Fatti e cifre: quanto spende Israele per comprare i politici di Washington.

[Nel corso delle ultime settimane, un’accesa polemica ha avuto luogo negli Stati Uniti intorno alle affermazioni di una parlamentare democratica musulmana, Ilhan Omar, la quale aveva sostenuto che la politica fortemente pro-Israele degli USA era il risultato delle abbondanti sovvenzioni elargite a numerosi parlamentari da parte della lobby ebraica. In un successivo commento, la Omar aveva detto che era tutto un problema di “Benjamins”, alludendo alle banconote da 100 dollari che riportano il ritratto di Benjamin Franklin. Ma questo commento è stato interpretato come un’allusione al potere economico degli Ebrei, in quanto Beniamino è anche un personaggio biblico ebreo. Di fronte alle accuse di antisemitismo, la Omar si è scusata per il non voluto equivoco, ma la discussione sull’influenza delle lobby ebraiche sul governo americano è rimasta sopita fino alla comparsa dell’articolo qui riportato. NdT]

Russia Insider, 21 marzo 2019.

Grazie al Center for Responsive Politics e al suo sito web Open Secrets, anche chi sta fuori dal sistema può dare un’occhiata a come le “ruote” di Washington vengono “ingrassate”. Open Secrets offre una banca dati aggiornata sul ruolo che hanno i soldi nella politica, attraverso le lobby e i contributi elettorali. In questo articolo diamo un’occhiata a uno dei partiti più influenti di Washington: la nazione di Israele.

Ti presento i tuoi padroni.

Cominciamo ad analizzare la lobby pro-israeliana a Washington. Ecco una sintesi della lobby pro-Israele fatta da Open Secrets:

“Una delle più importanti –se non la più importante– lobby sulle questioni internazionali è quella del raggruppamento pro-Israele. Ben finanziata e politicamente potente, la lobby pro-Israele è una forza importante negli affari esteri americani, che ha come obiettivo la prosecuzione del  sostegno militare ed economico americano a favore dello stato-nazione ebraico.”

Ecco un grafico che mostra quanto ha speso la lobby pro-Israele per convincere Washington a veder le cose come vuole lei, a partire dal 1998:

La lobby pro-Israele ha speso la cifra record di 5,02 milioni di dollari nel 2018, con un piccolo aumento rispetto ai 4,96 milioni del 2018, ma con un sostanzioso aumento rispetto a dieci anni prima, cioè rispetto al 2007.

Ecco quali sono le maggiori lobby pro-Israele, in ordine decrescente rispetto alla cifra spesa:

L’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) è di gran lunga quello che spende di più per fare azioni di lobby, dato che rappresenta da solo il 70,1 percento della spesa totale di tutte le lobby pro-Israele.

Tra i 26 lobbisti che lavorano per 9 clienti, ci sono 6 “riciclati”, come mostra questa tabella:

Secondo la definizione di Open Secrets, i “riciclati” sono ex-dipendenti del governo federale che lavorano ora come lobbisti, consulenti e strateghi. Queste persone hanno un accesso ai principali protagonisti e ai decisori chiave di Washington come un normale Americano non si sogna neanche.

Vediamo ora le sovvenzioni alla campagna pro-Israele. Ecco qui un riassunto dei principali finanziatori nelle elezioni di metà mandato del 2018:

E questi sono i finanziamenti alla campagna pro-Israele a partire dalle elezioni del 1990:

Gli stessi dati in forma grafica:

Come si vede, tra tutti i gruppi che hanno dato contributi ai candidati per un seggio a Washington, la lobby pro-Israele si piazza tra il 24° posto (nel 1990) e il 60° posto (nel 2000), mentre nel 2018 è alla 50a posizione.  Nelle elezioni di metà mandato del 2018 la lobby pro-Israele ha donato una somma record per questo tipo di elezioni, con contributi per 14,9 milioni di dollari, in confronto ai 12,1 milioni nelle elezioni di metà mandato del 2014. Si vede inoltre che la lobby pro-Israele sembra preferire i candidati democratici: nell’arco di quasi 30 anni, le donazioni della lobby pro-Israele sono andate per il 60% (ovvero 85,365 milioni) ai democratici, mentre per il 40% (ovvero 54,308 milioni) sono andate ai repubblicani.

Ecco qui uno schema che riassume i contributi ai politici della lobby pro-Israele nelle elezioni di metà mandato del 2018 per i due partiti, rispettivamente per la Camera e per il Senato:

Questi sono i primi 20 beneficiari della lobby pro-Israele nelle elezioni di metà mandato del 2018:

Questi sono i 20 maggiori beneficiari che siedono i Parlamento:

E questi sono i 20 maggiori beneficiari che siedono in Senato:

Credo che quanto sopra contenga già abbondante materiale per riflettere. Secondo il Pew Research Center, questo è il dettaglio delle appartenenze alle varie religioni negli Stati Uniti, secondo il suo Studio sul Panorama Religioso:

Dal momento che non tutti gli Ebrei e i Cristiani Evangelici appoggiano la politica di Israele, si può concludere che meno di un quarto degli Americani condiziona la politica pro-israeliana di Washington e l’annessa propaganda. Questo indica quanto sia enorme il potere che la lobby pro-Israele esercita nella nostra capitale.

A parte tutti questi dati, la cosa più importante da tenere a mente è che prendere una posizione anti-Israele o anti-Netanyahu non vuol dire che uno è antisemita o che pensa che Israele non abbia il diritto di esistere; vuol dire semplicemente che non c’è un consenso universale sulle azioni di Israele in Medio Oriente e sulla sua propensione a influenzare altri governi perché vedano le cose a modo suo, spendendo milioni di dollari in azioni di lobby per condizionare le elezioni americane attraverso sovvenzioni ai suoi candidati preferiti.

https://russia-insider.com/en/facts-and-figures-how-much-israel-spending-buy-washington-politicians/ri26492

Traduzione di Donato Cioli

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