“Vuoi una ragazza? Quante?” Registrazioni rivelano come un gruppo di destra ha cercato di rendere ebraica Gerusalemme Est.

Gruppi di destra hanno spesso usato tattiche di coercizione per acquisire proprietà palestinesi a Gerusalemme Est.

Nir Hasson

Haaretz, 10 gennaio 2018

Matityahu Dan, presidente dell’organizzazione Ateret Cohanim porta un rotolo della Torah nella processione ebraica a Silwan, Gerusalemme Est, l’anno scorso. Foto Olivier Fitoussi.

“Vuoi una ragazza? Una, due, quante?… di che età le vuoi?” Chi parla è Matityahu Dan, presidente

dell’organizzazione Ateret Cohanim ed elemento trainante degli insediamenti ebraici di Gerusalemme Est. Sta offrendo una ragazza e del Viagra, se ce ne è bisogno, al detentore palestinese della proprietà che sta cercando di acquisire.

La conversazione è avvenuta circa due decenni fa. Da allora Ateret Cohanim ha acquisito molte proprietà.

Questa e altre registrazioni ottenute da Haaretz, offrono uno scorcio sul modo in cui gruppi ebraici acquisiscono proprietà palestinesi a Gerusalemme Est. In queste registrazioni, Dan e altri membri di Ateret Cohanim, incluso l’avvocato del gruppo, Eitan Geva, parlano liberamente di come il loro fine giustifichi qualunque mezzo. Oltre ad offrire prestazioni sessuali (purché le ragazze non siano ebree), minacciano di pubblicizzare la trattativa, cosa che potrebbe mettere in pericolo la vita del proprietario palestinese, in caso lui si rifiuti di vendere.

In una registrazione, Geva dice alla famiglia di un proprietario: “O lasciate il posto e lo date a noi o andate in tribunale e sarà un grosso errore: sarà chiaro che vostro padre o vostro marito avrà fatto tutto ciò per gli Ebrei, come un loro agente. Ci sono due modi per farlo, o in silenzio o rumorosamente. Per voi è meglio farlo in silenzio.”

Dan descrive anche le modalità per nascondere le transazioni, compreso l’uso di intermediari fittizi e compagnie registrate in paradisi fiscali all’estero. In più parla di un uomo chiamato “Hai”. Un ex socio vicino a Dan dice che “Hai” è un alto funzionario della Chiesa Ortodossa Greca che ha aiutato Dan ad acquisire proprietà della Chiesa che avevano inquilini palestinesi.

Registrazione originale: https://www.youtube.com/watch?time_continue=5&v=5luWE_SvfFA

Dan ha stretti legami con ministri del governo, membri della Knesset e con il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat. Dagli anni ’80 è stato un personaggio chiave nell’acquisizione di proprietà palestinesi a Gerusalemme Est per insediamenti ebraici, ottenuti da Palestinesi o dallo stato, se lo stato ha stabilito che erano in precedenza proprietà di Ebrei. Nel quartiere musulmano della città vecchia, per esempio, ci sono adesso circa 1000 residenti ebrei collegati ad Ateret Cohanim. Ci sono anche circa 20 famiglie ebree nel quartiere di Silwan.

Nel 2005 un Palestinese residente a Silwan, raccontò a Haaretz come Dan ottenne l’edificio chiamato Beit Yonatan. Dan portò il Palestinese che aveva costruito illegalmente l’edificio in cui viveva con la famiglia, in viaggio in America, inclusi casinò e ragazze squillo. Una notte Dan lo lasciò solo con due donne. Quella stessa notte, Ateret Cohanim, con l’appoggio della polizia, sfrattò la famiglia palestinese da Beit Yonatan. Dan non ha mai negato la vicenda.

Tutto ciò potrebbe sorprendere, sapendo che Ateret Cohanim gestisce una yeshiva [centro studi ebraici] diretta dal rabbino Shlomo Aviner, famoso per le sue regole ferree a proposito di comportamento femminile e sacralità della famiglia. Ma le registrazioni indicano che tali metodi non sono inconsueti.

“Ti darò il denaro” si sente Dan dire ad un proprietario palestinese nella registrazione citata all’inizio. “Prendi chi vuoi. Vuoi una ragazza? Prenditi una ragazza”. Discutono quante ragazze e l’età richiesta (da 18 a 22 anni). Il Palestinese specifica “una ragazza russa” e Dan offre anche del Viagra.

Dopo che il venditore ha lasciato la stanza, Dan dice ad un’altra persona “È andata bene, eh?” L’altro dice che non ci saranno problemi ad avere una prostituta, una stanza per l’incontro e del Viagra.

A questo punto, Dan pone una condizione: “Non portare una ragazza ebrea”. L’altro risponde, riferendosi evidentemente alle prostitute, “Non ci sono ragazze ebree in Israele oggi, tutte le ragazze sono russe non ebree.”

“Davvero? Sei sicuro?” chiede Dan. Poi propone di far visitare il venditore da un medico prima di dargli il Viagra, cosa che fa arrabbiare l’altro.

“Il problema è che tu parli di tante cose, ma non paghi,” dice. “Tu dici facciamo questo, facciamo quello, e tutto costa.” Al che Dan risponde “Ma se gli piace così tanto il porno, è questo che dobbiamo usare con lui.”

I servizi sessuali non sono l’unico metodo di persuasione di Ateret Cohanim. In una registrazione Dan promette al venditore che agirà tramite un intermediario. “Farò in modo che qualcuno molto potente, con una buona reputazione, sia coinvolto in prima persona, così nessuno creerà problemi,” dice.

Il venditore chiede che il denaro venga trasferito tramite una compagnia registrata all’estero e gliene viene promessa una registrata nelle Isole Vergini Britanniche. Ateret Cohanim ha almeno 10 società di comodo registrate in paradisi fiscali all’estero.

Dan chiede al venditore se ha altri problemi, come questioni non risolte con l’autorità fiscale israeliana o la municipalità di Gerusalemme, o se ci siano problemi di salute dei familiari che potrebbero avere diritti sulla proprietà.

Il problema dei familiari emerge anche durante la discussione di un’altra trattativa. In quella registrazione, il personale di Ateret Cohanim parla dei modi per convincere i familiari che il loro padre è morto, per poter raggiungere con loro un accordo su una proprietà a Gerusalemme Est.

La persona vicina a Dan descrive una ulteriore tattica: dopo la firma del contratto, Ateret Cohanim minaccia spesso di renderlo pubblico, cosa che potrebbe mettere a repentaglio la vita del venditore, a meno che lui non abbassi notevolmente il prezzo contrattato. “Cosa può fare l’Arabo?” dice questa fonte, “Chiedere tutti i soldi? Andare in tribunale? Sfruttano la sua debolezza. Quando ho chiesto a Mati ‘Perché truffate questa gente?’ mi ha risposto ‘Non li abbiamo truffati, semplicemente non abbiamo pagato’. Lui la vede così; dal suo punto di vista non è truffa, nessuno può denunciarli.”

Gli hotel Petra e Imperial a Gerusalemme. Le proprietà fanno parte dei controversi contratti immobiliari della Chiesa Greco-Ortodossa. Emil Salman.

Le registrazioni fanno luce anche su una battaglia legale in corso alla Corte Suprema tra Ateret Cohanim e il Patriarcato Greco, su tre edifici di Gerusalemme Est venduti nel 2004 ad Ateret Cohanim dal precedente patriarca Irenaios, ora deposto. La chiesa vuole che venga annullata la vendita poiché il prezzo era irragionevole e il contratto era frutto della corruzione del periodo di Irenaios. Il tribunale distrettuale di Gerusalemme ha rifiutato l’istanza, per cui la chiesa ha fatto ricorso.

Una registrazione di qualche anno prima di quella vendita, prova che, almeno per un edificio, l’Hotel Petra vicino alla Porta di Giaffa, Dan sapeva che il prezzo di 500.000 dollari era di molto inferiore al suo valore. Nella registrazione qualcuno propone che Ateret Cohanim paghi 4 milioni di dollari per una locazione protetta: le tariffe sulla locazione protetta sono in genere la metà di quelle di un acquisto o di una locazione a lungo termine.

Dan ribatte che un perito ha valutato l’affitto 1,3 milioni di dollari, mentre l’altro lo rimbecca dicendo che comprare la proprietà avrebbe avuto un costo di 10 milioni. Dan lo considera troppo basso “Varrebbe 100 milioni” come prezzo d’acquisto, dice.

Anche pensando che stesse esagerando, Dan chiaramente sapeva che l’edificio valeva molto di più di 500.000 dollari. Eppure per quel prezzo Ateret Cohanim non solo otteneva l’hotel Petra di 4 piani, ma anche un altro edificio adiacente che secondo una fonte valeva “come minimo 2 milioni” per la sua posizione estremamente pregiata.

Evidentemente la valutazione citata da Dan non è mai stata presentata in tribunale. Invece Ateret Cohanim ha fornito una valutazione dell’hotel di appena 1,2 milioni di shekels (350.000 dollari): questo aveva convinto il tribunale distrettuale che 500.000 dollari era un prezzo ragionevole.

La persona vicina a Dan dice che il prezzo basso potrebbe essere dovuto ai legami di Ateret Cohanim con la chiesa, in particolare con l’uomo di nome Hai, descritto nelle registrazioni come qualcuno in grado di influenzare la politica della chiesa in merito alle vendite immobiliari.

Sia Dan che Geva hanno rifiutato di commentare questo reportage.

Nir Hasson

Corrispondente di Haaretz

https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-1.833169

Traduzione di Alice Censi

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