Scheda informativa: alimentazione forzata nel diritto internazionale

16 November 2015

I detenuti ed i prigionieri palestinesi hanno utilizzato lo sciopero della fame come legittima e pacifica protesta sin dal 1968 contra la politica di detenzione di Israele e contro le condizioni crudeli di detenzione che includono l’isolamento, il divieto di visite di familiari, i trattamenti medici inadeguati, e altre forme di tortura inumane e degradanti.
Attraverso l’uso dello sciopero della fame i palestinesi erano in grado di garantirsi i propri diritti base e di migliorare le loro condizioni di detenzione. Una porzione significativa dei diritti che attualmente i palestinesi hanno è stata ottenuta grazie agli scioperi della fame. Dagli anni novanta i prigionieri palestinesi hanno ricominciato ad utilizzare lo sciopero della fame come arma di protesta contro le detenzioni arbitrarie ed amministrative.

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In risposta all’uso degli scioperi della fame dei prigionieri e detenuti palestinesi, le autorità palestinesi negli anni ottanta hanno fatto ricorso all’alimentazione forzata. Questa pratica è stata poi sospesa dall’Alta Corte Israeliana a causa di numerose morti di prigionieri palestinesi, connesse con l’alimentazione forzata. Nonostante ciò l’attuazione legale dell’alimentazione forzata è stata restaurata anni dopo con la proposta di legge del 2012 del Ministro Israeliano per la Sicurezza Pubblica Gilad Erdan. La proposta è arrivata a seguito di uno sciopero di massa del 2012, fatto con l’intento di porre fine a futuri scioperi e di privare i prigionieri palestinesi del loro diritto di protesta pacifica. Il decreto è stato approvato dalla Knesset il 30 luglio 2015.
La pratica dell’alimentazione forzata è stata attuata in diversi contesti geografici e storici in cui lo sciopero della fame era diventato il metodo predominante di protesta contro le ingiustizie e le violazioni dei diritti umani e nei casa di individui privati della propria libertà.

Storia moderna dello sciopero della fame e dell’alimentazione forzata

Lo sciopero della fame è stato usato da prigionieri politici in tutto il mondo per opporsi alle politiche d’imprigionamento, alle violazione dei diritti e ai trattamenti incompatibili con la dignità umana. Lo sciopero della fame e l’alimentazione forzata sono stati usati sin dal 1897, durante i movimenti inglesi per il suffragio universale, anni in cui il governo britannico aveva istituito l’alimentazione forzata contro le donne prigioniere politiche che protestavano per il loro diritto di voto2 attraverso l’uso di una pompa per lo stomaco, ovvero un tubo infilato nello stomaco o nel naso.
L’utilizzo dello sciopero della fame come forma di protesta e resistenza dei prigionieri politici è riemersa alle cronache con i repubblicani irlandesi nell’Irlanda del Nord. I prigionieri irlandesi lanciarono uno sciopero della fame nel 1972 riuscendo ad ottenere l’introduzione dello Statuto Speciale di Categoria che permetteva loro di essere trattati come prigionieri di guerra. Altri scioperi furono condotti nel 1980 e 81 per riottenere il suddetto Statuto Speciale che venne sospeso dal governo inglese. Dieci prigionieri morirono durante lo sciopero del 1981, incluso Bobby Sands, membro eletto del parlamento durante lo sciopero3.

1 Per vedere la proposta di legge http://fs.knesset.gov.il/19/law/19_ls2_pb_306487.pdf

Come nei recenti scioperi della fame dei prigionieri palestinesi, anche gli scioperi nella prigione di Guantanamo Bay erano indirizzati contro le detenzioni senza processo o accuse, detenzioni per le quali la Guantanamo è diventata famosa. Nell’aprile del 2002, è stato riportato l’attuazione dell’alimentazione forzata per un mese su due prigionieri in sciopero della fame. Questo report parlava di un tubo, infilato nel naso e nella gola, nel quale veniva fatto passare un fluido denso sino allo stomaco5.

Nei primissimi casi venuti alla luce a Guantanamo le vittime erano state sedate e non trattenute, come succede nei casi più recenti. Nel settembre 2005 sé stato segnalato uno sciopero della fame di 200 prigionieri, contro la loro incarcerazione senza processo

2 C. N. Trueman, Force-feeding of Suffragettes, August 2009. Available at
http://www.historylearningsite.co.uk/the-role-of-british-women-in-the-twentieth-century/force-feeding-ofsuffragettes/
3 Hunger Strike of 1981-A chronology of main events, CAIN Web Services:

http://cain.ulst.ac.uk/events/hstrike/chronology.htm
4 Carol Rosenberg, 2 held at base prison fed by force; They refused food 30 days, 1 April 2002. Miami Herald.
Available at http://www.miamiherald.com/news/nation-world/world/americas/guantanamo/article1958943.html

5 Ibid.

Photo credit: Al Jazeera America, 2014, from Chantal Valery / AFP/
Getty Images

e contro condizioni di detenzione6.
L’alimentazione forzata dal dicembre 2005 è stata protratta con l’uso di una sedia speciale per impedire ai detenuti di vomitare il nutrimento forzoso 7.
Per molti degli scioperi l’alimentazione forzata è stata perpetrata più volte al giorno, per compensare i pasti che i prigionieri si rifiutano di ricevere. I tubi utilizzati talvolta erano più grandi di un dito, come ha riportato lo Special Rapporteur on Torture durante la sua visita a Guantanamo nel febbraio 2006. Il tubo veniva infilato nel naso e alcuni causi provocava sanguinamento ai prigionieri o vomito con sangue8.
Lo Special Rapporteur on Torture ha ricordato alle autorità che” non è accettabile utilizzare minacce, alimentazione forzata o altri tipi di coercizioni fisiche o mentali contro individui che hanno scelto di ricorrere alla risorsa estrema dello sciopero della fame”9.

Secondo i dati dell’ Addameer’s Research and Documentation Unit i prigionieri e detenuti palestinesi hanno fatto uso dello sciopero della fame di massa per protestare contro le politiche applicate su di loro dalle autorità israeliane sin dal 1968, nel tentativo di migliorare le condizioni di vita dentro le carceri. Duranti i primi scioperi, Israele ha praticato l’alimentazione forzata sugli scioperanti per obbligarli a porre fine alla loro azione, senza che vi fosse a riguardo la minima legislazione o regolamentazione. Diversi prigionieri palestinesi sono morti a causa dell’alimentazione forzata. Tra questi Abdul-Qader al Fahm, morto l’11 maggio del 1970 durante uno sciopero della fame nella prigione di Ashkelom, Rasem Halawah e Ali al- Ja’fari, morti nel luglio 1980a causa dell’inserimento del tubo nei polmoni e non nello stomaco durante uno sciopero nella prigione di Nafha, e Ishaq Maragha, morto nella prigione di Beershema nel 1983.

L’ex prigioniero palestinese Moussa Sahikh, che ha partecipato allo sciopero di massa portato avanti dai detenuti palestinesi nel 1970, ha descritto la procedura, in una intervista a Middle East eye,

6 Neil Lewis, Guantánamo Prisoners Go on Hunger Strike, 18 September 2005. New York Times. Available at

7 Eric Schmitt and Tim Golden, Force-Feeding at Guantánamo Is Now Acknowledged, 22 February 2006. Available
at http://www.nytimes.com/2006/02/22/international/middleeast/22gitmo.html
8 Jacobs, P., Force-feeding of Prisoners and Detainees on Hunger Strike, Tilburg University, 2012, p.157
9Statement of the United Nations Special Rapporteur on torture at the Expert Meeting on the situation of
detainees held at the U.S. Naval Base at Guantanamo Bay, 3 October 2013:
http://www.ohchr.org/en/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=13859&

“Il prigioniere entra nella stanza ammanettato e con le gambe legate. Ci sono due ufficiali ai lati del prigioniero che lo terrorizzano fisicamente e mentalmente. Lo colpisco violentemente alle costole e dietro al collo, parlando in maniera tale da distruggere lo spirito del prigioniero, dicendo cose tipo “sei come morto ormai”. Il prigioniero è legato a una sedia in modo da non potersi muovere. Il dottore a questo punto infila il tubo su per il naso del prigioniero in maniera assai violenta.

Una volta finito senti i miei polmoni chiusi quando il tubo raggiunge lo stomaco, quasi si soffoca. Loro mettono latte nel tubo, che dà l’impressione del fuoco. Non riesci a stare fermo e ti muovi dimeni dal dolore.10

La legge per prevenire i danni causati dallo sciopero della fame: un emendamento alla legge israeliana sulle prigioni.

Per prevenire i danni causati dallo sciopero della fame, è stata presentata una legge, per la prima volta nel giugno 2014, da Gilad Erdan, ministro degli Interni di quell’epoca. La legge venne approvata dalla Knesset nel luglio 2015. Questo emendamento permette l’alimentazione forzata dei prigionieri in sciopero della fame previa richiesta inviata dal Servizio Prigioni di Israele (da qui in avanti IPS), dopo approvazione del procuratore generale di Israele, o di un procuratore distrettuale, e del presidente, o di un suo rappresentante, dei distretti di Israele.
La normativa è stata proposta dal ministro israeliano della Pubblica Sicurezza Gilad
Erdan e ha attraversato tre stesure sino a quella dal 9 giugno 2014. E ‘passata alla Knessetcon 46 voti a favore e 40 contro all’indomani dei numerosi scioperi, individuali e collettiviavviati da detenuti palestinesi negli ultimi anni.

10Linah al-Saafin, Middle-East Eye. “I was force-fed by in the 70’s: This is my story”,
http://www.middleeasteye.net/news/former-palestinian-prisoner-recounts-experience-force-feeding-45-yearsago-
2078639559
11 See article 19 JC (a) of the Law to Prevent Harm Caused by Hunger Strikers, 2015

Il disegno di legge approvato autorizza la Corte Distrettuale israeliana ad approvare l’alimentazione forzata di un prigioniero in sciopero della fame, usando un trattamento medico forzato, come indicato nella legge stessa, senza il suo consenso. Anche se la legislazione sostiene che lo scopo dell’ alimentazione forzata sia di evitare un danno mortale o danni irreversibili al prigioniero, e che gli IPS hanno la responsabilità di proteggere la vita del prigioniero, la normativa permette alla Corte distrettuale di valutare sulla richiesta di alimentazione forzata, tenendo in conto la sicurezza dello Stato, la sicurezza pubblica, e la minaccia che lo sciopero della fame rappresenta per la vita di una persona. La normativa consente inoltre nelle udienze per decidere sulla richiesta, sessioni a corte chiusa in cui la discussione può essere basata su ‘prove segrete’ non accessibili al prigioniero e al suo avvocato, ai sensi dell’articolo 19.
La sessione chiusa, durante la quale la decisione viene presa è stata oggetto delle proteste degli scioperanti al pari delle prove segrete. Gli ordini di detenzione amministrativa sono gestiti dall’amministrazione militare dei Territori Occupati, rivisti e approvati in base a file segreti a cui né il detenuto, né il suo legale hanno accesso, in violazione del diritto ad un equo processo sancito nell’articolo 16 dell’ ICCPR

Il disegno di legge modifica le possibilità in capo ai medici e alle strutture responsabili per il trattamento dei prigionieri in sciopero della fame, stabilite dalla Carte dei diritti del paziente del 1996 che afferma all’articolo 13 A che “nessun trattamento medico deve aver luogo senza il consenso informato del paziente. La carta ristringe a casi eccezionali le procedere in cui un trattamento può avvenire senza il consenso informato del paziente. L’articolo15 inoltre afferma che “Un medico può attuare un trattamento che non richieda il consenso informato esplicitato nelle condizioni precedenti qualora si riscontrassero le seguenti circostanze:
a) Lo stato fisico o mentale del paziente non permette di ottenere il consenso informato
b) Il medico non è stato informato che il paziente o il suo tutore hanno dato parere negativo al trattamento
c) È impossibile ottenere il consenso del tutore del paziente, qualora il tutore ricada nelle categorie enucleate alla Clausola 16 del presente atto, o qualora sia tutore di un paziente minorenne o di una persona incapace”12
La Carta dei diritti del paziente offre la possibilità al medico di procedere con il trattamento anche senza il consenso informato del paziente. L’articolo 15 (2) afferma che
“Il paziente deve essere considerato in grave pericolo per potergli somministrare un trattamento contro la sua volontà, e solo previa conferma da parte del Comitato Etico in presenza delle seguenti condizioni:
a) Il paziente ha ricevuto le informazioni necessarie per ottenere il consenso informato
b) Il trattamento è anticipato per migliorare le condizioni cliniche del paziente
c) Ci sono ragionevoli basi per supporre che il paziente possa dare un consenso retroattivo all’intervento13

12 Translation by Addameer

Il recente emendamento alla legislazione sulle prigioni israeliane, numero 48/2015, allarga l’autorità dell’ IPS in relazioni alle procedure mediche per i prigionieri, sollevando numerose preoccupazioni pratiche e legali. Come menzionato in precedenza, la legge è passata attraverso tre stesure che hanno aggiunto emendamenti e sezioni alla legge sull’alimentazione forzata. Uno degli emendamenti principali alla prima lettura della proposta di legge è stato la messa al bando dell’alimentazioni forzata nelle cliniche carcerarie e la richiesta di una sua implementazione negli ospedali. Un altro emendamento riguardava l’assunto che l’alimentazione forzata, o il trattamento forzato come viene definito nella legge, sia implementato per impedire dolori o danni irreversibili al prigioniero in sciopero. La seconda stesura includeva che la richiesta di alimentazione forzata fosse rivista da un comitato etico dell’ospedale in cui era tenuto il prigioniero. La corte distrettuale può tuttavia bypassare il comitato etico in presenza di “casi urgenti”. Inoltre le decisioni del comitato etico su casi passati mostrano di non essere a favore del prigioniero, dal momento in cui il trattamento forzato a diversi scioperanti ben prima dell’entrata in vigore della norma.

La Knesset ha fatto numerose modifiche alla seconda stesura, la più importante delle quali è stata concedere che la somministrazione dell’alimentazione venga fatta da un “matepei (termine ebraico per terapista) e non necessariamente da un dottore. Nella definizione di chi possa essere un terapista abilitato alla somministrazione del trattamento si fa riferimento alla definizione di metapei della Carta delle prigioni israeliane che lo definisce come “persona autorizzata a somministrare trattamenti inclusi le analisi mediche, i trattamenti preventivi, i trattamenti psicologici e i trattamenti per persone disabili” La Carte dei diritti del paziente elenca dunque gli individui qualificabili come matapei: dottori, dentisti, praticanti infermieri, ostetriche, psicologi, psicoterapeuti, terapisti occupazionali, logopedisti, nutrizionisti, criminologi, pediatri e qualsiasi altra persona autorizzata come matapei del Ministero della Salute israeliano. In sostanza questo permette all’ IPS di aggirare le associazioni mediche che rifiutano l’alimentazione forzata e praticarla senza ostacoli.
13 Translation by Addameer

La terza stesura ha inoltre eliminato i limiti dell’alimentazione forzata per i soli ospedali del governo ed estesa a qualsiasi ospedale. Il che significa che l’alimentazione forzata può essere somministrata in ospedali privati soggetti a minori controlli e più attenti alle ragioni di business che a quelle degli standard dei diritti. La somministrazione dell’alimentazione forzata negli ospedali privati non solo limita il processo di supervisione da parte del governo israeliano, ma rendo anche difficile far rendere responsabile il governo, lasciando ampio spazio per la messa in opera di abusi e violazioni. Non vi sono inoltre, nella stesura approvata dalla Knesset, clausole che impediscano alle amministrazioni degli ospedali di richiedere ai dottori degli IPS di somministrare l’alimentazione forzata anche qualora i dottori o gli infermieri si rifiutino. Una simile clausola è stata fatta per i dottori in generale e non per quelli statali. Infine la legge che vieta l’alimentazione forza negli IPS non mette limiti ai dottori degli IPS che la somministrano, su richiesta, in strutture private.
La nuova legge garantisce anche immunità per i dottori e gli addetti alla sicurezza che somministrano l’alimentazione forzata o partecipano all’attuazione degli ordini e li protegge dalla responsabilità civile e penale, in accordo con il paragrafo 19 XVII.
Sino a quando l’alimentazione forzata verrà decisa dalla corte distrettuale, le vittime non potranno sperare in ricompense per i danni fisici e mentali subiti , a meno che non siano stati fatti in maniera intenzionale dalle persone addette alle procedure. Questa disposizione è di un valore simbolico in quanto dipende dalla prova delle intenzioni dei malati e dei medici incaricati, un elemento che non può essere provato senza difficoltà in una corte.

L’obiettivo politco della legge sull’alimentazione forzata

Nel complesso, la normativa integra un sistema di leggi discriminatorie sistematiche e abusive, regolamenti applicati ai prigionieri palestinesi nei centri di detenzione israeliani. Inoltre, la normativa in esame dovrebbe essere presa in considerazione insieme ad altre leggie regolamenti che mirano ai partecipanti agli scioperi della fame, come il regolamento interno della prigione israeliana (IPR) No. 00/16/04 che è stata emanato appositamente per il trattamento degli scioperanti e per garantire le unità di sicurezza nelle carceri, al fine di mettere della fame sciopero sotto controllo.
I regolamenti degli IPS non considerano la partecipazione ad un sciopero della fame come diritto, ma come un atto di ribellione, che richiede misure disciplinari, tra cui incursioni delle celle dei prigionieri, operazioni di massa nelle stanze dei prigionieri, locazione degli scioperanti in isolamento, divieto di visite dei famigliari.
A dispetto dell’ultimo emendamento, che avrebbe lo scopo di preservare le vite dei detenuti in sciopero della fame, la legge è stata approvata dalla Knesset per il suo fine politico. L’obiettivo principale della legalizzazione dell’alimentazione forzata è di fornire al governo di Israele una scappatoia per poter porre fine agli scioperi e evitare di dover affrontare le richieste dei detenuti. Inoltre questo permette a Israele di evitare la morte dei detenuti che potrebbero far accendere le proteste nei Territori Occupati e di conseguenza rendere instabile la Palestina. Questa motivazione è stata chiaramente espressa da Yoel Adar, il legale del Ministro della Pubblica Sicurezza. Quando gli è stato chiesto come gli scioperi potessero danneggiare il pubbiclo Adar ha risposto “se un scioperante muore in prigione causa rivolte in prigione, in Giudea in Samaria e nei Territori Palestinesi e questo ha decisamente un impatto su Israele 14

L’affermare che la legge sull’alimentazione forzata ha lo scopo di preservare le vite degli scioperanti e dei prigionieri è meramente manipolatoria e può essere smentita analizzando la storia delle negligenze mediche nelle prigioni israeliane e nei centri di detenzione, dove i prigionieri palestinesi sono trattenuti. I prigionieri palestinesi hanno sofferto di malattie diventati istituzionale per la negligenza medica praticata dai dottori e dallo staff sanitario israeliano nei confronti dei plaestinesi. Gli IPS sono diventati famosi per prescrivere antidolorofici ad ogni pazinete passato per le cliniche IPS
La politica di negligenza medica ha causato la morte di almeno 56 pazienti palestinesi dal 1967. Per di più i prigionieri affetti da malattie gravi sono stati spesso rilasciati nel momento in cui le loro condizioni raggiungevano il punto critico o di irreversibilità per poi subire restrizioni di movimento per ragioni di sicurezza qualora avessero deciso di curarsi all’estero15.
Lo scopo della legge sull’alimentazione forzata è quello di eliminare la sola protesta pacifica, con l’aiuto e l’approvazione dello staff sanitario degli ITS, la cui fedeltà è riservata alle autorità. Tenendo in conto la storia delle negligenze mediche nelle prigioni israeliane la Palestinian Human Rights Organizations Council (PHROC) riafferma che i medici e lo staff degli ITS non è fatto da dottori ed infermieri atti a mantenere un rapporto con i pazienti basato sul rispetto dell’etica medica.

14 Interview with Yoel Adar, legal advisor to the Israeli Ministry of Public Security, Israeli Chanel 10, 3 March 2014.

15 For more information, see: Addameer’s annual report of the violation of the rights of prisoners in Israeli prisons,

2013, Ramallah, Palestine (Arabic source), P.23, 105, 112.

 

I documenti e i trattati generali delle Nazioni Unite non fanno esplicitamente riferimento alla questione della alimentazione forzata.
Tuttavia, la quantità di dolore e sofferenza, nonché l’assoggettamento ad una procedura medica
senza il consenso del prigioniero o detenuto, può far sì che l’alimentazione forzata venga ritenuta un atto di tortura e di crudeltà, una pratica degradante e un trattamento inumano e una violazione della legge internazionale.
Documenti come il Patto Internazionale relativo ai diritti civili e politici vieta le
torture e ribadisce che “nessuno può essere sottoposto, senza il suo libero consenso, a un trattamento medico o a
sperimentazione scientifica”, così come cita la convenzione contro la tortura: “nessuna circostanza eccezionale, nè uno stato di guerra, nè una minaccia di guerra, nè uno stato di instabilità politica interna o qualsiasi altra emergenza pubblica, può giustificare l’uso della tortura “.
Inoltre, l’alimentazione forzata è una violazione dell’articolo 12 della Convenzione Internazionale dei diritti economici, sociali e culturali. Il comitato sui diritti economici, sociali e culturali (CESCR) ha
elaborato che il consenso è un aspetto fondamentale del diritto alla salute.
Il CESCR ha spiegato che:

“Il diritto alla salute non è da intendersi come un diritto di essere sani. Il diritto alla salute ha in sè sia libertà che diritti. Le libertà includono il diritto di controllare la propria
salute e la salute del proprio corpo, compresa la libertà sessuale e riproduttiva, e il diritto di essere liberi da
interferenza, come il diritto di essere liberi dalla tortura, il trattamento medico non consensuale
e la sperimentazione.
I diritti includono il diritto ad un sistema sanitario, una protezione che preveda pari opportunità per le persone di godere del miglior livello di salute.

L’ alimentazione forzata nel diritto internazionale umanitario
Le Convenzioni di Ginevra dovrebbero essere prese in considerazione quando si studia la questione dell’ alimentazione forzata
nel contesto palestinese.
Articolo 3 paragrafo (1) delle Convenzioni assicura che le persone che non stanno prendendo parte alle ostilità, compresi i membri delle forze armate che abbiano abbassato le armi e quelli incapaci di partecipare in combattimento per qualsiasi motivo -inclusi i detenuti- devono essere trattati umanamente e con dignità.
Articolo 3 (1) vieta le seguenti azioni:

a) la violenza alla vita e alla persona, specialmente l’assassinio in tutte le forme, le mutilazioni, i trattamenti crudeli e la tortura;
b) la cattura di ostaggi;
c) gli oltraggi alla dignità personale, in particolare trattamenti umilianti e degradanti;
d) le condanne e esecuzioni compiute senza previo giudizio pronunciato da un tribunale regolarmente costituito, offrendo tutte le garanzie giudiziarie che sono riconosciute come indispensabili dai popoli civili.

L’articolo 3 e la Terza Convenzione di Ginevra che sono specializzati nel trattamento di
prigionieri di guerra, sono stati citati come fondamentali contro l’alimentazione forzata durante lo sciopero della fame dei
detenuti di Guantanamo Bay, e ciò è servito a sostenere l’illegalità della pratica.
Tuttavia gli Stati Uniti hanno eluso la responsabilità per le gravi violazioni che avvengono a Guantanamo ponendo il centro di detenzione al di fuori dal territorio statunitense al fine di eludere la responsabilità delle leggi applicate sul territorio degli Stati Uniti.
Prendendo in considerazione la quantità di dolore, la possibilità di morte e il danno fisico irreversibile che deriva dall’ alimentazione forzata, la pratica può essere considerata un atto di tortura. L’ applicazione dell’ alimentazione forzata contro coloro che fanno lo sciopero della fame, palestinesi, si pone come una violazione della Convenzione di Ginevra, in particolare, dell’articolo 32 della quarta convenzione e dell’articolo 75 comme 2a della prima convenzione
(Protocollo addizionale alle Convenzioni). Nello stesso contesto, l’ alimentazione forzata, come atto di tortura, può essere considerato un crimine contro l’umanità e di un crimine di guerra ai sensi degli articoli 7 e 8 dello Statuto di Roma.

L’ alimentazione forzata dalla prospettiva del CICR e delle Nazioni Unite
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha preso posizione a favore dello
sciopero della fame e ha cercato di svolgere il ruolo di mediatore tra il detenuto e l’autorità detentrice.
Inoltre, il CICR si oppone all’ alimentazione forzata e afferma chiaramente che:
“É essenziale che le scelte dei detenuti siano rispettate e la loro dignità umana sia conservata.”
La posizione del CICR su questo tema corrisponde esattamente a quella espressa dalla World Medical Associazione di Malta e Tokyo. Quest’ultimo afferma:
“Quando un detenuto rifiuta il nutrimento ed è considerato dal medico come in grado di intendere e volere e di
formare un giudizio razionale per quanto riguarda le conseguenze di un tale rifiuto volontario di nutrimento, lui o lei non devono essere alimentati artificialmente. La decisione in merito alla capacità del prigioniero di esprimere un giudizio razionale deve essere confermata da almeno un altro
medico indipendente. Le conseguenze del rifiuto di nutrimento verranno spiegate dal medico al prigioniero.
“L’ONU ha rilasciato una dichiarazione congiunta l’8 ago 2015 specificamente per affrontare la nuova legislazione israeliana volta a legalizzare l’alimentazione forzata durante lo sciopero della fame dei palestinesi. Nella dichiarazione si legge: “Il
principio del diritto individuale al rifiuto consapevole e volontario di misure mediche si ribadisce
in diversi documenti di base per i diritti umani delle Nazioni Unite, dove la mancanza di consenso libero e informato è considerata una chiara violazione del diritto individuale alla salute”
La dichiarazione ha inoltre dichiarato:
“Sottolineiamo l’importanza di lavorare per migliorare i diritti umani e di salute e le condizioni dei prigionieri palestinesi, in linea con gli standard internazionali. La pratica di detenzione amministrativa è incompatibile con il diritto internazionale dei diritti umani e dovrebbe essere
conclusa. Tutti i detenuti dovrebbero essere immediatamente rilasciati.
La dichiarazione congiunta rilasciata dalle Nazioni Unite l’8 agosto è di estrema importanza in quanto ha riconosciuto l’ illegittimità dell’ alimentazione forzata e della detenzione amministrativa ai sensi del diritto internazionale dei diritti umani
e ha chiesto la liberazione di tutti i detenuti. Inoltre, la
dichiarazione riflette sulla legittimità delle richieste di sciopero della fame dei detenuti che si oppongono alla
detenzione amministrativa.
Inoltre, degli esperti sui diritti umani delle Nazioni Unite hanno riconosciuto la modifica della legge come un atto
deliberato per prendere di mira i detenuti palestinesi in sciopero della fame. Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura Juan E. Méndez ha commentato che “Nutrire in modo indotto con minacce, coercizione, forza o l’uso di
restrizioni fisiche, su individui, che hanno optato per l’estremo ricorso di uno sciopero della fame per protesta contro la loro detenzione,è un atto crudele di trattamento inumano e degradante.
La dichiarazione ha citato il signor Dainius Puras, il relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto alla
Salute, che ha detto «In nessun caso l’alimentazione forzata di prigionieri e detenuti in sciopero della fame rispetta gli standard sui diritti umani… Il consenso informato è una parte integrante nella realizzazione del diritto alla salute”. La dichiarazione è stata conclusa con la richiesta fatta da esperti delle Nazioni Unite in modo che Israele
si astenga dall’alimentazione forzata durante lo sciopero della fame e da “altre misure coercitive”.
La dichiarazione ha portato dei
metodi alternativi per risolvere le “situazioni estreme” che hanno portato lo sciopero della fame, tra cui “buon dialogo e fede”.

La giurisprudenza in materia di alimentazione forzata
Durante le pratiche giudiziarie la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha visto più casi che hanno coinvolto i detenuti in sciopero della fame. Un certo numero di questi casi ha coinvolto
l’alimentazione forzata per interrompere lo sciopero della fame. A causa del fatto che l’alimentazione forzata non era particolarmente
affrontata in strumenti giuridici internazionali e regionali, la corte ha basato le sue decisioni sull’articolo 3
della convenzione europea dei diritti dell’uomo che ha vietato l’uso della tortura.
La CEDU ha approvato l’alimentazione forzata di un detenuto in sciopero della fame nel caso di Nevmerzhitsky
v. Ucraina nel 2005. Il tribunale ha affermato che “… se è una misura di necessità terapeutica dal
punto di vista dei principi stabiliti dalla medicina non può, in linea di principio, essere considerato inumano e
degradante. Lo stesso si può dire per l’alimentazione forzata che ha lo scopo di salvare la vita di un particolare
detenuto che rifiuta consapevolmente di prendere il cibo.
Nello stesso caso, il giudice ha continuato a dichiarare che
lo “stato in cui il richiedente è sottoposto ad alimentazione forzata durante lo sciopero della fame non deve oltrepassare la soglia di un livello minimo di gravità previsto dalla legge del tribunale”.
Secondo il giudice, il livello minimo di gravità è relativo e può variare da caso a caso a seconda delle circostanze. Il parere del tribunale è stato ulteriormente ribadito nel caso di Özgül in Turchia, dove si afferma che: “l’imputato aveva quindi agito nell’interesse del richiedente, con l’obiettivo di prevenire danni irreversibili “.
Il giudice ha deciso che, l’ alimentazione forzata deve avvenire senza costituire un atto di tortura, l’imputato deve dimostrare l’ esistenza di tre condizioni:
1) necessità medica
2) le garanzie procedurali per la decisione di alimentazione forzata devono essere rispettate
3) l’alimentazione non deve essere condotta in modo degradante o disumano.
L’ assenza di un medico per dimostrare la necessità di nutrire a forza il detenuto e il suo mancato rispetto delle garanzie procedurali hanno indotto la
corte a decidere che, nel caso di Nevmerzhitsky in Ucraina l’ alimentazione forzata costituiva un atto di tortura.
Inoltre, la CEDU ha esaminato il caso di Ciorap. Alla luce del regolamento interno delle autorità carcerarie in Moldavia, che vedono gli scioperi della fame come una condotta disordinata, l’uso dell’ alimentazione forzata è stata vista dalla CEDU come “non diretta a tutelare la sua vita, ma piuttosto a scoraggiarlo nel continuare la protesta. Anche se il giudice ha chiarito la sua
posizione nell’ essere a favore nel salvare la vita”.
In questo caso, il tribunale ha dichiarato che “anche se il suo stato di salute non era buono, non risulta dal fascicolo che la sua vita era stata esposta ad un pericolo evidente a causa dell’atteggiamento delle autorità, e quindi l’alimentazione forzata non sarebbe stata giustificata da alcun ‘imperativo medico’.
Alla luce di tali sentenze da parte della CEDU, si potrebbe concludere che il giudice ritiene l’atto di
alimentazione forzata durante sciopero della fame un’azione giustificabile, solo se soddisfa le condizioni illustrate
precedentemente. D’altra parte, non vi è alcun obbligo per lo Stato di ricorrere a questi mezzi per risparmiare
la vita durante uno sciopero della fame. Questa conclusione può essere ulteriormente ribadita esaminando il caso di Horoz in Turchia. In questo caso, la corte ha dichiarato che la mancanza di azione da parte dello Stato della Turchia per salvare
la vita del figlio di Horoz, che era in sciopero della fame, non costituiva una violazione dell’articolo 2
(diritto alla vita) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo in quanto “era stato impossibile
stabilire un nesso di causalità tra il rifiuto di liberarlo e la sua morte”

Alimentazione forzata in ‘soft law’ e nei documenti dell’ International Medical
Altri strumenti giuridici che costituiscono la soft law hanno affrontato il ruolo dei medici e del medico
personale nel trattamento dei prigionieri. Anche se le regole minime per il trattamento dei prigionieri (SMR) e dei principi di etica medica non affrontano il problema dell’ alimentazione forzata
direttamente, tali documenti riguardano comportamenti dell’autorità durante la detenzione e del personale medico in questione che sono di notevole importanza per l’alimentazione forzata durante lo sciopero della fame
dei prigionieri. L’articolo 33 della SMR afferma che gli strumenti ritenuti legittimi non dovrebbero essere utilizzati come forma di punizione e che gli altri strumenti devono essere utilizzati solo in circostanze eccezionali
come necessità medica. L’articolo 34 stabilisce che tali strumenti dovrebbero essere applicati solo per il tempo
necessario.
Inoltre, le sezioni 63 e 64 del protocollo di Istanbul sull’ effettivo accertamento e
la documentazione sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti trattamenti o punizioni,
sottolineano l’importanza del consenso informato quando si ricevono cure mediche.
Sezione 63:
“Un precetto assolutamente fondamentale dell’etica medica moderna è che i pazienti stessi
sono il miglior giudice dei propri interessi. Ciò richiede professionisti della salute per dare normale precedenza ai desideri di un paziente adulto competente, piuttosto che alle opinioni di una qualsiasi seconda persona anche autorità su ciò che sarebbe meglio per quell’individuo… Infermieri e medici sono tenuti a
agire come un avvocato per i loro pazienti, e questo concetto viene chiarito nelle dichiarazioni come la
Dichiarazione mondiale di Medical Association di Lisbona e il Council of Nurses, dichiarazione sul ruolo dell’infermiere nella salvaguardia dei diritti umani.

D’altra parte, i Principi dell’ Etica Medica, sottolineano l’obbligo per i medici a non partecipare all’imprigionamento dei prigionieri a meno che non sia necessario e non rappresenti un pericolo per la salute fisica e mentale del prigioniero.
Il concetto ed il ruolo di “dottore” e di “ospedale”, come già detto nella recente legge sulle carceri, ha rimosso il limite delle procedure mediche governative e personali. Così si è aggiunto un ulteriore problema alla complessità di violazioni dei diritti umani da parte del ministero israeliano della Sanità.
Le ultime procedure di alimentazione forzata che sono state effettuate
al fine di impedire la morte di coloro che praticavano lo sciopero della fame palestinesi hanno causato la morte di quattro detenuti palestinesi come è stato detto in precedenza.
Le linee guida della dichiarazione world medical svoltasi a Tokyo (linee guida per i medici per quanto riguarda la tortura e altei maltrattamenti crudeli, inumani o degradanti in relazione a
detenzione e imprigionamento), adottato in ottobre 1975 stabilisce che: “Quando un prigioniero rifiuta
nutrimento ed è considerato dal medico come capace di formare una perfetta e razionale sentenza per quanto riguarda le conseguenze di un rifiuto volontario di tale nutrimento, lui o lei deve
non essere nutrito artificialmente. ”
L’Associazione Medica Mondiale ha affrontato il Primo Ministro di Israele, affermando quanto segue: “l’alimentazione forzata è violenta, molto dolorosa e assolutamente in opposizione al principio della persona
autonoma. Si tratta di un trattamento disumano, degradante,pari alla tortura.

La dichiarazione WMA all’ articolo 4 della Dichiarazione del 1975 dell’Associazione medica mondiale di Tokyo, che afferma esplicitamente: “Il
medico non sarà presente durante tutte le procedure in cui sono utilizzati (o in cui viene minacciato l’ utilizzo) la tortura o altre forme di
trattamenti crudeli, inumani o degradanti minacciata.
La British Medical Association (BMA) ha rilasciato una dichiarazione il 14 Agosto 2015 che condanna l’emissione di una nuova legislazione israeliana.
Il presidente della commissione BMA, John Chisholm, aveva affermato che: “l’alimentazione forzata di adulti competenti di uno sciopero della fame volontario è una grave violazione degli standard internazionali di etica medica e delle dichiarazioni dell’associazione medica mondiale di Tokyo e di Malta ed è una forma di trattamento crudele, inumano e degradante.
L’obbligo primario di tutti i medici, sia civili che militari, è quello di garantire il benessere dei loro pazienti. Il personale medico non deve mai diventare agente punitivo.

Le complicazioni mediche causate da alimentazione forzata
La procedura di alimentazione forzata è di solito effettuata con l’inserimento di una gomma o un tubo di plastica nello stomaco attraverso la bocca o il naso. Un altro metodo consiste nell’iniettare sostanze nutritive in vena o nello stomaco attraverso un’ apertura chirurgica nella parete addominale. Tutti questi metodi sono invasivi e pongono rischi immediati e danni meccanici ai tessuti circostanti – ai tessuti nasali, alla gola, all’ esofago, ai polmoni e nei tessuti in prossimità di vene o ai diversi strati della parete addominale. Tali danni causano dolore estremo e sanguinamento e possono portare a infezioni. Le probabilità di complicazioni aumentano quando l’alimentazione forzata è ripetuta molte volte e in alcuni casi, l’alimentazione deve essere ripetuta a poche ore di distanza. Le complicanze possono essere fatali, a causa di soffocamento o infezioni. Questo è stato evidente nei casi in cui è stata utilizzata l’alimentazione forzata nel corso del 1980 contro i prigionieri palestinesi in sciopero della fame, quando è stato immesso nei loro il tubo per l’alimentazione forzata. Ciò ha causato il loro soffocamento e la morte subito dopo l’ alimentazione forzata.
La resistenza fisica del paziente aumenterebbe ulteriormente il rischio delle suddette
complicazioni, soprattutto quando è eseguita da chi usa la forza per assicurare che la procedura avvenga con successo. Inoltre, la procedura di alimentazione forzata può costituire un rischio per la vita del detenuto, soprattutto se avviene dopo diverse settimane di digiuno, in quanto il corpo sarebbe fragile a causa della mancanza di sostanze nutritive per un periodo prolungato.

Conclusioni
L’ alimentazione forzata, come disciplinato nella “legge per prevenire danni causati dallo sciopero della fame” viene considerata tortura, è vietata dalla legge internazionale dei diritti umani. L’emissione del disegno di legge si pone come una violazione dell’articolo 2 della convenzione contro la tortura che recita: “Nessuna circostanza eccezionale, nè uno stato di guerra o una minaccia di guerra, nè instabilità politica interna o qualsiasi altra emergenza pubblica, può essere invocata per giustificare la tortura”.
Inoltre, l’alimentazione forzata e altre misure di maltrattamenti contro i prigionieri palestinesi
e detenuti nelle carceri israeliane sono classificate come violazioni del diritto umano internazionale.
L’ alimentazione forzata è quindi una tortura sistematica e crudele, degradante e un trattamento inumano.
I prigionieri palestinesi e i detenuti sono continuamente sottoposti a tali trattamenti, fin dalle prime fasi del loro arresto e detenzione. Tali misure sono ritenute crimini contro l’umanità e di guerra. Reati in conformità agli articoli 7 e 8 dello Statuto di Roma.
Raccomandazioni
Le organizzazioni dei diritti umani del consiglio palestinese (PHROC) esortano le Alte Parti contraenti e la comunità internazionale a svolgere le proprie responsabilità, applicando pressione sul governo riguardo il conflitto israelopalestinese per mettere fine alle gravi violazioni del diritto umano internazionale e per far rispettare la legge internazionale sui diritti umani per i prigionieri palestinesi e i detenuti. Inoltre, le Alte Parti contraenti sono chiamate ad individuare i soggetti e le istituzioni responsabili del governo israeliano che applicano abusi sistematici e torture contro i prigionieri palestinesi e i detenuti .
PHROC esorta la comunità internazionale ad applicare ulteriori pressioni sulle autorità israeliane al fine di garantire il rilascio dei detenuti palestinesi detenuti per ordini di detenzione amministrativa a seguito della dichiarazione congiunta delle Nazioni Unite che ha riconosciuto l’illegittimità di questa forma di detenzione ai sensi delle disposizioni di documenti delle Nazioni Unite e IHRL . La comunità internazionale ha l’obbligo di prevenire ulteriori violazioni dei diritti umani di prendere posto nelle carceri israeliane e porre fine alle continue violazioni. La soluzione ideale al problema degli scioperi della fame è quello di soddisfare le legittime richieste dei prigionieri, piuttosto che forzare la fine di scioperi della fame commettendo ulteriori atrocità nelle carceri israeliane e nei centri di detenzione.

 

Traduzione di Lete Griziotti da scheda informativa Addameer

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