Rapporto del Soccorso Medico Palestinese, ottobre 2015

Società di Soccorso Medico Palestinese (PMRS)

Rapporto sull’attività di emergenza

1-27 ottobre 2015

N.B. I numeri relativi a feriti ed incidenti riportati sotto non sono inclusi nei dati resi noti dal Ministero Palestinese della Sanità e riferite dalla stampa, che si basano principalmente sui numeri forniti dalla Mezza Luna Rossa. Dei seguenti dati sarà messo al corrente il Ministero della Sanità perché le cifre complessive degli interventi di emergenza possano essere aggiornate.

Nel periodo tra il primo e il 27 ottobre 2015 i gruppi di pronto soccorso e le ambulanze della PMRS hanno fornito primo soccorso a 6˙474 persone nei seguenti 6 distretti: Betlemme, Hebron, Gerusalemme, Nablus, Ramallah e Gaza. Di tutte le persone soccorse, almeno 177 sono state assistite per ferite causate da proiettili convenzionali, almeno 1˙201 sono state ferite da proiettili di acciaio rivestiti di gomma e 121 sono state aggredite fisicamente. Altre 4˙697 persone sono state trattate per aver inalato un eccesso di fumi di bombe lacrimogene. Inoltre la PRMS, dopo il primo trattamento, ha indirizzato verso cure più specifiche 278 casi, i più seri dei quali comprendevano ferite potenzialmente mortali o ferite gravi causate da proiettili rivestiti di gomma o da vere e proprie pallottole e livelli tossici di gas lacrimogeno inalato.

La PRMS rileva allarmata che delle 6˙474 persone a cui è stata data assistenza dall’inizio dell’escalation, più di un terzo, 2˙206, erano minori. Inoltre, 1˙645 degli assistiti erano donne, che rappresentano circa il 25% dei feriti trattati dalle squadre di soccorso.

Durante le operazioni di pronto soccorso, le squadre della PMRS si sono trovate di fronte a continue difficoltà dovute alla mancata cooperazione – o a vere e proprie aggressioni – da parte delle forze israeliane che ignorano ripetutamente i contrassegni medici ed hanno preso di mira il personale di pronto soccorso e le ambulanze. Il frequente ripetersi di queste situazioni, unito all’apparente assenza di ogni condanna ufficiale o azione disciplinare da parte delle autorità israeliane, fa pensare che – lungi dall’essere incidenti isolati che derivano dal comportamento individuale dei soldati – queste ripetute violazioni delle più elementari norme del diritto umanitario internazionale rivelano piuttosto, nel migliore dei casi, una deliberata indifferenza da parte delle forze israeliane ai più alti livelli verso il loro obbligo di facilitare la possibilità di raggiungere e portare via i feriti e anche di non prendere a bersaglio contrassegni medici.

Nel periodo al quale si riferisce questo rapporto, l’esercito israeliano per un totale di 29 volte ha impedito alle squadre di soccorso della PRMS di avvicinarsi a persone ferite e per 50 volte ne ha ritardato l’entrata in azione di oltre 30 minuti. Per di più, 108 soccorritori/paramedici di PMRS sono stati feriti durante lo svolgimento dei loro compiti. Incluso il fatto che 2 soccorritori e un autista di ambulanza sono stati messi sotto tiro diretto il 16 ottobre ad Hebron, quando le forze israeliane hanno sparato con proiettili di gomma direttamente alla loro ambulanza, oltre a lanciare una bomba lacrimogena attraverso i finestrini dell’ambulanza mentre i 3 uomini erano all’interno.

Testimonianze

Soccorso 1Samer Subuh, 51 anni, è un autista di ambulanze residente a Ramallah e lavora da 15 anni con PMRS. È sposato con 5 figli.

“Quando sono sul campo, penso molto alla morte. Non so cosa aspettarmi, mi potrebbero sparare e potrei morire in qualsiasi momento. Penso alla mia famiglia, ma alla fine sento che questo è il mio lavoro e devo farlo. La parte più impegnativa è portare in salvo persone ferite che sono molto vicine a soldati israeliani. Ogni volta che vedo dei giovani che si avvicinano ai soldati, entro in uno stato di grande ansia, perché so che se qualcuno viene ferito lì sarà estremamente difficile recuperarlo.

Sono anche preoccupato per la quantità di gas lacrimogeni usati dalle forze israeliane e per l’eventuale effetto che a lungo andare potrà avere su di me e i miei colleghi. Nessuno sa esattamente quale sia la composizione di quei gas e che tipo di effetti nascosti o di lunga durata possa avere sulla propria salute.”

 

Soccorso 2Jawed Adhami, 35 anni, sposato con tre figli, è un paramedico e autista di ambulanze e lavora con la PMRS a Hebron da 13 anni.

Una delle situazioni più problematiche a cui ci troviamo regolarmente di fronte quando portiamo il nostro intervento durante gli scontri è legato all’alto numero di feriti e al numero di paramedici ed ambulanze insufficiente per affrontare questa situazione quando c’è bisogno di occuparsi di molte ferite allo stesso tempo. Succede molte volte che, ritornando sulla scena degli scontri dopo aver trasferito in ospedale un paziente, vedo persone che per levarli via di là portano i feriti dentro taxi o automobili private. Per me è sempre motivo di grande stress perché – nonostante ovviamente abbiano buone intenzioni – queste persone non hanno nessun addestramento per il primo soccorso; non conoscono i principi di sicurezza di base per il trasporto di persone ferite e potrebbero finire per crear loro delle complicazioni.

La cosa più ardua è prestare primo soccorso a persone che si trovano molto vicine ai soldati, dal momento che a questi non importa niente dei contrassegni o del personale medico. Le forze armate israeliane non ci rispettano in quanto portatori di soccorso d’emergenza, non interrompono il fuoco e potrebbero anche colpire di proposito noi e le nostre ambulanze. È quanto è successo a 2 volontari di pronto soccorso e a me il 16 ottobre 2015 quando siamo intervenuti a Ras al Jorah (Hebron). Mentre eravamo all’interno dell’ambulanza, in procinto di prenderci cura delle persone ferite che ci portavano i nostri colleghi sul campo, i soldati hanno lanciato una bomba lacrimogena proprio attraverso il finestrino dalla parte del passeggero, mandandolo in frantumi. Mentre cercavamo di riprendere fiato, hanno sparato contro la macchina 4 proiettili di acciaio rivestiti di gomma. Tre di questi hanno colpito le portiere posteriori dell’ambulanza, mentre il quarto ha incrinato il parabrezza (foto sotto).

(traduzione di Mirella Scriboni)

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