a fuoco” (Massafer Yatta), riservata da Israele all’addestramento dei suoi militari. Di conseguenza, per accedere al loro principale centro di servizi ed al mercato nella città di Yatta, i residenti devono percorrere una lunga deviazione. Tutti i 1.300 residenti in questa “zona per esercitazioni a fuoco” devono fronteggiare un contesto coercitivo che li mette a rischio di trasferimento forzato.

Tre palestinesi sono rimasti feriti e almeno 385 alberi e 15 veicoli sono stati vandalizzati da assalitori che si ritiene siano coloni israeliani [segue dettaglio]. In tre episodi separati, avvenuti nella città di Al Auja (Gerico) e nella zona della città di Hebron a controllo israeliano (zona H2), coloni israeliani hanno aggredito e ferito fisicamente tre palestinesi, tra cui una donna. Ulteriori attacchi di coloni sono stati segnalati il 10 e l’11 marzo, nella stessa area H2, durante le celebrazioni della festa ebraica di Purim; in questi ultimi casi non ci sono stati ferimenti o danni. In altri tre casi, coloni israeliani, a quanto riferito, hanno abbattuto o sradicato 200 ulivi e 150 viti di agricoltori dei villaggi di Al Khader e Khallet Sakariya, piantati vicino alla colonia di Gush Etzion (Betlemme), ed altri 35 ulivi piantati vicino all’insediamento colonico di Bruchin (Salfit). Questi episodi portano a quasi 1.600 il numero di alberi che, secondo quanto riferito, sono stati vandalizzati da coloni dall’inizio del 2020. Cinque ulteriori episodi si sono avuti nel governatorato di Nablus: nella città di Huwwara sono state tagliate le gomme di 11 veicoli; nel villaggio di Einabus due abitazioni e quattro veicoli sono stati danneggiati dal lancio di pietre, mentre nel villaggio di Burin è stata vandalizzata una casa disabitata. I residenti della Comunità di pastori di Ein ar Rashash (Ramallah) hanno riferito che 25 agnelli sono stati rubati da un colono residente in un adiacente insediamento colonico illegale.

Secondo una ONG israeliana, sulle strade della Cisgiordania, tre israeliani, tra cui un ragazzo e due donne, sono rimasti feriti e almeno 30 veicoli sono stati danneggiati in episodi di lancio di pietre [da parte di palestinesi].

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