Netanyahu accetta di escludere le colonie da un accordo economico con l’UE.

L’accordo prevede decine di milioni di euro per iniziative nell’area mediterranea. Il regolamento UE afferma che i finanziamenti non possono essere destinati ai territori occupati da Israele nel 1967.

di Noa Landau

Haaretz, 14 dicembre 2017

Il primo ministro Benjamin Netanyahu. foto Emil Salman

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha approvato in linea di principio un accordo di cooperazione con l’Unione Europea in cui compresa una clausola che esclude le colonie.

Netanyahu ha approvato questa settimana il testo di una delibera governativa sull’argomento. Se nessun ministro si opporrà entro il 1 gennaio alla delibera, questa sarà automaticamente approvata. In tal caso, Israele avrà di fatto approvato un finanziamento UE che è condizionato ad un boicottaggio delle colonie.

La delibera è stata già firmata da tutte le segreterie dei ministri interessati, compresa quella del viceministro degli esteri Tzipi Hotovely (Likud) e del ministro della giustizia Ayelet Shaked (Habayit Hayehudi), che sono due dei più accesi sostenitori delle colonie nel governo Netanyahu.

L’accordo, noto come ENI CBC Med (Cross-Border Cooperation in the Mediterranean ovvero Programma di Cooperazione Transfrontaliera nel Mediterraneo), prevede decine di milioni di euro per finanziare progetti di cooperazione con i 14 stati del bacino del Mediterraneo che non sono membri della UE (tra cui Turchia, Egitto, Giordania, Libano, Israele e Autorità Palestinese)

Obiettivo del progetto è promuovere lo sviluppo socio-economico della regione e sostenere innovazione e competizione nei campi di educazione, ricerca, tecnologia, occupazione e sostenibilità ambientale. Il meccanismo previsto è la concessione di contributi a enti pubblici e privati degli stati partecipanti che presentino progetti adeguati.

In accordo con le politiche dell’UE, il progetto contiene una clausola che stabilisce in modo esplicito la non applicabilità del progetto alle aree esterne ai confini pre-1967 di Israele. Ciò significa che imprese o organizzazioni che si trovano nelle colonie della Cisgiordania, a Gerusalemme Est o nelle Alture del Golan non potranno partecipare né ricevere finanziamenti.

Circa un anno fa, Haaretz pubblicò la notizia che la partecipazione di Israele ad un altro progetto UE (Creative Europe, dedicato a cultura e media) era stata mandata a picco all’ultimo momento dalla ministra della cultura Miri Regev perché conteneva un’analoga clausola territoriale. Anche quella decisione era stata inizialmente approvata da Netanyahu. A causa della mancata approvazione da parte del governo, artisti e istituzioni culturali di Israele persero l’opportunità di concorrere all’assegnazione di contributi europei.

Nel 2013, al contrario, Israele ha firmato l’accordo di cooperazione scientifica con l’UE Horizons 2020, anche se ciò avvenne solo dopo un dibattito politico. L’allora ministra degli esteri Tzipi Livni e l’allora rappresentante UE per gli affari esteri Catherine Ashton raggiunsero un compromesso secondo il quale l’obiezione israeliana alla clausola territoriale sarebbe stata inclusa nell’accordo.

Noa Landau

Corrispondente di Haaretz

https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-1.829063

Traduzione di Donato Cioli

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