Chi ha diritto di voto nella versione israeliana della democrazia.

In Israele si avvicinano le elezioni, ma non tutti coloro che vivono sotto il governo israeliano potranno votare. Un’analisi dettagliata su chi ha diritto al voto e chi no.

di Michael Schaeffer Omer-Man

+972 magazine, 3 gennaio 2019.

Foto di archivio di una cittadina palestinese di Israele mentre vota ad Abu Gosh, un villaggio alle porte di Gerusalemme, 10 febbraio 2009. Nati Shohat/Flash90

Il 9 aprile 2019 in Israele si svolgeranno le elezioni generali. Gli Israeliani saranno chiamati alle urne per scegliere i loro leader e i loro rappresentanti. Se non sono soddisfatti del modo in cui procedono le cose, così come fanno i cittadini delle democrazie di tutto il mondo, con il loro voto potranno contribuire a imprimere una nuova direzione al percorso ideologico e politico del governo e delle istituzioni che esso controlla.

In linea di principio, tutto questo sembra una pratica democratica piuttosto ordinaria. Ma non c’è nulla di ordinario nella democrazia di Israele.

I cittadini israeliani hanno il diritto di voto nelle elezioni israeliane, possono scegliere i leader e il modo in cui essi governano il paese. Ma il governo israeliano non comanda solo sui cittadini israeliani, o comunque solo su Israele.

Sono quasi 14 milioni le persone che vivono sotto il controllo israeliano. La portata di questo controllo varia, così come varia la capacità di quei 14 milioni di persone di esercitare una vigilanza sulle linee politiche, le personalità e le istituzioni che determinano così tanto la loro vita quotidiana.

Alla fine del 2018, Israele contava circa 8.972.000 abitanti. Questa cifra include oltre 330.000 Palestinesi residenti a Gerusalemme Est, che non hanno la cittadinanza israeliana e quindi non hanno diritto di voto alle elezioni nazionali. Inoltre comprende più di 214.000 cittadini israeliani ebrei che vivono nella zona occupata di Gerusalemme Est e più di 435.000 Israeliani ebrei che vivono nella Cisgiordania occupata.

Poi c’è la Cisgiordania, che è stata governata in modo antidemocratico dall’esercito israeliano sin da quando esso ne ha occupato il territorio, nel 1967. Il primo ministro Netanyahu ha assicurato ripetutamente che Israele non rinuncerà mai e poi mai al controllo militare sulla Cisgiordania.

In quel territorio, sul quale Israele progetta di governare in eterno, vivono più di 2.623.000 Palestinesi –oltre 2.953.000, se si considerano i Palestinesi di Gerusalemme Est– che non godono del diritto di voto alle elezioni israeliane. In Cisgiordania, Israele e il suo esercito sono responsabili di tutto, a cominciare dalle infrastrutture stradali: decidono chi può vivere dove, chi può costruire dove e che cosa, chi è autorizzato a muoversi tra le diverse parti del territorio e quando può farlo, a chi è permesso entrare e uscire dalla Cisgiordania, a chi è consentito organizzare una protesta politica (solo agli Ebrei), quali sono le leggi e come vengono applicate, e se a chi vive lì sarà mai concessa l’indipendenza.

Soldati israeliani e polizia di frontiera arrestano una donna palestinese che, a quanto pare, stava cercando di attraversare un checkpoint munita di un coltello, Hebron, Cisgiordania, 27 settembre 2017. Wisam Hashlamoun/Flash90

I 435.000 Ebrei israeliani che vivono in Cisgiordania hanno il diritto di votare nel corso di elezioni con le quali si stabiliscono tutte queste regole politiche. Essi hanno rappresentanti eletti che possono lavorare per modificare le ragioni di una qualsiasi rimostranza espressa dai cittadini sul modo in cui quelle politiche influenzano la loro vita. I 2.623.000 Palestinesi che vivono in quello stesso territorio non hanno il diritto di votare per le elezioni che determinano quelle decisioni politiche. Quando le loro esistenze sono influenzate negativamente dal paese democratico che governa tanti aspetti della loro vita, non hanno alcun diritto di agire dall’interno di quel sistema democratico, per dare corso alle loro rimostranze.

Poi c’è la Striscia di Gaza. Nonostante abbia ritirato le sue truppe dalla Striscia di Gaza nel 2005, Israele e il suo esercito continuano a controllare molti aspetti significativi della vita nella Striscia, compreso il modo in cui è governata. Israele stabilisce ciò che può essere importato ed esportato; chi può entrare e uscire dal territorio; chi può viaggiare tra la Cisgiordania e Gaza. Israele ha rivendicato, unilateralmente, una zona cuscinetto formata da terreni agricoli all’interno del territorio di Gaza e stabilisce chi può accedervi; determina e impone limiti entro cui i pescatori palestinesi possono pescare; controlla l’erogazione dell’elettricità; e ha dovuto perfino concedere il suo permesso perché soldi contanti potessero entrare a Gaza da un paese terzo, allo scopo di pagare gli stipendi degli impiegati statali.

Nessuna del 1.961.000 di persone che vivono a Gaza può votare nel corso delle elezioni democratiche in grado di  influenzare tutte quelle scelte politiche, compresa la quantità di violenza che Israele usa contro di loro.

Palestinesi che partecipano alla Grande Marcia del Ritorno vicino alla recinzione tra Gaza e Israele, a est di Rafah, nella parte meridionale della Striscia di Gaza, 30 novembre 2018. Abdel Rahim Khatib/Flash90

Così, quando Israele andrà alle urne il prossimo aprile, quando tutti parleranno di democrazia, ricordate che, tra gli oltre 13.556.000 di persone le cui vite sono direttamente influenzate dalla politica israeliana, solo 8.642.000 (circa il 64%) ha il diritto di prendere parte attivamente a quella democrazia.

Nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est, dove Israele esercita un controllo assoluto e diretto su base quotidiana, 650.000 coloni ebrei possono votare, mentre 2.953.000 Palestinesi nello stesso identico territorio non hanno il diritto di farlo. In altre parole, dei 3.603.000 di persone che vivono nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est, solo il 18 per cento, ossia meno di uno su cinque, può votare nel corso di consultazioni che riguardano quasi ogni aspetto della loro vita.

E dei 6.463.000 Palestinesi che vivono a vario livello sotto il governo israeliano, in territorio totalmente o parzialmente controllato da Israele, solo 1.548.000 (il 24 %, ovvero meno di uno su quattro) ha il diritto di votare alle elezioni israeliane.

Alcune note statistiche: A parte il numero di Ebrei e Palestinesi che vivono nella Gerusalemme Est occupata, i cui dati fanno riferimento alla fine del 2016 e che quindi sono presumibilmente inferiori alle cifre reali, tutti i numeri indicati sono proiezioni ufficiali della fine del 2018, pubblicati rispettivamente dal Palestinian Census Bureau e dall’Istituto Centrale di Statistica Israeliano. Entrambe le agenzie includono i residenti palestinesi di Gerusalemme Est nelle loro cifre, quindi i numeri complessivi sono stati aggiustati per non contarli due volte. Infine, le cifre non si riferiscono solo alla popolazione in età di voto, ma all’intera popolazione, e quindi, tecnicamente, non fanno riferimento a chi può votare nelle attuali elezioni, ma piuttosto a chi avrà eventualmente il diritto di votare secondo le attuali regole elettorali. Inoltre, c’è un piccolo numero di Palestinesi di Gerusalemme Est che ha acquisito la cittadinanza israeliana nel corso degli anni, oltre a un piccolo numero di cittadini palestinesi di Israele che si sono trasferiti nella parte occidentale e orientale di Gerusalemme.

https://972mag.com/gets-vote-israels-democracy-2019/139549/

Traduzione di Daniela Marrapese

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