La guida dell’idiota per nascondere l’occupazione

di Natasha Roth

La lobby dei coloni israeliani ha creato una guida illustrata al paese della propaganda, usando un tono ingenuo, un’allegra negazione dell’esistenza dei Palestinesi e facendo un’attraente descrizione dei coloni e della vita in Cisgiordania.

“Occupazione, occupazione del cavolo” dichiara il nuovo libello pubblicato dallo Yesha Council, la lobby dei coloni in Cisgiordania, nonché loro braccio politico.

L’opuscolo intitolato “Kibush kishkush” (che alla lettera si potrebbe tradurre “dire occupazione è un nonsenso”), dichiara il suo obiettivo di affrontare le “malevole dicerie” sulle colonie e i coloni di Giudea e Samaria.

Il libro, come afferma il portavoce dello Yesha Council Yihal Dakmoni, vuole attaccare “i marchi d’infamia che le organizzazioni di sinistra stanno disseminando”.

In copertina appare un pennello appoggiato sulla mappa della Grande Israele – gli attuali territori dello stato di Israele insieme ai Territori Palestinesi Occupati – come un’ unica ed indivisibile terra (verrebbe da domandarsi quale parte della mappa sia stata ridipinta)

All’interno troviamo la nostra guida, un ingenuo giovanotto che sarà i nostri occhi e le nostre orecchie nella lettura dell’opuscolo. Grazie alle sue candide domande, siamo guidati in un colorito tour di alcuni dei principali argomenti della propaganda israeliana.

Apprendiamo come Giudea, Samaria e Gaza siano state “liberate” dall’esercito israeliano nel 1967, prima che ci venga gentilmente detto che non esiste una cosa come il popolo palestinese. Invece, il concetto di Palestina altro non è che un erroneo retaggio del periodo ellenistico, durante il quale i Greci davano a Israele il nome di “Palestina”.

Ci viene raccontato come il termine “Palestinesi” sia solo un soprannome per gli Arabi che vivono in Giudea e Samaria, un termine che serve a differenziarli facilmente dagli Arabi che vivono dall’altro lato della Green Line e che sono a tutti gli effetti cittadini israeliani.

In quello che è forse il passaggio più (involontariamente) rivelatore, il libriccino riconosce che “alcuni Arabi Israeliani si definiscono Palestinesi”, ma il tutto viene rapidamente ridimensionato come “altra faccenda”.

Ed è effettivamente un’altra faccenda quella della storia della Palestina e della sua coscienza collettiva, che mette i bastoni fra le ruote al paese dei sogni che il libro tenta di illustrare. Dopo tutto, la Cisgiordania è parte dell’universo di Israele, i Palestinesi ci vivono soltanto.

In una scena bucolica, un Palestinese è rannicchiato sotto un olivo con un paio di cesoie e, incredibilmente, rifiuta l’offerta di aiuto della nostra guida per non aver problemi con le “organizzazioni di sinistra”.

Siamo arrivati alla spinosa questione di cui nessuno vuol parlare: gli attacchi che vogliono far “pagare il conto” ai Palestinesi (“price tag” attacks).

Con un occhio verso il recente triplo omicidio di Duma e le successive indagini sul “terrorismo ebraico” provocate dall’attacco incendiario, l’opuscolo incolpa le organizzazioni israeliane di sinistra per le provocazioni e le menzogne riguardanti questi crimini

Ammettendo a malincuore che in Cisgiordania si può trovare una manciata di estremisti, il libello enfatizza che questi attacchi “price tag” non sono accadimenti quotidiani, a dispetto di quanto le organizzazioni di sinistra vorrebbero far credere al pubblico israeliano.

I dati rilasciati dalla Palestinian Liberation Organization, dipingono una situazione molto diversa, facendo notare che tra il 1° gennaio e il 27 luglio di quest’anno ci sono stati 369 attacchi. Il Dipartimento di Stato USA ha registrato 399 crimini di coloni contro Palestinesi durante il 2013.

Ma lo Yesha Council non si fa scoraggiare da inezie quali fatti e numeri, ma va addirittura oltre, suggerendo che in alcuni casi gli attacchi siano di fatto il risultato di dispute interne tra Palestinesi.

Finalmente il libello arriva di trotto all’oramai logoro colpo di grazia della propaganda israeliana, ovvero che “ad ogni tentativo di concessione di terra agli Arabi corrispondono violenze e attacchi terroristici”. La conclusione è che s’impone un “nuovo ragionamento”, che mira al mantenimento dello status quo, senza porre fine (Dio ce ne scampi) all’occupazione e senza affrontare la questione dei rifugiati palestinesi.

Secondo loro, nella situazione attuale “gli Arabi di Giudea e Samaria gestiscono le loro vite in maniera indipendente, con elezioni ed una Amministrazione Civile” (non viene menzionata l’Amministrazione Civile controllata dall’esercito, che è essenzialmente il vero ministero dell’occupazione).

Ma soprattutto, possiamo star sicuri che Israele sta attivamente lavorando per migliorare la vita dei Palestinesi in Cisgiordania.

Gli autori non spiegano come gli arresti notturni, le uccisioni senza sentenza, le demolizioni, le evacuazioni, le segregazioni, i checkpoint interni e gli abusi sistematici possano migliorare la vita dei Palestinesi.

Ma non c’è bisogno di spiegazioni: il paese della propaganda ha una sua logica interna (o una sua assenza) e uno sguaiato disprezzo di cose come il contesto, l’empatia e le leggi internazionali.

Qui non c’è occupazione, non c’è segregazione né lotta per la terra. In effetti come potrebbe esserci se non esiste nemmeno una cosa chiamata Palestina?

Articolo pubblicato su:

 http://972mag.com/the-idiots-guide-to-whitewashing-the-occupation/111533/

 La costruzione delle colonie ha raggiunto un livello record quest’anno

L’ufficio centrale di statistica di Israele ha annunciato un incremento, rispetto ai primi sei mesi dell’anno scorso del 54,8% delle colonie completate durante la prima metà dell’anno. Il report ha anche evidenziato per lo stesso periodo un incremento del 49,6% nel numero delle unità che si stanno iniziando a costruire. Il report narra di 983 case la cui costruzione è cominciata nella prima metà dell’anno, il che costituisce un incremento del 3,9% rispetto a tutte le costruzioni completate in Israele. Mentre 1017 unità (case) completate, formano il 4,7% di tutte le costruzioni finite nel medesimo periodo

https://www.maannews.net/Content.aspx?id=797582

traduz. di Maria Carolina Griziotti Lete

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