Israele detiene arbitrariamente il difensore dei diritti umani Mohammed Zoghour

 

YAS richiede l’immediato rilascio del difensore dei diritti umani e portavoce YAS Mohammed Zoghour.

 

Mercoledì, 28 ottobre 2015, l’esercito israeliano e i servizi segreti hanno arrestato il difensore dei diritti umani e portavoce YAS a casa sua alle due di notte.

L’arresto si è verificato alcune ore dopo che si era tenuta una manifestazione non violenta di protesta a Hebron per la cessione delle salme dei martiri senza l’impiego di violenza da parte degli attivisti palestinesi. L’esercito israeliano ha impiegato forze e violenza sproporzionate per reprimere la protesta pacifica.

 

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Sin dal suo arresto, M.Z. è stato trasferito al centro investigativo dei servizi segreti a Ashkelon. Fino ad ora, gli è stato negato di contattare il suo avvocato, nessun mandato è stato emesso e non sono state comunicate chiare informazioni sulle ragioni del suo arresto. Mercoledì 29 ottobre, è stata garantita ai servizi segreti un’estensione del periodo d’interrogatorio di otto giorni. Il giorno 5 novembre è stata garantita ai servizi segreti una seconda estensione di otto giorni.

 

YAS è profondamente preoccupata per l’illegittimo e arbitrario arresto di M.Z., per il suo trasferimento al centro interrogatori dei servizi segreti in Israele, per il rifiuto di metterlo in contatto con il suo avvocato e quindi per il rifiuto di un processo giusto e legittimo. Questo trattamento costituisce una violazione dell’articolo 9 della dichiarazione dei diritti umani, articolo nove del Patto sui diritti civili e politici, come degli articoli 49 e 76 della quarta convenzione di Ginevra, che vieta il trasferimento di prigionieri al di fuori del territorio occupato.

 

L’arresto di M.Z. giunge nel bel mezzo di un’ondata di repressione ingiustificata e sproporzionata dei Palestinesi nei territori palestinesi occupati. Nelle scorse settimane le forze di Israele hanno arbitrariamente arrestato migliaia di Palestinesi per aver esercitato il loro legittimo diritto di prendere parte alla lotta popolare contro l’occupazione militare dell’OPT, contro le provocazioni d’Israele alla moschea di Al Aqsa di Gerusalemme e la sua violenza colonizzatrice. Le forze militari d’Israele hanno inoltre progressivamente e sistematicamente preso di mira i sostenitori dei diritti umani, giornalisti e osservatori internazionali al chiaro scopo di scoraggiare questi e altri dal pubblicare informazioni. Le rappresaglie hanno incluso arbitrari arresti, incursioni domestiche, confisca di materiale video e intimidazioni.

 

L’articolo 9 dell’ICCPR sancisce che: ciascuno ha diritto alla libertà e sicurezza personali. Nessuno può essere sottoposto ad arresto o a detenzione arbitrarie; chiunque sia arrestato deve essere informato, al momento dell’arresto, delle ragioni del suo arresto e deve essere tempestivamente informato delle accuse a suo carico; tutti coloro che sono arrestati e detenuti sulla base dell’imputazione di un crimine devono essere immediatamente portati di fronte a un giudice.

 

Facciamo quindi appello alla comunità internazionale per richiedere a Israele:

 

  • Di rilasciare immediatamente M.Z.
  • Di garantire immediatamente a M.Z. di contattare il suo avvocato
  • Di comunicare le ragioni del suo arresto
  • Di assicurare un processo equo e pubblico nel caso le accuse fossero portate avanti

 

Il nostro avvocato ha detto:

“La corte suprema ha respinto la petizione contro il mandato in isolamento. Il mandato stesso è stato esteso ancora, non sono sicuro fino a quando, ma presumo per qualche altro giorno.”

Ieri l’arresto di M. è stato prolungato di altri otto giorni nella corte militare del centro detentivo di Shikma. Abbiamo fatto appello e un’udienza avrà luogo domenica pomeriggio (8/11/2015).

Durante l’udienza di ieri, alla presenza del giudice, ma in nostra assenza M.Z. ha lamentato di essere stato privato del sonno, umiliato nel corso della detenzione e che gravi sospetti sono stati fatti ricadere su di lui senza fondamento. Questo viola chiaramente la Convenzione contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli inumane o degradanti.

 

Un’altra questione è che, sebbene possa sembrare che M.Z. abbia accesso alle corti, tutto ciò è ben lungi dal dovuto processo. Dodici giorni dopo la sua detenzione non sapevamo ancora di cosa fosse sospettato (eccetto di generica “attività contro la sicurezza dell’area” che è semplicemente una dicitura convenzionale e non un reato).

M.Z. , inoltre, non è stato portato in appello in udienza alla corte suprema e, probabilmente, non sarà portato in appello domenica, sebbene egli abbia diritto a presenziare a entrambe le udienze. Gli è stato negato di contattare un avvocato dal momento dell’arresto e sta andando incontro a un difficile interrogatorio, completamente isolato dal mondo circostante. “Non sappiamo neppure se M.Z. è stato informato dei procedimenti avviati a suo carico.”

 

Esecuzioni Extra-giudiziarie

 

Si sono registrate tensioni nei territori palestinesi occupati a partire da un attacco incendiario ai danni di due case di famiglie palestinesi da parte dei colonizzatori israeliani il 31 giugno 2015, quando una bambina di diciotto mesi è stata bruciata viva ed entrambi i suoi genitori sono successivamente defunti a causa delle gravi ustioni.

 

Il 22 settembre 2015 la diciottenne Hadeel al-Hashlamnoun è stata uccisa dai soldati israeliani a Hebron nel corso di quella che è stata, secondo Amnesty International, un’esecuzione extra-giudiziaria, un avvenimento la cui copertura mediatica da parte di YAS ha ricevuto attenzione da tutto il mondo.

 

Prima ancora in settembre sono sorte delle tensioni nel quartiere della moschea di Al Aqsa, nella zona occupata di Gerusalemme est, in seguito all’ irruzione dell’esercito israeliano nel quartiere di Al Aqsa che ha aggredito i fedeli con proiettili gommati. Sin da allora, proteste solidali con i martiri, in opposizione alle provocazioni israeliane a Al Aqsa e di resistenza all’ occupazione militare israeliana di Gaza e della West Bank, inclusa Gerusalemme est, si sono diffuse in tutti territori occupati. Le proteste sono espressione del legittimo diritto palestinese di opporre resistenza alla ormai più che decennale occupazione militare israeliana del territorio palestinese e la continua oppressione e violazione dei diritti umani della popolazione palestinese.

 

L’esercito israeliano ha risposto ai protestanti con violenza intenzionalmente sproporzionata, fomentata dai politici israeliani e dal personale della sicurezza e alimentato dal recente rilassamento delle regole sull’ impiego di munizioni fatto passare da Netanyahu in settembre. Fino ad ora l’impiego di forza letale da parte dell’esercito israeliano durante proteste o attacchi ha condotto al ferimento e all’ arresto di migliaia di Palestinesi e alla morte di oltre 65 Palestinesi, ivi incluso bambini che sono stati uccisi sin dall’ inizio di ottobre.

 

I gruppi che si battono per i diritti sostengono che molte delle uccisioni di Palestinesi da parte dei soldati, poliziotti e colonizzatori israeliani rappresentano casi di esecuzione extra-giudiziaria e illegale, poiché i Palestinesi non costituivano imminente minaccia di vita al tempo della loro uccisione. Testimoni oculari, inclusi attivisti YAS, hanno ripetutamente visto soldati e colonizzatori collocare coltelli vicino ai corpi dei Palestinesi per poter sostenere di aver subito un’aggressione. Inoltre assistenza medica è stata negata alla maggioranza dei Palestinesi uccisi subito dopo essere stati colpiti dagli spari. Il governo israeliano ha imposto misure punitive collettive alla popolazione palestinese, incluse demolizioni di case e chiusure di interi quartieri di Gerusalemme Est.

Esecuzioni extra-giudiziarie e uccisioni deliberate e intenzionali, arresti arbitrari, così come misure punitive collettive sono giudicate illegali dalla legge internazionale poiché costituiscono gravi infrazioni della quarta convenzione di Ginevra che sconfinano nel crimine di guerra. I palestinesi stanno opponendo resistenza all’ occupazione militare israeliana della loro terra allo scopo di sostenere i propri diritti umani e civili e nel tentativo di ottenere i diritti alla libertà e alla dignità.

Quindi, in aggiunta a tutto ciò, esortiamo la comunità internazionale a:

dispiegare forze internazionali di difesa e di impiegare tutti i mezzi in suo potere per imporre a Israele di porre immediatamente fine allo sproporzionato uso di violenza letale o non e alle misure punitive collettive contro il popolo palestinese;

garantire i diritti umani dei Palestinesi e di aderire alla legge internazionale, ponendo, al contempo, fine all’ occupazione militare della striscia di Gaza della West Bank, inclusa Gerusalemme Est.

 

 

Traduzione di Lete Griziotti da Youth Against Settlements

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