Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati 3-9 novembre 2015

Nov 10, 2015 | Rapporti Palestina OCHA

Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati Sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Chi vuole una lettura ancora più veloce trova qui il nostro manifesto settimanale (n°141images), basato su un riassunto del Rapporto.

Nel periodo di riferimento (3-9 novembre), l’ondata di violenza è continuata in tutti i Territori palestinesi occupati (opt): morti 6 palestinesi e 1 israeliano, feriti 573 palestinesi e 13 israeliani [vedere i dettagli nel prosieguo]. Tra il 1° ottobre ed il 9 novembre, nei Territori palestinesi occupati ed in Israele sono stati uccisi 77 palestinesi e 9 israeliani, mentre 8.135 palestinesi ed almeno 128 israeliani sono stati feriti [1]. Nella sola Cisgiordania, dal 1° ottobre, il numero di palestinesi uccisi (58) e feriti (7.040) ha già superato quello di tutto il 2014 (53 morti e 5.868 feriti).

Nel periodo in esame, cinque palestinesi e un poliziotto di frontiera israeliano sono stati uccisi; tre palestinesi ed almeno 11 soldati e coloni israeliani, tra cui un minore, sono stati feriti da palestinesi nel corso di otto accoltellamenti (alcuni comprovati ed altri presunti), investimenti con auto e spari. Tra i morti palestinesi: due donne, una delle quali 72enne, e tre uomini. Le circostanze di numerosi incidenti sono controverse. Degli incidenti avvenuti in Cisgiordania, cinque si sono verificati nel governatorato di Hebron (in Hallhul, nelle zone H1 ed H2 di Hebron, a Beit ‘Einun e all’incrocio Gush Etzion), due al posto di blocco di Jaljuliya nel governatorato di Qalqiliya, uno al checkpoint Za’tara nel governatorato di Nablus, uno all’ingresso dell’insediamento di Betar Illit nel governatorato di Betlemme e uno sulla strada 60, vicino alla colonia Geva Binyamin.

Nei pressi della recinzione perimetrale che circonda la Striscia di Gaza, ad est di Khan Younis, nel corso di una manifestazione in cui venivano lanciati sassi contro un posto di osservazione israeliano, le forze israeliane hanno ucciso un 23enne palestinese. In tutti i Territori occupati palestinesi, nel corso di numerose proteste (compresa quella appena citata) e scontri con le forze israeliane, sono stati feriti 570 palestinesi, tra cui almeno 107 minori, due donne e un membro dello staff medico della Mezzaluna Rossa Palestinese in servizio. Il 6% di questi feriti sono stati registrati nella Striscia di Gaza. Almeno l’11% dei ferimenti in Cisgiordania ed il 62% di quelli nella Striscia di Gaza sono stati causati da arma da fuoco, mentre la maggior parte dei rimanenti sono stati causati da proiettili di gomma o inalazione di gas lacrimogeni. Quasi il 30% del totale dei ferimenti di palestinesi si è verificato nei pressi dell’Università Khaduri (Tulkarem) ed ha interessato soprattutto gli studenti che si sono scontrati con le forze israeliane che stazionano in modo permanente in prossimità delle sedi universitarie.

Il 5 novembre, le forze egiziane hanno ucciso un 18enne palestinese che navigava a sud ovest di Rafah. Secondo il Sindacato pescatori di Gaza, al momento dell’incidente, il giovane pescava in acque palestinesi.

In Cisgiordania, sono proseguite le rigorose perquisizioni e procedure di controllo ai posti di blocco, con conseguenti notevoli ritardi che impediscono l’accesso ai servizi ed ai mezzi di sostentamento; contemporaneamente sono state intensificate le restrizioni nel governatorato di Hebron. In quest’ultimo, durante la settimana, è stato registrato il maggior numero di posti di blocco temporanei “volanti” (32 su 130), in aggiunta al blocco intermittente dei tre ingressi di Hebron; degli ingressi a Bani Na’im, a Wadi al Jouz e ai villaggi Dura; al campo profughi Al Fawwar; ed allo svincolo di collegamento tra Sa’ir ed Hebron sulla strada 60. Inoltre, sempre ad Hebron, nella zona H2 della città, le forze israeliane hanno vietato l’accesso ad alcune strade per le persone tra i 15 ei 25 anni di età, ad eccezione di coloro che risiedono in questa zona e sono sottoposti a registrazione preventiva.

A Gerusalemme Est, nella zona di Ras al Amud, le forze israeliane hanno convertito un blocco stradale in checkpoint; hanno rimosso un checkpoint posizionato dal 9 ottobre 2015 nella zona At Tur, vicino all’Augusta Victoria Hospital che ostacolava in modo significativo l’accesso all’ospedale, nonché il checkpoint principale e due blocchi stradali nella zona di Um Tuba. A partire dal 9 novembre, risultano posizionati 26 ostacoli [termine generale che indica checkpoint, blocchi di cemento, barriere di terra, cancelli stradali] che gravano direttamente su otto quartieri di Gerusalemme Est, aventi una popolazione stimata di 134.000 persone.

In tutta la Cisgiordania, le forze israeliane hanno effettuato oltre 122 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 190 palestinesi; il più alto numero di arresti è stato registrato nel governatorato di Hebron (28%), seguito dal governatorato di Gerusalemme (25%). Inoltre, nel governatorato di Hebron, le forze israeliane sono entrate con la forza nei locali di tre ong: ADWAR [associazione di donne per la giustizia ed il cambiamento sociale]; Società Islamica di beneficenza; Giovani contro gli insediamenti, causando danni e confiscando computer, fotocamere ed altre apparecchiature.

Gerusalemme Est: le autorità israeliane, per mancanza dei permessi di costruzione rilasciati da Israele, hanno demolito due strutture non abitative nel quartiere di Jabal Al Mukabbir; 21 palestinesi sono stati colpiti da questo provvedimento che porta a 68 il numero di strutture demolite a Gerusalemme Est dall’inizio dell’anno. Sempre a Gerusalemme Est, nella zona di Silwan, per motivi analoghi, le autorità israeliane hanno emesso un ordine di demolizione contro una moschea che accoglie circa 5.000 persone.

Durante la settimana, in due episodi, e per la terza volta dall’inizio del mese di novembre, 13 famiglie palestinesi, tra cui 46 minori, che vivono nella comunità di pastori di Humsa al Buqai’a (Tubas), sono state sfollate dalle loro case per 6 e 18 ore, per consentire le esercitazioni dell’esercito israeliano. Humsa al Buqai’a è una delle 38 comunità palestinesi di pastori beduini (5.000 residenti) situate in aree designate dalle autorità israeliane come zone chiuse, dedicate all’addestramento militare (“zone per esercitazioni a fuoco”). Molte di queste comunità devono affrontare ripetuti sfollamenti a causa di esercitazioni militari.

Registrati nella zona H2 della città di Hebron almeno quattro attacchi di coloni israeliani contro palestinesi o loro proprietà: l’aggressione di un 15enne da parte di un gruppo di coloni e, in tre diverse occasioni, il lancio di pietre contro case palestinesi e minacce a famiglie nella zona di Jabal Johar e di Tel Rumeida da parte di coloni dell’insediamento israeliano di Kiryat Arba’, in presenza di forze israeliane.

Segnalati cinque attacchi palestinesi contro coloni israeliani e le loro proprietà, oltre ai sopraccitati casi di accoltellamenti, investimenti con auto e spari [vedere secondo paragrafo]. Tutti gli episodi sono consistiti nel lancio di pietre (in un caso, nel lancio di bottiglie incendiarie) contro veicoli con targa israeliana nei governatorati di Hebron, Betlemme, Gerusalemme e Ramallah, con conseguente ferimento di tre coloni israeliani.

Un razzo, sparato da membri di un gruppo armato palestinese, è caduto nel sud di Israele senza causare feriti o danni. Il giorno dopo, le forze israeliane hanno sparato almeno un missile contro un sito appartenente a un gruppo armato, senza causare feriti. Inoltre, in due diverse occasioni, le forze israeliane sono entrate nella Striscia di Gaza ed hanno livellamento il terreno ed effettuato scavi.

Durante il periodo di riferimento, il valico di Rafah, sotto controllo egiziano, è stato chiuso in entrambe le direzioni. Il valico è stato continuativamente chiuso, anche per l’assistenza umanitaria, dal 24 ottobre 2014, ad eccezione di 37 giorni di aperture parziali.

[1]  I dati OCHA per la protezione dei civili includono gli episodi che si sono verificati al di fuori dei Territori occupati solo se risultano coinvolti, sia come vittime che come aggressori, persone residenti nei Territori occupati. I feriti palestinesi riportati in questo rapporto includono solo persone che hanno ricevuto cure mediche da squadre di paramedici presenti sul terreno, nelle cliniche locali o negli ospedali. Le cifre sui feriti israeliani si basano su notizie di stampa.

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