Affrontare alle radici le cause della violenza

da | Ott 23, 2015 | Notizie

L’organizations Coucil (PHROC) e la Civili Coalition for Palestinian Rights in Jerusalem (CCPRJ) condannano ogni forma di attacco contro i civili e sottolineano come l’attuale l’escalation di violenza non possa essere spiegata o risolta in un attimo. Le cause della violenza sono profonde e non possono essere ignorate, come le continue violazioni di Israele delle leggi di Diritto Internazionale, tra cui la brutale e illegale occupazione militare dei Territori Occupati Palestinesi che dura da 48 anni, oltre politiche razziste contro i cittadini israeliani di origini palestinesi. La firmataria organizzazione per i diritti spinge affinché tutti i palestinesi, indipendentemente da dove vivano, lottino per la causa comune dell’esercizio del loro diritto di autodeterminazione.

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Durante le ultime tre settimane la Forza di Occupazione Israeliana (IOF) ha ucciso 46 palestinesi , tra cui 10 bambini, e ferito più di 5000 persone. 8 Ebrei di Israele sono stati uccisi. La nascita delle violenze è il risultato di una crescente frustrazione di generazioni di palestinesi che vivono sotto occupazione militare senza prospettive di cambiamento per il futuro. Al posto della speranza, i palestinesi sono cresciuti a fianco:

di continue confische delle loro terre, costretti ad abbandonare la propria casa;

di demolizione delle loro case;

di espansione aggressiva dei coloni israeliani;

di violenze dei coloni contro i palestinesi;

di costruzioni di colonie facilitate dallo stato;

di torture;

di maltrattamenti.

Oltre a ciò un crescente numero di arresti arbitrari e detenzioni amministrative sono stati perpetrati contro coloro i quali manifestavano contro l’occupazione violenta di Israele. Per questo l’unica soluzione per affrontare la crescita della violenza è di porre fine all’occupazione.

La frustrazione è aumentata a causa dell’intensificazione degli attacchi di Israele contro gli abitanti di Gerusalemme Est. Gli attacchi avvengono in varie forme tra cui le restrizioni o il divieto di accesso per i palestinesi alla zona della moschea di Al-Aqsa, mentre continuano le incursioni di gruppi di coloni dal retro della zona. Questo ha condotto i palestinesi di tutti gli OPT, oltre a quelli di Gerusalemme Est e di Israele, a scendere in piazza per dimostrare ed esercitare il loro diritto di protesta contro l’occupazione di Israele. In risposta Israele ha accelerato le misure per rafforzare l’occupazione e diminuire la resistenza palestinese.

Queste misure prevedono un uso eccessivo, e talvolta letale, della forza contro i manifestanti palestinesi sia in Israele che negli OPT, l’uso impunito della demolizione di abitazioni e un aumento nel numero di arresti e detenzioni.

A Gaza, dove continua la politica illegale d chiusura, l’IOF ha ucciso, dal 9 ottobre di quest’anno, 15 dimostranti, tra cui 5 bambini, e ferito all’incirca 680 palestinesi. I manifestanti non ponevano alcun rischio apparente per la vita dei soldati nelle fortificate zone di confine.

La firmataria organizzazione per i diritti umani condanna fermamente le misure estreme che Israele ha disposto in queste ultime settimane e chiede alla comunità internazionale di agire. Destano particolari preoccupazioni l’uso arbitrario e massiccio delle armi da fuoco, dovuto in parte alla recente regolamentazione sull’uso delle armi da fuoco contro i lanciatori di pietre, e in generale l’uso eccessivo della forza contro i manifestanti palestinesi sia da parte del IOF negli OPT, che da parte della polizia israeliana in Israele. Le nostre organizzazioni sono profondamente preoccupate per la pratica apparentemente comune di sparare per uccidere nel caso in cui i palestinesi portino con sè anche solo un piccolo sospetto di poter attaccare gli israeliani. I palestinesi uccisi in queste circostanze potrebbero contare come morti volontarie o uccisioni extragiudiziarie.

Nonostante la crescita delle vittime palestinesi, Israele non ha messo in discussione se l’uso della forza in queste circostanze sia necessario o anche solo proporzionato.

Nessuna indagine credibile o trasparente ha mai avuto luogo, nonostante la diffusione di prove filmate che mettevano in questione l’operato del IOF.

I leader di Israele hanno invece giustificato e incoraggiato l’uso della forza: ad esempio il sindaco di Gerusalemme Nir barakat ha incoraggiato i civili israeliani a portare con sè le proprie armi, mentre il membro della Knesset Yair Lapid ha dichiarato “ a chiunque porti un coltello o un taglierino bisogna sparare per uccidere”.

PHROC e CCPRJ richiamano inoltre l’attenzione sull’uso pretestuoso dell’attuale situazione di violenza e sicurezza per espandere la politica di lungo raggio per la cancellazione della presenza palestinese a Gerusalemme Est. Ciò è evidente data la recente autorizzazione del gabinetto di Israele sulla sicurezza alla chiusura di quartieri palestinesi, alla demolizione delle case dei presunti attentatori e delle loro famiglie, senza possibilità di ricostruzione, oltre all’autorizzazione alla revoca della residenza per tutti i presunti attentatori e alla confisca dei loro beni.

Molte di queste misure, secondo il Diritto Internazionale, sono illegali punizioni collettive. Queste misure inoltre minano i diritti fondamentali dei cittadini di Gerusalemme Est, tra cui la libertà di movimento, la libertà di scegliere la propria residenza e il diritto ad un adeguato stile di vita. Anche il diritto alla vita e alla salute dei palestinesi è a rischio come dimostrano le morti di donne anziane dopo che il loro accesso al vicino ospedale è stato ritardato dai checkpoint costruiti dagli israeliani nel quartiere di Al-Issawiya a Gerusalemme Est.

Noi da tempo invitiamo la comunità internazionale a rendere Israele responsabile per le violazioni del Diritto Internazionale. La mancanza di interventi da parte della comunità internazionale o di stati terzi, ha permesso ad Israele di continuare in queste violazioni. Le Nazioni Unite e tutti i suoi stati membri condividono dunque le responsabilità per l’insorgere della violenza nei Territori occupati e in Israele, a causa del fallimento nel gestire e riconoscere le sistematiche violenze collegate all’occupazione di Israele, al colonialismo dei coloni, e all’apartheid che ha oppresso la popolazione palestinese per decenni.

Invitiamo dunque la comunità internazionale a:

  • Condannare Israele per l’attuale escalation di violenza e a indicare nell’occupazione e nell’annessione illegale di Gerusalemme Est, le cause della situazione corrente
  • Condannare le violazioni del Diritto Internazionale di Israele comprese le violazioni che arrivano a livello di Crimine di Guerra e Crimine contro l’Umanità
  • Insistere affinché cessi l’impunità istituzionale di Israele e portare Israele verso una indagine trasparente che possa condannare i colpevoli e offrire risarcimento alle famiglie delle vittime.
  • Assicurarsi che le persone responsabili dei Crimini di Guerra e di Crimini contro l’Umanità siano giudicati, inclusi quegli ufficiali israeliani responsabili per la recente escalation di violenza, sostenendo gli sforzi palestinesi nel rendere Israele legalmente responsabile a livello internazionale (ICC)
  • Chiedere al Consiglio di Sicurezza ONU sanzioni contro Israele
  • Condannare l’intensificazione degli arresti illegittimi, delle incarcerazioni e delle torture dei palestinesi, specialmente dei bambini
  • Prevenire future violenze fermando immediatamente tutte le relazioni militari e di cooperazione con Israele o agenzie di sicurezza israeliane, e prendere misure per bandire il commercio di prodotti delle coloni.

 

 

Traduzione di Lete Griziotti da sito Addameer

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