Israele prolunga la detenzione di Khalida Jarrar

Nov 15, 2015 | Notizie

12 nov 2015

Addameer Prisoner Support e Human Rights Association condannano i ritardi della procura militare dell’ occupazione israeliana e del tribunale militare nei procedimenti giudiziari del membro del Consiglio legislativo palestinese Khalida Jarrar. I ritardi nei procedimenti giudiziari sono flagranti violazioni delle garanzie del giusto processo ed un tentativo di prolungare la detenzione arbitraria della signora Jarrar in violazione di tutti i diritti umani internazionali e delle norme umanitarie.
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Si terrà una nuova udienza per la signora Jarrar il giorno 22/11/2015 per continuare a sentire i testimoni del caso, anche se si sono svolte diverse udienze negli ultimi mesi per sentire testimoni, e la procura militare ha continuato a temporeggiare deliberatamente così da non riuscire per più volte a garantire la presenza dei testimoni. L’accusa militare continua a detenere arbitrariamente la signora Jarrar anche se il tribunale militare aveva inizialmente approvato il rilascio. Varie richieste di rilasciare la signora Jarrar successivamente sono state respinte dal tribunale militare.
Durante l’udienza dell’ 11 agosto, la corte ha sentito la testimonianza di due poliziotti israeliani che hanno interrogato alcuni dei presunti testimoni durante la loro detenzione. I testimoni avevano già detto, in udienze precedenti, che sono stati sottoposti a maltrattamenti e torture. Inoltre false confessioni sono state ottenute da loro attraverso costrizione. Tra i metodi di tortura descritti i testimoni erano sottoposti a minacce, interrogatori per ore prolungate, condizioni di detenzione disumane e coercizione per ottenere confessioni contro la signora Jarrar. Dopo i testimoni hanno negato le confessioni, la procura militare ha chiesto di considerarli testimoni ostili e la corte ha approvato tale richiesta. I poliziotti che hanno documentato le confessioni sono stati portati a testimonianza per esaminare i reclami e le condizioni di interrogatorio.
Nella loro testimonianza, i poliziotti israeliani si sono rifiutati di commentare le condizioni di interrogatorio e hanno negato la loro conoscenza della tortura, il che indica che le accuse di tortura sono relative all’interrogatorio da parte di Shin Bet del General Security Service, e non da parte della polizia. L’accusa ha così deciso di chiamare Shin Bet per ascoltare le loro testimonianze, in questo modo si aggiungono anche ulteriori testimoni alla sempre crescente lista di testimoni e si va a prolungare il processo. Uno degli interrogati dello Shin Bet è stato convocato a salire sul banco diverse volte e non ha mai partecipato affermando di essere stato in ferie.

I prigionieri politici palestinesi devono spesso affrontare questi lunghi processi da parte della procura militare al fine di rendere il processo faticoso e uno strumento di repressione e di controllo. I prigionieri palestinesi e i detenuti soffrono molto durante i trasferimenti tra prigioni e tribunali militari e viceversa, tutto ciò fa parte di una più ampia politica di pressioni nei confronti dei detenuti per ottenere confessioni e per ricorrere a patteggiamenti proprio in modo da porre fine alla grave sofferenza che il processo giudiziario causa.
Contro la signora Jarrar sono state utilizzate anche tecniche di interrogatorio ingannevoli, volte ad ottenere confessioni imprecise da detenuti palestinesi in modo da avere accuse contro altri detenuti. Durante l’interrogatorio con uno dei testimoni chiave nel caso della signora Jarrar, la polizia ha chiesto al testimone S. di identificare la signora Jarrar. Il poliziotto ha fatto visualizzare 7 foto prima che il testimone identificasse la signora Jarrar, 6 delle foto erano di uomini e la settima era della signora Jarrar. Il poliziotto ha cercato di evitare di spiegare le sue azioni che violano le procedure legali.

La prossima udienza della signora Jarrar che è stata fissata per il 22 novembre prenderà in considerazione anche la richiesta per la declassificazione del materiale segreto che l’accusa ha presentato nel corso del procedimento. L’uso di materiale segreto contro la signora Jarrar, cosa comune in tali processi, indica chiaramente che le accuse, così come l’arresto, sono semplicemente un atto politico di rappresaglia. Inoltre, basarsi su materiale segreto, è una violazione dei diritti fondamentali di un processo equo ed efficace, nonché viola il diritto di essere giudicati innocenti fino a prova contraria. La signora Jarrar è stata arrestata, è stata posta sotto detenzione amministrativa in base a materiale segreto, e anche se la detenzione amministrativa è cessata dopo proteste pubbliche, la signora Jarrar continua ad essere in detenzione sempre in base a materiale segreto.
Nel corso dell’udienza dell’ 11 agosto 2015, il giudice militare ha rivelato la sua intenzione di rilasciare la signora Jarrar su cauzione qualora la procura militare continuasse a temporeggiare e ritardare il processo e l’ascolto dei testimoni. In risposta, il procuratore militare ha detto esplicitamente che secondo l’accusa ci deve essere il ri-arresto della signora Jarrar sotto detenzione amministrativa sulla base di prove segrete.

Addameer chiede l’immediato rilascio dei membri del PLC e della signora Khalida Jarrar e ribadisce che l’occupazione israeliana cerca di tenerla detenuta il più a lungo possibile senza alcuna giustificazione legale. Addameer invita inoltre il procuratore della corte penale internazionale ad indagare sulla legittimità di arrestare i membri del consiglio legislativo palestinese e la loro messa sotto processo dai tribunali militari dell’ occupazione israeliana che non hanno le garanzie minime per un giusto processo come previsto dalla Quarta Convenzione di Ginevra.

 

 

Traduzione di Lete Griziotti dal sito Addameer

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