Lettera di una madre palestinese a Melania e Ivanka Trump.

In occasione del Giorno della Mamma in Palestina, una madre palestinese racconta come stia diventando difficile insegnare la tolleranza mentre le politiche americane seminano sempre più divisione e violenza.

di Dalal Erakat

+972 Blog, 21 marzo 2018

Una madre palestinese e il suo bambino passano davanti al checkpoint di Qalandya
nel corso di uno scontro. (Oren Ziv/Activestill.org)

 

Crescere bambini in Palestina è un compito estenuante, non solo fisicamente ma anche mentalmente. Perché appena i bambini si rendono conto della realtà che li circonda, verso i tre o quattro anni, ogni madre palestinese deve trovare delle spiegazioni che li aiutino a capire cosa sta succedendo intorno a loro.

Anche per un semplice viaggio dalla Cisgiordania a Gerusalemme c’è bisogno di un piano strategico, specialmente dopo che il sig. Trump ha riconosciuto Gerusalemme come la capitale di Israele. Ma il sig. Trump non avrebbe potuto dichiarare che Gerusalemme è una città aperta, globale, cercando così di risolvere il conflitto tra Israeliani e Palestinesi? Come spiegare tutto questo a un bambino di quattro anni?

Il 21 marzo è il Giorno della Mamma in Palestina, ed è per questo che vi scrivo, Melania e Ivanka.

Una madre attenta non imporrebbe mai un credo politico nella sua famiglia. Oggi, anzi, sosteniamo scambi culturali e aperture; non impediamo mai ai nostri figli di vedere le cose che li circondano. Ai nostri figli piacciono giochi e internet, festeggiare Halloween, andare al ballo di fine anno. I social media hanno messo in contatto persone di tutto il mondo e l’attività preferita dai ragazzi è la scoperta.

Insegniamo ai nostri bambini a rispettare Hanukkah, così come Pasqua e Adha. Ai bambini palestinesi non si insegna che una razza o una religione è superiore a un’altra. Ma il sig. Trump, con la sua dichiarazione, sta distruggendo quell’apertura mentale che abbiamo tanto cercato di stimolare nei nostri bambini.

Naturalmente i nostri figli hanno saputo dei vergognosi tagli americani agli aiuti che hanno accompagnato la dichiarazione su Gerusalemme. In un sol colpo, la decisione del presidente Trump non ha fatto altro che generare odio per le strade e un brutale attacco israeliano contro i Palestinesi. Le centinaia di ragazzi arrestati, le violente incursioni e i bombardamenti su Gaza hanno portato i miei figli a dire che odiano Trump e che odiano gli Israeliani, perché stanno distruggendo i nostri sogni e ci stanno togliendo i diritti fondamentali. Quando ho sentito questo dai miei figli, ho capito che dovevo occuparmi di politica a casa mia.

Alle madri si consiglia di dire la verità. E così ho fatto, fino a quando i miei figli non hanno chiesto se era vero che i soldati israeliani potevano entrare di notte nella nostra città e farci del male in qualunque momento. Non volevo rispondere di sì, ma ho capito che, come madre palestinese, non potevo tener loro nascosta la realtà dell’occupazione. Così ho detto la verità. Come madre, non voglio che i miei figli perdano fiducia in me, ma allo stesso tempo non posso far a meno di pensare che sono solo dei bambini: hanno diritto a una buona fanciullezza e a una buona educazione, lontano da tutte le violenze e le paure dell’attuale conflitto.

Per andare a Gerusalemme con i miei figli, come faccio ogni anno, devo avere un piano dettagliato e preparare un ritorno senza pericoli. Il piano comincia con la richiesta dei permessi per andare in Israele, cosa che richiede un paio di settimane se tutto va bene. Poi dobbiamo prenotare un taxi, perché le autorità israeliane non ci permettono di andare alla città santa con la nostra macchina.

Quello che probabilmente non sapete, Melania e Ivanka, è che per andare a Gerusalemme bisogna passare per il famigerato checkpoint di Qalandya, che sta fra Ramallah e Gerusalemme. Qalandya è notoriamente una zona di scontri, dove l’esercito israeliano usa gas lacrimogeni e armi letali contro i civili che ogni venerdì si riuniscono per protestare contro la dichiarazione del presidente Trump su Gerusalemme. Come pensate che io possa spiegare tutto questo ai miei figli? Dovrei insegnar loro a tollerare l’ingiustizia o accettare le nuove iniziative americane che hanno generato ancor più violenza, spargimenti di sangue e disperazione?

Io sono solo un esempio di madre palestinese che si preoccupa per i propri figli e per il loro benessere mentale. Sono solo una delle centinaia di migliaia di affettuose madri palestinesi che vogliono crescere bambini palestinesi intelligenti e sicuri di sé. La maternità è una cosa universale. Le madri palestinesi, come tutte le madri, vogliono fare in modo che i loro figli siano al sicuro, sia che abbiano 20, 40 o 60 anni. Il mio bambino sarà il mio bambino anche quando avrà 90 anni!

Care signore Trump, provate a mettervi nei miei panni. Cosa fareste?

La dott. Dalal Erekat è professore associato di Conflict Resolution, Diplomacy and Strategic Planning all’Università Araba Americana in Palestina. Cura una rubrica settimanale del giornale Al Quds ed è consigliera di Comunicazioni Strategiche nell’Ufficio del Primo Ministro Palestinese.

https://972mag.com/a-palestinian-mothers-open-letter-to-melania-and-ivanka-trump/133957/

Traduzione di Donato Cioli

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