PHROC chiede la fine delle punizioni collettive da parte dell’occupazione israeliana

da | Apr 18, 2016 | Notizie

In occasione della giornata dei prigionieri palestinesi, le organizzazioni dei diritti umani del Consiglio Palestinese (PHROC) chiedono di porre fine alla continua punizione collettiva da parte delle forze di occupazione israeliane, sotto forma di campagne di arresti di massa, in rapido aumento, con l’uso della detenzione amministrativa che continua a negare un giusto processo e il trasferimento illegale e la deportazione dei detenuti.

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Dal momento dell’occupazione nel 1967, si stima che 800000 palestinesi, circa il 20% della popolazione, sia stata incarcerata dalle autorità di occupazione. Israele detiene al giorno d’oggi oltre 7000 prigionieri palestinesi politici, oltre 400 bambini e circa 60 donne, così come 700 palestinesi in detenzione amministrativa (tra cui 6 bambini), detenuti per periodi indefiniti, senza accusa né processo. Le torture israeliane dei prigionieri politici palestinesi esistono da sempre e sono di diverso tipo: psicologiche, maltrattamenti, percosse, calci, insulti, essere costretti in posizioni di stress, privazione del sonno, l’isolamento, minacce di violenza sessuale, minacce di arresto di membri della famiglia continuano anche ad oggi. Inoltre, sono stati sistematicamente negati il diritto a un processo equo, nonché un’ adeguata assistenza sanitaria, l’accesso all’istruzione e il diritto alle visite familiari. I detenuti palestinesi continuano a soffrire di una politica di deliberata negligenza medica, così come le condizioni di detenzione sono terribili, infatti c’è il problema del sovraffollamento, di condizioni igieniche scarse, di temperature estreme.

Continua l’arresto e la detenzione dei palestinesi e ciò mina il diritto di autodeterminazione del popolo palestinese. Questi sono arresti mirati di donne, bambini, membri del consiglio legislativo palestinese e attivisti della società civile. I palestinesi continuano a essere privati ​della partecipazione a qualsiasi forma di attività civile e politica. Sono quindi criminalizzati per qualsiasi strumento di resistenza, sia militante o meno, contro una occupazione belligerante illegale e prolungata da parte delle forze israeliane.


La questione dei prigionieri trascende uno dei diritti umani individuali; è anche uno dei diritti collettivi di un intero popolo, il popolo palestinese, che continua ad essere privato ​​del diritto all’autodeterminazione e alla sovranità, fondamenti di base del diritto internazionale. Tutti i prigionieri politici palestinesi, hanno diritto a garanzie di un giusto processo per le leggi internazionali sui diritti umani. Inoltre, la pena viene “trasferita” anche alle famiglie dei detenuti in forma di demolizione delle case, restrizioni arbitrarie sulle visite, umiliazioni e maltrattamenti, libertà di movimento per i parenti all’interno e al di fuori della Palestina; tutto ciò è una grave pratica israeliana. I prigionieri politici palestinesi sono sistematicamente sottoposti a torture e maltrattamenti continuamente, ciò evidenzia la necessità per la comunità internazionale, così come per i singoli individui, di intervenire e chiedere protezione immediata per questi prigionieri e per i diritti fondamentali a lungo negati. Nel corso degli ultimi avvenimenti, Israele ha effettuato campagne di arresti di massa da ottobre 2015, a seguito del rinnovo delle manifestazioni su larga scala attraverso i territori occupati. L’ultima escalation di violenza si svolge sullo sfondo di un’ incessante confisca delle terre e costruzioni israeliane, accompagnate da violenze e intimidazioni in atto dai soldati israeliani e coloni armati.

L’escalation attuale avviene in contemporanea ad un aumento delle esecuzioni extragiudiziali di palestinesi, molte delle persone uccise non rappresentavano alcuna minaccia per la vita degli altri come dimostrano registrazioni video e resoconti di testimoni oculari. La frequenza di tali avvenimenti suggerisce una politica shoot-to-kill, così come un’ eccessiva forza letale in violazione del diritto internazionale che continua impunemente. Inoltre i corpi dei palestinesi uccisi tramite esecuzioni extragiudiziali continuano ad essere trattenuti dalle autorità israeliane come strumento di punizione collettiva. Questa pratica è gravemente umiliante e degradante per le famiglie delle vittime, a cui vengono poi negati i loro diritti di praticare la sepoltura in conformità con le proprie norme religiose e tradizionali. Inoltre, la pratica di trattenere i corpi ostacola la possibilità di condurre un’indagine sulle circostanze delle uccisioni. Attualmente, le forze di occupazione israeliane continuano a trattenere 15 corpi di palestinesi vittime di esecuzioni extragiudiziali.

L’ incarcerazione di massa da parte degli israeliani dei palestinesi è una parte inscindibile della violenza in corso di occupazione. Strappando il tessuto della società palestinese, campagne di arresti recenti cercano di annullare la capacità palestinese di resistere nella loro lotta contro l’occupazione. E ‘importante che nella giornata dei prigionieri palestinesi, siamo tutti uniti per chiedere la fine alle violazioni da parte di Israele dei diritti dei palestinesi. Israele agisce con sempre crescente disprezzo per il diritto internazionale e contro la volontà della comunità internazionale, quindi l’azione è ora più che mai necessaria. Chiediamo che il governo israeliano si astenga dal compiere abusi contro i palestinesi, non conduca campagne di arresti e non violi i diritti dei detenuti. PHROC chiede alla corte penale internazionale di aprire immediatamente un’indagine sul caso dei prigionieri palestinesi, e che venga fatto un resoconto di chi hanno torturato, delle esecuzioni extragiudiziali, dei trasferiti forzatamente, delle detenzioni arbitrarie dei palestinesi detenuti.

Traduzione di Lete Griziotti da sito Addameer

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