Comunicato del Comitato di Coordinamento della Lotta Popolare (PSCC).

Palestine News Network

Ramallah, 28 dicembre 2017

L’attivista del PSCC, Munther Amira, viene arrestato a Betlemme il 27 dicembre 2017

Una campagna di diffamazione contro gli attivisti della lotta popolare e i membri del PSCC.

L’occupazione israeliana ha intensificato la sua sistematica politica di intimidazione nei confronti dei Palestinesi dopo il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, annunciato da Trump il 6 dicembre 2017.

Dopo quella dichiarazione, 15 Palestinesi sono stati uccisi, tra cui Ibrahim Abu Thoria [un amputato alle gambe ucciso sulla sua sedia a rotelle]. Si è intensificata inoltre l’ondata di arresti. Mercoledì mattina 27 dicembre, Munther Amira, di 48 anni, coordinatore del Comitato di Coordinamento della Lotta Popolare (PSCC), è stato arrestato dall’esercito israeliano mentre partecipava a una dimostrazione all’ingresso Nord della città di Betlemme.

Munther è attualmente accusato di istigazione alla violenza, ma è ancora sotto inchiesta. Tuttavia Munther non è un caso unico. Negli ultimi giorni, sono stati arrestati più di 8 attivisti del Campo Rifugiati di Aida e altri 6 del villaggio di Bilin.

Anche il villaggio di Nabi Saleh è stato sistematicamente preso di mira dalle forze di occupazione. Ahed Tamimi, sua madre Nariman e Noor Tamimi. insieme ad altre due teenager, sono attualmemte sotto accusa nei tribunali israeliani.

Diventa sempre più evidente che l’occupante, Israele, si sente più imbaldanzito grazie all’amministrazione Trump e cerca più che mai di stroncare la resistenza popolare nella Palestina occupata.

L’occupazione israeliana ha violato incessantemente i diritti dei Palestinesi ed ha anche violato varie leggi internazionali.

Il numero di Palestinesi arrestati dalle forze israeliane dall’inizio dell’epoca Trump è salito a 610, tra cui 170 minori e 12 donne. Altri 6.831 Palestinesi erano già detenuti nelle prigioni israeliane, per cui, con gli ultimi arresti, il totale dei prigionieri palestinesi sale a 7.441.

I Palestinesi si oppongono alla dichiarazione fatta dagli USA e alla stessa occupazione israeliana usando la resistenza popolare senza armi, che si basa su dimostrazioni e su altre forme di resistenza nonviolenta, con cui far sentire la propria voce al mondo e far pressioni sull’occupazione israeliana e sull’amministrazione americana affinché sia ritirata la decisione di spostare l’ambasciata USA a Gerusalemme e di riconoscere la città occupata come capitale di Israele.

È evidente che l’esercito d’occupazione israeliano sta usando una forza eccessiva contro le dimostrazioni, in modo da spingere i Palestinesi alla violenza e poterne così uccidere, arrestare e molestare un numero ancora più grande.

I Palestinesi continuano a mettere in mostra il loro impegno ad una resistenza popolare nonviolenta, specialmente nelle ultime quattro settimane di protesta contro l’annuncio di Trump.

I comitati popolari della Palestina occupata fanno appello alla comunità internazionale e alle organizzazioni internazionali affinché intervengano per proteggere i diritti fondamentali del popolo palestinese. Facciamo inoltre appello al nostro popolo perché continui ad organizzarsi per realizzare una mobilitazione di massa e porre fine all’occupazione israeliana.

Chiediamo anche alla comunità internazionale di organizzare dimostrazioni e di fare passi concreti per sostenere la campagna internazionale per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) contro Israele, e di far pressione sui loro governi affinché prendano provvedimenti contro le violazioni dei diritti umani commesse da Israele e dai coloni.

Intanto tutti gli uomini, i bambini, i giovani e le donne sono uniti nella resistenza contro l’occupazione, rischiando la propria vita in scontri diretti con l’esercito occupante, e dimostrando a Gaza, Gerusalemme, Haifa, Ramallah, Bethlehem, Yaffa ed Hebron. Restiamo uniti pur nelle diverse città. Finché continua l’occupazione continueremo a batterci per una vita di libertà, giustizia e dignità.

PSCC: Smear campaign targeting popular struggle activists  

Traduzione di Donato Cioli

A cura di AssopacePalestina

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