Il piano di Trump per la pace in Medio Oriente non è nuovo. Plagia un’iniziativa israeliana di 40 anni fa

Alla Casa Bianca piace far finta che ci sia una rottura con la tradizione. Di fatto sta riciclando mappe e idee vecchie.

di Yehuda Shaul

FP- Foreign Policy, 11 febbraio 2020.

Particolare della mappa del Piano Drobles del 1979. (Foreign Policy illustration/Drobles Plan).

Il presidente USA Donald Trump e i suoi principali aiutanti si vantano di pensare fuori dagli schemi e di sfidare audacemente il comune buon senso. “Abbiamo adottato un approccio non convenzionale,” così si è vantato del suo lavoro Jared Kushner, genero di Trump e architetto del piano di pace israelo-palestinese recentemente presentato dagli USA. “Se ci si fissa sui vecchi, tradizionali punti di discussione, non si faranno mai progressi,” ha sostenuto.

Ma il piano Trump è a dire il vero il più tradizionale possibile. Ha, infatti, sorprendenti somiglianze con un altro piano pubblicato più di 40 anni fa. Nel 1979, l’Organizzazione Sionista Mondiale pubblicò il “Piano generale per lo sviluppo delle colonie in Giudea e Samaria, 1979-1983”­­, scritto da Matityahu Drobles, un ex membro della Knesset per il blocco Herut-Liberal –un precursore dell’odierno Likud– e capo della Divisione per le colonie dell’Organizzazione Sionista Mondiale, l’organismo responsabile della pianificazione e costruzione delle colonie.

Il suo piano era fondamentalmente un dettagliato tentativo di rendere esecutivo il piano di espansione degli insediamenti dell’allora ministro dell’Agricoltura Ariel Sharon, un compito che nei quattro decenni successivi i governi israeliani hanno svolto con grande zelo, collocando 640.000 coloni nelle aree chiave in tutta la Cisgiordania. La visione di Trump è in realtà Drobles 2.0.

A sinistra: Ricostruzione dell’autore della mappa israelo-palestinese inclusa nel piano Drobles. A destra: La mappa inclusa nel Piano Trump. (Fonte: Piano Drobles 1979 / Piano Trump Pace per la Prosperità 2020 )

I piani di Trump e Drobles condividono la convinzione che una vera sovranità palestinese su quella terra non dovrà mai esistere. Il piano Trump ammette che il piano stesso “comporta necessariamente delle limitazioni per alcuni poteri sovrani nelle aree palestinesi.” O, come disse Drobles, “è ora importante sottolineare, soprattutto con l’azione, che l’autonomia [in fase di negoziazione negli Accordi di Camp David] non si applica e non si applicherà ai territori ma solo alla popolazione araba.” In altre parole, Trump, come Drobles 40 anni fa, insiste sull’assoluto controllo israeliano della terra, mentre delega ad altri l’amministrazione dei residenti non ebrei di quel territorio. Il controllo palestinese su quella terra non è mai stato oggetto di discussione.

Al di là della questione della sovranità territoriale, entrambi i piani concordano su un controllo permanente di Israele sulla Cisgiordania. Come Trump e Kushner hanno detto, “lo Stato di Israele manterrà la responsabilità preminente sulla sicurezza per lo Stato di Palestina.” O, nelle parole di Drobles, “Non ci può essere ombra di dubbio sulla nostra intenzione di mantenere il controllo perpetuo sul territorio della Giudea e della Samaria.”

Nel discutere l’importanza del confine orientale di Israele lungo il fiume Giordano, il piano di Trump e Kushner così giustifica il controllo perpetuo di Israele sulla Valle del Giordano: “la Valle del Giordano fornisce una ripida barriera naturale alta circa 1400 metri [sommando i monti della Giudea, il dislivello del Mar Morto e la sua profondità,NdT] contro un attacco da est. L’esercito israeliano schierato lungo i versanti orientali della dorsale collinare della Cisgiordania potrebbe tenere a bada un esercito numericamente superiore dando il tempo allo Stato di Israele di completare la mobilitazione delle sue riserve.”

La stessa discussione riguardo al confine orientale di Israele compare nei documenti di pianificazione israeliana già nel Piano Allon del luglio1967, un piano elaborato dall’allora ministro del Lavoro Yigal Allon che raccomandava l’annessione della Valle del Giordano al fine di spostare il confine orientale di Israele verso il fiume Giordano e creare una zona cuscinetto tra i Palestinesi della Cisgiordania e quelli della Giordania. Drobles prese questa idea e la portò avanti, riferendosi alle colonie della Valle del Giordano come “il nostro primo muro difensivo ad est.” Anche se a Trump e Kushner piace presentare il loro lavoro come innovativo, le basi per l’annessione della Valle del Giordano esistevano già da decenni.

Le similitudini dei due piani mostrano quanto il piano Trump sia un’estensione della politica israeliana dei precedenti decenni. Niente potrebbe essere più chiaro della promessa di Trump che Israele “non dovrà sradicare nessun insediamento.” Questa affermazione è null’altro che il consolidamento dello status quo che rende permanente la frammentazione del territorio palestinese. La realtà che Trump vuole mettere in atto è una Palestina completamente spezzettata, più un arcipelago che uno stato.

Ma questo è sempre stato lo scopo dell’impresa colonialista. Nel 1979 Drobles scriveva che è importante “insediarsi nella terra che sta tra i centri abitati della minoranza [araba] e il territorio circostante, al fine di minimizzare il pericolo dello sviluppo di un ulteriore stato arabo in questo territorio. Una volta frammentata dall’inserimento dalle colonie ebraiche, la popolazione minoritaria difficilmente potrà creare una continuità territoriale e un’unità politica.” Ora, quattro decenni dopo, se il piano Trump diventa la prospettiva per il futuro, il sogno di Drobles è praticamente diventato realtà.

C’è però una differenza tra Drobles e Trump. Drobles era abbastanza onesto da ammettere ciò che stava facendo; diceva esplicitamente che ciò che la sua mappa descriveva non era uno Stato palestinese ma il metodo da usare per impedire che quello Stato nascesse. Trump e Kushner sostengono esattamente la stessa linea di pensiero, eppure chiamano questo insieme di bantustan un piano per realizzare i “due Stati.”

Kushner afferma di volere idee nuove, ma il piano Trump non offre nulla di nuovo. Il piano garantisce che non ci sarà mai uno Stato palestinese in Cisgiordania, e questo è stato il principio base della politica israeliana fin dal 1967. Quel che è nuovo è l’audacia di chiamare Stato i residui frammenti di terra non occupati dalle colonie.

Se la comunità internazionale non vede al di là di questa facciata, l’indifendibile piano che è stato elaborato diverrà la base dei futuri negoziati. La Lega Araba e altri leader che non hanno ancora abbandonato la speranza di una pace negoziata nella regione devono quindi convergere per rigettare il piano, rifiutando di unirsi a Trump nel camuffare il discorso del “controllo permanente” di Drobles con le parole “Stato di Palestina.”

Questo è l’unico modo per impedire all’amministrazione Trump di calpestare il diritto internazionale e per bloccare il suo tentativo di concedere il via libera di Washington all’avanzata dell’annessione e dell’apartheid in Cisgiordania.

Yehuda Shaul ha prestato servizio come soldato di fanteria e comandante nell’esercito israeliano dal 2001 al 2004 nelle città di Betlemme e Hebron in Cisgiordania. È uno dei membri fondatori di Breaking the Silence. Twitter: @YehudaShaul

Traduzione di Elisabetta Valento

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