Ho co-fondato il movimento BDS. Perché mi è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti?

Con questo divieto di ingresso, Israele sembra aver ancora una volta arruolato l’amministrazione Trump all’obbedienza dei suoi ordini.

Omar Barghouti

The Guardian, 16 aprile 2019.

I Palestinesi stanno ormai attendendo impotenti uno tsunami di estrema destra che spazzerà via ogni tipo di diritti che ci erano stati lasciati. Nasser Nasser/AP

Lo scorso mercoledì, mentre mi stavo preparando a partire per gli Stati Uniti per una serie di conferenze, sono stato improvvisamente fermato e mi è stato impedito di imbarcarmi sul mio volo all’aeroporto Ben Gurion. Il consolato statunitense ha informato il personale della linea aerea che l’ufficio immigrazione degli USA mi aveva vietato l’ingresso nel paese, senza fornire alcuna motivazione, nonostante io abbia un visto valido.

Dato che per anni ho avuto piena libertà di viaggiare negli USA, questo divieto sembra essere una misura motivata ideologicamente e politicamente, che coincide con l’escalation repressiva di Israele contro i sostenitori dei diritti umani. Il regime di estrema destra di Israele non sta solo continuando il suo decennale sistema di occupazione militare, di apartheid e di pulizia etnica contro i Palestinesi, ma sta sempre più appaltando agli USA le sue tattiche antidemocratiche.

Come co-fondatore del movimento non violento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) per i diritti dei Palestinesi, io sono sempre stato oggetto di diffamazioni da parte del governo israeliano e mi è stato vietato ripetutamente di viaggiare, anche quando nel 2018 mi fu impedito di andare in Giordania ad accompagnare mia madre, ora defunta, per un intervento di chirurgia anti-cancro. Il ministro dell’Intelligence di Israele mi ha minacciato di una “eliminazione civile mirata” guadagnandosi una condanna da Amnesty International. Il loro sostanziale “divieto arbitrario di viaggiare” contro di me era stato di recente revocato per tre mesi su pressione di Amnesty International.

In questo viaggio negli USA, avevo programmato di incontrare politici e giornalisti e di affrontare la cruciale necessità di porre fine alla complicità degli USA nelle gravi violazioni israeliane dei diritti dei Palestinesi. Avrei parlato al pubblico delle università di New York e di Harvard, in una libreria della comunità afro-americana di Filadelfia e nella sinagoga Tzedek di Chicago. Dopo di che avrei partecipato al matrimonio di mia figlia a Houston.

Ho deciso di non perdere nessuno dei miei impegni pubblici, collegandomi via video, per me in piena notte, ma non posso assolutamente compensare la perdita personale di aver mancato il matrimonio di mia figlia. Sono ferito, ma sono ben lontano dall’essere scoraggiato.

Da quando Trump si è insediato, ha ripetutamente mostrato la sua profonda parzialità a favore di Israele. Il suo team per il Medio Oriente (Jared Kushner, Jason Greenblatt e David Friedman) con il suo fervido sostegno agli insediamenti illegali di Israele e ad altri crimini, deve essere il mediatore di “pace” più disonesto nella storia degli Stati Uniti. Ha riconosciuto la sovranità di Israele su Gerusalemme e sulle Alture siriane del Golan, in violazione della legge internazionale e di oltre sette decenni di politica ufficiale degli USA.

Intanto, membri del Congresso e legislatori di 27 stati hanno approvato leggi volte a reprimere la voce degli Americani che sostengono il BDS. L’organizzazione ACLU (American Civil Liberties Union) ha condannato queste misure repressive come una violazione incostituzionale della libertà di parola, che “ricorda i giuramenti di lealtà dell’era McCarthy”.

Tutto ciò ha incoraggiato il governo israeliano di estrema destra ad accelerare le sue politiche razziste e repressive contro il popolo palestinese. Nel corso dell’ultimo anno i soldati israeliani hanno massacrato centinaia e ferito migliaia di manifestanti disarmati che richiedevano diritti per i rifugiati e libertà da quella prigione a cielo aperto in cui Israele ha trasformato Gaza.

La scorsa estate il parlamento israeliano ha approvato la cosiddetta legge dello “stato-nazione ebraico” che sancisce costituzionalmente una realtà di apartheid che esiste da molti anni. E il governo israeliano ha seppellito la soluzione cosiddetta dei due stati, continuando il suo implacabile furto di terra palestinese per insediamenti illegali, e nello stesso tempo incrementando la pressione contro i difensori dei diritti umani, particolarmente contro i sostenitori del BDS.

Durante la recente campagna elettorale, Netanyahu ha promesso di intraprendere l’annessione della Cisgiordania ed ha ripetutamente incitato contro i cittadini palestinesi di Israele, dichiarando: “Israele non è uno stato di tutti i cittadini… Israele è lo stato nazione del popolo ebraico – e solo di quello”. Ora probabilmente formerà un governo ancora più estremista e intransigente dell’ultimo, che era il più razzista nella storia di Israele.

Alcuni Palestinesi stanno ora aspettando impotenti uno tsunami israeliano di estrema destra che spazzerà via qualunque diritto che ci avevano lasciato, ma molti stanno intensificando la resistenza popolare, incluso il BDS, invocando un’attiva solidarietà e la fine della complicità internazionale.

Ispirato ai movimenti anti-apartheid del Sud Africa e ai movimenti per i diritti civili degli USA, il BDS chiede una pressione culturale, economica e politica su Israele per porre fine al suo dominio militare sui territori palestinesi e siriani occupati dal 1967, per garantire eguali diritti ai cittadini palestinesi di Israele, e per riconoscere il diritto, sancito dall’ONU per i rifugiati palestinesi, di ritorno alle loro case di origine, un diritto universale che si applica a tutti i rifugiati. Il BDS è sostenuto dalla stragrande maggioranza della società palestinese.

Gli Americani hanno una lunga e onorata storia nell’uso del boicottaggio per le cause di giustizia sociale, politica ed economica, contro la compagnia degli autobus di Montgomery, contro i viticoltori della California, e contro le leggi anti-LGBT del Nord Carolina e anti-immigrati dell’Arizona, e ora contro l’agenda razzista di Trump. Allo stesso modo i Palestinesi cercano di usare la pacifica leva economica per giungere alla liberazione.

Con i suoi principi inclusivi e antirazzisti, il BDS respinge tutte le forme di bigottismo e si richiama ovunque alle forze progressiste. Le sue tattiche sono state adottate da alcune delle principali chiese USA, dai governi studenteschi di decine di università, da associazioni accademiche e gruppi di giustizia razziale e sociale che non vogliono essere complici delle sofferenze dei Palestinesi

Questa tendenza viene ora amplificata dal coraggioso sostegno al BDS da parte delle parlamentari Rashida Tlaib e Ilhan Omar, e dalla più ampia difesa, che include l’ACLU e i senatori Bernie Sanders e Dianne Feinstein, del diritto di boicottare Israele per porre fine alle violazioni dei diritti umani, poiché è costituzionalmente protetta la libertà di parola. Tutto ciò è motivo di ispirazione per i Palestinesi e ci dà la speranza di poter prevalere sull’oppressione. A dispetto dell’allarmante allargamento del suprematismo bianco nell’era Trump, le lotte per la giustizia razziale, sociale, economica, ambientale e per gli indigeni stanno crescendo e connettendosi l’una con l’altra.

Mentre Israele si sposta continuamente verso la destra estrema, allacciando alleanze con forze xenofobe, razziste e apertamente antisemite negli USA, in Europa, in Brasile e altrove, allo stesso tempo, mentre l’impatto del BDS cresce, la popolarità di Israele sta declinando in tutto il mondo. In questo contesto i difensori americani delle violazioni dei diritti umani perpetrate da Israele hanno investito disperatamente negli ultimi anni ingenti risorse, politiche e finanziarie, per impedire che si parlasse dei diritti palestinesi. Attraverso intimidazioni, spionaggi e usando come armi pretesi episodi di antisemitismo, essi stanno cercando di mantenere Israele “su un piedistallo”, come disse una volta l’arcivescovo Desmond Tutu, al di sopra della responsabilità e al di là della censura.

Con questo mio divieto di ingresso, Israele sembra avere ancora una volta arruolato l’amministrazione Trump per eseguire i suoi ordini, in questo caso per reprimere i sostenitori palestinesi, israeliani e internazionali dei diritti umani. Vorrebbero negare ad avvocati, giornalisti e semplici Americani il diritto di ascoltare di prima mano un sostenitore palestinese dei diritti umani che chiede la fine della complicità USA nei crimini israeliani contro il nostro popolo.

Ma, con lo sviluppo dei legami intersettoriali che connettono la lotta palestinese con le lotte delle comunità di colore, con gli indigeni americani, con le donne attiviste, con i millenians ebrei, con i sindacati, gli accademici, gli artisti, gli studenti, i gruppi LGBTQI, i movimenti contro la guerra, e altri, saremo noi a prevalere. A dispetto degli sforzi di Israele e dei suoi sostenitori nell’amministrazione Trump, noi intensificheremo la nostra comune battaglia contro l’oppressione e il razzismo in tutte le sue forme, lottando per la libertà, la giustizia e l’eguaglianza.

Omar Barghouti è un sostenitore dei diritti umani e co-fondatore del movimento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) per i diritti palestinesi.

https://www.theguardian.com/commentisfree/2019/apr/16/bds-movement-omar-barghouti-denied-entry

Traduzione di Simonetta Madussi

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