Le mazzette di Bibi: sempre la solita arroganza israeliana.

Netanyahu sta cercando di trasformare il colpevole in vittima, come fa Israele nei confronti dei Palestinesi.

Odeh Bisharat

Haaretz, 19 febbraio 2018

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu apre la riunione settimanale del governo nel suo ufficio a Gerusalemme, 26 settembre 2017\ POOL/ REUTERS

Il 13 febbraio 2018 rimarrà scolpito negli annali dello Stato di Israele come il giorno in cui un nuovo ordine mondiale fu finalmente stabilito. La mattina si fece sera e il sole spuntò fuori nel mezzo della notte. Quella sera chiunque contasse qualcosa era pronto per la cerimonia di purificazione nazionale. Il peccatore incatenato venne portato sul palco illuminato della piazza e i portatori della fiaccola della giustizia comparvero in massa: siamo qui per bandire le tenebre.

Ma all’ora prestabilita accadde l’inimmaginabile: il peccatore saltò su, spinse via le guardie e cominciò il suo discorso di ammonimento. Ebbene, signor Primo Ministro, se fossi uno dei suoi avvocati difensori non esiterei a paragonare l’occasione della scorsa settimana a un episodio avvenuto più di cento anno fa, quando Alfred Dreyfus risalì dalle fiamme dell’inferno in cui era stato gettato, volando sulle ali del “J’accuse” di Zola.

Invece di un Benjamin Netanyahu pieno di vergogna, in cerca di un angolo buio dove nessuno lo potesse notare, invece di rilasciare una dichiarazione come di dovere, lo abbiamo visto balzare sul podio, afferrare il microfono ed intonare un discorso patriottico degno dei più grandi leader mondiali. La resurrezione di Winston Churchill.

Dopo questa performance da incubo, una domanda continuava a ronzarmi in testa: ma, mio Dio, da dove viene quest’arroganza che già conosco? Dopo tutto, conosco bene questo trucco: trasformare il bianco in nero, un crimine in un atto eroico e la vittima in carnefice. Sì, lo conosco bene questo trucco, sia da vicino che da lontano.

Poi mi sono ricordato. In fin dei conti, questo è ciò che tutti quei rabbini, legislatori, ministri e leader politici fanno continuamente. Rigirano il mondo sottosopra per legalizzare gli avamposti illegali nei territori occupati, e questo altro non è che furto e sfruttamento. Di solito questi ladri rimangono dove sono, su una terra che non appartiene loro o al massimo si spostano in qualche zona limitrofa. Il furto è fatto ai danni dei Palestinesi, mentre la costruzione, la pianificazione e gli strattagemmi legali sono a spese dei cittadini israeliani.

Sì, questa è l’arroganza il cui principio può ritrovarsi nel comportamento tenuto nei confronti di centinaia di migliaia di abitanti sradicati dalla regione, la cui terra era stata rubata dal potere di una legge immorale, mentre i “doni “della terra, dati senza il consenso dei proprietari a differenza di quelli del miliardario Arnon Milchan [produttore cinematografico accusato di ingenti donazioni a Netanyahu, ndt], furono elargiti ai cittadini del paese fratello, il popolo ebraico.

Dopo di che, qualsiasi lamentela, protesta o tentativo da parte degli abitanti sradicati di ritornare nella loro terra, venne considerato una rivolta da sedare. Allo stesso modo, tutte le critiche a Netanyahu, (quello che avrebbe fatto è stato mettersi in tasca un milione di shekel, cosa di cui non si è nemmeno accorto, come afferma uno dei suoi avvocati) stanno rovinando la sua missione, che è quella di salvare l’impresa sionista.

Le dichiarazioni della destra sull’argomento, sia della destra al governo che di quella all’opposizione, sono qualcosa che sta tra l’ingarbugliato e il ridicolo. L’ex ministro della difesa Moshe Ya’alon, che sta portando avanti una guerra senza quartiere contro Netanyahu sull’acquisto di sottomarini tedeschi, ha affermato che “il confine è segnato dal solco dell’aratro”.

E lo stesso Ya’alon vuole sistemare un altro milione di Ebrei nei territori occupati poiché è chiaro che solo il furto della terra potrà garantire loro dello spazio. Nella sua mente, Ya’alon vede solo degli innocenti ladri di terra che, una volta terminata la loro patriottica missione di rubare, si possono sedere in sala da pranzo e senza alcuna pretesa condividere la pita, le olive, e il bicchiere di latte concessi dal kibbutz.

Chiunque pensi che con le dimissioni di Netanyahu o con la sua rimozione dall’incarico la corruzione finirà, vive in un mondo immaginario. Anche i sondaggi raccontano una storia diversa. Negli Stati Uniti, Donald Trump scende nei sondaggi ogni volta che viene a galla un nuovo scandalo. In Israele, Netanyahu ha mantenuto la sua posizione di capobanda anche dopo le indicazioni di colpevolezza fatte dalla polizia nei suo confronti.

Le fondamenta morali qui sono precarie perché, come dice il proverbio arabo, “ la magia si è ribellata al mago”. Non si può continuare così, non si può continuare a rubare la terra palestinese senza sporcarsi le mani quando si tratta di Ebrei. La legge del furto, iniziata con gli Arabi, si sta rapidamente riversando sugli Ebrei. Questa è una legge di natura che non ha niente in comune con l’integrità delle “persone per bene” di qui che invocano un furto morale.

https://www.haaretz.com/opinion/.premium-the-bibi-graft-cases-the-same-old-israeli-arrogance-1.5827307

Traduzione a cura di AssopacePalestina

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