Approvando i manifesti fascisti, l’attivista Nave Dromi ci mostra il suo vero volto. E contemporaneamente quello di Israele

Gideon Levy

Haaretz, 20, febbraio 2020

Manifesto a Tel Aviv che recita “La pace si fa solo con i nemici sconfitti” Tomer Appelbaum

Mi piace leggere le opinioni di Nave Dromi, perché lei è un perfetto esempio di puro estremismo laico e non cerca in alcun modo di nasconderlo: fascismo allo stato puro, senza maschere e senza riserve. Che importa quello che dicono a L’Aia, noi torneremo a Gush Katif [gli insediamenti israeliani che erano a Gaza fino al 2005, NdT]. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu è l’ultima linea di difesa contro questo sistema legale. I Palestinesi devono chiederci scusa “e se fosse per me, non dovremmo perdonarli”. Ecco chi è veramente, una fascista dichiarata, ultra-nazionalista ai massimi livelli, che crede che gli Ebrei abbiano tutti i diritti e i Palestinesi nessuno; che pensa che i diritti umani siano una cosa da rammolliti; che la terra su cui vive le appartenga completamente. Senz’altro è molto più onesta degli specialisti in cavilli del centro sinistra.

Sono rimasto impressionato dalla sua onestà anche mentre leggevo il suo articolo del 19 febbraio su Haaretz (“Abbiamo fatto bene ad appendere i manifesti che rappresentano Abbas e Haniyeh come terroristi sconfitti“) in cui difende il diritto dell’organizzazione Israel Victory Project – di cui lei stessa fa parte – di appendere i vergognosi manifesti che rappresentano la tanto desiderata vittoria di Israele, mostrando i leader Palestinesi in ginocchio e sullo sfondo le macerie della loro terra. Il pezzo è una sintesi del pensiero fascista israeliano e non è rappresentativo solo dell’estrema destra; molti sognano per Israele una vittoria di questo tipo, con il presidente palestinese Mahmoud Abbas e il capo politico di Hamas Ismail Haniyeh inginocchiati e bendati di fronte alla propria terra in fiamme.

L’opinione espressa nell’articolo non è altro che una versione un po’ meno edulcorata di quella che è la visione dominante nel dibatto pubblico israeliano. Sono i valori di Dromi e non altri a dettare la linea politica di Israele e questi hanno un nome ben preciso: fascismo. Il fatto che il sindaco di Tel Aviv, il determinato e coraggioso Ron Huldai, abbia fatto rimuovere i manifesti non significa che il messaggio sia stato cancellato: è parte integrante del tessuto della nostra società.

Dromi vuole porre fine una volta per tutte all’idea che Israele debba fare delle concessioni. Che cosa dovrebbe concedere in fondo? Ha rubato un paese, espulso un popolo, espropriato la loro terra, soppresso le loro libertà, calpestato i loro diritti, ucciso, umiliato, ferito e depredato, e ora dovrebbe fare delle concessioni? Basta con questi compromessi. Dobbiamo cambiare il paradigma, non concedere, ma pretendere. Non abbiamo preteso abbastanza. Non abbiamo rubato abbastanza. Non abbiamo versato abbastanza sangue. Non abbiamo umiliato o tiranneggiato abbastanza. Dobbiamo pretendere di più. Dobbiamo sconfiggere il terrore, ridurlo in ginocchio, con gli occhi bendati. Dobbiamo smettere di vedere i nemici come vittime. Vittime? Quali vittime? A Beit Keshet, nel 1948, sono morti 7 combattenti Palmah [gruppo militare ebraico, NdT]: che ci chiedano prima scusa per quello – come suggerito dalla stessa Dromi in un precedente articolo.

Poi viene la questione più importante, che è anche il cuore del Sionismo: le rivendicazioni dei Palestinesi nei confronti della propria terra sono ingiustificate e prive di fondamento. Un popolo senza terra giunse in una terra senza un popolo: e dunque cosa hanno a che fare con la nostra terra questi nomadi giunti qua per caso da chissà dove? La terra è tutta nostra, esclusivamente nostra. Questa non è un’opinione minoritaria, altrimenti lo stato di Israele non sarebbe mai nato.

Su quali basi dovrebbero avere qualche diritto a stare qua? Solo perché hanno vissuto qui per centinaia di anni? Perché erano la stragrande maggioranza prima che gli Ebrei fuggissero in massa dagli orrori dell’Europa? Perché ancora oggi rappresentano metà della popolazione tra il Giordano e il mare, la metà nativa, non nomade e non immigrata? Loro però non hanno un mandato divino e la Bibbia non accenna minimamente ai loro diritti, quindi non esistono. I racconti della Bibbia hanno molto più valore di qualsiasi atto di proprietà ottomano. Detto in parole povere, i Palestinesi non sono Ebrei e quindi non hanno diritti.

“Ma questo conflitto ci è stato imposto!” lamenta il creatore di queste immagini. Il nostro piccolo Srulik [personaggio di cartoni animati che simboleggia Israele, NdT], costretto alla guerra, non desidera altro che la pace. Proprio come Dromi. Una pace come quella dei ripugnanti poster di Tel Aviv. Nel 1967 abbiamo cantato “Nasser is waiting for Rabin” [Nasser aspetta Rabin] e nel 2020 quella scritta continua ad apparire sui nostri muri. “Occupazione” è una parola che non esiste nel dizionario israeliano di Dromi. Sono i Palestinesi ad essere nel torto. Si è mai sentito di un popolo che rifiuta di arrendersi nel modo rappresentato dai manifesti dell’Israel Victory Project? Quando mai è capitato nel corso della storia che un popolo osasse combattere per la propria libertà e il diritto al riconoscimento contro un occupante?

Dromi non è un fenomeno marginale, una curiosa anomalia ideologica. Al di là dei manifesti apertamente provocatori, lei rappresenta fedelmente la linea del Sionismo dalla sua nascita fino a oggi. Questo è ciò che avevano in mente i nostri padri fondatori e questo è ciò che pensano ancora oggi gli Israeliani. Leggere Dromi significa vedere Israele senza il filtro del politicamente corretto e del buonismo liberale.

https://www.haaretz.com/opinion/.premium-tel-aviv-billboards-exemplify-israeli-fascism-1.8559020?utm_source=smartfocus&utm_medium=email&utm_campaign=daily-brief&utm_content=https://www.haaretz.com/opinion/.premium-tel-aviv-billboards-exemplify-israeli-fascism-1.8559020

Traduzione di Matteo Cesari

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