LE COMUNITÀ BEDUINE: FERMEZZA E LOTTA PER LA SOPRAVVIVENZA

STATO DI PALESTINA

Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP)

DIPARTIMENTO PER I NEGOZIATI

Febbraio 2016

INFORMAZIONI PER LA STAMPA

 

LE COMUNITÀ BEDUINE: FERMEZZA E LOTTA PER LA SOPRAVVIVENZA CONTRO DEPORTAZIONE E PULIZIA ETNICA.

IL PIANO DI INSEDIAMENTO “E1”

Fin dal 1967 successivi governi israeliani hanno imposto la totale egemonia sui territori palestinesi, e in modo continuativo e ambiguo ridisegnano i confini sul terreno attraverso una serie di progetti di colonie strategiche. Fino ad ora i governi israeliani hanno messo in pratica operazioni di pulizia etnica e deportato decine di migliaia di Palestinesi, sostituendoli con coloni ebrei.

Le basi per il piano di insediamento “E1”, che ha come obiettivo il Governatorato di Gerusalemme Est, sono state poste nel 1999. Lo schema è uno dei più allarmanti e critici portati avanti da Israele, l’aggressiva forza occupante, ed è diventato sempre più disastroso sotto i governi di estrema desta di Netanyahu.

Se implementato, il piano di insediamento “E1” escluderebbe Gerusalemme da ogni accordo conclusivo sul suo status e consoliderebbe la “grande Gerusalemme – capitale eterna” , programma di successivi governi israeliani compreso l’attuale governo di Netanyahu.

Fin dal 1999 il governo israeliano ha ingaggiato una corsa contro il tempo per costruire la zona “E1” a nord-est di Gerusalemme Est. La costruzione e lo sviluppo di infrastrutture incluse acqua, fognature e strade riservate è stata completata, e le sedi per polizia e uffici investigativi sono state costruite all’interno dei confini municipali dell’insediamento illegale israeliano di Ma’ale Adumim.

Il pericolo della zona “E1” sta nel fatto che essa frammenta il territorio palestinese e blocca la contiguità territoriale fra il nord e il sud della Cisgiordania. Secondo il piano generale approvato nel 1994 nella zona “E1” saranno costruite circa 5000 abitazioni, 10 alberghi, zone industriali e commerciali, il che comporterà la confisca di 12,5 chilometri quadrati dei terreni di Al-Tur, Al- Issawiya e Al- Eizariya (Bethany). Ma la cosa peggiore è che la zona “E1” priverà Gerusalemme dell’ultimo territorio che potrebbe assicurare la crescita economica della città e la sua espansione come futura capitale dello stato di Palestina.

LE COMUNITÀ’ BEDUINE NEL MIRINO

Con lo scopo di espandere le colonie e svuotare Gerusalemme della sua popolazione indigena, il governo israeliano ha incrementato i suoi sistematici attacchi contro le comunità beduine palestinesi. Attualmente ci sono 46 comunità beduine al centro della Cisgiordania; la maggior parte di loro sono rifugiati che furono espulsi dai loro villaggi e dalle loro case in seguito alla nascita dello stato di Israele nel 1948. Israele ha preso di mira pesantemente queste comunità vulnerabili nello sforzo di trasferirle ed espellerle una seconda volta.

Dato che Israele rifiuta di riconoscere qualunque rivendicazione dei Beduini sul possesso della terra, solo la metà di queste comunità è collegata alla rete idrica pubblica, mentre nessuna è connessa alla rete elettrica. L’Amministrazione Civile di regola nega il permesso per la costruzione di edifici, e la maggior parte delle case è soggetta a ordini di demolizione. Inoltre l’accesso ai pascoli è reso via via più difficoltoso, se non impossibile, a causa del Muro e dei confini in continua espansione delle colonie. Questa espansione porta anche con sé crescenti e continue intimidazioni e minacce di violenza da parte dei coloni e dell’esercito israeliano. Il risultato complessivo è un contesto abitativo del tutto disperato accompagnato dall’onnipresente e imminente prospettiva del trasferimento forzato.

Nel 1997, 150 famiglie beduine furono costrette ad andarsene dai loro terreni agricoli in seguito all’appropriazione di villaggi palestinesi da parte di Israele, che fondò l’insediamento illegale di Ma’ale Adumim. La costruzione della colonia illegale era iniziata prima che Israele avesse costretto le comunità beduine ad andarsene, spingendole progressivamente lontano dalla loro terra.

LA NAKBA CONTINUA…

Focus su: JABAL AL-BABA

Le origini della comunità di Jabal Al-Baba possono essere rintracciate a Beer Al-Saba’ nel Negev, da dove fu deportata a forza durante la Nakba del 1948. Una parte della comunità si spostò a Jabal Al-Baba negli anni ‘50, altri seguirono nel 1970. Jabal Al-Baba (la montagna del Papa in italiano) fu chiamata così dopo che il pellegrinaggio di Papa Paolo VI nel 1964 spinse il defunto Re Hussein di Giordania a donare un lotto di terra al Vaticano.

In 3 ondate successive fra il 1997 e il 2007, più di 150 famiglie furono sfrattate e trasferite nel sito di Jabal Al-Baba, vicino alla discarica di Abu Dis con molti rischi per la salute.

Nel frattempo Ma’ale Adumim continua ad espandersi. Questa deportazione viene ottenuta attraverso una oppressiva cornice legale israeliana che consiste nell’utilizzare selettivamente il diritto fondiario dell’impero Ottomano, del mandato Britannico e dell’epoca giordana, oltre ad un’ampia rete di ordinanze militari. Si tratta di una struttura creata per servire l’interesse di Israele, che è quello di liberare l’area dagli abitanti non-ebrei, innanzi tutto attraverso dichiarazioni spesso arbitrarie che larghe porzioni di terra appartengono allo “stato”, sostituendo gli abitanti con coloni illegali israeliani.

Attualmente vivono a Jabal Al-Baba circa 56 famiglie, più di 300 persone di cui la maggior parte bambini. Jabal Al-Baba confina con la città di Al- Eizariya a ovest, la città di Z’ayyim a nord, la colonia di Ma’ale Adumim a est e Wadi Al-Jamal e Al- Eizariya a sud. Come ogni altra comunità beduina a Gerusalemme Est, Jabal Al-Baba fa affidamento su agricoltura e allevamento del bestiame come fonte principale di sostentamento, ma le forze occupanti israeliane hanno confiscato vaste porzioni di pascoli a beneficio delle colonie illegali israeliane e delle loro infrastrutture. Oltretutto, il Muro di annessione ed espansione rende impossibile l’accesso ai pascoli, causando un drastico incremento del tasso di disoccupazione fra la popolazione di Jabal Al-Baba. Inoltre gli scolari sono costretti a camminare per due chilometri fino alla vicina città di Al- Eizariya per raggiunger le loro scuole, e spesso è loro vietato l’uso dei mezzi pubblici; perciò possono contare solo sull’utilizzo di trattori e asini su strade non asfaltate e in misere condizioni.

Secondo Atallah Mazara’a, un suo rappresentante, la comunità di Jabal Al-Baba mira a costruire una scuola e a fornire ai suoi residenti i servizi di base, come istruzione e sanità, anziché contare sulla vicina città di Al- Eizariya. Mazara’a spera che un giorno si potranno avere fondi adeguati per costruire un centro clinico e un asilo.

Mazara’a inoltre sottolinea l’escalation delle forze di occupazione israeliana contro la comunità di Jabal Al-Baba, incluso l’aumento delle demolizioni di case, l’uso della violenza contro i residenti, e i raid sistematici contro la comunità che hanno luogo nel cuore della notte e/o con condizioni meteo avverse. I rapporti dell’OCHA rivelano che dal 2014 le forze di occupazione israeliana hanno portato avanti 7 operazioni di demolizione di case, spostando 90 residenti. Gli stessi rapporti rivelano che l’ultima demolizione a Jabal Al-Baba ha avuto luogo il 21 gennaio 2016; durante questa operazione le forze di occupazione israeliana hanno demolito 6 edifici, 4 case e 2 condutture dell’acqua e delle fognature. Di conseguenza 16 persone, inclusi 6 bambini, sono stati sgomberati e sono rimasti senza casa.

Mazara’a ha concluso: “Se il governo israeliano non vuole che viviamo qui deve lasciarci tornare alle nostre terre e alle nostre case nel Negev da dove siamo stati espulsi a forza nel 1948.”

Focus su: LA COMUNITÀ’ DI ABU NUWAR

La comunità di Abu Nuwar è la più grande comunità beduina di Gerusalemme Est ed è sistematicamente nel mirino delle forze di occupazione israeliana con lo scopo di trasferire a forza la sua popolazione nelle aree urbane. Ad Abu Nuwar risiedono circa 113 famiglie che possono contare sui servizi sanitari di base della vicina Al- Eizariya. Gli scolari fanno dai 2 ai 4 chilometri a piedi al giorno per raggiungere le scuole nelle vicine città di Arab Al-Jahalin e Al- Eizariya. Come tutte le altre comunità beduine, la comunità di Abu Nuwar dipende ampiamente dall’allevamento del bestiame per il suo sostentamento.

Le forze di occupazione israeliana prendono di mira la comunità di Abu Nuwar con lo scopo di trasferire i suoi abitanti nell’area di Khillet Al-Raheb. Secondo l’UNOCHA i bulldozer israeliani hanno demolito 5 case, 5 condutture di acqua e fognature e un trattore, sfrattando 26 persone fra cui 18 bambini. Il 10 gennaio 2016 le forze di occupazione israeliana hanno confiscato 10 tende donate dalla Mezzaluna Rossa Palestinese e, 4 giorni più tardi, hanno demolito 3 strutture residenziali finanziate dall’Unione Europea.

Un rappresentante della comunità, Da’ood Ibsisat, ha affermato che dal 6 gennaio 2016 le forze di occupazione e la polizia israeliana hanno sistematicamente assaltato e perseguitato la comunità di Abu Nuwar, comminando multe e sequestrando i veicoli, nel tentativo di intimidire la popolazione e spingerla ad andarsene volontariamente. Ibsisat ha aggiunto: “Continueremo la nostra lotta per la sopravvivenza contro i tentativi di Israele di terrorizzarci. Non ci intimidiranno né ci scoraggeranno. Resteremo, decisi e forti. Non ce ne andremo”.

REAZIONI INTERNAZIONALI AL PROGETTO DI INSEDIAMENTO “E1” E ALLA DISTRUZIONE DELLE COMUNITÀ BEDUINE.

“Il Segretario Generale sta seguendo con preoccupazione gli sviluppi del piano di Israele per la costruzione di insediamenti nella cosiddetta area E1, piano sul quale egli ha già espresso la sua profonda delusione nella dichiarazione del 2 dicembre. Egli sottolinea che le colonie israeliane in Cisgiordania sono illegali per la legge internazionale. Il Segretario Generale ripete la sua richiesta affinché ogni piano di insediamenti di questo tipo venga revocato.” Il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, 14 gennaio 2013

“L’Unione Europea è profondamente sconcertata e si oppone nettamente ai piani israeliani di espandere le colonie in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, e in particolare ai piani di sviluppo nell’area E1. Il piano E1, se implementato, minerebbe seriamente le prospettive di una risoluzione negoziata del conflitto, mettendo a repentaglio la possibilità di un contiguo e fattibile Stato palestinese, con Gerusalemme come futura capitale dei due stati. Il piano potrebbe anche comportare il forzato trasferimento della popolazione civile. Alla luce del suo obiettivo centrale, la soluzione dei due stati, l’Unione Europea seguirà da vicino la situazione e le sue più ampie implicazioni, e agirà di conseguenza. L’Unione Europea ripete che quegli insediamenti sono illegali per la legge internazionale e costituiscono un ostacolo alla pace”. Consiglio dell’Unione Europea, 10 dicembre 2012

“La nostra posizione di vecchia data su queste azioni è molto chiara. Noi consideriamo queste attività come illegittime e controproducenti per la pace, e le nostre preoccupazioni specificamente riguardo l’area E1 sono ben note. Noi ci opponiamo fermamente ad ogni passo che spiani la strada per la costruzione dell’insediamento nel sito E1. Crediamo che questi passi siano fondamentalmente incompatibili con la soluzione dei due stati e, francamente, esprimiamo dei dubbi sull’impegno per la pace del governo israeliano .” Mark Toner, Vice Portavoce del Dipartimento di Stato, 29 dicembre 2015

Map MediaBriefhttp://nad-plo.org/userfiles/file/media%20brief/E1_Bedouin_communities.pdf

(traduzione di Rossella Rossetto)

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