L’espulsione degli abitanti di Khan al-Ahmar puzza tremendamente.

Questa è una notizia da Israele che i giornali europei non pubblicherebbero mai. Chi crederebbe, infatti, che lo stato ebraico e democratico possa offrire a dei non-ebrei queste due opzioni sul posto in cui vivere: o vicino a una discarica di rifiuti o vicino a un impianto di depurazione di liquami?

Amira Hass

Haaretz, 4 settembre 2018

Un dimostrante con la bandiera palestinese durante una mobilitazione a sostegno degli abitanti del villaggio beduino di Khan al-Ahmar, nella Cisgiordania occupata, 1 agosto 2018. \ MOHAMAD TOROKMAN/ REUTERS

Questa è una frottola anti-semita, direbbe l’editore di un giornale inglese prima di archiviare un simile sevizio del suo ufficio Medio Oriente. L’editore di un notiziario televisivo tedesco darebbe un’occhiata al servizio del suo inviato a Gerusalemme, si metterebbe paura e direbbe: “Scòrdatelo; sai quante lettere e telefonate di protesta riceveremmo se pubblicassimo questa roba? Direbbero che stiamo mandando in onda un capitolo dei Protocolli dei Savi di Sion [falso documento anti-sionista dei primi del ‘900, ndt].”

Chi, infatti, potrebbe inventare una storia simile se non i nemici di Israele? Cioè che lo stato ebraico e democratico possa offrire a dei non-ebrei queste due opzioni sul posto in cui vivere: o vicino a una discarica di rifiuti o vicino a un impianto di depurazione di liquami?

Per fare in modo che l’area dove sono vissuti per decenni possa essere sgomberata così da permettere l’espansione delle ville ebraiche? Solo Jeremy Corbyn potrebbe inventare una tale assurdità, direbbero i capi londinesi della comunità ebraica. Ma purtroppo questa non è un’invenzione di chi odia gli Ebrei. È la verità.

L’Alta Corte di Giustizia di Israele ha richiesto all’ufficio del procuratore generale di spiegare per iscritto la proposta avanzata da quest’ultimo per mitigare in qualche misura il decreto di forzata espulsione dei Beduini della tribù Jahalin da Khan al-Ahmar, che era stato precedentemente approvato da un diverso collegio di giudici.

Ancora una volta, i dettagli sono necessari, perché la tattica del governo consiste nell’offuscarli. Ed ecco anche qui i dettagli, perché questo non è un episodio isolato. Espulsioni simili sono avvenute da quando furono firmati gli Accordi di Oslo. Ora il progetto è quello di liberare dai Beduini-Palestinesi una vasta area del territorio della Cisgiordania, per continuare ad espandere le colonie. Se si riesce ad espellere la comunità che è diventata popolare grazie alla sua scuola costruita con le gomme, questo sarà il segnale per un’espulsione di massa di altre comunità palestinesi.

Alla richiesta dell’Alta Corte, i procuratori Ran Rosenberg e Hadas Eran hanno dato questa risposta scritta: gli sfrattati saranno inizialmente sistemati in tende fornite dallo stato, in una località chiamata Jahalin-West (vicino alla discarica di rifiuti di Ma’ale Adumim). Poi, in un futuro imprecisato, verrà assegnata a loro e ad altre tre comunità della stessa sotto-tribù, Abu Dahuk, un’area di 255 dunam (25,5 ettari) su cui costruire le loro case. Se lo desiderano, “c’è anche la possibilità di connettere le strutture del futuro piano urbanistico alle tubature idriche che si trovano a 1,3 km di distanza.” Perbacco! Acqua corrente, che offerta allettante. Certamente gli sfollati [israeliani] di Amona non hanno ottenuto altrettanto.

Ma non basta. C’è l’ipotesi di un altro piano preliminare, cioè di allacciarli al sistema fognario. Così hanno scritto i procuratori, col sostegno di una dichiarazione ufficiale del maggiore Yaniv Ben-Shoshan, vice-capo delle infrastrutture nell’Amministrazione Civile: “Al livello ambientale, esiste in quest’area la possibilità di connettere il sistema fognario all’impianto per il trattamento dei liquami [della colonia] di Vered Yeriho, che si trova vicino all’alternativa proposta (a est di Mitzpeh Yeriho).”

Così, in un inciso, un documento presentato ai giudici dell’Alta Corte afferma che l’alternativa proposta si trova vicino all’impianto di trattamento dei liquami di Vered Yeriho.

È proprio così? Foto aeree allegate alla proposta, e fornite anche all’avvocato dei Beduini, Tawfiq Jabarin, non erano chiare. Allora quest’ultimo ha richiesto e ottenuto foto più chiare, in cui si vede che il sito proposto non è vicino all’impianto di trattamento di liquami di una colonia, ma è vicino al grande Impianto Regionale di Trattamento di Og. Quest’ultimo impianto tratta i liquami delle colonie di Ma’ale Adumim e Kfar Adumim. Ironia della sorte, queste sono proprio le colonie che spingono per sfrattare i Beduini dal posto in cui vivono.

Dopo che l’avvocato Jabarin ha smascherato questo travisamento e tutti i difetti dei piani dell’Amministrazione Civile, questi sono stati un po’ ripuliti. Le dimensioni del sito di ricollocamento sono state ridotte, in modo che rimarrà un po’ più distante dall’impianto. La versione migliorata del piano presentato ora dai procuratori cerca di nascondere il precedente tentativo di copertura.

I procuratori hanno ribattezzato il grande impianto di trattamento col nome di Vered Yeriho, e solo tra parentesi hanno aggiunto il nome Og. Ma questo nome non esiste in altri documenti ufficiali. Cercano di cavarsela col nome HaOg S.T.P. Una cosa soltanto vorremmo chiedere: perché non dicono all’Alta Corte che è stato loro richiesto di approvare uno sfratto in un sito che si trova al limite di un impianto regionale di trattamento dei liquami?

Amira Hass

https://www.haaretz.com/misc/writers/WRITER-1.4968114

Traduzione di Donato Cioli

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