Rapporto OCHA 14 – 27 agosto 2018

UNITED NATIONS  OCHAoPt

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs – occupied Palestinian territory

http://www.ochaopt.org/

 

 

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi occupati

riguardante il periodo: 14 – 27 agosto 2018 (due settimane)

 

nota per chi ha poco tempo: gli aspetti salienti di ciascuna notizia sono scritti in grassetto

Nei pressi della recinzione israeliana che circonda Gaza, sono continuate, per la ventiduesima settimana consecutiva, le dimostrazioni e gli scontri del venerdì, provocando la morte di due palestinesi e il ferimento di altri 733. Nelle aree di Rafah e Deir al Balah, durante le manifestazioni che si sono svolte il 17 agosto, le forze israeliane hanno sparato ed hanno ucciso due uomini di 27 e 28 anni. 325 dei [733] feriti sono stati ricoverati in ospedale; 141 di loro erano stati colpiti con armi da fuoco; i rimanenti feriti sono stati curati sul posto. Non sono state segnalate vittime fra gli israeliani. Il 21 agosto, per la prima volta dall’inizio delle manifestazioni, l’Avvocatura Militare Generale israeliana ha annunciato l’apertura di indagini penali sull’uccisione, avvenuta nei mesi precedenti, di due manifestanti palestinesi.

Secondo fonti israeliane, il 20 agosto un palestinese ha forzato la recinzione perimetrale di Gaza ed è entrato in Israele, ha aperto il fuoco contro una pattuglia israeliana e, successivamente, è stato colpito e ucciso dalle forze israeliane. L’uomo era un dipendente di una ONG internazionale che forniva assistenza medica a Gaza, ma, al momento dell’accaduto, non era in servizio. Nessuna informazione utile a chiarire le circostanze della sua morte è stata condivisa con la ONG.

Sono stati registrati almeno 15 casi in cui forze israeliane, per far rispettare le restrizioni di accesso alle Aree Riservate [stabilite da Israele] su zone [di Gaza] di terra e di mare, hanno aperto il fuoco in direzione dei palestinesi ivi presenti, ferendo due di essi, tra cui un minore, e costringendo agricoltori e pescatori ad allontanarsi. Secondo fonti palestinesi, in due diversi episodi, sei pescatori sono stati costretti a togliersi i vestiti e a nuotare verso le imbarcazioni militari israeliane, dove sono stati arrestati; le loro tre barche e le reti da pesca sono state sequestrate. Il 15 agosto, Israele ha esteso l’accessibilità alle zone di pesca, a seconda dell’area, a 6 e 9 miglia nautiche dalla costa (il 16 luglio erano state ridotte a 3 miglia). Le restrizioni all’accesso al mare continuano a influenzare il sostentamento di oltre 50.000 palestinesi, per i quali l’attività della pesca costituisce la principale fonte di reddito. Inoltre, in due occasioni, vicino al recinto perimetrale, ad est di Gaza e di Khan-Younis, le forze israeliane sono entrate in Gaza ed hanno effettuato operazioni di spianatura del terreno e di scavo.

Il 15 agosto, Israele ha revocato le severe restrizioni, imposte il 9 luglio, di ingresso e uscita delle merci attraverso il valico di Kerem Shalom, al confine con Gaza; inoltre ha portato da 3 a 6-9 miglia nautiche dalla costa la zona di pesca consentita [vedi paragrafo precedente]. Le restrizioni erano state adottate in risposta al lancio di aquiloni e palloncini incendiari che da Gaza avevano provocato estesi danni alle proprietà israeliane.

Il 27 agosto, l’Alta Corte di Giustizia israeliana ha stabilito che le Autorità israeliane non potranno più negare ai parenti dei membri di Hamas i permessi di uscita dalla Striscia di Gaza per ricevere cure mediche in Cisgiordania. La sentenza ha fatto seguito ad una petizione congiunta presentata da organizzazioni per i diritti umani, sia palestinesi che israeliane.

Il 27 agosto, le autorità israeliane hanno revocato le restrizioni (emanate il 19 agosto) che limitavano l’uscita dei palestinesi attraverso il valico di Erez solo ai casi di urgenza medica. Al momento, il valico è transitabile solo da un numero limitato di persone che possono beneficiare del permesso di uscita: ammalati, uomini d’affari, dipendenti di organizzazioni internazionali; mentre alla maggior parte della popolazione non è consentita l’uscita.

In Cisgiordania, nel corso di numerosi scontri, 29 palestinesi, tra cui cinque minori, sono stati feriti dalle forze israeliane. Gli scontri avvenuti a Kafr Qaddum (Qalqiliya), durante la dimostrazione settimanale contro le restrizioni di accesso, hanno registrato Il maggior numero di feriti, seguiti dagli scontri presso l’area di Bab az Zawiyah nella città di Hebron. Complessivamente, le forze israeliane hanno condotto 114 operazioni di ricerca-arresto, tre delle quali hanno provocato scontri ed il ferimento di sette palestinesi. La maggior parte dei ferimenti (22) sono stati causati da proiettili gommati, seguiti da quelli dovuti ad inalazione di gas lacrimogeno necessitanti cure mediche (5) e da aggressioni fisiche (3).

Il 17 agosto, a Gerusalemme Est, le forze israeliane hanno sparato ad un cittadino israeliano palestinese di 30 anni, uccidendolo: a quanto riferito, aveva tentato di accoltellare un poliziotto israeliano. L’episodio è avvenuto nella Città Vecchia, presso uno degli ingressi del Complesso Haram ash Sharif / Monte del Tempio; non sono stati segnalati ferimenti di israeliani. Il corpo dell’uomo è trattenuto dalle autorità israeliane, insieme ai corpi di almeno altri quindici palestinesi uccisi in circostanze simili nei mesi precedenti.

Il 28 agosto, nel villaggio di Kobar (Ramallah) in zona B, le autorità israeliane hanno demolito una casa per motivi “punitivi”, sfollando una famiglia di sei persone. La casa apparteneva alla famiglia del 17enne palestinese che, il 26 luglio 2018, nell’insediamento di Adam (governatorato di Gerusalemme), uccise un colono israeliano e venne, a sua volta, ucciso da un altro colono. Il 26 agosto, le Autorità israeliane hanno emesso un ordine di demolizione punitiva contro due piani di un edificio situato nel Campo profughi di Al Amaari (Ramallah). Si tratta dell’abitazione della famiglia di un palestinese accusato di aver ucciso un soldato israeliano durante un’operazione di ricerca-arresto svolta nel maggio 2018. Dall’inizio del 2018, sono state demolite, per ragioni “punitive”, quattro abitazioni; erano state nove in tutto il 2017 e 29 nel 2016.

In Area C e Gerusalemme Est, per mancanza di permessi di costruzione israeliani, le autorità israeliane hanno demolito o sequestrato tre strutture di proprietà palestinese, colpendo i mezzi di sostentamento di 34 persone. Una delle strutture sequestrate ad Al Khader (Betlemme) è una unità di stoccaggio agricolo fornita come assistenza umanitaria in risposta a una precedente demolizione. Nella Comunità di Zanuta (Hebron) è stato emesso [dalle autorità israeliane] un ordine di demolizione contro una scuola in costruzione; era destinata a sostituirne un’altra, utilizzata da 40 bambini, sequestrata in aprile 2018.

Inoltre, in Zona B, vicino alla città di Ya’bad (Jenin), citando norme ambientali israeliane, le Autorità israeliane hanno demolito due strutture in una fabbrica di carbone, ed hanno distrutto oltre dieci tonnellate di legna, colpendo i mezzi di sostentamento di due famiglie. Dal 2016, questo è il terzo episodio di questo genere nella zona.

Il 13 agosto, nella zona di Massafer Yatta, nel sud di Hebron, le Autorità israeliane hanno sequestrato un veicolo 4×4 utilizzato per una clinica mobile, costringendo i residenti a percorrere distanze maggiori per accedere ai servizi di assistenza sanitaria di base. I motivi del sequestro rimangono poco chiari. Il veicolo, utilizzato per il trasporto del personale e delle attrezzature della clinica, era stato fornito da una ONG internazionale. L’area di Massafer Yatta è destinata [da Israele] all’addestramento militare e designata come “zona per esercitazioni a fuoco”: i 1.300 residenti rischiano il trasferimento forzato.

Dodici aggressioni da parte di coloni israeliani hanno provocato il ferimento di sei palestinesi ed estesi danni a proprietà palestinesi. In due distinti episodi, verificatisi il 19 e il 23 agosto, agli incroci di Za’tara e Yitzhar (Nablus), coloni israeliani hanno lanciato pietre contro veicoli palestinesi: feriti cinque palestinesi, tra cui un ragazzo di 16 anni, e danneggiate oltre 50 auto. Le aggressioni sono avvenute all’indomani di un incidente stradale, avvenuto nella stessa zona, tra veicoli palestinesi e israeliani, durante il quale era morto un israeliano. Nella città di Hebron, nella zona controllata dagli israeliani, coloni israeliani hanno aggredito fisicamente e ferito una donna palestinese sorda di 50 anni. In quattro diversi episodi accaduti a Ras Karkar (Ramallah), Al Lubban ash Sharqiya e As Sawiya (entrambi a Nablus) e Sheikh Jarrah (Gerusalemme Est), circa 160 olivi di proprietà palestinese sono stati vandalizzati, secondo quanto riferito, da coloni israeliani. In altri quattro episodi, ad Aqraba e “Asira al Qibliya (entrambi a Nablus), Sinjil (Ramallah) e Al ‘Isawiya (Gerusalemme Est), coloni israeliani hanno forato le gomme di 44 veicoli palestinesi, hanno spruzzato sui muri di una casa palestinese scritte tipo “questo è il prezzo” ed hanno danneggiato un pozzo d’acqua. Inoltre, nell’area Massafer Yatta, quattro attivisti israeliani che, con la loro presenza, garantivano protezione ai palestinesi, sono stati aggrediti fisicamente e feriti da coloni israeliani. Dall’inizio del 2018, la violenza dei coloni è in aumento, con una media settimanale di 5 attacchi che causano feriti o danni. La media era di tre nel 2017 e di due nel 2016.

Secondo resoconti di media israeliani, sono stati segnalati almeno cinque episodi di lancio di pietre da parte di palestinesi contro veicoli israeliani, con conseguenti danni a cinque veicoli privati, vicino a Betlemme, Gerusalemme e Ramallah.

Il valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto, sotto controllo egiziano, ha aperto in entrambe le direzioni per sei giorni, e in una sola direzione per altri due giorni. Un totale di 2.896 persone (inclusi 112 pellegrini di ritorno dalla Mecca) hanno potuto entrare a Gaza; 1.832 ne sono uscite (inclusi 438 pellegrini). Dal 12 maggio 2018, il valico è stato aperto quasi continuativamente.

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