Svegliati Europa e datti una mossa.

di Hagai El-Ad                     

+972 Blog , 10 dicembre 2017

[Questo è un articolo di tre mesi fa, ma il suo contenuto è tutt’altro che obsoleto.] 

Federica Mogherini e Benjamin Netanyahu (Foto cortesia UE).

I ministri degli esteri europei che saranno presenti lunedì prossimo [4.12.2017] a Bruxelles alla colazione offerta al premier Netanyahu, chissà cosa penseranno quando l’ospite d’onore parlerà dell’Iran, si lamenterà ancora una volta di “doppi standard” e parlerà “dell’unica democrazia in Medio Oriente”. Certe colazioni sono meno digeribili di altre.

E così, visto un recente discorso di un certo presidente americano, i pensieri dei ministri presenti si rivolgeranno, forse, ai territori palestinesi occupati. Potrebbero venir loro in mente alcune delle domande che i governi israeliani si sono sempre rifiutati di affrontare, come ad esempio: visto che il dominio di Israele sulla Cisgiordania si sta ulteriormente rafforzando, perché il governo Netanyahu dovrebbe prendersi la pena di tirar fuori anche solo a parole il “processo di pace”? E la politica di Israele di sloggiare a forza i Palestinesi da alcune parti dei territori occupati non sarà per caso un crimine di guerra? E quante ore di elettricità al giorno pensa Israele di razionare la prossima settimana ai 2 milioni di Palestinesi che vivono alle sue porte nella Striscia di Gaza? E, lasciando perdere tutta la fanfara sull’ambasciata, cosa pensa di fare Israele per i circa 370.000 Palestinesi di Gerusalemme Est che vivono senza diritti politici sin dall’annessione a Israele di mezzo secolo fa?

Soldati israeliani con un ragazzo palestinese, in una manifestazione a Hebron, Cisgiordania, per protestare contro l’annuncio di Trump su Gerusalemme capitale di Israele, 7 dicembre 2017. Foto Wisam Hashlamoun/Flash90

Queste domande senza risposta possono lasciare la bocca asciutta, e allora le stesse domande possono riproporsi più vicino a casa. Infatti, se Israele continua a rafforzare la sua presa sulla Cisgiordania, perché l’Europa prende sul serio le occasionali dichiarazioni a parole di Israele sul “processo di pace”? E poiché la politica di Israele di sloggiare a forza i Palestinesi da parti dei territori occupati è davvero un crimine di guerra, qual è la concreta reazione dell’UE? E per quanto tempo ancora la bugia della “democrazia israeliana”, accompagnata da una versione stile 21° secolo di oppressione e spoliazione istituzionalizzata, potrà essere accettata alle porte dell’Europa?

Svegliati Europa: va bene essere eternamente delusi dagli altri e farsi da parte a guardare mentre le altrui mosse unilaterali diventano fatti compiuti. Ma è proprio l’Europa che ha logorato negli anni la sua credibilità limitandosi a “esprimere preoccupazione” per la “sempre più erosa possibilità” di porre fine all’occupazione. Per quanto tempo una posizione può essere erosa prima di essere completamente sbriciolata al suolo grazie a un bulldozer israeliano?

Eppure, grazie all’aperta schiettezza delle attuali posizioni americane e delle azioni israeliane, l’Europa non ha più alcuna credibilità se finge di sostenere con la sua politica un “processo di pace” a guida americana. Questa evidente finzione mina la lotta palestinese per la libertà, mina i difensori israeliani dei diritti umani che lottano per la giustizia e mina la visione europea di un futuro basato sulla legalità, sui diritti umani e sulla democrazia.

L’ospite della colazione di lunedì si fa apertamente beffe di questi valori, eppure eccolo qui, dinanzi a una tovaglia bianca, cornetti, e dignitari che lo ascoltano educatamente. Nel luglio 2017, durante un incontro a Budapest con i primi ministri di Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia, Netanyahu ha ripetutamente chiamato l’Europa “folle” per essere “l’unico consorzio di paesi del mondo che condiziona i suoi rapporti con Israele… a clausole politiche.” Il primo ministro ungherese Victor Orbán ha espresso approvazione dal suo puto di vista intra-UE. Sembra che Budapest e Gerusalemme condividano sempre più valori, di questi tempi.

L’Europa, essendo il primo partner commerciale di Israele, avrebbe tutta l’influenza necessaria per far sapere agli elettori israeliani che non possono continuare a godere di due privilegi: da una parte essere avvantaggiati per i loro presunti valori democratici e dall’altra calpestare quelli stessi valori. Alzando la posta, Netanyahu sta ora cercando di aumentare l’effetto delle sue false accuse, e lo fa accusando di “incitamento all’antisemitismo” chi respinge l’interminabile occupazione israeliana, approfittando nel contempo delle divisioni interne europee. Cerca così di mettere ai margini anche quelle modeste e inefficaci condizioni che gli erano state poste finora. Così lui, o il suo successore, potrà vendere questo risultato agli elettori israeliani, come dimostrazione che gli Israeliani possono appunto continuare a godere di doppi privilegi.

Se continua da esprimere “serie preoccupazioni” invece di agire, l’Europa decide di lasciare ad altri l’iniziativa e ne accetta de facto le fin troppo chiare conseguenze. L’America di Trump è lontana da tutto questo, sia geograficamente che moralmente: è protetta dietro un oceano e si allinea esplicitamente con Putin, Duterte, Orbán –e Netanyahu. Ma se l’America è distante, tutto si svolge invece nell’immediata periferia dell’Europa. Non fosse altro che per il suo interesse, l’Europa può davvero accollarsi le conseguenze che deriverebbero dal suo abbandonare i valori che stavano alla base del suo progetto alla fine della seconda guerra mondiale?

È ora di smettere di aspettare Washington, Mosca, Budapest o Gerusalemme. È ora di schierarsi per i diritti umani, di esigere la fine –pura e semplice– dell’occupazione e di chiarire in che modo la leadership europea intende cancellare effettivamente l’inaccettabile situazione degli ultimi 50 anni. Col sostegno di un consenso quasi globale (ribadito l’anno scorso nella risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU), in accordo con i Palestinesi e con gli Israeliani che la pensano allo stesso modo, e insieme a tutti gli attori internazionali vicini e lontani: ecco come questo compito può essere portato a termine da una genuina coalizione dedicata alla nonviolenza, ai diritti umani e alla giustizia. Svegliati Europa.

Hagai El-Ad è il Direttore Generale di B’Tselem.

https://972mag.com/europe-wake-up-and-smell-the-coffee/131407/

Traduzione di Donato Cioli

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