Per una difesa femminista dei Diritti delle Donne.

di Randa Siniora

This week in Palestine, n° 253, maggio 2019.

Come mai il movimento delle donne palestinesi, dopo due decenni di diligente lavoro per combattere la discriminazione sessuale, la violenza di genere e il patriarcato, non è ancora riuscito a fare un passo risolutivo nell’adozione di politiche e leggi basate sull’uguaglianza, la non discriminazione e il rispetto dei diritti delle donne? La devozione alla nostra causa e l’impegno per conseguire l’uguaglianza di genere e la non discriminazione, non hanno ancora dato frutti; nella vita delle donne palestinesi non ci sono stati cambiamenti reali e significativi. Le donne sono state in grado di fare qualche progresso, ma la struttura patriarcale, la discriminazione, la sopraffazione maschile, la violenza contro le donne, il sessismo, la militarizzazione e l’occupazione costituiscono seri ostacoli al pieno godimento dei diritti delle donne nella nostra società.

Un seminario nazionale organizzato dal WCLAC per chiedere l’abolizione dell’articolo 308 dal Codice Penale

Sebbene lo Stato palestinese abbia adottato senza riserve parecchi trattati internazionali sui diritti umani, inclusa la Convenzione sull’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione (CEDAW), l’ottemperanza alle norme e ai valori racchiusi in quei trattati non si è tradotta in riforme legali o politiche che riflettano un serio impegno a difesa dei diritti umani. Con l’accesso della Palestina ai trattati e alle convenzioni internazionali, i politici palestinesi e i delegati ufficiali si sono sostanzialmente concentrati su considerazioni politiche, nella speranza di potenziare la “sovranità dello stato”. Di conseguenza, hanno riservato uno scarso interesse agli obblighi dettati dalle leggi internazionali. La volontà politica di fare seri sforzi per armonizzare le politiche e la legislazione nazionale con quanto richiesto dalla CEDAW, rimane carente. Quando si tratta di problematiche relative ai diritti delle donne, una cultura patriarcale, nonché norme e pratiche religiose negative, ancora dominano la scena. Il movimento delle donne era ottimista, dopo la positiva revisione del rapporto iniziale CEDAW davanti alla Commissione per l’eliminazione della Discriminazione contro le donne, nel luglio del 2018. Il dialogo costruttivo e l’impegno giuridico dello Stato di Palestina ad attenersi alle osservazioni conclusive e alle raccomandazioni della Commissione, sembravano assicurare che avevamo raggiunto un punto di rottura e che avremmo ottenuto un cambiamento significativo per conseguire l’uguaglianza di genere nella regione.

“Cos’è questo Stato, dal punto di vista delle donne? Lo Stato è maschio in senso femminista: la legge vede e tratta le donne nel modo in cui gli uomini vedono e trattano le donne … Le leggi formali dello Stato ricapitolano nella sostanza il punto di vista maschile.” Catharine MacKinnon(v. nota 1 in calce)

Prima della revisione del rapporto CEDAW palestinese, il Women’s Center for Legal Aid and Counseling (WCLAC: Centro delle Donne per l’Aiuto Legale e Psicologico), in cooperazione con Human Rights Watch aveva rilasciato una relazione orale (v. nota 2 in calce) davanti alla Commissione CEDAW, che si concentrava soprattutto sulla violenza contro le donne in ambito familiare e sull’articolo 16 della stessa CEDAW, in cui si sottolineavano aspetti concernenti lo status personale, la violenza di genere, il matrimonio infantile, la violenza sessuale e l’accesso all’aborto protetto. In accordo con l’articolo 16, il WCLAC sottolineava anche il problema relativo alla Legge sullo Status Personale –applicata nei Territori Occupati e nella Striscia di Gaza a Musulmani e a Cristiani– e la discriminazione contro le donne che questo comporta, soprattutto quando si tratta di matrimonio, divorzio, custodia dei figli, tutela, matrimonio infantile, diritti economici delle donne in ambito matrimoniale, eredità. In un secondo momento, la Commissione ha raccomandato, in linea con gli articoli 1 e 2 della Convenzione, che lo Stato palestinese adottasse, senza ritardi, una legislazione nazionale che includa una definizione complessiva del concetto di discriminazione contro le donne, relativa cioè a tutti gli ambiti –sia pubblici sia privati– in cui questa è proibita.

La campagna WCLAC per influenzare i politici, affinché aboliscano dal Codice Penale l’articolo 308 (che si riferisce a crimini sessuali)

La Delegazione Ufficiale Palestinese si è impegnata, di fronte alla Commissione, a dar seguito alle raccomandazioni e a sottoporre –dopo due anni– uno speciale aggiornamento del rapporto sui progressi fatti nell’effettiva realizzazione delle raccomandazioni, specialmente quelle pertinenti alle politiche e alle leggi concordate nella CEDAW. È comunque scandaloso che alcuni elementi conservatori tra i rappresentanti ufficiali palestinesi, abbiano consigliato al Presidente di considerare la possibilità di porre delle riserve sui “trattati internazionali” (cioè la CEDAW), a quattro anni dalla sottoscrizione senza riserve di quelli stessi trattati. Così, il movimento delle donne palestinesi, invece di concentrare la propria attenzione sulla progressiva realizzazione delle raccomandazioni CEDAW, ha dovuto tornare ai blocchi di partenza. Attraverso sforzi di lobby ed appoggi ha dovuto ricominciare a battersi per l’adozione senza riserve delle convenzioni e dei trattati.

Alla 39esima sessione della Commissione ONU sui Diritti Umani, tenutasi a Ginevra nel Settembre del 2018, il WCLAC ha rilasciato una dichiarazione, in cui ha sottolineato l’impatto di genere dell’occupazione israeliana e le violazioni israeliane compiute contro donne palestinesi che non ponevano alcuna imminente minaccia alla vita altrui, durante la Grande Marcia del Ritorno.

A tutti i livelli della società palestinese tira un forte vento contrario, quando si tratta di problemi relativi all’uguaglianza di genere. Tuttavia, il WCLAC continua i suoi sforzi per assicurare che le donne e le ragazze possano vivere la propria vita secondo i diritti umani che spettano loro. Il nostro patrocinio cerca sempre di sfidare gli elementi più radicali e gli ostacoli che impediscono alle donne di raggiungere l’uguaglianza; perché i diritti delle donne costituiscono e devono costituire una parte integrante dei vari aspetti che concorrono alla costruzione dello Stato. Senza questa uguaglianza, i principi costitutivi dei diritti umani e della democrazia non possono essere garantiti

A causa dello stato disfunzionale in cui si trova il Consiglio Legislativo Palestinese, sforzi considerevoli sono stati fatti per influenzare un processo che porti all’abolizione di articoli discriminatori dalle leggi esistenti e ormai obsolete –particolarmente dal Codice Penale– che risalgono all’epoca in cui i Territori Occupati erano sotto controllo giordano. Le organizzazioni delle donne e dei diritti umani sono riuscite a lanciare una campagna nazionale per fare pressione sul governo palestinese e sul Presidente, per abolire l’articolo 308 del Codice Penale Giordano, numero 16, del 1960. Tale articolo costituisce una flagrante violazione dei diritti delle donne palestinesi, in quanto impedisce che il colpevole di 13 tipi di crimine sessuale venga portato a giudizio, in caso di matrimonio in corso di validità tra l’aggressore e la vittima.

L’articolo arbitrario, che autorizzava i presunti stupratori a sposare le loro vittime è stato abrogato il 4 marzo 2018 da Mahmoud Abbas con un decreto ufficiale. In una decisione di gabinetto, inoltre, il codice penale è stato modificato mediante l’aggiunta di un quinto paragrafo all’Articolo 99, escludendo i crimini d’onore contro le donne dal loro precedente valore di circostanze attenuanti. Le campagne per la sensibilizzazione popolare, come l’iniziativa dell’abito bianco “Sposa il tuo stupratore”, avevano lo scopo di stimolare gli operatori dello Stato ad attuare un serio cambiamento riguardo ai diritti delle donne in Palestina.

Un altro rilevante successo è stato raggiunto quest’anno nelle decisioni prese dal governo per garantire alle donne il diritto di richiedere il passaporto per i figli, di aprire conti bancari per i figli e la possibilità di trasferirli da una scuola all’altra senza la necessità di un permesso da parte di un tutore maschile. Le organizzazioni per i diritti delle donne hanno lavorato su questi temi per più di 18 anni. Il WCLAC è stato una delle organizzazioni più attive nella pubblicazione di articoli, studi e resoconti analitici a sostegno di tali diritti e nell’organizzazione di incontri di sensibilizzazione.

Inoltre, nel 2018, un gruppo di organizzazioni per i diritti delle donne si è impegnato in una 16 giorni di attivismo per fermare la violenza contro le donne e le bambine in Palestina. Questa attività è stata organizzata dal Forum palestinese per combattere la violenza contro le donne (Al-Muntada), per esigere emendamenti alle leggi che discriminano le donne, come il Codice Penale, la legge sullo Status Personale e quella sulla Protezione della Famiglia. Così, nel dicembre 2018, diverse organizzazioni composte da donne hanno organizzato una protesta pacifica a Ramallah, chiedendo la protezione dei diritti delle donne e l’imposizione di sanzioni più dure per coloro che le violano.

Inoltre, durante i 16 giorni di attivismo, il 6 dicembre 2018, il WCLAC ha organizzato un workshop su “Protezione penale legale delle donne: fra leggi pubbliche e private”. Circa 20 persone provenienti da varie associazioni hanno partecipato a questo workshop che puntava a rafforzare la cooperazione fra le organizzazioni delle donne e quelle dei diritti umani. Gli aspetti legali della protezione penale delle donne vittime di violenza domestica e sociale sono stati discussi

considerando la stesura del Codice penale come legge generale e la stesura della Legge per la Protezione della Famiglia come legge speciale. Il workshop ha evidenziato anche l’urgenza sociale e legale di promulgare leggi che proteggano le donne dalla violenza e che le facciano accedere appieno alla giustizia.

Durante il 2018, il WCLAC ha anche sollecitato l’avanzamento della Legge di Protezione della Famiglia, che vuole prevenire la violenza contro le donne e le bambine. Questo coinvolgimento è stato particolarmente rilevante perché la bozza della legge passata dall’ufficio della pubblica accusa era diversa rispetto alla bozza che era stata discussa con le organizzazioni della società civile e con il comitato nazionale per la stesura della legge. Una conseguente campagna, portata avanti dalla rete delle ONG palestinesi (PNGO), ha coinvolto organizzazioni della società civile e organizzazioni dei diritti umani e delle donne in un processo di elaborazione legislativa. È stata prodotta una bozza modificata che è stata sottoposta al governo palestinese per la preparazione della stesura finale. La versione finale è stata approvata dal governo palestinese nel dicembre 2018 e inviata al Presidente per l’approvazione definitiva e la pubblicazione nella gazzetta ufficiale. Per accelerare questo processo, Al-Muntada per Combattere la Violenza contro le Donne, una struttura ombrello che include 17 organizzazioni femminili, sta conducendo una campagna nazionale per richiedere il varo della Legge di Protezione della Famiglia.

Il WCLAC ha incontrato la Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite e ha sottolineato l’impatto diretto e indiretto delle violazioni di Israele nei confronti delle donne palestinesi, presentando lo studio intitolato “Le marce del ritorno a Gaza: le implicazioni di genere nell’uso eccessivo della forza da parte delle forze di occupazione israeliane sui civili”, che contiene 15 testimonianze di donne di Gaza. Lo studio si focalizza sulla pratica di prendere come obiettivi dei civili che non costituiscono nessuna minaccia imminente per la vita degli altri (senza risparmiare bambini e persone con disabilità), sulla pratica di mettere nel mirino i difensori della vita umana, compresi giornalisti, paramedici e volontari civili, così come l’uso abbondante di armi proibite dalle convenzioni internazionali. Nelle sue note conclusive, il WCLAC ha chiesto che Israele sia tenuto a rispondere per le violazioni della legge umanitaria internazionale e che la Corte Penale Internazionale apra un’indagine nella direzione di queste accuse.

Nonostante i recenti progressi, è impressionante notare come le sofferenze quotidiane delle bambine e delle donne per le violenze legali, sociali e domestiche abbiano una bassa priorità nell’agenda politica e sociale dello stato e delle sue istituzioni. I meccanismi di protezione sociale per le vittime della violenza di genere restano insufficienti anche se è stata sviluppata una strategia nazionale per combattere la violenza di genere. La mancanza di un budget dedicato alle questioni di genere, con cui applicare questa e altre strategie, riflette l’attuale stato di queste problematiche. L’accesso palestinese alle convenzioni e ai trattati internazionali non ha prodotto una volontà politica credibile per varare delle leggi moderne e non discriminatorie che ottemperino a queste convenzioni.

Le varie violazioni dei diritti umani perpetrate dall’occupazione israeliana inaspriscono ulteriormente la sofferenza e la discriminazione verso le donne, sia come palestinesi che come donne. L’intensificazione del conflitto ha impatti sia diretti che indiretti sulla vita delle donne perché le donne palestinesi affrontano regolarmente violenza, minacce, intimidazioni, limitazioni negli spostamenti e discriminazioni come effetto delle norme israeliane che violano la legge internazionale umanitaria e i diritti umani. Queste pratiche includono la distruzione delle proprietà, la demolizione e la mancanza di alloggi adeguati, le aggressioni nei confronti dei civili che vengono continuamente presi di mira, le restrizioni negli spostamenti, le incursioni notturne, l’espansione degli insediamenti e la violenza dei coloni, lo sfratto forzato dei Palestinesi da Gerusalemme occupata, le punizioni collettive come strumento per il trasferimento forzato, e l’accanimento contro le donne che difendono i diritti umani, le giornaliste e le attiviste.

Il rapporto con le conclusioni dettagliate della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sulle proteste nei Territori Occupati Palestinesi(v. nota 3 in calce), pubblicato nel marzo 2019, fa riferimento alle deposizioni del WCLAC e alle informazioni fornite nella sua presentazione, dando così al Centro un feedback positivo e ricordando la sua importanza nell’aiutare la commissione a comprendere la situazione dei Palestinesi sotto occupazione israeliana.

Il WCLAC documenta le deposizioni delle donne palestinesi sopravvissute alla violenza e agli attacchi dell’occupazione. Ricercatrici che lavorano sul campo sono impegnate a raccogliere queste testimonianze attraverso interviste a donne che vivono nelle aree interessate e che possono dare un resoconto di prima mano a proposito dei raid notturni e degli arresti di donne palestinesi.

Nota 1: Catharine A. MacKinnon, Feminism Unmodified: Discourses on Life and Law, Harvard University Press, 1988.

Nota 2: Relazione orale del WCLAC e di Human Rights Watch al Comitato CEDAW circa il Rapporto sullo Stato di Palestina, 70a sessione, 9 luglio 2018, Human Rights Watch, consultabile su https://bit.ly/2PxP9wu

Nota 3: Rapporto con le conclusioni dettagliate della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sulle proteste nei Territori Occupati Palestinesi A/HRC/40/CRP.2, Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, 18 marzo 2019, consultabile su https://bit.ly/2SvSLz5

Randa Siniora, difensora dei diritti umani e dei diritti delle donne da più di 30 anni, è attualmente la direttrice generale del WCLAC a Gerusalemme. Il suo lavoro consiste nella promozione e la collaborazione per il progresso nelle organizzazioni della società civile, le agenzie ONU e i governi a livello nazionale, regionale e internazionale. È stata direttrice del programma sui diritti delle donne di Al-Haq e direttrice esecutiva della Commissione per i Diritti Umani in Palestina.

Feminist Advocacy for Women’s Rights in Palestine

Traduzione di Anna Maria Torriglia e Gigliola Albertano

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