Attivisti ebreo-americani picchiati e detenuti da soldati israeliani in Cisgiordania.

I membri di un’organizzazione ebraico-americana sono stati trascinati all’interno di veicoli militari, unitamente ad attivisti palestinesi e israeliani, nel corso di un’azione anti-occupazione che si è svolta vicino a Hebron.

di Megan Giovannetti

Middle East Eye, 3 maggio 2019

Un attivista è bloccato al suolo da un soldato israeliano (Miriam Deprez/MEE)

Hebron, Cisgiordania occupata

Venerdì mattina, mentre lavoravano per riparare una strada che collega alcuni villaggi palestinesi nelle colline a sud di Hebron, numerosi attivisti ebreo-americani sono stati picchiati e sottoposti a fermo, unitamente ad attivisti palestinesi e israeliani.

Tra le persone costrette a terra e trascinate nei veicoli militari ce n’erano alcune che apparivano essere rabbini e molti membri anziani del gruppo.

Gli attivisti facevano parte di una delegazione di 42 Ebrei provenienti dagli Stati Uniti e dal Canada,  impegnati in un tour della Cisgiordania della durata di due settimane, organizzato dal Centro per la Nonviolenza Ebraica (CJNV), con sede negli USA, per promuovere la convivenza tra Ebrei e Palestinesi e la resistenza alla perdurante occupazione militare israeliana.

Venerdì mattina, il gruppo stava prendendo parte a un progetto di ripristino stradale assieme ad attivisti palestinesi e a membri dei consigli locali di villaggio, oltre ad attivisti di All That’s left, un gruppo israeliano impegnato in una campagna contro l’occupazione.

Quasi 100 attivisti, indossando camicie marroni su cui era scritto in arabo, inglese ed ebraico “Basta con l’occupazione”, stavano prendendo parte all’attività di ripristino stradale, che consisteva nel riempire fossati e rompere grosse pietre che avevano reso la strada principale, che collega 16 villaggi, una pista sterrata, sostanzialmente inutilizzabile.

Dopo meno di un’ora, sono arrivati sul posto militari israeliani e agenti preposti al controllo delle frontiere, circondando il gruppo e bloccando l’entrata e l’uscita della strada.

I militari hanno dato un ultimatum di 10 minuti agli attivisti, comunicando loro che la strada su cui stavano lavorando era, da quel momento, una zona militare chiusa e intimando di lasciarla, pena l’arresto.

Poiché gli attivisti continuavano a lavorare dopo la scadenza dei 10 minuti, i soldati sono corsi giù per la collina, prendendo di mira, per primi, gli attivisti palestinesi.

Granate assordanti

Il gruppo dei supporter internazionali che era più vicino ha immediatamente formato un cerchio, serrando le braccia per proteggere i Palestinesi presi di mira e intonando lo slogan “Gli Ebrei della diaspora dicono basta all’occupazione”.

I soldati hanno, quindi, iniziato ad afferrare gli attivisti, agguantandoli per le braccia, le gambe e i vestiti  e tentando di allontanarli dal cerchio in cui si erano raggruppati.

Sono state anche lanciate due granate assordanti in direzione del gruppo, nel tentativo di farlo disperdere.


Numerosi attivisti sono stati trascinati via e sottoposti a fermo all’interno di veicoli militari
(Miriam Deprez/MEE)

L’attacco violento si è protratto per circa 30 minuti e si è concluso con 10 Ebrei, 3 Palestinesi e 2 giornalisti afferrati con la forza, trascinati lungo il terreno roccioso e trattenuti all’interno di veicoli militari.

Middle East Eye (MEE) ha  avuto notizia che le persone in stato di fermo sono state arrestate e condotte a Kirat Arba, un insediamento vicino a Hebron. Rilasciate più tardi nel corso della giornata, è stato intimato loro di non avvicinarsi all’area di Hebron per 15 giorni.

Al termine degli scontri, gli attivisti rimasti si sono alzati e hanno continuato a lavorare sulla strada,  col consenso dei militari stessi.

Successivamente, gli attivisti si sono presi sotto braccio e hanno iniziato a marciare verso i veicoli militari, nel tentativo di chiedere il rilascio dei loro compagni. I militari sono immediatamente avanzati, respingendo il gruppo con numerose granate assordanti e chiedendo a tutti i giornalisti di allontanarsi

 “Credevo di soffocare”

Aaron Goldstein, ventiseienne californiano, ha dichiarato a MEE di essere stato trattenuto in una presa di soffocamento e bloccato a terra.

“Non avevo paura di morire, ma provavo dolore,” ha detto Goldstein, che è rimasto con gli occhi iniettati di sangue. “Credevo di soffocare.”

“Sembrava che la strategia fosse, sostanzialmente, di afferrare i Palestinesi, arrestarli, prendere un po’ di Ebrei della diaspora per sicurezza e poi malmenare tutti gli altri.”

“Se penso a quello che stiamo facendo qui”, ha proseguito, “stiamo riempendo alcune buche nella strada, affinché i Palestinesi abbiano un accesso un po’ migliore alla loro terra e, nel giro di un minuto, si è scatenata un’estrema violenza fisica”.

Gli attivisti, serrate le braccia, hanno formato un cerchio nel tentativo di impedire che membri del loro gruppo fossero trascinati via (Miriam Deprez/MEE)

Gli attivisti, serrate le braccia, hanno formato un cerchio nel tentativo di impedire che membri del loro gruppo fossero trascinati via (Miriam Deprez/MEE)Ashley Bohrer, organizzatore di JVP (Jewish Voice for Peace), ha dichiarato a MEE che uno degli obiettivi principali della delegazione della CJNV durante la sua visita era un apprendimento comunitario.

Negli ultimi due giorni la delegazione ha visitato i villaggi di Susiya e Um al Kheir, “giusto per ascoltare le storie dei nostri compagni e condividere un pasto”, ha detto Bohrer.

Entrambi i villaggi sono circondati da insediamenti nell’Area C della Cisgiordania, controllata dall’esercito israeliano, e i residenti sono sotto la minaccia di vedere demolite le loro case.

“Le autorità israeliane hanno demolito numerose case e recinti per il bestiame perfino durante la visita della delegazione”, ha dichiarato Bohrer.

“Eravamo lì solo per offrire ascolto alla comunità”, ha continuato Bohrer, “ma il fatto è che la vita dei Palestinesi nell’area C è incredibilmente imprevedibile, il che significa che l’esercito può arrivare in qualsiasi momento”.

MEE ha contattato le autorità israeliane per avere un commento e ha anche provato a parlare con i soldati israeliani presenti sulla scena, ma non ha ricevuto alcuna risposta.

https://www.middleeasteye.net/news/jewish-american-activists-beaten-and-detained-israeli-soldiers-west-bank

Traduzione di Daniela Marrapese

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