La risposta ufficiale dello Stato di Palestina al piano Kushner / Netanyahu.

In questa risposta, lo Stato della Palestina “ribadisce la propria disponibilità a impegnarsi in uno sforzo politico costruttivo e significativo sulla base del diritto internazionale, delle relative risoluzioni delle Nazioni Unite e della Arab Peace Initiative”.

Quando il presidente Abbas parlerà al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite questa settimana, potrebbe affermare la volontà dello Stato di Palestina di avviare negoziati costruttivi e significativi con lo Stato di Israele su una di queste due basi – (i) una decente “soluzione a due stati” “sulla base del diritto internazionale, delle relative risoluzioni dell’ONU e della Arab Peace Initiative (la tradizionale posizione palestinese); o (ii) una fusione dei due stati per formare un unico stato pienamente democratico con pari diritti per tutti (l’unica alternativa), offrendo di lasciare che Israele scelga tra le due soluzioni.

Ci potrebbe essere una proposta più ragionevole di questa?

Se la Palestina dovesse reimpostare l’agenda in questo modo, garantirebbe la sua altura morale e legale, metterebbe Israele dinanzi alle sue responsabilità e consegnerebbe il piano Kushner / Netanyahu al cestino della storia a cui appartiene.

da una introduzione di John V. Whitbeck

Position paper: il cosiddetto piano dell’amministrazione Trump

2 febbraio 2020

Lo Stato di Palestina rifiuta questo “piano” e considera il cosiddetto piano una dichiarazione di ostilità contro i diritti inalienabili del popolo palestinese. Questo “piano” costituisce una grave minaccia per l’ordine internazionale che è basato sulle regole e i principi del diritto internazionale. È un accordo di resa concettualmente imperfetto, assolutista e irresponsabile che l’amministrazione americana vuole costringere la Palestina a firmare, tornando così a un mondo in cui i conquistatori prendono il bottino mentre le vittime vengono private della vita e della proprietà.

Il cosiddetto piano ignora quali sono i requisiti della pace approvando l’annessione di gran parte del territorio palestinese occupato e la pulizia etnica mediante il trasferimento di quasi 300.000 cittadini palestinesi-israeliani, entrambi reati severamente vietati dal diritto internazionale. Non considera il territorio palestinese, compresa Gerusalemme Est, occupato e quindi scarta il consenso internazionale esistente sulla questione e approva invece la prospettiva assolutistica della destra israeliana. Il cosiddetto piano mantiene l’annessione illegale di Gerusalemme occupata e ne cerca anche l’approvazione, in violazione della Carta delle Nazioni Unite e delle relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell’Assemblea Generale. Sostiene inoltre il furto di risorse attraverso l’annessione e il controllo militare egemonico da parte di Israele.

Il “piano” degli Stati Uniti prospetta un arcipelago disconnesso e non realistico di comunità palestinesi spogliate di qualsiasi sovranità o vitalità, inghiottite nella pancia di Israele e prive di qualsiasi controllo su frontiere, spazio aereo, acque territoriali, sicurezza o risorse naturali. Queste sono condizioni che nessun paese può accettare.

Mentre garantisce a Israele vantaggi immediati dall’annessione, il “piano” condiziona anche lo sviluppo economico e politico della Palestina all’approvazione israeliana e statunitense, eliminando quindi qualsiasi parvenza di sovranità palestinese. Inoltre, il piano rifiuta i diritti dei rifugiati palestinesi e impone alla Palestina di abbandonare ogni sforzo per cercare giustizia e risarcimento attraverso i tribunali internazionali.

Lo Stato di Palestina non considera questo “piano” una base per qualsiasi dialogo credibile o costruttivo. La Palestina sostiene che questo “piano” contiene tutti gli elementi del conflitto perpetuo, dell’oppressione e dell’ingiustizia. Non ha validità legale o politica e la leadership palestinese non intraprenderà alcuna discussione basata sul suo contenuto.

Inoltre, lo stato di Palestina ribadisce che i diritti del popolo palestinese all’autodeterminazione, alla libertà, alla giustizia e alla sovranità sono fondamentali e non negoziabili. La leadership palestinese adempierà alla sua responsabilità di difendere i diritti inalienabili del popolo palestinese perseguendo tutti i percorsi legali e diplomatici disponibili per proteggere i diritti nazionali palestinesi e difendersi da questo annunciato piano di aggressione. Lo Stato di Palestina continuerà ad agire in linea con il diritto internazionale e coopererà con gli Stati che condividono i nostri valori per difendere la posizione e la rilevanza del diritto internazionale e l’ordine internazionale basato sulle regole.

La leadership palestinese ribadisce la propria disponibilità a impegnarsi in uno sforzo politico costruttivo e significativo sulla base del diritto internazionale, delle relative risoluzioni delle Nazioni Unite e della Arab Peace Initiative. Questa visione è stata presentata dal presidente Mahmoud Abbas al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel febbraio 2018 e la leadership palestinese è pronta a lavorare con la comunità internazionale per realizzare una realtà di pace, dignità e giustizia su queste solide basi.

Lo stato di Palestina ritiene che questa pericolosa proposta equivalga all’approvazione di una nuova era senza legge nella politica internazionale, in cui l’aggressività e l’annessione verrebbero normalizzate. Approvare questo piano e le sue false affermazioni sconvolgerebbe l’ordine internazionale basato su regole certe e il sistema di leggi e regolamenti che hanno ispirato le relazioni internazionali per oltre settant’anni. Abbandonerebbe le generazioni future al caos, all’illegalità e al dominio della giungla.

Infine, la Palestina ricorda a tutti gli Stati la loro responsabilità di astenersi dal favorire o appoggiare, direttamente o indirettamente, violazioni del diritto internazionale, comprese le annessioni. Gli Stati che accettassero o si adeguassero all’agenda di Stati Uniti e Israele di annessione e diniego dei diritti nazionali palestinesi sarebbero complici di minare la posizione dell’ordine internazionale. Chiediamo agli attori responsabili di adottare misure serie ed efficaci per proteggere i requisiti della pace, adottando la linea di condotta logica e responsabile di far pagare un costo per il proseguimento di questa illegale occupazione e annessione.

Traduzione di Donato Cioli

http://www.dci.plo.ps/en/article/14484/Position-Paper-from-The-Trump-Administration’s-so-called-Plan-January-2020

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